"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.
La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".
Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout courtai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.
Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70, ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.
Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento nelle radici della sinistra novecentesca italiana.
Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.
Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma, rimuove.
Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.
Ma non solo.
Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.
Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.
Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò. nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene. E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.
Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci il problema.
GOVERNO/PALAZZO
Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.
Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".
Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.
Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso, ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.
Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.
PRIDE LAICO 17 maggio Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
Alle bandiere vien data troppa importanza. Tanto da chi le brucia, quanto da chi si scandalizza perchè vengon bruciate. Per qualcuno, è addirittura più grave che non ammazzare qualcuno a calci e pugni.
Il giorno in cui ci considereremo tutti bastardi, meticci, cosmopoliti, la rivoluzione sarà più vicina. Anzi, sarà già avvenuta.
Poco tempo per cazzeggiare sul mio e sui blog altrui, tra lavoro e il resto, il tempo è dedicato all'organizzazione, allo scrivere, al telefonare e rispondere al telefono, al contattare ed al "pensiero" in vista del 17 maggio.
Domenica scorsa a Marghera. Eravamo tanti (ho fatto qualche foto). Ora, aldilà dei limiti della discussione, sette...ottocento persone, arrivate lì da tutta italia, convocate in un paio di settimane per un meeting in un centro sociale, è un bel segnale.
Prendo atto che Liberazione ha fatto un discreto resoconto (qui in pdf) (sopra quello di ChecchinoAntonini un articolo sulla "sinistra arcobaleno" (???) e sulle future...alleanze. Eh, vabè.). Sul manifesto, sino a ieri, nessuna traccia. Tanta gente, a dimostrazione che esiste una rete reale di soggetti che nè aspettano qualcuno che li rappresenti, nè vogliono rappresentare altri: ma che esprimono, che sono.
Come si vede nella foto....c'era...."papà" (leggi QUI) e c'eran tanti fratelli e sorelle...'nsomma, tutta la famiglia. :)
Chi volesse tentar l'impresa di ascoltare gli interventi (alcuni interessanti davvero), o qualche intervento, li trova QUI .
Prosegue l'organizzazione della manifestazione e delle iniziative di sabato 17.
Aldilà dell'iniziativa in sé (fondamentale comunque essere in tanti) è ottimo che persone vere e diverse tra loro stiano lavorando in questi giorni fianco a fianco, costruendo qualcosa che un paio di mesi fa sembrava impensabile tanto da far apparire impossibile anche solo organizzare un banchetto informativo in centro.
Una rete che è nodo di una rete.
Da un lato, la manifestazione (alle 15.30 in Piazza Montano) dall'altro un fitto programma di iniziative in università, ma mattina a notte ( lo invio via pvt a chi lo desidera). QUI l'appello.
Le adesioni vanno a pridelaico@dirittinrete.org
Ecco le adesioni giunte sin ora:
Rete laica genova (Le Ninfe-Arcilesbica Genova, Azione Trans, Città Partecipata, ass. Usciamo dal Silenzio, LILA Genova), Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, CSOA ZAPATA, CSOA Terra di Nessuno, Lab.Buridda,
Sinistra Critica - Genova, RdB Genova, Gruppo genovese contro la violenza alle donne, Confederazione COBAS Genova, Redazione Italialaica, Redazione Resistenza laica,
Docenti Universitari, professori: Gianni Vattimo (Torino), Nicolò Pasero, Giuliana Franchini, Antonio Gibelli, Gilda Della Ragione, Giacomo Casarino , Federico Pastore, Marco Aime, Piero Conti, Sergio Morra, Rita Caprini (Genova), Yuri Brunello Universidade Federal da Bahia (Brasile), Márcio Pereira, Universidade Católica di Salvador da Bahia (Brasile), Marcos del Roio, Universidade Estadual de São Paulo (Brasile), Giulio Palermo (Brescia). Bruno Demartinis (Liceo Pertini)Esteve Morera
Department of Philosophy and Department of Political Science (York University, Canada),
Aurelio Macciò, Norma Bertullacelli, Franco Grillini (presidente onorario Arcigay) Luca Casarini (centri sociali del nord est) Vladimir Luxuria, Giovanna Caviglione, Piero Zucaro (v.presidente di OTTAVOMIGLIO Laboratorio), Mike Ballini (segretario federeazione giovani socialisti Firenze), Ottavio Herbstritt (segretario federazione giovanile socialista Livorno) Marcos Del Roio, Arnaldo Demetrio (Milano), Rudy M. Leonelli, Edoardo Magnone, Federico Persico (educatore - cooperazione sociale),Eleonora Chiesa, Elena Picco, Graziella Gaggero, Mirella Sartori (italialaica), Dario Rossi, SDtefano Boero (FLC CGIL) Gaetano Apicella,Rita Guglielmetti (sindacalista CGIL), Donatella Rizzo (sindacalista CGIL)
PER UN PRIDE LAICO, DEI DIRITTI, LA LIBERTA' DEI CORPI E DEGLI AFFETTI.
