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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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giovedì, 31 gennaio 2008, ore 13:14


In questo post (LINK) analizzai una serie di elementi che connotano la strana democrazia parlamentare italiana.
Conclusi annunciando un seguito, eccolo qui.
Ovviamente l'intento è di natura analatico/politologica, nulla a che vedere con la militanza o la propaganda.
Lo preciso perchè non vorrei esser frainteso rispetto a ciò che sto per scrivere.
Quel che voglio fare è "osservare", aldilà della mia personale collocazione, lo strano fenomeno del parlamentarismo italiano, afflitto da "tare" , peculiarità e malfunzionamenti sin dal primo periodo post-unitario.
Peculiarità che hanno reso la dinamica partitica e parlamentare italiana unica in Europa, tanto nella "prima" quanto nella "seconda" repubblica, con la sua transizione così duratura che transizione più non è, evidentemente.
Quindi: mettendo da parte le mie posizioni su "stato", "democrazia" e "rappresentanza" (sarei quello che sono anche in Francia o Germania) è oggettivo che la "democrazia" italiana è strutturalmente "malata". Quindi..forse malata non è. Però funziona peggio delle altre democrazie europee ed ha tratti patologici e singolari evidenti (trattati nel post che ho linkato).

Credo che uno dei problemi alla base di tutti questi elementi critici sia stata la natura, il ruolo svolto e la dimensione  del PCI.
In tal senso, arrivo a dire che se il PCI avesse avuto, negli anni '50, una sua "Bad Godesberg" (e non  la superficiale Bolognina fuori tempo utile), forse vivremmo in un paese diverso, con un assetto istituzionale più equilibrato e meno patologico, più "evoluto", insomma...senza parte di quei problemi di cui ho parlato nel post che ho linkato.
Il PCI era un partito di massa senza eguali in europa, nel panorama "comunista" (tranne, a tratti, il PCF francese ma in tutt'altro quadro). Lo scontro che negli altri paesi si giocava tra le forze socialiste/socialdemocratiche/laburiste e quelle conservatrici/popolari, in italia si declinava con, da una parte, un partito di massa non appartenente alla famiglia "socialista" europea, nominalmente, iconograficamente, culturalmente "comunista" e strutturalmente legato all'Unione Sovietica e, dall'altra, un partito democristiano "interclassista", animato da correnti assai diverse tra loro (da quelle più sociali a quelle più conservatrici). Tutto ciò nell'alveo delle compatibilità geopolitiche stabilite a Yalta.
Il PCI, in quel contesto, e sempre di più col passare degli anni, non poteva evidentemente aspirare ad esser alternativa di sinistra al governo democristiano.
Ciò era invece l'orizzonte cui ambivano le parti più avanzate del panorama partitico italiano: le correnti di sinistra del partito socialista (Lombardi ed altri) e quelle che dal PSI uscirono per dar vita al PSIUP (Libertini, Foa, Basso, culture di ispirazione "austromarxista", eccetera), contrarie (la faccio breve) ai governi di "centrosinistra" di allora, di cui intravedevano la natura anomala e "conservatrice" e che lavoravano (in modo assai "avanzato", c'è da dire) alla costruzione di un profilo "bipolarista" prefigurando una alternativa di "sinistra".
Piccolo inciso un po' meno analitico e più partigiano, in termini di inclinazioni: tra le aree politiche e culturali italiane PARLAMENTARI di sinistra, credo che la quella zona a cavallo della sinistra socialista sia stata la più fertile, interessante ed avanzata del dopoguerra. Ingiustamente "stritolata" dall'agiografia berlinguerista e dal craxismo.
Come è andata lo sappiamo: questo profilo bipolare non venne raggiunto. Vinsero - convergenti in modo parallelo - le forze che preferirono "cristallizzare" la situazione, che vedeva la DC (a tratti assieme al PSI) in posizione centrale e "bloccata" al governo, e un PCI "bloccato" all'opposizione, pur non essendo certo una forza "rivoluzionaria", extraistituzionale o marginale. PCI le cui "evoluzioni" (dal compromesso storico al PDS, ai DS ed, infine, al PD) sono tutt'altro che tradimenti o cambi di rotta, ma perfettamente coerenti linee di sviluppo.
Fu la definitiva benedizione del consociativismo, fu sancito in quel periodo l'immutevole mutevolezza del quadro partitico ed istituzionale italiano. Era probabilmente l'ultima chance per uscire in parte da problemi che affliggevano l'Italia dal 1861.
Se il PCI si fosse liberato radicalmente da uno sterile dogmatismo, dall' ortodossia filosovietica, se il PCI si fosse emancipato dalla contraddizione che lo vedeva esser partito strutturalmente all'opposizione ma perfettamente inserito nell'assetto di potere statale, in una situazione congelata e immutabile...insomma: se il PCI avesse avuto negli anni '50 o anche '60 una sorta di sua Bad Godesberg, vivremmo in un paese probabilmente migliore.
Perchè l'ipertofria burocratica italiana, la corruzione a livelli più elevati di quelli endemici, i palesi paradossi politici cui assistiamo da decenni, sono anche frutto di una situazione bloccata in quel modo per 50 anni, in virtù delle diverse rendite di posizione, quadro che ha sancito, bloccato e definito l'anomalia italiana.
Se quelle aree culturali di cui ho parlato avesser avuto l'egemonia sulle altre, si sarebbero create maggiori condizioni perchè si verificasse il quadro fantapolitico che ho tratteggiato.
Che è fantapolitico, quindi non si è dato perchè..non poteva darsi. Vorrei indagare perchè non poteva darsi. QUali elementi antropologici, culturali, sociali..strutturali, stanno alla base di ciò.
Come è finita, poi lo sappiamo: il PCI (che pure da una certa antropologia stalinista non si è liberato, nemmeno nei suoi eredi odierni) è finito travolto e costretto dagli eventi, fuori tempo massimo, aderendo "innaturalmente" ad una famiglia socialdemocratica della quale non poteva fare realmente parte, e per altro in una fase storica nella quale (come tutt'ora) i paradigmi socialdemocratici erano messi in crisi dal passaggio al postfordismo. Quello della creazione del pds non fu una reale trasformazione culturale, ma una operazione di cambio di iconografie di riferimento per legittimarsi come forza di governo, uno scontro giocato tutto solo su elementi identitari, sterili, stetici,  un passaggio frettoloso costretto dalla fine dell'URSS.

