"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.
I protagonisti ed i sostenitori del bipartitismo-bipolarismo da anni predicano l'approdo del panorama politico italico ad un orizzonte più europeo, normale, evoluto. Nuovo.
Poi sono i primi a sconfessare le regole ed il funzionamento "base" del bipolarismo degli altri paesi europei.
Post un po' lungo. Ma se volete commentare, aldilà dele prevedibili battute su Vespa, leggetelo tutto.
Qualche giorno fa, nel programma principe dello splatter pulp, ha avuto luogo un ameno siparietto.
Cornice, l'ennesima puntata dedicata a questo o quel fatto di cronaca nera, sezionato con buona dose di soddisfatta pruriginosità per saziare le pulsioni del pubblico guardone che oramai non distingue più la fiction dalla realtà: ben aldilà della mera voglia di informazione, si seguon queste vicende col pop corn in mano, si prende parte, ci si improvvisa detective scommettendo sull'assassino, ci si appassiona ai vizi ed alle virtù più private (morti e indagati non hanno privacy) dei protagonisti dati in pasto al teleutente con lo stesso animo con il quale si segue uno sceneggiato, o si legge un giallo.
Poi..è vero e non fantasia, o forse no, ma non importa.
Ospiti: l'ineffabile psichiatra Meluzzi, Simonetta Matone (professione opinionista fissa di Porta a Porta, magistrato del tribunale per i minori per hobby) ed Alessandra Graziottin, sessuologa e ginecologa.
Ad un certo punto della serata si parla del fatto che vittime e protagonisti del "giallo di Perugia" hanno/avevano un blog.
Bruno Vespa, attonito, si stupisce (per finta o per davvero?)e più o meno dice: io sarò preistorico...ma cos'è questa storia dei blog? Ma è vero che tutti i ragazzi li hanno? Ma perchè? Ma quale bisogno hanno di mettersi in mostra? Che tragedia!
Il resto del breve dibattito sul tema lo potete vedere nel video sopra (così non perdo tempo a riassumere).
Ho letto in giro per la blogosfera alcune reazioni: come mi aspettavo ci sono state, e, come mi aspettavo, dal mio punto di vista sono state reazioni "fuori bersaglio", reazioni permalose di bloggers che si son sentiti offesi in quanto tali.
Insomma, una reazione da sindacato di categoria. Una reazione nella quale non mi riconosco. Penso che Vespa ed i suoi siano stati "stronzi", ma per ragioni diverse da quelle che ho letto in giro....
Lo confesso: inserire nel mio blog il simbolo di una lista elettorale mi costa. Lo faccio con un certo imbarazzo, mi faccio una piccola violenza, davvero.
Ma rispetto alla Mia presa di posizione ufficiale in vista delle elezioni, così attesa dalle agenzie e dagli organi di stampa, sciolgo la riserva. Voterò "sinistra critica" (LINK)
Come è noto, della "falce e martello" poco mi importa. Anzi, quella scelta da "sin. crit" graficamente rimanda troppo al PCI, per i miei gusti, e trovo invece graficamente assai carina la "stellina/omino" simbolo usuale del gruppo di Cannavò e Turgliatto.
Comprendo la scelta anche un po' politicista di inserirla nel logo, ma per me è secondaria: voterei "sinistra critica" anche senza falce e martello, argomento sul quale si è consumato un dibattito abbastanza sterile e fuorviante, e sul quale non torno.
Non è certo l'arcobaleno il problema della sinistra arcobaleno. Anzi, l'immaginario che evoca l'arcobaleno a me piace pure (aldilà che graficamente il simbolo della sinistra arcobaleno è bruttino). Piccolo inciso, da un punto di vista eminentemente grafico, i simboli più belli della storia partitica italiana sono, a mio avviso, la vecchia "rosa nel pugno" prestata da Mitterand ai radicali, ed il logo che fu di "democrazia proletaria".
