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...un pochetto la voglia di "riaprire" mi viene. ;)
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Sono tornato dai 7 massacranti giorni di campeggio dietro a 9 fanciulli che, come direbbero loro, "stanno come i pazzi".
E' andata bene, comunque. Si narra sia stato visto cantare YMCA al karaoke ("oopss i did it again" della Britney era stata già presa) e che abbia rischiato seriamente il ricovero a causa di partecipazione (unico italiano della mia squadra composta da enormi olandesi) ad un torneo di giochi in piscina. Nella roulotte, come due anni fa, faceva spesso capolino un bel micio bianco e rosso, a pelo semilungo. Il gatto del campeggio. Il caso ha voluto che proprio l'ultima notte il gatto decidesse di pernottare tutto il tempo accanto a me. Ma veniamo al post. MOLTITUDINI si scioglie. Chiude. Non si autoconserva sterilmente (non siamo mica a Chianciano ).Considero il tempo di questo blog esaurito. Non serve più a me, né a chi mi legge. Necessario o indispensabile, per me, non lo è mai stato. Ora non lo sento neanche servibile. E c'è un mondo fuori. E' stata una bella esperienza. Tanti post, molti commenti, un discreto numero di visite. Tante discussioni accese, fertili, polemiche. Nessuna, o entro limiti fisiologici, inutile piaggeria. L'apporto di tante e tanti sempre all'insegna del preguntar caminando. Devo fare dei ringraziamenti. Volevo farli generici, ma credo sia doveroso (mozione d'ordine) proceder all'appello nominale. Ma prima, un bel vaffanculo a chi magari di qui passa animato/a dalla morbosa ricerca di qualche pettegolezzo per riempire una esistenza evidentemente vuota e frustrata. Devo rigraziare tutte e tutti quelle e quelli che, a vario titolo, mi hanno aiutato nella gestione di questo spazio. Quell* che periodicamente avevan la cortesia di chiedersi "chissà che scriverà oggi Moltitudini". Quell* che han commentato, che han letto silenziosi, che mi han citato o linkato. Quell* che mi han dato spunti senza nemmeno saperlo. Quell* che mi han pungolato, interrogato, arricchito, accolto nei loro blog, fatto ridere, magari un po' corteggiato. ![]() Ringrazio, pagando un piccolo pegno alla retorica, anche chi questo blog non lo ha mai visto, ma da qualche parte, in un quartiere di qualche metropoli europea o in chissà che altro angolo del mondo, lotta e resiste contro oppressione e fame, sessismo e discriminazione, contro la guerra imperiale ed i meccanismi di sfruttamento del capitale globale, l'arroganza del potere, del comando e dei suoi servi di partito, le teocrazie di ogni risma, la violazione della libertà individuale e del principio di autodeterminazione, il depauperamento delle risorse ambientali e lo stupro della natura e crede, armato di tanto ottimismo della volontà, in un mondo diverso e possibile, nell'autonomia. Vi lascio con un video ed una canzone (da ascoltare mentre leggete, in modo da render il tutto un poco patetico. ;)). Chiudo qua, ma non sparirò del tutto dai vostri blog. Per amor di discussione. Ringrazio quindi davvero di cuore ed in ordine del tutto casuale (dei blogger inserirò con calma il link): Luci, FrancoG, Viga, Fronesis, Memento, AndreaOleandri, Anelli di Fumo, Mike, Ulive Greche, Lorenzo, Skeno, Laura, Alieno, Elenamaria, Marisa, Chiara, Andreadaimola, Bardaneri, Arrabbiato, Giovanotta, G., Negative, Erremme68, Benjamenta, Annalisa, Enrico, Matteo, i/le compagn* dello Zapata, Ramon Mantovani, Hikikomori, Sante Caserio, il Militante, llewall, Marxetto, SaR, Ucalcabari, Tytty, Xunder, 0x5ea5265c, Emiliana, ConteOliver, Guccia, Fanca, Bus18, Ehvvivi, Cloro al clero, pensare in profondo, Giamo, Linda di Cielo, Chat Reveur, sardu88, Dario, Marco, Passator cortese, esserino e balena, missmeletta, la maratoneta, aimfor, simo acab, Zia Laura, straygor, Alex321....e ce ne sarebbero davvero ancora tantissim*. Ah. Forza Doria.
Here I go out to sea again postato da moltitudini· archiviato in ·permalink · commenti (87)
E venne la sentenza di primo grado per i fatti della caserma di Bolzaneto. Abbondantemente lontane dalle richieste dei PM le condanne. Gli avvocati degli agenti indagati dichiarano vittoria. Qualcuno, ingenuo, si aspettava che lo stato potesse processare sé stesso. Magari tanti di quelli che son delusi innanzi a questa condanna erano in piazza Navona con Tonino. Chiedano a lui, testa da magistrato e cuore da commissario, cosa ne pensi. Da loro, in ogni caso, mi aspetto coerenza: il lavoro dei tribunali va rispettato, no? Vorranno mica mettersi sullo stesso piano del Cav, loro, spero.