Se, per concludere, fosse accaduto tutto ciò...io sarei probabilmente l'estremista d'accatto che sono.
Probabilmente però lo sarei in un paese migliore.

p.s. il video non c'entra nulla. Però mi piace tanto la canzone. Interpol, slow hands.







postato da moltitudini· archiviato in politicamente scrivendo, lemmi, eziologie·permalink · commenti (29)
martedì, 29 gennaio 2008, ore 23:03

Ho davvero intenzione di parlare sempre meno di politica "politicienne",  difficilmente ci riuscirò, ma farò il possibile.

Sebben si critichino tanto il teatrino e la "casta" alla fine il palazzo e i suoi riti "tirano", si continua a ragionare entro quegli schemi e per altro si arrivano a legittimare liturgie e riti da primissima repubblica...si ragiona come loro...ci si pongono le stesse domande che si pongon loro...come dei cloni, ciascuno prova a esser Napolitano per un giorno.
Di elezioni parlerò pochissimo, nelle prossime settimane. Sono ancora estenuato dalle discussioni di due anni fa. Se il tasso di lucidità medio quando si parla di politica è prossimo allo zero, in campagna elettorale le cose vanno ancor peggio...quindi, getto la spugna, anzi, il mouse.
Il ragionamento che voglio fare qui, è relativo alla tattica fallimentare scelta in autunno da Veltroni.
Con una premessa: trovo straordinaria l'enfasi con la quale alcuni (tutti) invitano gli altri a non ragionare secondo le proprie covenienze, a metterle responsabilmente da parte per il "bene del paese". Guarda caso poi, quello che ciascuno propone per il bene del paese è casualmente quel che viene meglio a lui nella contingenza, comicamente quello che seriosamente chiede all'altro di fare xoincide curiosamente con gli interessi nel breve periodo di chi fa il resposabile invito. Nessuno scandalo: è ovvio che ciascuno pensi che il proprio progetto ed il proprio interesse sia quello che vada meglio per il paese.
Sarebbe però igienico evitare (si può chieder che certi riti cessino?) di chieder in modo tronfio, enfatico ed ipocrita  all'altro di pensare al bene collettiv e non solo al proprio.
p.s. all'insegna del "viva il nuovo", pare che i candidati destinarsi a contendersi la poltrona di sindaco di Roma saranno Fini e Rutelli.
E' surreale. Non so più in che anno siamo.

Veltroni, dicevamo: io avrei fatto così.


Veltroni, per me, ha preso una sola colossale.

Anche questo, lo vado dicendo da Novembre.
Questa "sola" ha avuto un peso determinante nela caduta del governo, così come la ha oggettivamente avuta l''accelerazione del progetto "partito democratico", che ha  destabilizzato la traballante Unione.

Il punto di partenza è che il referendum incombeva. Mastella da mesi diceva che a referendum ammesso, avrebbe fatto cadere il governo. Punto fermo, da tenere in vista, che rendeva assai probabile la caduta a Gennaio, e che poteva indurre qualcuno a render la disfatta il meno dannosa possibile, se questa si fosse rivelata ineluttabile.
Altro dato: autunno, non passa la spallata, Berlusconi e CDL, a detta di quasi tutti, finiti. Ricordo blog brindanti.
Berlusconi, dato per finito, lancia l'idea, lì per lì ritenuta risibile dai più, del "partito del popolo". Idea più che vincente, nella prospettiva facilmente intravedibile in quel contesto, sia nei confronti degli alleati (in caso di referendum elettorale il sistema che ne sarebe derivato li avrebe costretti ad esser sussunti) sia nei confronti del'Unione.

Bè, io avrei fatto così, al posto di Veltroni.
Faccio ragionamenti di natura davvero "politicienne", riflettendo dal punto di vista di chi avrebbe dovuto aver a cuore la tenuta del governo, in subordine la tenuta dell'alleanza, e, in terz'ordine, evitar di dare spago a Berlusconi per arrivare ad eventuali elezioni anticipate con un centrodestra perlomeno più indebolito dalle divisioni, con un Berlusconi non determinante.
In quelle settimane l'unione stava ragionando al suo interno su una riforma elettorale.
La sede di questo confronto era la "maggioranza", cerimoniere..il ministro Chiti.

La Bozza Chiti era  un punto di sintesi all'interno dell'Unione tutta: su quel progetto, in quella fase, tutta l'Unione si diceva pronta a discutere.

Nella precarietà strutturale della coalizione, era qualcosa da preservare, con la quale andare POI a trattare col "nemico". Trattativa dalla quale Veltroni poteva, essendoci già una sede naturale di tale confronto, stare lontano.

Avrei, al posto di Veltroni, lasciato proseguire quel discorso - in mano a governo e parlamento - andando a trattare con quella proposta con il centrodestra, e lasciando trattare Chiti ed il governo, su quella base.

Centrodestra che, ricordiamo cosa si scriveva su giornali e blog in quei qiorni, usciva distrutto dal primo voto positivo per la finanziaria al senato. Centrodestra che sulla bozza Chiti poteva, almeno in alcune sue parti, ragionare.

Berlusconi era dato da tutti per finito. La CDL in pezzi, Casini e Fini pronti a smarcarsi.

Fossi stato in Veltroni, viste comunque le grandi difficoltà, visto che tanto le possibilità di andare al referendum (e quindi di caduta del governo) erano grandi, visto che Berlusconi era in difficoltà enorme, visto che già nel '96 il csx tentò di dialogare con Berlusconi e sappiamo come egli finse di trattare per far saltare la bicamerale all'ultimo..bè: io avrei (probabilmente si sarebbe perso comunque, ma "meglio") lasciato andar avanti il discorso Chiti, ed avrei evitato - in questa situazione che è comunque di delirio - evitato di rilegittimare Berlusconi come interlocutore lasciando che la CDL proseguisse nel suo lavoro di...auto macerazione.
Il governo sarebbe caduto probabilmente lo stesso. Ma sarebbe caduto "meglio".
Invece che è accaduto?
Nel frattempo, il solerte Bertinotti faceva sparire dall'agenda della Camera il dibattito sul pdl in materia.
Veltroni è entrato a gamba tesa: ha tolto di mezzo la bozza "Chiti", elaborato con Vassallo una sua proposta, ed ha chiaramente scelto Berlusconi come interlocutore.
Come ho già detto, Veltroni, che di D'Alema è indubbiamente più scemo, ha tentato di fare 10 anni dopo ciò che non riuscì a baffino.
Ad un Berlusconi agonizzante e con gli alleati pronti a sfilarsi, è stata rimessa la corona in testa. Gli è anche stata data fiducia.
Nel frattempo - chissà Prodi quanto ha gradito - Veltroni se ne esce dicendo "mai più alleati". Che è come dire: ragazzi, la maggioranza che sorregge questo governo, non esiste più.
Ha sfiduciato Prodi prima lui..di Mastella.
Era del tutto ovvio che questo avrebbe dato luogo a più risultati, concatenati tra loro:
1) avrebbe innervosito alcuni alleati, indebolendo il governo (e anche deligittimandolo, eliminando la Bozza Chiti dal tavolo) .
2) Rimettere in sella Berlusconi come leader il quale, evidentemente, alla prima occasione utile, del "dialogo" se ne sarebbe fregato  ed avrebbe invocato le elezioni con QUESTA legge elettorale se fosse caduto il governo, con quella uscita dal referendum se si fosse eventualmente celebrato, costrinendo Fini e UDC ad allearsi con lui in ogni caso.
(ed ancora una volta..bye bye legge sul conflitto di interessi..:chissà se perlomeno durante la prossia campagna elettorale avranno il PUDORE di evitare di citare questo problema come bau bau?)