Qualcuno di voi già lo sa, un po' vi ho alluso io...adesso vuoto il sacco.
Ci lavoriamo da un po', inizialmente non ci credevamo nemmeno tanto..ma ora che siamo in ballo, si balli.
Il 17 maggio, a Genova, organizzeremo un grande momento di piazza e visibilità, durante la due giorni di visita del papa.
Le adesioni sono già ampie e plurali. Oltre a quelle delle realtà che leggerete in calce all'appello, iniziano a giungere le firme di docenti genovesi (Pasero, Gibelli, Casarino, ed altri) e, tra quelle non genovesi, di Gianni Vattimo.
L'appello... IL PAPA A GENOVA: COSTRUIAMO UNA DUE GIORNI DI MOBILITAZIONE PER I DIRITTI, LE LIBERTA' E CONTRO L'INTEGRALISMO VATICANO
Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.
Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un'offensiva clericaleed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.
In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco....
" La scoperta dell'uguaglianza, di cui Fanon parlava nel 1961 in una mirabile pagina dei Dannati della terra come motore dell'insurrezione anticoloniale, è una splendida metafora per indicare il lato soggettivo di un insieme di procesi che hanno immaginato e costruito (...) l'unità del mondo prima che "globalizzazione neoliberista" distendesse su di essa la propria egemonia..."
"..l'uguaglianza continua ad essere la parola più provocatoria e scandalosa nel lessico tardo-capitalistico. Una volta ammesso che nuovi confini e dispositivi di dominio sono all'opera per implementare differenze dobbiamo riconoscere che sono quotidianamente sfidati dalle pratiche di donne e uomini che lottano contro di essi o che si sottraggono al campo della loro azione..."
Leggevo queste righe alcune settimane fa ne "la condizione postcoloniale", di Sandro Mezzadra, testo che ho recensito QUI e QUI.
Mi sono tornate violentemente alla mente ieri sera, e le ho recuperate stamane, apprendendo che in Spagna il Sindicato Obrero Inmigrante organizza, per le giornate del 1, 2 e 3 maggio, lo sciopero generale dei migranti e dei precari, la "ribellione dei precari e degli esclusi" (PARO GENERAL EUROPEO DE MIGRANTES Y AUTÓCTONOS PRECARIOS).
Dal comunicato del SOI:
El Sindicato Obrero Inmigrante (SOI) llamó este viernes a la "rebelión de los pobres" convocando una huelga general de trabajadores inmigrantes en toda Europa para los días 1, 2 y 3 de mayo a fin de conseguir que la sociedad deje "de provocar graves vulneraciones" de los derechos fundamentales del colectivo.
Per chi legge lo spagnolo (ad esempio G.) e vuole saperne di più, altro materiale QUI, QUI e QUI.
ALTRE SEGNALAZIONI.
A questo LINK trovate il commento del centro sociale occupato Zapatasull'esito elettorale.
A proposito, amiche, amici , lettrici e lettori genovesi: state "collegati", che nei prossimi giorni verrà lanciata una iniziativa interessante. Non posso dire di più ma..passate di qui. OK? ;)
A quest'altro LINK "le passioni ed il politico", un editoriale di Marcello Tarì sulle passioni come elementi costitutivi dello scenario politico: la passione insurrezionale contro l'odio padronale, patriarcale, razzista ed omofobico.
A proposito del V-day/2.
Non entro nel merito, lo ha fatto per altro bene Andrea nei giorni scorsi, non è nemmeno un argomento che mi scalda eccessivamente.
Segnalo solo, ma alcuni di voi già lo sapranno, che le firme raccolte in calce ai questiti referendari attraverso i quali Grillo intende modificare ciò che non gli piace, saranno cestinate. Per una complessa, ma nemmeno tantissimo, vicenda di tempistica della raccolta firme e del loro deposito, le firme raccolte il 25 aprile valgono niente, saranno cestinate. Mi dispiace per chi il 25 si è recato ai banchetti grillini per apporre una firma che verrà cestinata.
Mi chiedo solo se Grillo e i suoi consulenti lo sapessero, non lo sapessero, han fatto finta di nulla, o che cos'altro (nel fine settimana ho letto per altro una formulazione che ben sintetizza ciò che su Grillo dico da mesi: Grillo scuote l'albero, e la Lega raccoglie i frutti. Mi pare l'abbia detta il sociologo Bonomi. Un po' semplicistico, ma questo aspetto c'è).
(prologo: eran così infondate le critiche al PD per la candidatura di Calearo, e la presa d'atto di ciò come evidenza di una non strutturale differenza tra i due partiti concorrenti, che Calearo si è proposto come ministro a Berlusconi. Insomma, se hai votato PD, hai eletto anche uno, proprio quello la cui candidatura veniva difesa dagli attacchi "massimalisti", che guarda caso se lo chiamassero sarebbe ministro del governo contro cui hai votato).