Voterò "sinistra critica" e pregherei i miei net-amici di evitare, visto che io di sinistra critica non sono - di dar luogo qui a polemiche di bottega nell'ambito della querelle tra PCL e i nipotini di Livio Maitan. E' un aspetto che non mi interessa ed anzi, faccio alle compagne ed ai compagni del PCL i migliori e sinceri auguri.
Leggo in giro le indignate proteste di chi si sente vicino alla sinistra arcobaleno contro il "voto utile" che PD e PDL reclamano per sè stessi (invitando anche a votare l'avversario). Proteste fondate, salvo che poi a livello concettuale la stessa arroganza viene rivolta dalla sinistra arcobaleno verso esperienze come sinistra critica o il partito di Ferrando. Se è arrogante l'invito al "voto utile" , lo è a prescindere dalle dimensioni di chi lo invoca. Mussi e i suoi se si presentassero prenderebbero forse meno dei due gruppetti di estrema sinistra. Avranno 7 od 8 deputati solo perchè tutelati dall'abbracio con Bertinotti, non certo perchè rappresentativi di qualcosa in maggior misura di sinistra critica.
Leggo appelli che parlano delle due piccole esperienze a sinistra del PRC come di "guardiani del cimitero", avocando a se lo spirito di "Genova", per esempio. Loro, che stavan nel governo che ha promosso tutti, da De Gennaro in giù.
Questa si, è una forma di arroganza. La mia polemica non è tanto rivolta a chi voterà per la sinistra iridata, ma verso i suoi dirigenti, grandi, piccoli, o in carriera in attesa del loro posticino al caldo. Con lo spirito di Genova, voi, non c'entrate più nulla.
I necrofori della politica intesa come prassi di cambiamento che irrora la società, i quartieri, i luoghi del lavoro, del pensiero ed il territorio siete voi, che avete monetizzato sogni e desideri di centinaia di migliaia di persone per anestetizzarli nelle logiche di palazzo, ossequiosi della governamentalità. Salvo vedersi far saltare il giochino da un Mastella uno.
Siete voi, che proseguite nell'unica strada che vi si apre davanti: un cartello che vive su una scheda elettorale con una legittimazione che viene dall'alto delle sue nomenklature che riproducono loro stesse.
Un cartello che con le stesse pratiche verticistiche continua ad allearsi col PD nei comuni, decidendolo dall'alto ed imponendolo alla tanto blandita "base", a "prescindere", magari animando in modo improbabile comitati di quartiere contro le scelte fatte dalle giunte dentro le quali si sta comodamente. Decisioni che coi singili territori, con le specificità locali c'entrano nulla, perchè le stabiliscono veltroni e bertinotti nazionalmente nell'ambito del loro gioco delle parti.
La fine che farà "sinistra arcobaleno" a me è chiara, è scritta nel suo DNA. Non la ribadisco qui, ma mi pare di aver dimostrato che di rado mi sbaglio quando prefiguro scenari.
Leggo un Bertinotti , stamane, che orgogliosamente rivendica che la lista che guida non è un cartello elettorale, ma soggetto politico.
Peccato che stamane si votava sul rifinanziamento delle missioni, ed il soggetto è così tanto solo elettorale (anzi, elettoralistico) e così poco soggettività politica, che i 4 gruppi si son comportati in "anarchico" ordine sparso: chi ha detto NO, chi si è astenuto, chi ha lasciato libertà di voto (quindi su un tema simile uno di sinistra democratica poteva tranquillamente votare SI, No o astenersi), chissà cos'altro. Tanto per dare l'dea (contestualmente l'Italia riconosce il Kossovo sconfessando un pronunciamento ufficiale del parlamento di soli pochi mesi fa: come si diceva una volta?Questo palazzo non serve ad un...) Questo è il cimitero, questa è la morte della politica, pensare a quella cosa che si intende per "sinistra" come un marchio che vive in una scheda e si autorappresenta nel palazzo al solo fine di autorappresentarsi, che tanto le contingenze renderanno possibili scelte di un tipo quanto il loro contrario, in spregio di quanto affermato magari pochi giorni prima. Rifondazione a Roma è stata persino capace di votare con la destra la rimozione di Simeone dal ruolo di vicepresidente del consiglio provinciale (ruolo istituzionale, non politico). La sua colpa? Per le destre, aver concesso la sala ad una iniziativa No-Bush. Per Smeriglio e i suoi, non esser un allineato (qui la storia)
Voterò sinistra critica perchè è l'unico voto che in coscienza posso dare, perchè ho elementi materiali sufficienti per pensare che la sinistra arcobaleno è un fugace cartello tecnico privo di una idea di società, di un progetto, incapace di esser strumento di rappresentanza nello spazio della compatibilità cui si piega, i cui eletti potranno - trovando adeguate ed indiscutibili motivazioni contingenti - rivotare l'invotabile domani, magari. Tanto, comunque vada, il terreno della resistenza e del cambiamento, è in altri luoghi. E se non è chiaro dopo questi due anni, credo che non lo sarà mai.