Ancora una volta, è il principale partito del centrosinistra, ESATTAMENTE COME ACCADDE NEL '96, ad aver alimentato Berlusconi, mettendo in freezer il conflitto di interessi, cercando in lui una sponda per il dialogo sulle "riforme", dialogo dal quale (giustamente , dal suo punto di vista) Berlusconi si sfila quando gli conviene.
Pur ancora nella legislatura uscita dalle elezioni che ha (più o meno) perso, Berlusconi già "comanda": da solo è in grado di determinare se e quando si voterà. Non è straordinario? Conta più lui, di tutti gli altri.
Pronto ed in salute per l'ennesimo confronto elettorale.
Pronto con gli alleati in fila a vincer le elezioni.

E grazie tante al centrosinistra ( i veri alleati di Berlusconi) per la generosità profusa.

Io due anni fa mettevo in guardia ricordando il periodo "bicamerale" (scambiata con il conflitto di interessi). Mi chiedevo: non hanno risolto il problema l'altra volta, perchè dovrei creder che lo farebbero questa volta?
Mi dicevan quasi tutti "ma infatti, questa volta mica faranno lo stesso errore, han capito la lezione".
Ah ecco.


domenica, 27 gennaio 2008, ore 22:46
L'AUMENTO DELLE SPESE MILITARI E DELL'ESPORTAZIONE DI ARMI CON LA SINISTRA AL GOVERNO. DATI.
Il governo dimissionario ha nel frattempo licenziato il provvedimento che rifinanzia le missioni all'estero.
La "sinistra"..ha cambiato idea: ora si può votare NO. Manuela Palermi e Russo Spena, già annunciano battaglia (ora posson permettersela): la prima arriva a dire che forse in questi due anni "ci siam sbagliati". Il secondo aggiunge che "abbiam votato SI perchè eran stati presi degli impegni poi non rispettati". Ahaha, ma che bravi. Non ve lo diceva nessuno che stavate sbagliando? Non lo diceva nessuno che le promesse strappate per i SI alla guerra eran aria fritta? Ma, pensarci prima? La verità è una sola: se il governo non fosse caduto, o se la partitia "missioni" si fosse chiusa una settimana fa, avrebero tranquillamente votato SI.
E già qui, si può fare un ragionamento: quanto è evidente che merito e contenuti - anche su vicende così importanti - non contino NULLA. Hai voglia poi a ragionare sul distacco tra "società" e "palazzo". Tanto valeva votare Si anche questa volta. Eh no , si dice, non c'è più il vincolo di coalizione. Perchè è la cornice ed il contenitore che conta, mica quello che si fa entro la cornice.
Politica politicienne fino alla vittoria. Ora - cacciati all'imminente opposizione - torneranno ad esser integerrimi pacifisti. Faranno autocritica. Pronti, quando e se ne presenterà l'occasione, a rifare gli stessi errori. Per poi ridire, ancora, "ci eravam sbagliati", magari tra X anni. Credibilità zero. Tutti film già visti.

I DATI

Mentre leggerete questo mini dossier, ogni tanto fermatevi e ripetetevi " e mentre accadeva tutto ciò, il governo ha tagliato i fondi a scuola e università" oppure "e mi vengon a parlare di rigore e sacrifici" oppure, ancora "ma se tutto ciò lo avesse fatto Berlusconi?".
Eh si, però i dati ve li cercate voi, perchè in due anni Prodi e compagni, preso il posto di Berlusconi, hanno (salvo l'istruzione cattolica) programmato ed effettuato tagli alla scuola pubblica per migliaia di milioni di euro mentre accadevo ciò che state per leggere.
Mentre accadeva ciò, l'Italia aumentava sia il proprio ruolo nell'investimento bellico, sia quello di motore per il riarmo mondiale. Doppia, anzi tripla, beffa.

TRA I PRIMI AL MONDO..ALMENO IN QUESTO

Benchè interventista e allineato sulle posizioni USA, il governo Berlusconi iniziò nel 2005 e nel 2006 a tagliare le spese militari. Ciò portò l'italia dal settimo all'ottavo posto al mondo per la spesa militare assoluta . In ogni caso, almeno in questo siamo tra i più bravi. Solo per ciò che riguarda i salari, ogni ano perdiamo una posizione (siamo ora al 23° posto, ventesimi nel 2004).
Arriva Prodi, e, con la finanziaria 2007, primo aumento: ben 11,3% in più ("e intanto tagliano i fondi alla scuola...").
Finanziaria 2008: un altro
11,1% in più. Rendetevi conto dell'enormità dell'incremento, in termini percentuali. Nulla aumenta così tanto in due anni. Nemmeno gli zucchini. Una scelta strategica ben precisa, non certo inevitabile ( e mi vengon a parlare di sacrifici...). In due anni...12 mila miliardi di lire in più. Ma non finisce qui.
La finanziaria 2008 prevede ulteriori finanziamenti aggiuntivi. Partecipiamo alla costruzione di 620 eurofighter nell'ambito di uno dei più colossali programmi di investimento bellico della storia. 121, son tutti nostri. Ne sentivate la mancanza, eh? Una macchina da guerra avanzatissima della quale vi risparmio i dettagli tecnici. In sostanza molti "pacifisti" han votato una coalizione che solo per il programma Typhoon-eurofighter (EFA) ha stanziato, di qui al 2012..la sciocchezzuola di 4.884 miliardi di euro. Manco so fare il calcolo in lire.
Altri 1.050 miliardi di euro, sono stanziati per l'acquisto di una manciata di aerei da guerra e di elicotteri.
La guerra , come è evidente e banale, serve. Fa girare soldi. E Prodi e compagni hanno contribuito ad alimentare lo sciacallaggio dei signori dela morte come mai nessun governo prima.
Finalmente, sono stati sbloccati i fondi per la costruzione di altre due navi da guerra Fremm. Altri 1050 miliardi di euro.
Come poi è noto, il 41% delle spese di mantenimento delle migliaia di edifici militari USA spetta al nostro bel paese. E dico USA, non NATO, perchè intendo esattamente dire USA (no perchè... spesso si fa confusione).
Il SIPRI (che cazzo è, mi direte? Bè, cliccateci sopra) ci fa notare che spendiamo circa 25 miliardi di euro l'anno per il complessivo impianto bellico nostrano (conteggiando anche le cifre che nella finanziaria non sono alla voce "bilancio del ministero della difesa").