*** Vi presento...ricerca sociale: metodo e tecniche. ed Franco Angeli. Sarà ufficialmente lui, è già lì nello scaffale che mi guarda perplesso, il primo testo col quale avrò a che fare per la mia seconda vita da matricola universitaria. Chissà come è nata la leggenda metropolitana con la quale tutti, e dico tutti, mi hanno terrorizzato: pareva che "recuperare" i miei antidiluviani esami costasse una cifra esagerata. Migliaia di euro, anni e anni di tasse universitarie per "collegare" nello spazio tempo accademico i due lukini, quello ventenne, barbuto e capellone degli anni '90 a quello sbarbato e più che trentenne di oggi. Invece no, il filo che ricongiunge i due "me" costa "solo" 207 euro. C'è che la versione più drammatica mi è stata fornita da così tanta gente, e senza ombra alcuna di dubbio, che son stato più volte (anche oggi) in segreteria per sincerarmi (e ne ero un poco convinto) che non si sbagliassero, convinto che fossero loro a sbagliarsi. Meglio così. E il rimborso irpef se ne va giusto giusto per la prima rata. Chissà se saprò tornare a studiare. Non mi spaventa la complessità, quanto il metodo. Non mi ricordo come si fa, come ci si organizza. Ammetto che il programma di alcuni esami è tuttavia francamente risibile. *** VI SALUTO Parto. Dal 19 al 26. Con il di male dentro, delirio che è a tratti serenità disperata, vittima di me stesso. Mi pare di andare in carcere, 'stavolta. Tocca a me portare i fanciulli della comunità in vacanza, per una settimana. Sono sempre partito volentieri. Quest'anno è un incubo che mi assilla da mesi, un peso nel cervello, un mattone alla bocca dell'esofago. Non vedo l'ora di tornare, non si sa bene a fare che. In ogni caso la mia assenza dal web nelle prossime settimane è motivata.Giustificatemi. A prescindere. *** SALUTO ANCHE LORO Lo prometto da mesi: da troppo tempo non abbellivo la rete con foto recenti dei miei mici. Ecco un preciso reportage, alcune foto sono di pochi minuti fa.Confesso che mostrare questa parte di me mi mette in imbarazzo non tanto rispetto a quelli di voi che hanno di me una conoscenza virtuale e bloggara, quanto a quei lettori genovesi che mi conoscon in altra veste, che so passano di qui pur non commentando, e chissà che risate si fanno, a legger cose del genere. Li lascio soli. Mi pesa molto anche questo. Sono tanto bravi, in questo periodo. Pensavo ier sera a quanto invidio la loro non consapevolezza delle cose. Il caldo non ha scalfito di un nulla la loro rituale abitudine di raggiungermi in fila e fusanti quando vado a dormire, in un elegante e sinuoso torpedone di code alzate.![]() Arriva Khalì, che pare russare per come fa sguaiatamente le fusa, che sbraita e mi lecca. Sornione e flemmatico, Marx...che dall'emozione perde la bava, cerca una mia spalla o una mia guancia col muso umido, poi crolla e cede il ventre a Paride e Takeshi. Poi lei, Micilla, la vecchia di casa, che cerca attenzioni esclusive solo per sé e guadagna la posizione sul cuscino alla mia destra (sempre che Khalì si sia accontentato delle gambe o del versante sinistro). E poi Omero, che arriva di corsa, si ferma con la coda dritta e nervosa, e che monitora la situazione. Mi salta sulla schiena, e mi da violente testate alla nuca. Sinchè gli altri 5 glielo permettono.Ah, nelle foto c'è un intruso. L'opposizione sociale al governo Berlusconi è doverosa, auspicabile, quanto complessa.
![]() Ma non mi va bene riempire qualsiasi piazza. Non ero in Piazza Navona. Né fisicamente, né idealmente. C'ero invece ieri, a Genova, in piazza contro l'operazione di schedatura dei bimbi rom, iniziativa organizzata dall'Arci a cui ha aderito una grossa fetta del movimento genovese per i diritti, la pace e la solidarietà (insomma, non è vero che non mi va bene niente ;) ). Non voglio prender parte in uno scontro tra poteri, semmai scontrarmi con il potere. E piazza Navona è un momento di uno scontro tra poteri. Non mi interessa una operazione che, mi chiedo: serve a che? Giova a chi? Ma che sopratutto non va a toccare i nodi reali del conflitto e del rilancio di un movimento critico e realmente alternativo alle destre. Culturalmente, prima che politicamente. Questa cosa sbraitata dell'altro giorno a Roma, potrà forse valere un +2% al partito personale di Di Pietro, magari sottratto al PD. E' una roba tutta loro, insomma. Serve, in sostanza, a Di Pietro, per uno o due europarlamentari in più. Che poi. L'uno accusa l'altro di esser un timido inciucione. L'altro gli risponde che è un volgare populista. Mi chiedo: quattro mesi fa, non si conoscevano? Sono , entrambi i giocatori del gioco di ruolo, gli stessi che due mesi fa correvano alleati ed annunciavano un gruppo comune in parlamento (sapendo benissimo che non si sarebbe fatto, ma dovevan giustificare la non alleanza col PS). Quanto è integerrimo ora Di Pietro col PD: ma pochi mesi fa, che pensava? Dove stava? E Veltroni, che ora snobisticamente prende le distanze dal caciarone: gli veniva bene, alle elezioni, prendersi quei voti. Non sono cambiati. Non si capisce tutta questa reciproca diffidenza, ora. Il matrimonio di convenienza ( Di Pietro aveva così la certezza di entrare in parlamernto anche se non avesse superato il 4%, la coalizione Veltroniana di non disperder qualche voto travagliesco) valeva bene lo scotto della sopportazione degli altrui tratti, gli stessi tratti ora così insopportabili. C'eran pure delle banidere rosse, in Piazza Navona. Uno tra i più decisi nel criticare le presunte sbandate "a sinistra" dell'unione, uno di quelli che se la prendeva con i "comunisti", era proprio Di Pietro. Quel Di Pietro che pochi giorni fa, a Libero, diceva "chiamatemi pure leghista. Io sono l'erede della destra legge ed ordine". Come a dire: la vera destra sono io, non il PDL. Che da Piazza Navona, ancora una volta, son volate le solite sciocche e reazionarie tiritere sull'indulto. Che senso ha, per i sinistri in cerca d'autore presenti l'altro giorno, plaudere ad uno che su ogni nodo sociale, economico ed ambientale ha una idea nettamente opposta a quella che gli orfani della falce e martello traguarderebbero. Non è che i nemici dei miei nemici sian per forza amici miei. Gli è che si ha sempre bisogno di un capo per il quale tifare. C'est....la foule. Allo sproloquio dipietresco, preferisco impostazioni come QUESTA(LINK). Alla giusta indignazione contro la politica Maroniana delle impronte prese ai minori rom deve accompagnarsi altrettanta indignazione per quel decreto, il numero 181, voluto sopratutto da Veltroni nello scorso autunno, dopo l'omicidio Reggiani. Un decreto analogamente razzista, tanto quanto certe prese di posizione dei Penati, dei