Terzo e ultimo post dedicato alle anomalie della stramba dinamica partitica italiana e sulla "unicità" parlamentare, istituzionale e partitica di questo paese rispetto al panorama delle democrazie europee.
Per chi volesse ritessere le fila del mio ragionamento, qui le precedenti puntate: I eziologia del sistema II una Bad Godesberg?
Durante i lavori della Costituente, aspro e serrato fu il dibattito sull'articolo 7, quello che avrebbe dovuto recepire i "patti lateranensi", ossia gli accordi stipulati dal regime fascista con il Vaticano per sanare definitivamente la "breccia" di Porta Pia.
Il Partito Comunista Italiano, sorprendendo alcuni, votò SI al recepimento degli stessi.
Votò assieme a parte dei liberali, democristiani, ai rappresentanti dell' Uomo Qualunque. Su questo il "Fronte Popolare" nacque diviso: i socialisti, "scavalcarono" a sinistra il PCI votando No, assieme ad azionisti e repubblicani (bel discorso di Nenni che credo sia reperibile anche in rete).
Le spiegazioni per tale scelta posson esser tante, e credo siano tutte ragionevoli e verosimili. Certo è che è eccepibile, eminentemente dal punto di vista giuridico e di "filosofia del diritto", che una carta costituzionale recepisca - per altro nella sua prima parte - i trattati che regolano le relazioni tra il paese ed un altro stato sovrano (ed una realtà religiosa). Così come destò un po' di scalpore che la costituzione "repubblicana, democratica ed antifascista" recasse tra i primi articoli il recepimento di un trattato firmato dal dittatore fascista.
Credo che questa scelta - apparentemente strana ed incomprensibile - e le ragioni reali sulle quali si fondò, siano strettamente connesse alla natura atipica del PCI nell'atipico panorama democratico italiano, ruolo dal quale secondo me discende in parte il "blocco" evolutivo che questo paese ha oggettivamente vissuto e di cui ho parlato nel post "una Bad Godesberg?".
Aldilà delle macchiette simpatiche ambientate in quel di Brescello, il PCI è sempre stato assai timido nelle vertenze legate a tutte quelle battaglie che hanno portato ad uno scontro tra laici e cattolici in Italia. Le iniziative dei radicali e di Adelaide Aglietta non eran certo ben viste dalla dirigenza berlingueriana, negli anni '70.
Questi ragionamenti -saltando considerazioni già fatte nei due post linkati -ci portano inevitabilmente alla storia di oggi.
Il "partito democratico" è oggettivamente - prima di tutto dal punto di vista "iconografico" ed "estetico", ma anche nei contenuti, il partito di "centrosinistra" europeo più moderato e centrista.
Ciò può apparire strano, se consideriamo che il PD è frutto dell'evoluzione del più grande partito comunista d'europa, e che questo "grande" partito comunista occupava in italia lo spazio occupato dalle socialdemocrazie negli altri paesi.
Un partito "nominalmente" più estremo dei cugini socialisti d'europa si è "lentamente" evoluto nel partito più moderato e centrista, fondendosi con parte degli eredi degli "acerrimi" nemici di un tempo: come possono essere in relazione le due cose?