DISARMO? NO, GRAZIE.

Il contributo alla pace mondiale è poi aumentato col governo Prodi anche per ciò che riguarda l'export di armamenti. Solo nel 2006, il valore delle autorizzazioni all'export di armi rilasciate è quasi raddoppiato ( 2,19 miliardi di euro).
Nessuno, come il governo dell'Unione, è mai stato così tanto amico di chi sulla guerra ci mangia.
Anche perchè il governo, oltre a rilasciare le autorizzazioni - è anche parte attiva, ha il suo bel posto al banchetto.
La Agusta, infatti, è del gruppo Finmeccanica. Il gruppo Finmeccanica ha come azionista principale il ministero dell'economia (30%). Le performance del gruppo Finmeccanica, dal valore delle azioni agli utili, sono state negli ultimi anni straordinarie davvero.
Così come ingenti sono i fondi che Finmeccanica impiega in investimenti, ricerca e sviluppo. il 56% degli ordini cui risponde Finmeccanica per il 2006 è relativo al mercato militare. Tendenza per il 2007: in crescita.
Insomma:c'è da sperare per il bene del paese che le guerre non cessino, che diamine.
Agusta, gruppo Finmeccanica, è il leader del settore italico: il 38% di export militare è roba sua (900 mln di euro..).
L'elenco dei commensali è lungo: oto melara, fiat, alcatel, alenia, eccetera.

A CHI VENDIAMO LE ARMI?
(chi si mette le magliette rosse per i monaci birmani..legga)

La parte del leone la fanno gli USA: nel 2006 (fonte: presidenza del consiglio dei ministri)  gli USA hanno acquistato ogni ben di dio per 349,6 mln di euro. Nel 2006 sono state autorizzate solo verso i paesi NATO-UE una quota di transazioni che , da sola, vale l'intero export bellico del 2005.
Se si tratta di vendere armi, non guardiamo in faccia a nessuno.
L'Oman, paesino minuscolo, ha comprato armi italiane per 78 milioni di euro. Altro paese democratico, gli Emirati Arabi Uniti, hanno fatto spese poco inferiori agli USA: 338,2 mln di euro.
Anche la Nigeria, è presente nella lista. Così come la Corea del Sud (investimento saggio che confida nel futuro di quell'area).
Per evidente par condicio, armiamo più o meno allo stesso modo India e Pakistan (27 e 22 mln di euro), qualcosina vendiamo anche a Singapore. C'è da dire che l'India è poi uno dei principali fornitori d'armi dei cattivi dittatori birmani. Un esempio: gli elicotteri da guerra che l'india vendeva alla Birmania, hanno parte della componentistica prodotta nell'operoso varesotto.
Per quanto riguarda le banche, la principlae "banca armata" è il SanPaolo, tra i primi sponsor di Prodi nel 2006: 446 mln di transazoni internazionali per armi son passati dall'istituto di Torino.

Ecco come sono stati usati i voti dati dal popolo della "pace".

L'italia protagonista della guerra tanto per ciò che riguarda l'impiego di risorse proprie, sottratte alla spesa sociale, tanto per ciò che concerne il contributo alla politica di riarmo mondiale. Italia protagonista  del saccheggio e della devastazione imperiale. Con Prodi e la "sinistra", l'italia ha speso - ed impegnato per il futuro - più soldi pubblici in armi, mentre dall'altro lato si predicava rigore, sacrificio, e si davan meno soldi a scuola e università di quanti ne stanziasse la "destra".

Ora i 4 della cosa (rotta più che mai, neanche sulla crisi hanno una voce sola) iniziano l'autocritica paracula. "Abbiam sbagliato", "mai più".
Tanto, per un po', di tornare al governo non se ne parla. Già prevedo una campagna elettorale dove i 4 - uniti o divisi vedremo - potran permettersi slogan e parole d'ordine "radicali" che fregheranno i più.
Forse nemmeno ci sarà più questo blog quando, fra qualche anno, se ne avranno l'occasione, quelli  rifaranno gli stessi errori, poi ancora li ammetteranno fuori tempo massimo, con due o tre anni di ritardo, confermeranno i timori che quelli come me avevan espresso per tempo, e che però si saran sentiti dire "eh, ma aspetta, vedrai che stavolta". Vorrei rivederli al governo solo per questo.

Ma si sa, son prevenuto.

venerdì, 25 gennaio 2008, ore 01:38

Inizio dalla fine.
A tutta una serie di domande che affliggono molti elettori ed elettrici dell'Unione, caduti in crisi (di nervi) assieme a Prodi, non ho risposte. Come ho detto: bisogna cercare le domande giuste.

Praticare esodo, esser nomadi. Che in quella cornice, le risposte son tutte necessariamente sbagliate.