Cofferati, dei Domenici. Progressivi scivolamenti che hanno contribuito a legittimare il clima in cui viviamo. Ma non ci si può indignare a rate. Intanto, c'è(LINK) una rivolta al CPT di Via Corelli, a Milano. Chissà cosa pensa Di Pietro della vicenda Dal Molin.Il TAR ha bocciato l'operato mendace e truffaldino del governo Prodi, dichiarando illegittima la decisione presa sulla costruzione della nuova base. Quello stesso governo che in aula ha per mesi negato, taciuto...detto che nulla c'era di definitivo, e poi ha comunicato la decisione presa con videomessaggio da Sofia. Lo stile, ricorda qualcuno. Il comune annuncia un referendum, per l'autunno. Il governo Berlusconi, ovviamente, tira innanzi. Critici Fassino e Pinotti (PD): serve un referendum, dice l'uno, bisogna rispettare le compatibilità ambientali, dice l'altra. Peccato che il loro stesso governo al referendum fosse contrario. Peccato che il commissario governativo Costa ed il ministro Parisi si scambiassero amene epistole su come far in fretta bypassando le compatibilità ambientali di cui Pinotti, che stava già in commissione difesa al Sentato ai tempi, ora si preoccupa. RISFONDAZIONE Due parole sul congresso del prc.La situazione è questa: 5 mozioni in corsa, il partito si divide sostanzialmente su DUE. A pochi giorni dal congresso, nemmeno si ha una certezza sui numeri: ogni mozione, da numeri diversi. Chissà come comporranno la platea congressuale. Alcuni, invitano alla disobbedienza. Non contro Berlusconi, ma contro il loro stesso partito. In alcuni centri incredibile exploit di iscritti: curiosamente, in molte località ci son tanti iscritti quanti elettori del prc. Talvolta, persino di più. Dato incredibile, se si tien contro che quando rifondazione prendeva circa due milioni di voti, aveva grossomodo 100.000 iscritti. C'è di che sospettare, in effetti. Ed infatti è tutta una accusa reciproca: gli uni danno dei mafiosi agli altri, che ribattono "leghista razzista, ce l'hai coi meridonali!". Congressi annullati, iscritti mai visti prima persin senza tessera che votano. Vendoliani che non fan votare la compagna di Ferrero, ferreriani che non fan votare la compagna del vendoliano Sansonetti. Insomma: il partito è allo sfascio. Aldilà di una polemica che ha raggiunto livelli davvero intollerabili, dico una cosa, col rispetto delle posizioni di tutti. Il prc, con tutti i suoi limiti, non è un partito finto come il PDCI o l'IDV. E', è stata, una comunità. Io credo che l'esperienza sia giunta al termine e che ciascuno dovrebbe andar per la propria strada: stare assieme dopo il livello di scontro raggiunto, non avrebbe senso. Chi vuol tentare la strada del partito sociale, lo faccia, chi vuole "unire la sinistra", ci provi. Ma avrebbe senso che si dichiarasse comunque conclusa l'esperienza che va sotto il nome del prc: se si arrivasse ad una scissione andrebbe via comunque una componente così rilevante ed importante che quel che rimarrebbe non "sarebbe più" rifondazione comunista. Avrei voluto dedicarmi ad un paio di recensioni letterarie...ma il tempo è inesorabilmente scaduto. Ho però il tempo di linkare questo bel contributo sul blog di memento: http://otnemem.splinder.com/post/17523785/PSICOLOGIA+DI+MASSA+DEL+FASCIS Segnalo anche "INTERMIX", a Genova, festival delle culture migranti. http://www.programmaintegra.it/modules/news/article.php?storyid=3073 postato da moltitudini· archiviato in ·permalink · commenti (42)
Saluto veloce, che non posso che proseguir nell'esser sporadico.![]() Ieri ero alla "coop". Ai soci fanno lo sconto del 10%. E non bisogna né esser pensionati nè aver un reddito da incapienti. Insomma, meglio del caritatevole Tremonti. *** Con un po' di ritardo rispetto all'annuncio di qualche tempo fa, mi sto iscrivendo all'università. E pare non perda gli esami che ho dato nel giurassico. *** Avessi qualche minuto in più, due paroline sul PD in via di disfacimento (alla costituente presenti un quarto dei delegati) ed in preda alle banali lotte intestine tra le varie anime, le spenderei. Le spenderei anche sul governo berlusconiano, oltre la battuta su Tremonti di cui sopra, che dovrebbe far insorgere per primi molti nazionalalleati e leghisti, dati alcuni provvedimenti sulla giustizia (curioso inasprire le pene per un reato e poi chieder il blocco del processo per il medesimo reato). Le spenderei anche sulle contrazioni , annuncio dell'incipiente rigor mortis, della sinistra. Dal monolitico pdci (si, hanno un congresso pure loro: Diliberto candidato unico alla segreteria. Come ai bei tempi del PCI, si cambia solo dopo decesso certificato. Ricetta originale, accattivante e quasi eccitante: serve un partito comunista, l'unità dei comunisti ) che nelle periferie perde pezzi (per quel poco che han da perdere) al prc in crisi di nervi. ***** Domenica ero a Padova, festa di Radio Sherwood, assemblea di movimento. C'era Toni Negri, in forma più che mai. Buoni spunti e propositi per il futuro imminente. Ci saranno novità. Da materialisti, e non da religiosi fideisti della bandiera rossa o di altri feticci, non da comunisti con problemi identitari quasi di natura psicanalitica, con lo sguardo rivolto al passato alla ricerca delle certezze che (forse) c'eran una volta, si tratta di legger la fase di oggi, le contraddizioni che si aprono all'ombra dela crisi, di valorizzare le insorgenze che ci sono e metterle in rete, nell'unico spazio di libertà e movimento realmente agibile: quello dell'autonomia sociale. **** Prosegue - dopo il non felice ritratto della situazione milanese - il viaggio de "il manifesto" tra i centri sociali italiani. Nei prossimi giorni, una pagina su Genova. Non perdetela, eh. TORNEO DI CALCETTO ANTIRAZZISTA "CARTELLINO ROSSO AL RAZZISMO". In dirittura di arrivo il vero appuntamento sportivo di questo inizio estate: il t orneo "cartellino rosso al razzismo" (INFO QUI).Al terzo incontro del girone di eliminazione, il "lokomotiv Zapata" ha conquistato la semifinale battendo per 6-2 il valido "ANPI Isoverde". Risolte le controversie contrattuali, anche Moltitudini è sceso in campo, per difender il risultato nei momenti più caldi. Qui a destra la foto della valorosa formazione che ha conquistato la semifinale. Giovedì sera, semifinale contro "Ya Basta". Un derby. (sotto, la foto della torcida del Lokomotiv Zapata). ![]()
PRIDE DE-GENERE http://www.globalproject.info/art-16412.html
postato da moltitudini· archiviato in cazzate, politicamente scrivendo, me e dintorni, anticlericalismo, costume e societĂ , moltitudine e impero, stupi-diario, lodicoprima·permalink · commenti (123)
Ciao Moltitudini. Come mai questa intervista, anzi, questa autointervista?