Ciò è in realtà sempre meno incomprensibile se teniamo conto che con quegli acerrimi "nemici" il dialogo, ed il rispettivo assestarsi su posizioni e ruoli immutabili, è iniziato già nella costituente, come mostra la "strana" scelta del PCI di allora.
L'inizio di un consociativismo senza parallelo alcuno nella storia parlamentare degli altri paesi, nei quali socialisti e popolari/democristiani (salvo grosse coalizioni frutto delle contingenze) giocavano un rolo realmente alternativo, concorrendo al governo nell'ambito di una reale alternanza.
In sintesi, certe scelte secondo me si spiegano anche così: è come se i "comunisti" italiani fossero afflitti da una sorta di "senso di colpa", dalla necessità di "fare" i comunisti da un lato, ma anche di emanciparsi da sè stessi, dalla loro storia, dalla loro anomalia. Credo che in questa rincorsa frenetica all'emancipazione da sè stessi stia la ragione dell'approdo della "sinistra comunista" del dopoguerra alla creazione di un partito di centro, assai più moderato degli altri partiti socialisti europei, sino a non poter entrare nemmeno nel PSE, partiti rispetto ai quali la storia che sta alle spalle di tre quarti del PD è "NOMINALMENTE" più a sinistra.
Tornando invece ai temi trattati in "eziologia del sistema", a due anni dalle ultime elezioni politiche si è chiamati ancora alle urne, e avremo (avrete) davanti agli occhi una scheda elettorale quasi totalmente diversa dall'ultima per quanto riguarda i simboli che si presenteranno: i partiti che rappresentano il 75% degli elettori del 2006, saranno presenti con loghi diversi.
Badate che questo è davvero sintomatico della malattia dei partiti in questo paese.
E' ancor prima che politica la mia curiosità rispetto a ciò, perchè questo conti9nuo cambio di look dei partiti italiani credo rappresenti molto.
Una parossistica ricerca del nuovo (però magari si ricandida De Mita nel PD), di rilegittimazione, di maquillage senza eguali in nessun altro paese, dove i partiti cambiano uno alla volta ogni 40 anni. Qui si assiste ad una schizofrenica transizione immobile, che gira e si muove e resta uguale a sè stessa, cambiano continuamente loghi e nomi, senza sosta.
Un dato, che è esemplificativo di questo: se uno confrontasse la prossima scheda elettorale con quella delle elezioni dell'altro ieri, ossia del 2001, troverebbe oggi solo un partito , la Lega Nord.
Un partito che nasce relativamente recentemente, tra i frutti della protesta contro il sistema dei partiti.
Il Pd sceglie un omnicomprensivo ed "apolitico" tricolore: se guardato di sfuggita, ad una prima impressione sulla retina, parrebbe il simbolo di Forza Italia (partito "nuovo" che già sparisce dalla scheda). Se uno volesse fare filastrocche ed allliterazioni...bè, il PD ha tra i suoi slogan "Italia, viva". Italia, viva..viva l'italia..Italia, forza..Forza Italia...pure "meno tasse per tutti", ha di recente detto Veltroni.
Sono epifenomeni che mi incuriosiscono innanzi tutto dal punto di vista estetico e simbolico, prima ancora che da quello della critica politica.
Perchè la stoffa dell'abito del monaco, un po' del monaco ci dice qualcosa.
Intanto, vi saluto: per il mio imminente compleanno usufruirò di ameno soggiorno in un "wine resort" con tanto di circuito benessere che, tra gli altri benefici trattamenti, prevede persino la "vino terapia". Un salubre bagno nel vino dalle proprietà, pare, straordinarie.
Veltroni lascia il Campidoglio, non per andare in Africa come promesso solennemente anni fa ma per far finta di tentare l'approdo a Palazzo Chigi.
Anche qui, un po' di ritorno dell'eguale: non siamo in effetti all'ennesima riproposizione di un leader (Berlusconi) che pur avendo partecipato alle elezioni per "X" volte ci riprova, ma siamo in ogni caso innanzi ad uno che riesce a fare retorica nuovista pur avendo già provato, un paio di lustri fa, a guidare il principale partito di "centrosinistra" con risultati depressivi (segretario dei Ds è già stato) ed essendo già stato vicepremier.