Con ultimo questo post sul tema intendo "superare" le chiacchiere elettorali.
Per educazione non entro nel merito del dibattito interno a rifondazione.
Curioso notare come si è passati in poco tempo dall"unità delle sinistre" (qualsiasi cosa volesse dire) ad un quadro che, se le cose andassero in un certo modo, potrebbe portare non solo alla dissoluzione di quel pacco che han tentato di vendervi chiamato "la sinistra l'arcobaleno" (già repentinamente, e come previsto ex ante, avvenuta..su questo non insisto), ma, ove il dibattito prendesse una certa piega, alla dissoluzione e divisione di rifondazione comunista, che forse resterà tale solo mediante scesa in campo del deus ex machina che tutti conosciamo.
Rifondazione è un contenitore lacerato, che ha esaurito la sua spinta propulsiva e che non potrà esser ricomposto certo solo con il prevalere della tal mozione sulle altre in vista del congresso, ove anche una prevalesse.
Non esiste una maggioranza in tal senso, è proprio il contenitore stesso che è in crisi, la "forma" rifondazione.
Dall'unire tutti, son passati a veder se riescono a tenere assieme loro stessi, volevan rapppresentare gli altri, e non rappresentano nemmeno loro stessi.
Alla storia non manca il senso dell'ironia, come dice Morpheus.
Questo è solo uno degli aspetti che evidenziano, aldilà delle beghe interne al prc, la crisi della forma stessa di "partito" come strumento di ricomposizione e rappresentanza nello spazio dello "stato".
Una delle cose più efficaci in questi giorni la ho letta sul blog di Mario: produrre contenuti facendo.
Pare banale, ma sta tutto in questo.
E' uscito in queste ore un appello, firmato global meeting network.
Invece che scrivere io un post, pubblico direttamente quello.
E' un intervento che condivido quasi in toto, aldilà di qualche accento od inflessione, ma che non dice cose troppo diverse da quelle che nei giorni scorsi ho detto qui, in assemblea al centro sociale e nella lettera su "il manifesto" notata da Andrea.
Insomma...leggendolo oggi ho scoperto che non sono fuori linea. Sollievo!
Scherzi a parte: il 4 a Marghera, all'incontro cui l'appello invita, andrei tanto, tanto volentieri.
Lo stesso giorno però vedrei tanto tanto volentieri anche Sampdoria Roma. ;)
Altri interventi sullo tsunami elettorale...: QUI QUI
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.
Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?
Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.
E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro!
I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione.
Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male! Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione.
Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.
E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.
Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.
E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera. Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
Questo poi magari lo cancello.
Dico solo che non sono sparito, ma ho un po' da fare e poi, se avessi scritto un post, sarebbe stato un fastidioso ed antipaticissimo elenco di "l'avevo detto".
A presto.
Il titolo di questo post, è il medesimo di uno che scrissi a Maggio.
Volevo esser "provocatorio" allora, invece era un titolo scarnamente "verista", assai più di quanto pensassi.
Difficile dire qualcosa di non scontato o utile dopo una elezione politica, più utili e degne di nota son le cose meno scontate dette in altre situazioni, prima dei giochi, non innanzi all'evidenza dei fatti. Ci provo, comunque.
Sulle mie previsioni. Bè: ho azzaccato tutte le tendenze. Azzeccato in pieno il dato dell'astensionismo (non c'è stato il fuggi fuggi dal voto che si si attendeva), quasi alla virgola quello di praticamente tutti i partiti.
Presa la tendenza, affatto la "quantità", di Lega (parlavo di crescita) e "sarc" (da mesi parlavo di disastro. Anche quando, lo ricordo, qualcuno parlava mesi fa di forza che puntava al 12-15%).
Ma certo, sopratutto il dato della sarc mai lo avrei pensato.
Il 3% però è qualcosa di surreale. Ad azzeccarlo ci voleva un genio, stato che sfioro appena.
Le previsioni più realistiche e drammatiche, nel "giro", erano del 5. Dato che sarebbe stato comunque accolto con sopresa e sconforto. Ora parrebbe manna, grasso che cola.
Tanto è vero che di sbarramento alla camera mai si è parlato e che rifondazione voleva proprio la legge "tedesca" per piegare a sé pdci e verdi, dando per scontato il 5%.
Vanno comunque a ramengo i risibili tentativi di ottenere il voto non sulla base della forza della propria idea ma sulla base di alchimie da arrampicamento sugli specchi, si sprecavano infatti tecnicissimi schemi per spiegare: se mi voti in emilia battiamo berlusconi, così come chi ha votato per PCL o SC non ha sicuramente dato un voto...meno utile di quello dato alla sarc.
Ammetto..una cosa: quando ho avuto contezza del reale dato della "sarc" per un attimo ho provato quello che provai quando il Genoa andò in C. Quel sentire livoroso e velenoso, quella fanciullesca euforia che ti fa dire... "Merde, e ora a casa". Infantile, irrazionale, stronzo..quello che vi pare..lo so, me ne vergogno anche un poco.