Ciao. Mah, innanzi tutto, perchè ti stimo un sacco. Poi perchè non c'ho un corno da dire...e avevo bisogno di un riempitivo. ...Tu chiamalo, se vuoi, onanismo virtuale. ![]() Intendi dire che non c'è nulla di cui valga la pena parlare? No, affatto. Avrai notato che i miei post si sono rarefatti ultimamente... E certo che lo ho notato..sono te... Eh, appunto. Bè, cose di cui parlare ce ne sono tante. Come sai non ho il dono della sintesi e in questo periodo non ho tempo e risorse sufficienti per parlare di alcune cose come vorrei/farei. Sono abbastanza assente dalla rete in generale. Da quanto tempo hai il blog? Vatti a veder la cronologia, no? Da tre anni, comunque. Guarda: sino a pochi giorni prima di aprirlo nemmeno sapevo cosa fossero, i blog. C'è chi dice che i blog, i forum...siano forieri di tresche, intrallazzi, avances... Ah si? Non saprei: sarà che questo è un blog di un certo tipo ed io mi pongo in un certo modo...eppure mai accaduto nulla di tutto ciò. In rete mi frequenta gente selezionatisssssima. Mai ricevuto nè fatto avances. ....oppure che i blog siano la valvola di sfogo di narcisisti e megalomani... Naaaa....io sono schivo, una persona profonda...non amo mettermi in mostra o esser al centro dell'attenzione. Chi vive il bog così, ha il vuoto dentro... Vabè. Sei di sinistra? No. Eh? Come "no"? Mai autodefinitomi di sinistra. Non significa niente. Connota un contenitore..una posizione "gemoetrica". E ti confesso..sebben dicendomi "comunista" non è che mi si offenda, non amo definirmi neanche così. Perchè? E allora...cosa sei? Sarebbe un discorso lungo. Con una battuta: "comunista" di definisce anche Diliberto...e tanti "ortodossi" , celoduristi della falce e martello. Se proprio insisti, ma poi non ti lamentare, diciamo che va bene "marxista eterodosso"....mi qualifica abbastanza senza mischiarmi a troppa feccia. Sono anche affezionato alla definizione "autonomo". C'è chi sostiene che te la prendi più con la "sinistra" che con la "destra"....Indubbiamente è vero. Anche se - quando avrò più tempo - credo che l'attuale governo mi darà modo di riservargli copiose attenzioni. Come ho detto spesso, il fatto è che la destra pur..maldestramente..fa il "suo lavoro" (anche se va detto come le destre contemporanee stiano riscoprendo una certa dose di interventismo in economia mentre i dirimpettai rivendicano di esser più liberisti..insomma...sempre il discorso delle definizioni di prima) . Dicevo: chi vota a destra vota uno schieramento che ovviamente a me fa schifo, ma che poi opera coerentemente con il sistema di valori di chi lo vota. La "sinistra", o il "centrosinistra", no. E questa mistificazione è pericolosissima e va combattuta. E poi, diciamocelo: rispetto a questa cosa di me che sottolinei...bè, specularmente ci son tanti che trasecolano innanzi alle bizzarrie e nefandezze delle destre, ma sopportano in silenzio o fingon di non vedere le medesime nefandezze della sinistra. Ho visto blog che nei due anni di governo Prodi hanno smesso di scriver di politica. Trovo di una disonestà intellettuale inaudita chi ora riscopre il razzismo o critica le poitiche sulla sicurezza di Berlusconi-Maroni ma taceva ai tempi del decreto antirumeni voluto da Veltroni. E..ancora una cosa, poi giuro che "lo avevo detto " non lo dico più: io sarò un rompipalle ma - con pochi altri - dal 2005 sino ai giorni prima delle elezioni ho scritto ed affermato cose che mi valevano la patente di disfattista. La gran parte di quelle cose ora - fuori tempo massimo - le dicon tanti. Ivi compresa la vicenda della sinistra "arcobaleno". Facile per i depressi e sconfitti elettori fare certe critiche adesso. Mica le facevano sei mesi fa. Ed ora, sui congressi dei 4 partiti sconfitti...non scrivi nulla... Ho comentato in altri blog dedicati a ciò. Ovvio che segua il tema. Ovvio che in parte forse mi tocchi pure. Diciamo che -aldilà che son stufo di commentare la politica di palazzo - non commentando ora vi evito tutta una serie di "lo avevo detto" che senz'altro non risparmierei tra qualche mese, se dicessi tutto quello che penso ora. Se poi mi si concede una sola...caduta di stile, trovo che concentrarsi sui dibattiti di quei 4 sia perlopiù..come si dice.."menarlo a un morto". Poi la gran parte di chi parla di ciò lo fa sentendosi sconfitto, bè: è un sentimento che non mi riguarda. Quel 3,2% a me ha fatto godere. ![]() Vabbè...sei un giovanilistico e fanciullesco utopista movimentista... Ma no: io credo che i veri utopisti nel senso irrazionale del termine, anzi..i veri non realisti siano quelli "di sinistra", intendendo quelli che ancora guardano al dibattito di prc-sd-pdci-verdi come cosa "loro", che li rappresenta. Bertinotti e Vendola già ora - figurati tra qualche mese- pur dopo lo sfacelo ristrizzano l'occhio al PD (anzi , a D'Alema), Sinistra Democratica, sempre che esista, a Veltroni. Surreale e divertente è la divisione in "tre" nell'inutile partititino di Diliberto. Insomma..tempo qualche mese e, se gli riesce, rifaranno qualcosa di simile ad una nuova Unione. E si ripartirà...Del centro sociale Zapata, che dici? Ci sto dal 1993. Non potrei militare altrove. Non riesco