Lascia il Campidoglio dopo aver approvato un PRG assai criticato dai movimenti di lotta per la casa, da urbanisti e dagli ambientalisti, e abbastanza gradito da palazzinari vari (uno su tutti, Bonifaci, editore di destra) che potranno usufruire di deroghe e varianti varie.
Ma ciò meriterebbe lungo e pesante post, lascio perdere. (due suggestioni, QUI e QUI)
Alludevo, nello scritto precedente, al discorso di Spello, che masochisticamente ho seguito in diretta su SKY.
Lo ho trovato davvero stucchevole. Non parlo dei contenuti ma della precisa scelta scenografica e comunicativa: un "finto" comizio. Un discorso all'aperto ma per la TV, con inquadratura immobile (40 minuti immagine ferma come sopra), innanzi a qualche decina di sostenitore comparsa rigorosamente under 20 e centinaia di fotografi e cameraman (l'inquadratura sul pubblico non è mai stata più ampia di quella che ritraggo sopra, tanto per capirci. Eran 20, ma potevan esser 50 mila). Un comizio post moderno, asettico ed artificiale. Con tanto di manifestini formato a4, in orizzontale, in stile caucus USA. Un discorso pr la Tv che poteva esser fatto in studio ma che è stato fatto all'aperto per simulare un comizio.
A me, che lo ho seguito, ha fatto davvero una certa impressione, questa freddezza. Ma senza averlo osservato e difficile capire ciò che intendo. Mi rendo però perfettamente conto che queste scelte sceniche rispondano ad una logica dominante di "rappresentazione" della politica, ahimè, vincente.
Le scelte fatte in queste ore rendon più chiara la strategia Veltroniana (quella che ho criticato in "se fossi Veltroni avrei fatto così"), che non è stata un errore, dal suo punto di vista, ma una scelta precisa: sacrificare la maggioranza -accelerandone la crisi -al fine di accreditare il PD, aldilà della sconfitta, come unico interlocutore della destra e saldare meglio i rapporto coi poteri forti. Non è stata perdente perchè Veltroni non aveva certo l'obiettivo di battere politicamente Berlusconi (conflitto di interessi, bla bla bla) e salvare Prodi, ma difar uscire di scena quest'ultimo per costruire un nuovo consociativismo con il primo, funzionale alle reciproche contingenze ossequiose di un pensiero unico che mal tollera le alterità.
Operazione che per altro -nelle sue ricadute elettorali - da luogo a effetti del tutto simili a quelli che sarebbero stati determinati dal referendum Guzzetta. A esser ingenui, uno si chiederebbe come mai alla lista "one man party" di Di Pietro è stato concesso ciò che non è invece permesso a Radicali e Socialisti, ma non siamo ingenui, e non ce lo chiediamo.
Per finire, un tardivo saluto ad Angese, scomparso alcuni giorni fa. A lla settimana prossima!
Mi giunge notizia che questo blog ha la fama di essere pesante. Insomma, pare che molti, provando a leggermi, ne escan in condizioni come quelle ritratte nel disegnino qui sopra.
Vedrò di esser più attento e lavorare sulla sintesi. Quanto possa riuscirci, non so. Credo di aver in parte maturato un modo di scrivere che mi è connaturato, e che riflette anche il mio "stream of consciousness", sul quale è difficile intervenire. Ho un cervello incasinato e nello scrivere un po' si vede. Ho scritto post - ultimamente meno - fiume nei quali si parla di 4 o 5 temi diversi.
E' che alcuni post sono il parto in forma scritta di arrovellamenti sui quali magari mi interrogo per un paio di giorni: mi dico una cosa, mi faccio una domanda, mi rispondo, me la canto, me la suono..e poi scrivo, In un certo senso, inizio a scriver il post sul metrò, sul bus, in bici, prima di andare a dormire.