Il coccodrillo, il pezzo che nei giornali solitamente è pronto da tempo in attesa che muoia questo o quel VIP, lo ho pronto da due anni.
Posso fare un po' lo scemino ed imbrodarmi?
A parte che nel maggio 2006 parlai di una durata di due anni, ancora a settembre ( il 30, per l'esattezza), nei commenti ad un post qui, parlavo di una scadenza certa entro tre, massimo quattro mesi.
Ho sbagliato di 4 giorni.
Certo, affermare ora queste cose, può sembrar ribadire qualcosa di prevedibile e scontato. Eppure, che la memoria non la ho corta, va anche detto che queste  cose che a me  parevano scontate e banali, trovavano invece (a volte anche solo affermando " mi sento che andrà così") argomentata confutazione.
Non solo sulla durata, ma anche sul merito dell'operato di questo governo.
Perchè anche qui, sopratutto ora, sottolineare i tanti aspetti negativi o criticabili di questo governo pare scontato, ovvio.
Anche su questi elementi, 24 mesi fa, c'era chi mi dava del "prevenuto", chi mi diceva di "aspetttare".
Evito il pedante linkaggio..
Ma veniamo all'oggi.
Non esulto per questa caduta, non vado ovviamente nemmeno in crisi emotiva.
Vedo dei convertiti al "grillismo", che pochi mesi fa davan del "ladro " a destra ed a manca, o che magari riportavano nel blog il banner con la conta alla pensione dei parlamentari (come dire..state aspettando di maturar la pensione, bastardi) che, ora che il governo cade, si disperano. Ora invece voglion che ci arrivino, alla pensione. Curiosi, schizofrenici. Non sono d'accordo con loro stessi. Alcuni han riscoperto nel proprio blog la politica nazionale dopo due anni di quasi silenzio.
Non festeggio perchè non posso non dire che preferirei che un governo cadesse sulla spinta di un movimento, su una contraddizione sociale, in seguito al conflitto.
Qui cade per le manovre di palazzo. E se si fosse salvato al novantesimo, si sarebbe salvato per manovre di palazzo speculari. Sempre in ossequio a ciò, forse parte di rifondazione tollererebbe anche un Draghi, a fare da camerlengo, un facente funzioni,  se ciò valesse il mitico proporzionale teutonico.
In questo sfacelo, si profila il ritorno plausibile, bisogna vedere con quali tempi, di Berlusconi, del caimano.
Quanta gente un paio di mesi fa, lo dava per morto. E' finito, dicevano, la CDL è morta. Ed era quasi vero.
Il giorno dopo il voto sulla finanziaria, quando tanti lo davan per escluso dalla scena politica, io da qualche parte dissi: guardate che avete capito male. Ha il pallino in mano. Sarà il vero trionfatore, sopravviverà a Prodi, e l'assist glielo darà Veltroni.
E  per la seconda volta - dopo il '96/'01- si è messo da parte quello che in ogni campagna elettorale pareva la più grossa delle priorità, il "conflitto di interessi" è sparito dall'agenda anche di questo governo (anche qua, ricordo perfettamente che quando dicevo ciò prima delle elezioni, mi si diceva: e figurati, guarda che han capito..stavolta lo risolvono il problema, dai, stavolta mica ci cascano come durante la bicamerale). Non che a me interessi questo tema, ma era ciò che interessava a tanti che han votato Unione.
Avranno il coraggio di riproporlo quando si tornerà a votare?
Veltroni, che di D'alema è più scemo, ha tentato di fare in trentaduesimo quel che tentò, perdendo, di fare D'Alema dieci anni fa. Mica l'han capita. Poi se gli dici "coglioni", si offendono.

Fermiamoci qui.
Mi dicono "ora sarà peggio". Risposta a domande sbagliate fatte internamente alla logica del palazzo che tanto si critica. La logica delle finte alternative.
Si continua a stare nella logica del teatrino.
Intanto, dopo due anni, non una delle leggi tanto vituperate è stata cancellata, alcuni principi della legislatura scorsa son stati ribaditi da questa maggioranza (la nuova versione del decreto "sicurezza" recupera il temporaneo testo Pisanu anti terrorismo, altra chicca), l'età pensionabile è stata aumentata, i lavoratori stan peggio di due anni fa, le perfomance lodate dai banchieri son state raggiunte colpendo i soliti noti, profitti e rendite stan più in salute di due anni fa, i salari stanno peggio.
Ma il vero problema..pare esser: ma si vota? E con che legge elettorale?
E ci si continueranno a porre le medesime domande di due anni fa.
Che non ci siano rivoluzioni dietro l'angolo, lo so.
Quel che è possibile fare, è resistenza, sabotaggio, ribellione, conquista di spazi di autogoverno, autorganizzazione dei soggetti sociali della metropoli globale per difendere i diritti di cittadinanza, al reddito,i diritti dei corpi, e del lavoro.
Contro il saccheggio e la devastazione quotidiana della vita e del desiderio.

Una delle domande che mi faccio in questo senso è come dar forza a tutto ciò.
martedì, 22 gennaio 2008, ore 23:01
Oggi non son stato on line, e latito dalla blogosfera da qualche giorno...eppure ho avuto un numero di visite discreto.
Lo so che passate di qui per vedere che ho da dire sul governo Prodi ( o forse è solo che il mio amico alieno ha tanto tempo libero)!
Non ho avuto tempo oggi,  ma ho il "coccodrillo" in canna da un po'.
Se però avete da spendere qualche minuto qui, magari un'occhiata a cosa scrivevo tra il febbraio ed il luglio 2006, datela.
A presto.
postato da moltitudini· archiviato in politicamente scrivendo, ioloavevodetto·permalink · commenti (41)
sabato, 19 gennaio 2008, ore 12:10

Il signor Corrado Gini fu, agli inizi del secolo, giurista, sociologo, economista e statistico.
Tralascio formule e grafici matematici, vediamo di esser divulgativi.
Mise a punto un sistema per misurare le diseguaglianze: l'indice omonimo, l'indice di Gini o coefficiente di Gini, è uno strumento col quale possiamo misurare come in una data popolazione un attributo, nel nostro caso il reddito, è distribuito.
L'indice di Gini, insomma, ci da la misura di quanta eguaglianza vi sia un un paese, ci aiuta a misurare le sperequazioni. Non ci dice quanta ricchezza in assoluto è prodotta (il PIL), nemmeno quanta ricchezza pro-capite ( il famoso mezzo pollo a testa) ma quanto quella ricchezza e quei polli sono concentrati o redistribuiti in una popolazione.
Ora cominciate a capire come mai, sebben sia uno strumento così frequente da esser banale in economia, del'indice di Gini non ci parlino così spesso quanto di crescita, PIL, o pil pro capite....
sabato, 19 gennaio 2008, ore 12:09



Mi sono letto più volte il testo inviato da Ratzinger alla Sapienza.

Senza, davvero, voler esser ritritamente anticlericale - si può riconoscer lo spessore teoretico di un intervento senza con ciò condividerlo o farlo proprio - un testo banale e per nulla nuovo. Una sintesi di buona parte del cuore della "spe salvi", solo un po' più "moderata" negli accenti e contenuta nell'argomentare ed approfondire per ovvi motivi.
Il papa, per altro, ribadisce nel testo di esser stato invitato in qualità di Vescovo di Roma. Esattamente il punto in questione e, per parte mia, da contestare.
Quando mi riferisco a riflessioni non particolarmente suggestive intellettualmente, mi riferisco alla riproposizione di affermazioni come: la verità ci rende buoni, e la bontà è vera.