Per il resto. Mi aspettavo e sono lungi da me gli atteggiamenti tipo "psicodramma", la perdita di totale lucidità che da luogo a (comprensibli) sfoghi emotivi.
Curioso notare in un blog un' "analisi" che si avvia piangendo e lamentando ciò "e ora niente pacs, niente diritti civili!!!": aldilà dell'ordine di priorità individuato, non è che gli avversari di Berlusconi facessero di ciò un vessillo, o che il governo Prodi sotto questo aspetto si sia distinto. Insomma: chiaro esempio in cui la perdita di lucidità fa delirare.
Sulla "sarc". Prendo atto oggi di affermazioni tanto ovvie quanto respinte nei momenti opportuni: c'è chi imputa il risultato al fatto che la coalizione era un freddo cartello elettorale privo di progetto politico. C'è chi dice (PDCI) che la "sarc" è nata morta. Le sentivo dire, queste cose, proprio con queste parole..nei mesi scorsi: le scrivevamo qui. Ma mi sbagliavo:più che nata morta..la "sarc" è stato un aborto spontaneo, direi.
Tra le ragioni di questo disastro, si sprecano comunque le spiegazioni risibili: il PDCI si defila, come se non c'entrasse nulla con questa "tragedia" che ha radici lontane e fosse solo colpa degli "altri" (si alluse qui al fatto che Diliberto forse non si candidava per potersi sfilare meglio). Sempre da quel pezzo di arcobaleno (ma non solo) viene l'altra sterile polemica: "lo dicevamo che ci voleva la falce e martello!". Eh si, è senz'altro questo il problema.
Altri ancora imputano il risultato (il 3% è roba da Udeur nei tempi migliori) alla scelta del "leader". Altra sciocchezza la dice Diliberto che in sostanza tra le prime colpe che attribuisce se la sarc ha preso il 3%, c'è quella attribuita a Veltroni. Mah.
Ora, Bertinotti è sicuramente uno dei principali responsabili della batosta.
Se vogliamo tracciare una data "simbolica"...il momento in cui ha contrattato la presidenza di Montecitorio è stato l'inizio della fine. Simbolicamente, politicamente.
Ma non è certo la specifica contingenza della guida "Bertinotti" dell'impresa elettorale la ragione della sconfitta.
E, di nuovo, a ciò si risponde iniziando dal "tetto": quale leader? (Vendola) è una delle prime domande che ci si fanno.
Scontato dire che la "sarc" paghi (per ragioni anche opposte) la scelta di governo e la polarizzazione del voto, banale registrare che quel due per cento di votanti in meno sono in buona parte elettori di rifondazione che han preferito andare in gita, e che la restante parte del calo è dovuto ai voti andati a PD, Di Pietro ed anche alla Lega (più quell'1,3% andato a s.c, pcl e p.b.c. Poca roba..ma stiam parlando del 3%...ora forse parleremmo del 4,2...15 deputati.)
La "sarc" non esisterà.Ed è un bene. E non sarebbe comunque esistita anche con un risultato migliore, si sarebbe sflacciata ai primi appuntamenti importanti e in fase di discussione tra i 4 sulla natura del soggetto.
Non sarebbe comunque esistita, anche con 30 deputati, proprio perchè nata morta, perchè cartello tra nomenklature. Qui la realtà dei fatti mi contraddice solo sui tempi: non si dovrà aspettare qualche mese, basterà qualche settimana.
E se mi si dice che è ovvio che col 3% non potranno che dividersi, dico che non è vero: se ci fosse , pur da riregistrare, un progetto dietro, un"anima" (concetto poco politico ma così ci capiamo) si tirerebbe innanzi lo stesso. Rifondazione pagò certe scelte duramente nel '98, dal punto di vista elettorale. Lo fece con una strategia che poi avrebbe dato dei risultati, in termini di fertile rapporto con la società.
Poi, per corettezza, va detto: la dimensione della sconfitta da conto di una realtà così inaspettata, che le ragioni dela sconfitta vanno (e se lo dico io...) anche aldilà delle responsabilità di queste nomenklature, non sono solo dovute ai limiti di un progetto burocratico inutile, senza gambe e radici nel conflitto e nei territori, privo di una analisi all'altezza del quadro.
Vanno anche aldilà di tutto ciò, nel senso che pur con tutta la miopia e scelleratezza di questi gruppi dirigenti c'è una realtà frastagliata e complessa che è drammaticamente difficile da affrontare per chi si pone nel solco della critica e dell'alternativa di sistema.
E rispetto alla crisi di strumenti di noi tutti (salvo fiammate anche eccellenti poi non capitalizzate) di fronte a ciò, non stiamo parlando di qualcosa di contingente , ma di una "sindrome" la cui convalescenza dura da 25 anni, i cui tratti eziologici si legano profondamente con le sconfitte dei movimenti sul finire degli anni '70 e con i mutamenti profondi nel ventre di questo paese avviati negli anni '80.