Riflessioni, dati e spunti poi sfociano nel post del giorno. Insomma, se questo blog è spesso illeggibile, è in larga parte per mia responsabilità.
In piccola parte, però, credo sia anche inevitabile...per il "taglio" che questo blog ha. Alcuni temi recano in sè una complessità ed una articolazione che difficilmente posson esser -se non solo in termini di spunto - riassunti in poche sintetiche righe. Con la complessità della realtà io credo che ci si debba anche fare i conti. Così come con il fatto che non necessariamente si posson aver ricette, alternative e risposte pronte all'uso.
La facoltà di discutere dei problemi, di confrontarsi..le "competenze" relazionali per dar luogo a confronti davvero proficui, è in via di estinzione.
Ne ho avuta amara esperienza frequentando un forum "di sinistra" -dal quale sono uscito - dove ci son anche ottime persone ma dove, personalmente, ritengo si perda solo del gran tempo.
Dicevo della complessità:siamo sempre meno abituati a farci i conti un po' schiavi dei ritmi di vita, limitati da tempi frenetici, da un afflusso di dati enorme che è difficile discernere, dalle migliaia di informazioni che ci aggrediscono in modo superficiale, dai tempi della cronaca che digeriscono fatti ed emergenze in fretta, di cui il giorno dopo non si parla più.
Che ne so: la Birmania (tema che io mai ho trattato) è sparita.
Hanno deciso che non ne parliamo più (in ogni caso il regime annuncia elezioni democratiche per il 2010). Oppure, gli inceneritori: si/no, senza che perlopiù si sappia di cosa si stia parlando. Se non ti schieri nell'ambito del gioco elettorale, sei fuori. Come se non sia ammissibile nemmeno in linea teorica tentare una ricerca altrove. Traguardare l'utopia, lo dico ai pragmatici, è invece necessario per migliorar quel che intanto c'è. Le sollecitazioni dell'utopia sono anche al servizio di chi il mondo lo accetta più o meno così com'è, nel sistema dato.
Ecco..meglio che mi fermi, e che rispetti il proposito. Quindi NON scrivo il post che avrei voluto scrivere sul centrodestra, su Fini, su Berlusconi.
Me lo racconterò stasera prima di andare a dormire.
p.s. qualcuno di voi ha visto in TV il discorso di Veltroni a Spello?
Negli ultimi giorni me ne sono accadute di ogni, compresa una irruzione notturna dei pompieri in casa - io non c'ero (un grazie a Sandro, Paolino e Luci) - che ha allietato il vicinato ed aumentato la mia popolarità nel quartiere. Prima preoccupazione appena appresa la notizia (ero sul lavoro, impossibile allontanarmi), ovviamente, i gatti.
48 ore prima, invece, ero al pronto soccorso.
Devo alcune risposte a memento, alieno e forse altri in calce ai commenti del post precedente, rimedio tra poco.
Parte la campagna elettorale.
Sarà incredibilmente grottesca, avviluppata su sé stessa, trita e ritrita. Più noiosa del noioso. Gli uni che accuserano gli altri di fare l'ammucchiata e di prendersi Mastella, gli altri che ribatteranno che gli uni l'han fatto sino all'altro ieri, gli uni che quando lo si diceva loro ribattevano che la coalizione era plurale ma coesa, mica un'ammucchiata.
L'appiccicaticcia cosa arcobaleno che mendica una cervellotica ( perversa e nemmeno troppo fattibile, ma vi risparmio i dettagli tecnici) alleanza tecnica al senato, pronta a sostenere una Binetti qualunque non si capisce bene perchè, il Pd che - giustamente , dal suo punto di vista - con le larghe intese dietro l'angolo al tavolo del pastrocchio vuole andarci autonomo e con le mani libere. In questo modo per altro anche un 28% (che sarebbe un dato negativo) verrà spacciato per mezza vittoria.
A proposito: il "yes we can" sfiora davvero il ridicolo in quanto a provincialismo e cattivo gusto. O no?