Un po' poco, per un "grande" intellettuale.
Il testo è comunque interessante per quanto afferma e ribadisce, va necessariamente conosciuto.
Se da un lato il papa ricorda che la fede non può essere imposta (grazie) ecco come  da un lato (sintetizzo) si afferma l'autonomia dell'università come luogo di ricerca della verità, verità che è l'unica autorità cui risponde "l'università". Verità unica autorità, autonomia -dice Ratzinger - dal potere ecclesiale e politico, che fonda l'Università nel suo libero conoscere.
Bene. Non si potrebbe chieder di più, invero, ad un papa, lo ammetto.
Ma attenzione: dice il papa...(qui uso un po' di sarcasmo): tu, università, cerca pure liberamente la verità. Io però...la conosco già, e la verità è la mia fede, non altro. Tiè.
I corsivi sono citazioni testuali del testo.
In modo più forbito, il papa dice quanto ho banalizzato sopra in questa forma:
La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.
Quindi, la verità è Cristo, incarnazione di Dio, che è il Bene. E, si badi, il Cristo cattolico, perchè quello protestante, valdese o altro, è già meno vero. Una falsificazione.
Se è la verità l'unica autorità che deve guidare la ricerca universitaria...e Cristo incarnazione di Dio è bene e Verità...ne deduco che...l'indagine, la speculazione accademica in ultima istanza risponde all'autorità di Cristo.
Ratzinger poi fa sua la posizione di San Tommaso: teologia e filosofia non confuse, ma non separate.
Anche questa enunciazione potrebbe esser interessante ed accettabile, nel libero confronto filosofico.
Pare un riconoscimento di autonomia, ma è la fede cristiana che purifica la ragione. Solo la fede cristiana rende la ragione sè stessa. Teologia e folosofia non confuse, quindi, ma con un  chiaro rapporto gerarchico in termini teoretici.
La ragione non può esser sorda al richiamo indicato dalla fede cristiana.
Viene ribadita ancora tale gerarchia...se la ragione, per esser laica, si distacca dalle radici (la fede cristiana) che le danno linfa
allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
Mi pare chiaro che non si tratta di un accettabile invito alla dialettica tra ragione e fede, ad, eventualmente, una "sfida" speculativa di cooperazione tra teologia e filosofia: quest'ultima ha nella fede le sue radici.
Il papa non impone la fede, ma chiede all'università di mettersi alla ricerca del vero, ossia "del bene, e di Dio".
La ragione, insoma, autonoma sinchè si vuole, ha  una missione: scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.
La ragione deve cercare Cristo Cattolico Romano.
Nel testo di Ratzinger c'è una rivendicazione chiara: la detenzione assoluta della conoscenza della verità, da cui discende la falsità oggettiva ed assoluta di altre verità.
In questo testo , ancora, c'è tutta l'arroganza del capo di una parte della cristianità, che ambisce a esser unica e vera voce della cristianità tutta.
Chi cerca la verità, anche l'Università, è a San Pietro che deve guardare. Qualsiasi altro approdo, sarà falso, non vero, quindi non buono ed irragionevole. L'autonomia della ricerca della "verità" riconosciuta al mondo universitario, quindi, è ridimensionata, limitata. E' questo che Ratzinger è andato a dire al mondo universitario.
La verità sono io. Non ve la impongo, per carità.
Ma se cercate altrove, non ne trovate. Se vi va, ve la mostro.

A proposito di libertà di parola: la questura vieta iniziativa radicale. Info QUI e QUI.
postato da moltitudini· archiviato in anticlericalismo, lemmi·permalink · commenti (40)
giovedì, 17 gennaio 2008, ore 00:54


La vicenda Ratzinger in Sapienza- sulla quale intervengo in ritardo -  ha dei contorni che sono surreali e paradossali: l'aspetto meno sopportabile della vicenda, è il ribaltamento della categoria di "laicità" a favore della partecipazione di Benedetto all'inaugurazione dell'anno accademico.

Francamente, ritengo più dignitosa la posizione di chi, cattolico, affermasse: il Papa in quanto tale è una autorità morale e scientifica, ed è giusto che una università romana ed italiana gli riconosca tale ruolo invitandolo in tale occasione.

Molto più serio dire ciò, che fare bizantinismi cerchiobottisti, che dire- come ha fatto l'Unità due giorni fa in prima pagina, "un errore invitarlo, ma parli", o brandire la laicità in difesa della scelta di invitare Ratzinger in questa occasione. Genuflessa deferenza che ha caraterizzato tutti, da sinistra a destra, salvo qualche radicale e socialista, a onor del vero.

Ricapitolando: il rettore ha invitato il papa ad inaugurare l'anno accademico, docenti e studenti, da mesi, hanno scritto al rettore criticando la congruità di questo invito in tale sede, il Rettore ha autorizzato gli studenti ad organizzare iniziative di protesta, il papa ha deciso di non farsi contestare e soprassedere.
Dove sta la lesione del diritto di parola del pontefice, per altro voce non certo oppressa ed isolata in questo paese?
E' un capo di stato, è un "leader", a qualcuno le cose che lui ed il suo gregge affermano non piacciono, e come accade con il Prodi, il Bush o il Berlusconi di turno, quel qualcuno ha deciso di contestare quella presenza. Torto o ragione nel merito della contestazione, la cosa che mi pare più grave è che si attacchi la legittimità di criticare e contestare il papa.

E, va ricordato, non si parla di un appuntamento qualunque, o di una prassi consolidata: la critica era specificatamente rivolta al Rettore al quale veniva chiesta ragione di questo invito in quel contesto, ossia, l'inaugurazione dell'anno accademico, non un appuntamento come un altro.

Su questo, non è stata data risposta, su quale base di autorità è stato invitato Ratzinger in questo contesto preciso, in rappresentanza di cosa, non è stata data risposta.

Perchè il Papa avrebbe dovuto salutare l'avvio dell'anno accademico? Non si dica "perchè no", è chi lo ha invitato che doveva motivare questa scelta.

Alcuni dicono: ah, non volete il confronto. Mistificatori: non si trattava di un libero simposio, di un confronto scientifico filosofico. Nessun confronto in ballo, ma un monologo pontificio.