Sui dati, due cose.
Dal punto di vista "nominale", del "vestito" e dei "simboli", della confezione, sparisce la "sinistra" dal parlamento, nel senso "europeo" del termine. Parlo di aspetti diversi dai contenuti o da quel che si pensa della "bontà" delle singole forze politiche.
Non c'è un partito che nel nome e nell'iconologia si richiama alla "sinistra" per come la si è conosciuta nel '900, come inverce altrove avviene. Una profonda americanizzazione sotto questo aspetto. Chissà se tra qualche anno ciò avverrà anche negli altri paesi europei.
In quanto ai voti assoluti, ne perde il PDL ( poca roba, 123.173 voti) ne guadagna il PD (sempre poca roba:164636). Sostanzialmente, si prendon i voti degli stessi che grossomodo li han votati due anni fa: rispetto quindi alle "teste", alle "persone" fisiche, nessuno dei due ha in realtà convinto più gente dell'altra volta .
Per finire.
non mi dispero, non mi vergogno, non emigro ( o emigrerei a prescindere se avessi una opportunità per farlo: non è un paese iverso da quello di due anni fa), non accuso, non mi straccio le vesta (anche se vi piacerebbe), è lo stesso paese di un mese fa o di due anni fa, non mi "dispiace" che abbia vinto Berlusconi nel senso che, transitivamente, non sarei stato felice se avesse vinto Veltroni, poichè rispetto a quell'agire politico ed ai luoghi della governamentalitàritengo le due alternative strutturalmente (in senso proprio) non diverse.
Non seguo le elezioni con partecipazione emotiva, aspettando di esultare o deprimermi, pensando al parlamento ed al governo come luogo dove esser rappresentato. Le seguo come un "grande" rilievo demoscopico del paese, come una istantanea della tendenza, come una fotografia.
Certo, la fotografia che vedo non mi piace affatto. anche se..più passan le ore..più vedo spazi ed opportunità potenzialmente fertili....
No, non parlo del risultato che tra qualche ora sarà noto.
Non so se vi sia mai capitato di fare gli scrutatori o i segretari durante le elezioni. Chi lo ha fatto sa che il lavoro può andare liscio come l'olio, in un simpatico clima di amicizia e concordia, così come sa che posson presentarsi tutta una serie di fattispecie critiche.
Per la soluzione di queste fattispecie, talvolta sono errori anche seri, esistono tutta una serie di soluzioni che posson esser o ineccepibili dal punto di vista della formalità e dei crismi ufficiali, o avere un connotato un po' più "informale" e pragmatico che permette di uscirne vivi in modo furbo, salvaguardando la regolarità del voto pur con qualche furbizia: necessario sotto questo aspetto esser anche flessibili, non rigidi ed avere nervi saldi concentrandosi sull'obiettivo...
Questa, la premessa.
Ora, sia ieri che oggi sono stati commessi dalle scrutatrici alcuni errori, alcuni anche discretamente palesi.
Come ho detto, a autto c'è comunque un rimedio. Va detto che se gli errori sono stati commessi per leggerezza o poca attenzione, la presidente in alcune occasioni è stata poco attenta nel dirigere i "lavori", dando indicazioni ferme da eseguire in modo pedissequo.
Il problema però è che innanzi all'errore conclamato la presidente non ha per nulla la lucidità e la tranquillità psicologica necessarie a risolvere nel modo più proficuo la situazione, e si irrigidisce nel recrimininare ed imputare gli errori, senza passare "oltre".
In mezzo, io, segretario (ruolo che non prevede alcuna autorità decisionale ufficiale, che solitamente svolgo con l'indole del "fantasista/consulente") che per quel poco di esperienza in più che posso avere vengo - da un lato - interpellato per individuare l'errore nella "filiera" o per consigliare la possibile soluzione - dall'altro sono cercato come figura "intermedia" di mediazione nella relazione tra le 5 mie compagne di avventure, gruppo nel quale oramai il clima è irrimediabilmente compromesso.
Gli errori sono marchiani (inanellati in una serie che ha del comico) ma tuttavia risolvibili, però in questo clima la vedo dura, molto dura, perchè mancan la serenità necessaria e perchè l'obiettivo delle varie parti in causa è perlopiù dimostrare la responsabilità altrui e non cercare rapida soluzione nell'interesse di tutti.
Sono seriamente preoccupato, dico davvero, e prevedo lungaggini che mi distoglieranno dal cianciare televisivo post elettorale.
E intanto, ieri era il 7 aprile. Per molta gente, questa data, gente che c'era e gente che come me non c'era, ha un significato, ed ogni anno quando ci si sveglia ci si dice "toh, oggi è il 7 aprile".