Nel frattempo, Rifondazione - alla faccia dei percorsi plurali, partecipati, unitari e dal basso - esce dal loft pronta (tra i primi a dirvelo giorni fa) a sostenere Rutelli sindaco di Roma, perchè vicesindaco sarà la viceministra agli esteri Sentinelli, momentaneamente - ma per poco - disoccupata. Altro che casta, politicismi, eccetera. Uomini, e donne, per tutte le stagioni. Ci son posti di lavoro da tutelare.
Non v'è dubbio che la "cosa" darò luogo ad una campagna elettorale ferma, integerrima e forse - negli slogan - sottoscrivibile (in parte) anche da uno come me. D'altra parte, lo eran anche molte delle promesse di due anni fa.
Ora, davvero, senza esser nè ideologici nè religiosamente speranzosi od ottusamente prevenuti ma - razionalmente- valutando nel merito ciò che si è fatto sino all'altro ieri e ciò che si può presagire per il futuro. Chi mi conosce sa che non è certo in discussione che io possa votare la sinistra arcobaleno. Non posso votare chi ha approvato aumenti vertiginosi delle spese militari, tagli a scuola e ricerca, e regali al fronte confindustriale che nessun governo precedente aveva mai elargito. Questi, son fatti. La scorsa campagna elettorale, le promesse eran ben diverse. Si, certo, le compatibilità, la mediazione, la tenuta della maggioranza. Tute cose che si sapevan prima, ovviamente, abbastanza da evitare vuoti slogan-specchietto-per-allodole. Voti presi non solo per non riuscire (comprensibile) a fare ciò in virtù di cui i voti venivan chiesti, ma addirittura per avallar tendenze OPPOSTE. Una recita che è igienico sanzionare.
E visto che poi le contingenze rendono..inevitabili certe scelte, considerato ciò che sono stati capaci di fare, TREMO all'idea di quel che potrebbe fare (unita o in ordine sparso) la "cosa" in una legislatura che i più annunciano "costituente". Una ineluttabile ragione che costringe a fare porcate, la si potrà pur trovare, anche perchè cose peggiori di quelle che han già votato faccio fatica ad immaginare.
E figuriamoci se posso votare il rappresentante del nulla MUSSI, che di tornare con Veltroni non vede l'ora.
Però, non è detto che io non vada a votare.
Se avrò voglia e tempo di andare all'anagrafe a fare la tessera elettorale, potrei pensare di dare - se riusciranno a costituire liste - un voto di mera disobbedienza a "sinistra critica" (leggete QUESTO documento)
Così sceglierò anche io il meno peggio, e vi tolgo un argomento
(e intanto Prodi continua a fare danni: per i futuri inceneritori campani, di soppiatto viene reintrodotto il truffaldino utilizzo degli incentivi cip6. Unici in europa consideriamo la spazzatura una fonte di energia rinnovabile).
Come da mesi vo prevedendo, la organizzazione fantasma "sinistra democratica" - soggetto "irreale" formato solo da ceto politico - si va scindendo. La parte legata a Nerozzi e Crucianelli, lascia l'organizzazione ectoplasmatica - già lasciata a suo tempo da Angius -per tornare nel PD. Questo sfaldarsi dopo pochi mesi di qualcosa che era poco più che una organizzazione "personale", bene fa capire quanto fosse politicamente fondato il progetto.
E' uno dei tanti elementi surreali: parliamo di singoli che non rappresentano nulla se non sè stessi, eppure le paturnie di singoli esponenti di nomenklature rischiano di incidere, sulle sorti del futuro assetto elettorale.
Alla faccia di processi realmente costituenti, dal basso, della kermesse dell'8 dicembre ad uso di telecamere, eccetera.
La "cosa" , dopo la eccitante discussione sul simbolo, passa ora a discutere altro elemento che se stessimo parlando di un processo politico "reale" sarebbe - come il simbolo - tra gli ultimi punti in agenda: il leader.
E la carta da giocare, pare sia quella di Fausto Bertinotti.