ad esser costante, voglio un sincero bene a tutte/i i/le compagne. Abbiamo mille difetti, ma in 'sta città siamo comunque una ricchezza, sopratutto per merito di chi ci ha quasi investito tutta la sua vita. Vorrei poter fare di più, ma mi è impossibile. Siamo una bella combricola di personaggi bizzarri e tutto sommato originali. Avessimo qualche risorsa in più... Ma sti movimenti? Guarda: non voglio fare mitopoiesi. Ti dirò un pregio ed un limite dei movimenti. Il pregio: credo che le poche cose positive, e dico cose positive per traguardare quel mondo così come lo vorrebbero quelli "di sinistra" ( non solo come lo vorrei io) di questi ultimi 10 anni, vengano dal movimento e dai movimenti. Tanto da un punto di vista delle intuizioni teoriche che dal punto di vista delle lotte e dei fermenti. Oggettivamente, tutto il dibattito politico è stato influenzato dai movimenti, globalmente ed in Italia. E guarda, non parlo solo dei movimenti più vicini "a me". Per dirla in sintesi...una ricca e variegata moltitudine che fa, esprime e non rappresenta, che non ha bisogno di porsi continuamente un problema identitario ideologico (ideologico nel senso più deteriore del termine) perchè magari non sa cos'è e quanto più non sa che fare e cosa essere tanto più ha bisogno di fare del celodurismo del comunismo o della falce e martello (Diliberto e Rizzo sono il paradigma di ciò). La critica, dicevo. In parte del movimento (e devo dire..proprio quella a me più vicina) c'è secondo me una eccessiva autocelebrazione che manca della doverosa parte di autocritica rispetto a quella parte di riflusso che oggettivamente c'è stata. Insomma, non è solo colpa "degli altri", anche se la fase è complessa. Trovo manchi - dalle nostre parti - un ragionamento sui limiti, sugli errori. Insomma, proprio tutto bene non va. E bisognerebbe riuscire a compiere una analisi che senza scadere nel lamentoso vittimismo dica anche cose spiacevoli, per poi rilanciare e ripartire. perchè non è che tutto vada bene edi l capitalismo sia lì per crollare. Andiamo sul personale..che abbiam già esagerato....spesso sei ridicolo, lo sai? Si, lo so! E sono contento di saperlo. Trovo davvero grigi quei blog apparentemente seriosi e impegnati ma evidentemente stupidi, perchè privi di autoironia, perchè sterilmente pesanti e seriosi. Non so se mi spiego. Io lo so che sono una macchietta: anche questa autointervista, è ridicola. Hai in mente qualche blog in particolare? Si, ma sono troppo educato per fare nomi. Ma ce ne sono un paio che involontariamente mi fanno tanto ridere, e non manco di far loro visita. ;) Blog da leggere, invece? Bè, in passato ne ho consigliati un po'. Ora non vorrei ricitarli e fare torto a qualcuno. Cito un blog che non c'è, quello di "memento". Peccato non tenga un suo blog. EDIT è tornato! http://otnemem.splinder.com/ Una tua frustrazione? In un certo senso...un qualcosa che potremmo chiamare ansia da prestazione. A volte so di non esser all'altezza. E sto male. Mi fa incazzare. Capita sul lavoro..o magari quando leggo certi libri e mi rendo conto che non sto afferrando tutto. Mi manda in bestia. ![]() E poi...in parte collegato a ciò..mi frustra il non poter star dietro alle cose. Ci son troppe cose da sapere, da conoscere, da studiare...il 99% di queste mi sfuggirà. Mi frustra tantissimo tutto ciò. La conoscenza è autonomia, porca zozza. Ma almeno non mi avventuro a parlare di ciò che non so. E ti assicuro che è sport diffusissimo. I gatti.... Grande passione sin da bambino. Una vera malattia. Ne ho sei. Prima o poi gli dedico un post. I primi libri letti? Tra le medie ed il liceo ero un gran lettore. Anche lì, ansia da prestazione: tenevo un quaderno con l'elenco dei libri letti ed ogni anno dovevo leggerne uno in più.Leggevo Busi, Volponi, Bukowski. Poi...Gide. E mi piacevano anche i classici come Hugo, Stendhal, Balzac. Ma anche Asimov. Credo di dimenticare qualcosa. Giovanissimo ho letto "emmanuelle". Temo mi abbia segnato. Conoscenza, dicevi...cosa credi vada letto oggi? Eh, come dicevo..è impossibile anche solo citare la metà di quello che varrebbe la pena citare. Credo andrebbero riscoperti tanto Foucault (consiglio il libro di Marzocca, "perchè il governo", manifestolibri) quanto la scuola di Francoforte. Simone Weil e Hanna Arendt. Più..contemporanei, bè, c'è tanto. Poi non necessariamente "sposo" tutto. Ma si può trovare qualcosa di interessante e da conoscere anche senza sposarlo completamente. Toni Negri, ovviamente, ma è scontato. Ancora troppo poco conosciuti Agamben, Mezzadra, Tarì, Virno, così come può esser proficuo andare a ravattare nel sito della pregevole casa editrice "ombre corte" . I "giri" di "posse" e di "derive approdi". Inflazionato, forse, ma Baumann è comunque interessante. Anche Latouche, così come lo era Gorz. Saskia Sassen....Onfray...Alessandro Dal Lago...Palidda...e tanto tanto altro. Come alcuni sanno, ho poi sempre avuto il pallino della destra "radicale"...se cultori del tema, tanta roba anche da quelle parti. Hai manie? Tante, e alcune non le vengo certo a dire a te... Ma io già le so! E' vero. Però poi le vai a spifferare sul blog...Ne dico solo una