Credo sarà il mio ultimo post pre elettorale.
Tento una serie di previsioni sui risultati (non di auspici) ben sapendo che previsioni del genere (metto le mani avanti) le si fanno per sbagliare.
a) In generale: questi due anni sono stati quelli della vulgata cosidetta "antipolitica".
Grillismi, generiche invettive "prepolitiche" contro "la casta" (non a caso, secondo me, alimentate in un certo modo da penne vicine ad alcuni poteri forti), a-ideologica sfiducia verso il sistema, eccetera.
Bene, la prima previsione che faccio è che non vedremo significative tracce di questa "antipolitica" nelle urne, un po' perchè a certe lamentatio eravamo abituati anche ai tempi della DC, che poi regolarmente faceva il pieno, un po' perchè per certi versi, nel turbolento maquillage elettorale (a soli due anni di distanza l'80% dei simboli sulla scheda sarà ancora una volta completamente diverso), i contendenti principali sono riusciti ad assorbirne in larga parte le pulsioni.
I segnali di una ricaduta elettorale di questo fenomeno a rigore dovrebbero essere due: un elevato astenionismo ed un risultato significativo delle liste e dei partiti in qualche modo (a torto od a ragione è altro discorso, parlo dell'immagine) riconducibili alla "protesta" o all'antisistema. Non credo ci sarà un astensionismo particolarmente sostenuto (due anni fa votò l'83,6%. A mio avviso ci si fermerà attorno al 79-81%), e non credo che nessuna delle liste cui alludevo realizzerà performance degne di nota (salvo in qualche misura "la Destra", che in ogni caso non penso supererà il 4%).
E' chiaro però che questa variabile (l'astensione) rischia di incidere parecchio.
Vincerà il PDL, ma c'è ovviamente l'incognita senato, rispetto all'attribuzione dei seggi (non tanto rispetto a chi prenderà più voti). Una camera eletta da una plateta per "statuto" non rapresentativa dell'intero corpo elettorale deciderà le sorti del prossimo governo. A me della rappresentanza parlamentare importa un fico secco, ma in termini di "scuola", di...filosofia costituzionale, ciò è inaccettabile: praticamente per virtù anagrafica c'è una parte di elettori che determina più dell'altra. In ogni caso la PDL una decina almeno di senatori in più del PD li avrà. Poi, si sa: sono circa un centinaio ogni volta i parlamentari che cambiano schieramento (ma sono voltagabbana solo se vanno di là, se vengon di qui son galantuomini) Una riflessione aggiuntiva: è curioso notare come pur nel mondo sempre più "globale", lo spazio "europeo" e quello mondiale/internazionale siano state totalmente elusi, come se non ci riguardassero.
b) I partiti maggiori
Rispetto alla variabile di cui sopra, sarà interessante, aldilà delle percentuali, dare una occhiata ai voti assoluti. Il Partito Democratico parte dagli 11.928.362 (31,3%) raccolti dalla lista unitaria "Uniti nell'Ulivo", embrione dell'attuale PD. Il Popolo della Libertà dai 13.752.038 raccolti da F.I ed A.N. due anni fa (36%, più spiccioli di altre forze piccole ora confluite).
Nessun smottamento epocale: inusuale in Italia.
Entrambi hanno in parte dei prezzi da pagare in termini di immagine: i primi rispetto alla (in termini di percezione) non enorme popolarità del governo Prodi (alle scorse amministrative ciò fu pagato duramente), i secondi perchè oggettivamente l'immagine di Berlusconi è più logora di un tempo, meno nuova, necessariamente meno mitopoietica degli anni scorsi (non a caso, per la prima volta il faccino del cavaliere non è stato utilizzato nei manifesti elettorali).
Questo per ciò che riguarda gli aspetti critici, c'è però un elemento che in dialettica con questi favorirà entrambi: quella sorta di costituzione "materiale" che trasforma un voto legislativo e per eleggere una rappresentanza parlamentare nell'elezione pseudopresidenziale di un presidente del consiglio. Ciò inevitabilmente inciderà e farà recuperare ad entrambi un po' di consensi. Franceschini ha praticamente invitato la sinistra arcobaleno a non presentarsi.
Ritengo tuttavia che - pur perdendo le elezioni- rispetto al voto "potenziale" sarà Veltroni a recuperare, ad ottimizzare di più, in termini relativi (è riuscito a rompere in termini di immaginario col governo precedente, non ne pagherà l'eredità), rispetto al cavaliere. Prevedo qualcosa attorno al 33-34% per il pd e qualcosa tra il 40 e poco meno per la PDL (parlo dele liste, non delle coalizioni. La Lega -e gli autonomisti di Lombardo- crescerà rispetto al 4,6% di due anni fa preso assieme all'MPA).