Il Papa ha poi autonomamente scelto di non andare, per evitare le legittime contestazioni (se illegittime, vale allora in ogni caso: dovrebbero ricordarselo quelli di centrodestra quando plaudono ai fischi diretti a Prodi, e quelli di sinistra quando plaudono alle contestazioni all'ex demonio Berlusconi. Chi stabilisce che questi siano meno intoccabili del papa? Quante volte platee cattoliche hanno fischiato questo o quello? Vale anche per loro l'accusa di esser degli intolleranti che voglion tappare la bocca agli altri?).

Qualcuno cerca di legger questa vicenda in termini di vittoria o sconfitta, alcuni -"laici"-segnano, magari amaramente, un "punto" a favore della cricca clericale.
Io non credo che questa singola fattispecie possa esser letta in questa chiave. Non sposta nulla nè in un senso nè nell'altro: non è un colpo inferto verso la lobby clericale, non è nemeno un arretramento per le ragioni degli atei, laici, eccetera. Non poteva andare in modi molti diversi da questo: se fosse andato, ci sarebbe stata la contestazione, e le accuse di intolleranza avrebbero avuto luogo lo stesso (lo dico a chi suggerisce che forse è stato tatticamente sbagliato "accanirsi").
L'alternativa poteva esser solo..tacere.
Poi è chiaro che sono tentato di leggervi una piccola ed effimera, vittoria, in termini di.."egemonia/agibilità" territoriale: aver creato le condizioni per far in modo che in quel contesto il papa non avesse agibilità è, nel suo piccolo, una soddisfazione.
Non è lì che si gioca la partita vera: l'agibilità che il clero ha al governo, nel parlamento o nel consiglio comunale romano è ben più seria e difficile da contrastare.


Due parole su Mastella. Non conosco le carte, oggi lavoravo ed ho seguito poco. Mi pare politicamente ovvio che un ministro della giustizia non possa stare al suo posto, in una situazione simile, per l'evidente "conflitto". Da ministro certe accuse ai magistrati è forse incongruo farle, ma, in assoluto, ed aldilà di quel che si pensa su Mastella, non è che non sia mai accaduto che indistruttibili tesi di pubblici ministeri fossero, alla fine, teoremi e complotti politici.
Solito grillo (anzi, facciamo altro insetto, vah) parlante su questi temi, e certamente non sospettabile di esser nè amico del governo nè di Mastella, dico che invidio un po' la saccenza di quelli che, conoscendo la vicenda quanto me, prendono le ipotesi di un PM come condanne certe e definitive, e che mischiano la disapprovazione del Mastella politico con il ritenere lui e la consorte certamente colpevoli di reati.
Con ministri della giustizia così, non mi sentierie più garantito che da Mastella.

SEGNALAZIONE
GENOVA -GIOVEDI 17 GENNAIO-TEATRO MODENA-ORE 15.30
GAD LERNER INTERVISTA SASKIA SASSEN (uno dei cervelli più interessanti in circolazione)

In occasione della due giorni di dibattito "giovani e migranti nelle città globali"





 

domenica, 13 gennaio 2008, ore 20:58

Ciascuno ha le sue debolezze, le sue bizzarre passioni.
Io confesso che - pur vergognandomene un poco -  resto ammirato da certi personaggi.
Mi affascinano, mi seducono. E' una forma di perversione.

E' il caso di tal Filomeno Viscido.

Un personaggio straordinario. Uno che, tra un post sul congresso del "partito comunista dei lavoratori" di Ferrando e uno sul subcomandante Marcos, conduce , accanto a Ferrara, Ratzinger e Bagnasco,  una crociata per la tutela dell'embrione, in un blog che recita tale disclaimer " Siamo di sinistra, restiamo di sinistra, siamo fieri di essere di sinistra,pretendiamo ci sia la sinistra quissu'.Nel caso vogliate la destra, la rete è grande, non la troverete qui.
Qui troverete il popolo di sinistra in movimento, con i suoi pro e i suoi contro".


In un post sulla legge 40, ci regala un pezzo di puro lirismo, che cito " SONO per una regolamentazione del settore piuttosto che lasciarlo de-regolamentato (se la Sinistra non fa le leggi , non è colpa mia!!) e che quindi avrei appoggiato leggi di ogni impronta cultura(fascia, liberal o cattolica) ".

Qualsiasi legge, anche..."fascia".
In altro post (lo linkerei ma non trovo il link..comunque è del 17 dicembre 2007) accusa l'istat di sessismo perchè non parla della violenza delle donne sguli uomini, e accusa di sessismo anche le parlamentari di SD che propongono leggi sulla vilenza di genere.
Ora, io trovo fastidioso che gli uomini si gettino come falchi sul tema "aborto". Io qui, più che del tema in sè, voglio parlare del caso antropologico, del blogger in questione.
Questo post (LINK) in particolare, andrebbe conservato e rammentato.
Un post che, si badi, è rivolto alle donne ed ai maschi..ma solo se antiabortisti. Anzi, alle kompagne ed ai maski, per citare la fonte.
Il succo (leggere per credere) è questo: la donna occidentale abortisce perchè edonista e pensa alla carriera. Lo fa così, con lo stesso spirito col quale va dal'estetista a fare il peeling.
D'altra parte, che l'aborto venga utilizzato come metodo contraccettivo dalla donna moderna che pensa solo al lavoro, secondo Filomeno, è provato dal fatto che "in Italia comincia qualche avvisaglio se la percentuale di aborto è rimasta costante in 30 anni nonostante l'aumento dell'indipendenza economica"

Io mi sono limitato, senza entrare nel merito del dibattito sulla 194 o sulla liceità o meno  di interrompere una gravidanza, a fare educatamente notare che quella affermazione è oggettivamente sbagliata.

Le interruzioni di gravidanza sono in costante calo da 25 anni
(da 234.801 a 130.033). Quasi dimezzate, anche contando le donne immigrate, che abortiscono di più delle italiane per ovvi motivi socioculturali (per'altro sconfessando la suggestiva tesi di Filomeno). Tra l'altro, in Italia - al contrario di altri paesi europei - diminuisce anche il dato delle IVG tra le ragazze sotto i 20 anni.

Ciò, da un punto di vista intellettuale, può tranquillamente non esser un motivo per difendere la 194 o NON dirsi antiabortisti, ed è in linea di principio legittimo pensare che quel calo non sia dovuto alla 194, questo non mi interessa. Semplicemente, non è vero che in 30 anni l'aborto è rimasto costante.