Scelta tanto contraddittoria quanto scontata ed inevitabile, probabilmente, nel caso di un processo politico nato male e di mero stampo elettoralistico. Il quasi settantenne presidente della Camera si prepara a guidare la "cosa", o quel che sarà, alle prossime elezioni politiche. Della "cosa" è il padre intellettuale e politico. Se si inizia a ragionare dalla "fine", ossia dal leader, è scelta inevitabile: non c'è altro.
Ma se stessimo parlando di qualcosa di diverso che una partita giocata tra dirigenti, di un freddo tecnicismo elettorale, se parlassimo di un processo politico con radici nella società, espressione di un portato di analisi, di conflitto, di trasformazione, alimentato dalle fondamenta e non dal vertice della piramide, nemmeno staremmo parlando di questo.
A 70 anni...dopo aver lasciato la segreteria ed annunciato che lincarico di Montecitorio sarebbe stato l'approdo finale della sua carriera politica, torna ad esser l'unico leader possibile. E sono convinto che la sua idea originale fosse realmente quella: ma ci si arrende davanti all'ineluttabile frutto della povertà politica che solo eterno ritorno dell'eguale può produrre. Si dice, è un gioco di ruolo, che Veltroni benedica tale idea nell'ottica della rappresentazione dele due sinistre.
E allora, in barba a "stati generali" ed alle mille iniziative sul territorio che si iludono di metter becco nella "cosa" arcobaleno, ecco che diventa fondamentale cosa ne pensi Mussi, che non si sa bene cosa rappresenti, ma il cui "SI" è determinante nel costituire la fredda unione multicolore di cui si sta parlando.
E qui emerge altro dato che da conto di come questa "sinistra" elettorale sia un tatticismo freddo: l'orizzonte verso il quale guarda Mussi è strategicamente e culturalmente qualcosa di ben diverso da ciò cui guarda molta parte della sensibilità rifondarola: la cosa non può esser reale processo politico "vivo" perchè unisce soggetti che posson stare assieme solo tatticamente (con questa legge elettorale, forse nemmeno), non strategicamente. Qualcosa che forse è più freddo persino del PD.
Naturale e freddo esito di un percorso tutto giocato tra "nomenklature", nello stantio rituale della "rappresentazione" di forme organizzative incapaci di stare nella società e di rappresentarne le contraddizioni.
Percorso così politicamente "morto" che potrebbe anche esser messo in discusione dall'attuale legge elettorale.
Fosse un processo politico "reale", ne prescinderebbe.
Intanto, come anticipavo io stesso qualche giorno fa, Rutelli sarà al 99% il candidato sindao di Roma della coalizione "post" unione. Rfondazione tratta da sola, e già intravede opportunità nel cedere al disegno di Veltroni.
Sindaco per quasi due lustri, candidato premier sconfitto nel 2001...poi vicepremier..riparte dal Campidoglio. 14 anni dopo, come se nulla fosse. Potrebbe non darsi lo stucchevole déjà vu perchè Fini nei prossimi mesi potrebbe aver altro da fare. Magari Rutelli sarà sindaco, e magari dopo 5 anni si ricandiderà premier...ed io ho una idea brillante da suggerire al centrosinistra: quel giorno, potreste candidare a sindaco Veltroni. Che ne dite?
Per finire, qui rischio la cantonata, o forse no, proviamo a prevedere il nome del futuro premier: Luca Cordero di Montezemolo.
Mi pare esito che ci sta tutto, a cui sicuramente pensano in tanti. Soluzione "tecnocratica" e padronale che mai come ora, con la cosiddetta "antipolitica" gonfiata ad arte, può esser la ciliegina sulla torta in questa situazione che pare riprodurre la crisi del '92.
FI e PD insieme, che magari riscriveranno assieme la Costituzione, tanto astrattamente difesa quando fa comodo e altrettanto sconfessata da tutti. Sarà un salvifico momento di chiarezza, almeno cessaranno di finger di esser alternativi, con rifondazione a giocare - benedetta da Veltroni - il suo ruolo di funzionale opposizione, che convogliare dentro il teatrino le pulsioni di opposizione ha comunque la sua utilità.