parte. Sono ossessionato da curiose suggestioni estetiche. Ieri ero paralizzato dalla bellezza delle sigle dei film di James Bond. Splendide. Mi paralizzano le "braccia" con cui i filobus prendono la corrente: le guardo. Vicino a casa mia c'è un'importante opera di ingegneria, almeno lo fu per l'epoca: il ponte dell'autostrada "Morandi". Ci passo spesso sotto. E' mastodontico e mi affascina. Giro la città perlopiù in bici, in borghese e con zainetto. Aldilà che la trovo una scelta furba e all'avanguardia, trovo la dimensione del ciclista metropolitano bella esteticamente. Mi piace il Martini. Splendide le nuove bottiglie (anche della versione mignon). Non trovassi così belle Manie sessuali? Lasciamo perdere.....dai. Te lo ho detto. Sono riservato. Senti..ti chiederei altre cose. Che dici: ci fermiamo? Si, direi di si..anche perchè temo che in poch* siano arrivati sin qui. Grazie, alla prossima. Ti voglio bene. postato da moltitudini· archiviato in cazzate, politicamente scrivendo, me e dintorni, bici, costume e societĂ , stupi-diario·permalink · commenti (92)
Concedetemi ancora una scivolata personale, d'altra parte me le concedo di rado (se vi pare..di altro parlo QUI)Domenica, più che altro per fare un favore a Luci, ho passato la giornata (7-16) a fare l'inventario del punto vendita di una nota catena di cosmetici. Tra tutti, 40.000 prodotti inventariati. Massacrante. Eppure..tra matite di "pupa" e solari di "Dior"..tra creme di "eisenberg" e "colonia assoluta" di "acqua di parma"..lo confesso..mi sono divertito. E mi han detto che ho tanto dei bei modi. :) Ma non volevo parlare di ciò. Come sapete, o forse no, lavoro da 6 anni come educatore in una comunità per adolescenti. Tre giorni fa la mia cooperativa mi ha fatto una proposta: diventare coordinatore di un centro socio educativo per bambin* delle elementari. Rapido elenco di fattori critici, positivi..o neutri: mai più turni massacranti di 20 ore, lavoro nei festivi o la notte. Minor carico fisico. Però, meno momenti liberi in settimana (farei un orario "classico", lavorerei tuttavia la stessa quantità di ore), e ferie un po' più vincolate. La fascia d'età mi piace. Mi gratifica...l'avanzamento in termini di ruolo. ![]() Relazione educativa senz'altro meno intensa e meno logorante, ma anche meno ricca. Maggiori responsabilità complessive, nella gestione del gruppo di lavoro, del servizio, del rapporto con altri enti, servizi, col territorio. Qualità della vita complessiva fondamentalmente migliore, credo. Stipendio uguale. Mi pesa molto lasciare lo splendido gruppo di lavoro dove mi trovo adesso, e mi mancherebbero le ragazze ed i ragazzi della comunità. Però so anche che nei momenti difficili la comunità - dove lavoro ora - è il peggior servizio dove stare (ed un rovescio può sempre arrivare: è un servizio a retta quindi esposto al mercato e a momenti davvero duri, la complessità dei casi rende elevata la possibilità di momenti critici). Mi spaventa il non esser eventualmente all'altezza di un coordinamento, e quindi di fallire, ma mi gratifica l'idea di provarci, approdo naturale per la pseudocarriera di un educatore. Ho poche ore per scegliere. Tytty mi ha detto cose assai utili, e la ringrazio. Non che cerchi consigli qui, dall'esterno consigliare è impossibile (forse). Avevo però bisogno di raccontarlo. Trovo inumano che il lavoro sia qualcosa di così rilevante nella vita delle persone. EDIT IL PROBLEMA, NON SUSSISTE PIU'. Qiui si sconta l'ineludibile spirito approssimativistico del mio settore. C'è un intoppo materiale, a livello orario. Si pensava ci fosse un tempo pieno, invece sarebbe un...quasi tempo pieno. Perderei qualche denaro...e a questo punto dico no. Peccato! Augurandomi il miglior successo possibile per il Pride di Roma, segnalo questa intervista ad Étienne Balibar, uno tra i più avveduti pensatoridel nostro tempo. Di rado mi affido a scritti altrui...questa volta fo di necessità virtù. A presto..a quando posso. :) da "il manifesto" (con nuova veste grafica) di ieri. L'Europa DELL'APARTHEID ÉTIENNE BALIBAR: «GLI IMMIGRATI CAPRI ESPIATORI»
«Si è cittadini europei per diritto genealogico. Gli immigrati, ventottesima nazione fantasma, sono degli esclusi. Il razzismo è specchio dell'ostilità tra europei. Le colpe del nazionalismo di sinistra» Teresa Pullano
È pessimista sull'avanzata delle destre, anche estreme, in Europa. E sul fatto che i cittadini dell'Unione desiderino realmente la democrazia. Ma si affida a Gramsci per dire che in questo momento bisogna avere l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione. Confessa che oggi non direbbe no ad un referendum sulla Costituzione europea. E pensa che nei confronti degli immigrati, il «ventottesimo stato dell'Ue», esista una vera e propria «apartheid europea», in cui il razzismo rispecchia i conflitti interni tra gli stessi cittadini comunitari. Conflitti dei quali i migranti rappresentano solo il capro espiatorio. Incontriamo Étienne Balibar, filosofo della politica e intellettuale critico della costruzione europea, di passaggio a Roma per alcune conferenze proprio mentre divampa in Italia un clima xenofobo e razzista.