Al loft i ben informati dicono si sia fissata come soglia il 35% (che sarebbe secondo me tantissimo), dato sotto il quale si aprirebbero le rese dei conti, eventuali dipartite, e volare di stracci.
c) i reietti La Destra andrà benino. Sotto il 4%, ma benino. AN nei territori sta perdendo molti colonnelli e militanti. E' stato straordinario Fini: pochi mesi fa, lanciata l'idea del partito unico berlusconiano, liquidava la cosa parlando di "comiche finali", denunciando come giammai AN potesse confluire in chissà cosa dall'oggi al domani. Detto fatto. Qualche danno agli ex camerati, al senato, "la destra" lo farà. Danno che comunque col tempo sarà relativo e che servirà al limite a stabilire nuovi equilibri nel centrodestra, del quale il partito di Storace continuerà comunque a fare parte. E' secondo me un po' più netta, aldilà delle contingenze, la frattura tra sinistra arcobaleno e PD piuttosto che quella tra "la destra" e PdL.
Sulla "sarc" evito considerazioni personali per non innervosire gli eventuali compagni rifondati genovesi lettori in incognito, magari ancora col fiatone dopo la biciclettata elettorale (percorso: piazza Montano - Piazza Settembrini) di sabato scorso. Certo, difficile per i militanti di un partito convincere gli altri a votarlo quando il suo segretario regionale fa lo sciopero della fame contro i vertici nazionali.
Ora, il disastro previsto da certi sondaggi (addirittura 6%) non mi pare credibile. Certo, l'8% è seriamente a rischio. Immagino qualcosa tra il 7 e l'8. Elettoralmente comunque un brutto colpo, rispetto al 10,2% dei tre partiti due anni fa. Una milionata di voti persi, o giù di lì.
Interessanti, anche se non le condivido del tutto, alcune riflessioni di Ida Dominijanni sul "manifesto" di oggi, su astensione, rappresentanza, PD, Sin.arc. Procuratevele, se potete.
*ah, sempre su "il manifesto", domenica, Parlato scriveva:"bisogna votare per i candidati della Sinistra l'Arcobaleno, scegliendo tra questi quelli che più stimate". Qualcuno lo avvisa che le preferenze non ci sono da qualche anno?
Mi è difficile fare previsioni sull'UDC: meno in ogni caso del 6,8% di due anni fa. 6%, se va bene.
L'incazzato Boselli, col suo Partito Socialista, presumo potrà rallegrarsi se riuscirà a superare l'1% buono per il rimborso elettorale.
d) ci abbiamo provato
Nulla di sconvolgente accadrà per le varie liste "outsider": per il bene comune, sinistra critica, unione democratica, PLI, aborto no grazie (più quelle che si presentano solo in alcune circoscrizioni).
Tutte sotto l'1% senza ombra di dubbio.
Vale per sinistra critica, malgrado i prestigiosi "endorsement" degli ultimi giorni (Chomsky, Onfray, Loach ed altri).
Vale per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando (che pure viene da risultatirelativamente soddisfacenti alle scorse amministrative). Anzi, pur se nella distanza i primi mi sono un poco più simpatici, credo che il PCL prenderà qualche voto in più dei cugini di Krivine. Incomprensibile (ma mai quanto quella tra pcl e pdac) alla gente "normale" questa divisione, incomprensibile, però, quanto inevitabile.
Per quello che posso aver nasato in giro e per come conosco i miei "polli", sensibilmente diverso l'(esiguo) elettorato delle due forze.
A ruota (robe tipo 0,3..0,4 però non mi stupirei se superasse sinistra critica) la simpatica lista di Rossi-Montanari, Per il Bene Comune, sostenuta anche da Elio Veltri e soggettività grilliane più "di sinistra". Ho appreso di aver svolto una funzione informativa che non mi attendevo: alcuni han conosciuto l'esistenza di questa lista sul mio blog.
Lista "a-ideologica" che pure recupera molte tematiche di "movimento": dal disarmo, all'ambiente e territorio, dai cpt al precariato, ai diritti civili.
Previsioni fatte, pronto a "smarronare". Ma chi non fa..non sbaglia, eh, non fate i fighi a rimproverarmi tra una settimana gli eventuali errori.
Infine, io.
Io, che intando rimando ancora al bel documento di Sandro MezzadraQUI Volevo pubblicarne uno stralcio..ma evito, così magari lo leggete.
Per quanto riguarda me - pur non rinnegando la scelta individuale di voto per "sinistra critica" - ritengo questo passaggio del tutto irrilevante rispetto alle mie, alle "nostre" prospettive, alle prospettive di chi si sente parte di quel "materiale resistente" di cui parlava Mario in un commento qui, e, di conseguenza, ritengo il non voto scelta "sana" da fare senza alcun senso di colpa, magari vittime degli sterili ed astratti richiami al "diritto di voto", alle cose tipo "ma così decidono gli altri", perchè su quel terreno, decidono comunque gli altri, quegli altri, come questi due anni hanno dimostrato, quale che sia il vincitore. Altrove ci muoviamo, aspettando l'onda.