Mi sono preso del "troll", oltre ad insulti vari.
Mi è stato anche detto che dire ciò -cioè parlare di numeri - è "ideologizzare". Ohibò. Se anche fosse, che non è, non lo sarebbe di meno di affermare tout court che l'embrione è persona. Affermazione che non ho discusso di là e che non voglio trattare neanche qui, ma che è una - legittimissima - posizione prettamente ideologica.
Il post poi si chiude con un richiamo paternalista all'uomo antiabortista. Trattengo -come ho fatto nel suo blog- ciò che vorrei dire, e che spesso ho già detto, sulla genitorialità come scelta consapevole ed affettiva, come atto di volontà.
Ora, che dire di un caso così?
Singolo caso di deragliamento umano? Oppure, se teniamo conto che  è un uomo che si dice di "sinistra", e nemmeno moderata, uno che cita Marcos o Ferrando, un piccolo e buffo segnale di una più vasta questione della dialettica tra i generi ancora irrisolta, e che dice non solo dai Ferrara la donna deve guardarsi?
Non saprei.
Mi piace citare una frase di cui non conosco la reale maternità- o paternità: se l'uomo potesse restare incinto, si abortirebbe anche dal barbiere.
Insomma, non più solo dall'estetista.


Già che ci siamo, un paio di segnalazioni in tema.
la "layca FROCESSIONE" , gioved' 17 gennaio, per salutare il papa che arriva in Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico.
Dettagli maggiori su http://www.facciamobreccia.org.

Ancora, poi magari son segnalazioni inutili perchè le internaute che passan di qua già probabilmente conoscono....comunque:
QUI (LINK) l'appello di "usciamo dal silenzio" dopo la riunione di Milano del 10 gennaio scorso.
QUI il sito  "ControViolenzaDonne". Ieri si è tenuta, a Roma, l'assemblea nazionale delle donne e delle lesbiche, che rilancia alcuni appuntamenti per i prossimi mesi.
Suppongo che sul sito verrà messo on line qualche materiale reativo all'assemblea di ieri, in ogni caso le date previste sono Roma 23 e 24 Gennaio - tavoli tematici -  ed 8 marzo in tutta italia per mobilitazioni di piazza. QUI (LINK) il comunicato che indiceva l'assemblea di ieri, e, se qualcuna di voi che passa di qua è interessata e volesse seguire il dibattito,  QUI il blog di controviolenzadonne.


venerdì, 11 gennaio 2008, ore 23:23

E son quasi tre anni - manca qualche giorno - che questo blog ammorba la rete.
Che dire.
Intanto, grazie a chi mi ha nominato nelle nominations dei blog "pensanti".
Se non dimentico qualcuno - cosa possibile - i folli dovrebbero esser stati ELENAMARIA, MARXETTO, NEGATIVE, ELFOBRUNO e ILMILITANTE. Dimentico qualcuno? Bè, chiedo scusa.
Ed ora-come ho detto- si attende il lancio dello "shitting blog awards".
Per il resto. Bloggare mi piace, è indubbio. Non mi è "necessario", ma mi piace. Mi chiedo abbastanza spesso però se ed a cosa serva, aldilà del poter aver "un muro" su cui dire la propria, cosa che ha indubbie prerogative "autoterapeutiche" (ma anche patogene).
Perchè poi spesso il bloggare si riduce ad un vociare confuso, all'autocelebrarsi, ad un rincorrere le "cose". Le discussioni, anche quando fertili, hanno una fisiologica vita breve. Così come il darsi  "ragione" è poco proficuo tanto quanto il  non comunicativo mandarsi  a quel paese: che senso ha dirsi certe cose con chi già le sa o già le pensa?
E allora il senso del bloggare dove sta? Non sta nell'"informare" (aldilà del mettersi d'accordo su cosa voglia dire, sono così tanti e tanto letti i blog che raccontano cazzate all'insegna dell'ignoranza che sarebbe vano intendimento. E poi le informazioni, di per sè sono un bagaglio, qualcosa di passivo, un "pacchetto" che si recepisce).
Il senso del bloggare non sta nell'ingenuo proposito di "raccontare la verità".
Inciso: non che non esistano "verità", perchè esistono senz'altro le "falsità" ma, e mi fermo qua perchè sarebbe un lato della discussione che meriterebbe una analisi a sè, mettersi nella posizione di quello che racconta la "verità"  è un ergersi ad un ruolo quasi "messianico", che quindi cerca discepoli.
Il senso del bloggare, per me, non sta nemmeno in una narrazione autoreferenziale, nella mera esposizione emotiva di vissuti che sono "chiusi", si autoalimentano, sono non discutibili.
Il senso sta nel generare pensiero, nell'attivare comunicazione e relazione, sta -come ho detto altre volte - nelle sue potenzialità a-gerarchiche, rizomatiche, nel seminare dubbio e critica, nel determinare "movimento", nell'essere, in qualche misura "fertile", nel lasciare, al termine di ogni post, dei "puntini", uno spazio aperto, un punto interrogativo.
Spunti, in larga parte.
Piccoli spunti innanzi a problemi enormi cui un blog può solo accennare, non si può certo dar luogo all'esposizione di tesi, antitesi con autosufficienti sintesi come chiosa.
Il post precedente ne è un esempio: sono convinto che qualcuno, leggendo soprattutto i bei commenti (va detto: di memento in primo luogo), abbia non trovato risposte qua, ma -senza esser arrivato a certe conclusioni già prima di passare di qui- dato avvio ad una ricerca personale,come possibilità di resistenza ed alternativa alla vulgata generale del (cattivo) buon senso.
E pazienza (caro memento) se probabilmente questa vicenda campana, come risultato nel breve-medio periodo, avrà esattamente quello di rilegittimare gli inceneritori, perchè è quello che mi pare stia avvenendo.
Tornando agli obiettivi succitati:ammetto di ritenere il bilancio di moltitudini relativamente positivo, sotto questo punto di vista. Nella sua piccolezza, un pochetto credo/spero che questo blog faccia quanto auspicato qualche riga sopra.
Mmmh...anzi, ammetto di pensarlo più che sperarlo. Anche se altaleno tra momenti in cui questo blog mi piace, ed a volte mi chiedo: ma a che cazzo serve? Ma mi piace.
Però - e so io a chi mi sto rivolgendo - non chiamarmi "enfant prodige", che non ho più l'età....


postato da moltitudini· archiviato in me e dintorni, costume e societĂ ·permalink · commenti (28)