In Italia ha vinto la Lega sulla base della difesa del territorio, perfino i movimenti pensano di ripartire dallo stesso principio, sia pur declinato in maniera opposta. Forse che in Europa il principio del territorio si sta sostituendo a quello di nazione? Quello del territorio è un concetto plastico che non ha un referente univoco.Leggevo qualche giorno fa un editoriale del manifesto sulle violenze al Pigneto: si faceva una critica, giustificata ma che non offre una soluzione immediata, del modo in cui tende a svilupparsi un mito del microterritorio che fa sì che gli abitanti di un quartiere o di una regione si percepiscano come difensori di uno spazio minacciato da cui espellere tutti gli stranieri. È la prova che la nozione di territorio può funzionare a vari livelli. Nelle periferie francesi le guerre tra bande di giovani proletari immigrati, disoccupati e non scolarizzati sono anch'esse dei fenomeni di difesa del territorio nel senso fantasmatico del termine. È a questo livello che bisogna proporsi non solo una critica della nozione di territorio, ma una vera politica d'apertura o di deterritorializzazione dell'appartenenza comunitaria. La sacralizzazione dei piccoli territori può essere molto violenta ma è limitata. Ciò che preoccupa è la generalizzazione di questi fenomeni su una scala più ampia. Si è verificato con il fascismo, che era una trasformazione immaginaria del territorio nazionale in proprietà di un popolo o di una razza. Ci sarebbero delle conseguenze disastrose se questo fenomeno si sviluppasse nell'insieme dell'Europa, in particolar modo su base culturale, come sembra suggerire Benedetto XVI, quando sostiene che essa è un territorio cristiano e di conseguenza i musulmani sono dei corpi estranei.
Possiamo dunque concludere che il principio di territorialità può essere la base di una cittadinanza europea? La costruzione europea ha una base territoriale per definizione, ma a seconda se la concepiamo come fissa o evolutiva, come chiusa o aperta, si apre una direzione storica diversa. Oggi il territorio non è la base della cittadinanza europea, ma dovrebbe diventarlo. Quella che definisco come una vera e propria «apartheid europea» è data dal fatto che è cittadino europeo solo chi ha la nazionalità di uno degli Stati membri. Gli immigrati stabilitisi da una o più generazioni sul suolo europeo sono la ventottesima nazione fantasma dell'Ue e costituiscono circa un ottavo della sua popolazione. Non sono semplicemente persone che in Francia non sono francesi, in Germania non sono tedeschi o in Italia non sono italiani. È a livello dell'intera Europa che gli immigrati sono degli esclusi, a maggior ragione con la libera circolazione all'interno delle frontiere europee. L'allargamento dell'Unione europea produce forme qualitativamente nuove d'esclusione. Il diritto alla cittadinanza europea non è territoriale: è genealogico. Nella maggior parte degli stati membri la nazionalità si acquisisce con lo jus soli, ma a livello dell'insieme dell'Europa la cittadinanza è genealogica nel senso dell'appartenenza originaria alla nazione. Questo evoca dei ricordi e pone problemi inevitabili. Ci sono delle analogie tra lo sviluppo di quest'esclusione e il fatto che nella storia ci sono state e ci sono sempre, almeno a livello simbolico, delle popolazioni transnazionali trattate come nemici interni o corpi estranei alla civiltà europea. È stato il caso degli ebrei; oggi non lo è più. Rimane il caso dei rom. Il fenomeno di cui parlo è tuttavia molto più vasto. Oggi in Europa non si sentono istanze di partecipazione dal basso a livello comunitario, mentre nei singoli stati le istanze di partecipazione si esprimono in un linguaggio nazionalistico e identitario. Che rapporto vede fra queste due tendenze? La domanda di partecipazione a livello locale e la domanda di controllo popolare a livello nazionale e sovranazionale non si escludono. Forse c'è bisogno di un'accelerazione delle cose perché i cittadini ne prendano coscienza. La responsabilità di questa situazione è da attribuire alle istanze intermedie, come i partiti politici, che oggi sono drammaticamente assenti e ci si dovrebbe chiedere il perché. Secondo Gramsci, le istanze intermedie sono la trama statale del funzionamento della società civile e, reciprocamente, i conflitti della società civile si traspongono nella struttura dello stato. Le costituzioni nate dalla resistenza in Francia e in Italia infatti affidano ai partiti il ruolo di costituire l'opinione pubblica. Dove sono oggi i partiti politici in Europa? La legittimità degli Stati nazionali e quella dell'Unione europea secondo lei vanno di pari passo? Il momento attuale è caratterizzato, in modo preoccupante, da una perdita di legittimità democratica degli Stati nazione e da una diminuzione della legittimità del progetto politico europeo. Non si tratta di assumere una posizione di difesa della sovranità nazionale, al contrario. Io adotto la definizione di legittimità di Max Weber, che mi pare vicina al concetto foucaultiano di potere: una nozione pragmatica e realista che si articola in termini di probabilità, d'obbedienza al potere pubblico e dunque d'efficacia di questo stesso potere. Da questo punto di vista, non possiamo ritornare indietro rispetto a quel poco di struttura politica che esiste su scala europea, ma siamo obbligati a progredire. Ne consegue che la legittimità delle istituzioni europee è diventata una condizione di legittimità delle istituzioni nazionali stesse. Non tarderemo a vedere concretamente gli effetti di questa relazione, che si manifesteranno con forza man mano che le difficoltà economiche e sociali legate agli choc petroliferi si ripercuoteranno in Europa. Solo delle politiche europee comuni hanno una minima possibilità di essere efficaci di fronte a questo tipo di situazione, ma devono essere approvate dai cittadini degli Stati nazionali, che rimangono la fonte ultima di legittimità. Intanto in Europa assistiamo a una crescita delle destre, anche