Insomma, che dite delle mie previsioni, a parte che ho partorito un pippone assurdo?
Sbilanciatevi, tanto non vincete niente.
Molti blog hanno ironicamente sottolineato la stucchevolezza dell'inno "meno male che Silvio c'è".
Mi pare giusto, in ossequio alla par condicio, fare dare spazio anche al "I'M PD" sulle note di YMCA.
Questa grottesca gara (un insulto al buon gusto prima ancora che questione politica) è davvero simbolica, secondo me. Perchè non dovremo trovare "i'm pd" meno ridicolo dei buffi inni berlusconiani?
Evoca un immaginario, questa gara. Entrambi gli inni potrebbero essere, invece che canzoni a supporto, pezzi di irriverente satira scritti per coprirli di ridicolo. C'era poco da ridere quando, nel 2001, Guzzanti-Rutelli , al piano, tentava di buttare giù un inno dell'Ulivo..ricordate? Questi due video sembrano una presa per il culo. Drammaticamente, non lo sono. O forse si, dipende dai punti di vista.
Forse sbaglio, forse assegno troppa importanza a questioni secondarie, e dovrei evitare di notare una degradante osmosi estetica tra i due immaginari che si vorrebbero "alternativi".
Forse do troppa importanza a Del Vecchio. Direi che il generale candidato del PD vince con pieno merito il premio per chi ha detto le stronzate più grosse. Anche perchè ha avuto lo stile non da poco di spararle tutte assieme, nella stessa intervista: i 16 enni al fronte, bordelli perchè il maschio soldato italico ha le sue italiche esigenze (d'annunziano, direi), occhio ai froci nelle caserme..e non poi così male il nonnismo, che ha un qualcosa di educativo. Una goleada di becera cultura machofascisoide da caserma.
Storace forse non avrebbe il coraggio di arrivare a tanto, non in pubblico, perlomeno.
Questo ed altre dichiarazioni vengon derubricate ad incidenti, esternazioni fuori linea, cosucce. Lascia perdere.
Sarò matto io a trovare abnorme che chi vorrebbe esser alternativo alle destre candidi gente così, sarò fuori dal mondo io a considerare questi segnali tracce di una deriva impietosa.
Concludo con la parte finale della risposta (più ampia) che ho dato, in un commento sottostante, a chi ti dice che se non voti Veltroni sei tutto sommato un fighetto intellettuale che festeggerà la vittoria di Berlusconi il 14 aprile, a chi ti dice..ma te che parli tanto, cosa fai , cosa proponi, se non "sti cazzi"? (che stile).
....
Non faccio nè il figo nè il filosofo: stai tranquilla che con 1000 euro al mese da socio lavoratore di una cooperativa rossissima, aderente alla Lega delle cooperative, organizzazione veltronianissima che non rinnova il contratto da 27 mesi, sarebbe un lusso che non posso permettermi.
... E' che io il 14 sera non festeggerò comunque, giocano due squadre per le quali non posso tifare, se mi si passa la metafora.
Io perdo in ogni caso. ...
Io proseguirò - sta tranquilla che il mio lo faccio, che poi tu non lo condivida come io non condivido ciò che fai tu è legittimissimo - a fare le modeste cose che faccio, ben consapevole che il tempo è gramo e che il convento passa poco, quel poco sufficiente a tener in piedi un semino di pensiero critico che magari germinerà domani, contro l'unico mondo possibile del pensiero unico.
Cosa farò...tenendo conto che per guadagnare quei 1000 euro democratici e di sinistra devo lavorare circa 200 ore al mese...e che da socio lavoratore una volta ogni 5 settimane mi capita di fare turni nel week end di 21 o 22 ore di fila senza poter fiatare (si, hai letto bene: 19 del sabato sino alle 16 di domenica, questo hanno partorito le democratiche e progressiste cooperative della lega) tempo ed energie non sono sempre sufficienti...
...farò le cose che ho fatto nel terreno tanto politico quanto sociale e culturale nel mio territorio per sostenere le battaglie per i diritti dei migranti, o per i diritti civili legati al corpo ed agli affetti.
Ai tempi del referendum sulla legge 40 mi son fatto un culo così tra stesura di volantini, attacchinaggi, volantinaggi: parte di quelli contro cui me lo son fatto, stanno nel tuo partito.
Sosterrò e parteciperò alle vertenze per la difesa del territorio, che non sono solo battaglie dei "no", ma vertenze PER un altro modello di sviluppo, di società (vedi anche decrescita).
Tenterò di salvaguardare, per quanto sia dura, qualche brandello di diritto sindacale nel posto di lavoro che occupo.
Ed infine, continuerò a fare il mio bel lavoro da 1000 euro al mese, tentando di dare ai ragazzini sfigati di cui mi occupo -nel limite del possibile- qualche strumento di emancicpazione per salvarsi dalla vita di merda che gli è toccata in dono.