quelle più estreme. Perché, secondo lei? In questo momento sono pessimista e mi riconosco nella massima di Gramsci dell'ottimismo della volontà e pessimismo della ragione. Per principio le situazioni difficili sono quelle in cui bisogna immaginare delle soluzioni e delle forme d'azione collettiva e non lasciarsi andare a seguire la tendenza naturale delle cose. I sistemi politici relativamente democratici nei quali viviamo o abbiamo vissuto sono in questo momento gravemente minacciati ed indeboliti. Ai miei occhi, i problemi del nazionalismo e dell'avanzamento della destra non coincidono. Tra le due correnti ideologiche ci sono delle interferenze molto forti, ma esse non si riducono l'una all'altra. Il nazionalismo nei vari Paesi europei non è monopolio della destra. Faccio parte - lo devo confessare, ma i lettori del manifesto lo sanno - delle persone che tre anni fa in Francia hanno votato «no» al referendum sulla costituzione europea. Ho creduto di farlo per ragioni che non erano né di destra né nazionaliste. Sono oggi costretto a constatare che questa scommessa è stata persa e che l'aspetto transnazionale e il richiamo a un federalismo europeo sono stati completamente neutralizzati da una dominante nazionalista a sinistra, o meglio nella vecchia sinistra. Ciò che è inquietante è la convergenza del nazionalismo di destra e del nazionalismo di sinistra. I suoi effetti si fanno sentire a livello dei governi nella forma di un sabotaggio permanente delle politiche europee comuni. Ma la convergenza tra le due forme di nazionalismo a livello dell'opinione pubblica e dell'ethos delle classi popolari in Europa è ancora più preoccupante. Meno gli stati nazionali sono capaci di rispondere alle sfide economiche, sociali e culturali del mondo contemporaneo, più i discorsi populisti e nazionalisti fanno presa su una parte delle classi popolari in Europa. Bisogna interrogarsi sulle cause strutturali di questa situazione, non ci si può accontentare del discorso elitista dell'ignoranza del popolo. Di certo è una situazione molto pericolosa per il futuro della democrazia in Europa, senza parlare delle conseguenze sullo sviluppo del razzismo. Lei parla di un nazionalismo di sinistra. Si può dire che la sinistra oggi pensi da un lato lo spazio mondiale e dall'altro quello nazionale, e sia perciò incapace di vedere quello europeo come uno spazio eterogeneo rispetto agli altri due? È forse un lascito dell'internazionalismo di Marx? Calandoci nell'epoca in cui Marx ha scritto, potremmo dire esattamente il contrario. Il pensiero di Marx era legato a un momento rivoluzionario che investiva l'Europa intera. Rileggendo gli articoli di Marx del 1848, vediamo che il nazionalismo democratico si allea con il socialismo e le prime forme di lotta di classe. In quel momento Marx e Engels hanno probabilmente pensato che una repubblica democratica europea o un'alleanza di repubbliche democratiche europee era al contempo la forma nella quale si preparava o poteva realizzarsi il superamento del capitalismo. Oggi la situazione è diversa e il senso di parole come nazionalismo si è ribaltato. È vero che certe forme di anticapitalismo teorico, che pescano in parte nell'eredità di Marx e che io non disprezzo ma trovo un po' arcaiche ed unilaterali, trascurano il problema della politica europea. La prospettiva altermondialista ha tuttavia il vantaggio di affermare che pensare l'Europa come uno spazio chiuso è illusorio. Al contempo, le costituzioni democratiche sono radicate nella risoluzione dei conflitti storici passati. Costruire uno spazio politico europeo è importante perché dobbiamo ricomporre il nostro passato a livello continentale: una cultura politica comune deve emergere dalle differenze culturali e storiche dell'Europa. Vi è un legame profondo tra la mancata rielaborazione del nostro passato e l'immigrazione. Gli immigrati sono i capri espiatori dell'ostilità fra gli europei. E' la loro stessa incapacità di pensarsi come un'unità che impedisce agli europei di trattare il problema dell'immigrazione in termini progressisti. I francesi non vi diranno mai che detestano i tedeschi o gli inglesi che non possono sopportare l'idea di formare un popolo comune con gli spagnoli, però questa diffidenza non è stata superata, anzi si è rafforzata con l'allargamento dell'Europa ad Est. La Costituzione europea è stata affossata, ma in parte viene recuperata con il Trattato di Lisbona. Come giudica la strategia dei leader politici europei di procedere comunque, nonostante il rifiuto dei cittadini dell'Unione? Non m'interessa, dubito che gli stessi leader europei ci credano loro stessi. Possiamo invece tornare sulla questione del rifiuto del Trattato europeo. I casi francese ed olandese, come ha scritto Helmut Schmidt su Die Zeit, non erano isolati. Il malessere era generale. Questo malessere resta da interpretare e analizzare ed è sempre d'attualità. All'epoca ho difeso la posizione un po' troppo idealista, che oggi non sosterrei più allo stesso modo, secondo la quale la Costituzione europea non era abbastanza democratica. Pensavo che essa non presentasse una prospettiva sufficientemente chiara di progresso generale della democrazia per l'insieme del continente. Tendevo dunque a considerare che la sola possibilità, molto fragile, per l'Europa di diventare uno spazio politico nuovo e superiore al vecchio sistema degli stati-nazione e delle alleanze nazionali, era di apparire come un momento di creazione democratica. Continuo a pensarlo, ma c'è qualcosa d'idealista in questo modo di vedere le cose che la realtà attuale ci obbliga a guardare in faccia. L'idealismo consiste nell'immaginare che le masse vogliano la democrazia, mentre purtroppo siamo in un periodo molto difficile e conflittuale. Ci sforziamo di aprire nuovamente delle prospettive democratiche a livello transnazionale, però allo stesso tempo dobbiamo provare a trovare i mezzi di resistere passo per passo all'avanzata del populismo e del nazionalismo nei paesi europei. |