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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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lunedì, 12 maggio 2008, ore 12:33
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.

La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".

Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout court ai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.

Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70,  ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.

Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu  non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento  nelle radici della sinistra novecentesca italiana.

Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.

Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma,  rimuove.

Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.

Ma non solo.

Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.

Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.

Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.
nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene.

E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.

Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci  il problema.

GOVERNO/PALAZZO

Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.

Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".

Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.

Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso,  ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.

Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.



PRIDE LAICO 17 maggio
Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
giovedì, 08 maggio 2008, ore 14:55
Alle bandiere vien data troppa importanza. Tanto da chi le brucia, quanto da chi si scandalizza perchè vengon bruciate. Per qualcuno, è addirittura più grave che non ammazzare qualcuno a calci e pugni.
Il giorno in cui ci considereremo tutti bastardi, meticci, cosmopoliti, la rivoluzione sarà più vicina. Anzi, sarà già avvenuta.

Poco tempo per cazzeggiare sul mio e sui blog altrui, tra lavoro e il resto, il tempo è dedicato all'organizzazione, allo scrivere, al telefonare e rispondere al telefono, al contattare ed al "pensiero" in vista del 17 maggio.

Domenica scorsa a Marghera. Eravamo tanti (ho fatto qualche foto). Ora, aldilà dei limiti della discussione, sette...ottocento persone, arrivate lì da tutta italia, convocate in un paio di settimane per un meeting in un centro sociale, è un bel segnale.
Prendo atto che Liberazione ha fatto un discreto resoconto (qui in pdf) (sopra quello di Checchino Antonini un articolo sulla "sinistra arcobaleno" (???) e sulle future...alleanze. Eh, vabè.). Sul manifesto, sino a ieri, nessuna traccia.  Tanta gente, a dimostrazione che esiste una rete reale di soggetti che nè aspettano qualcuno che li rappresenti, nè vogliono rappresentare altri: ma che esprimono, che sono.

Come si vede nella foto....c'era...."papà" (leggi QUI) e c'eran tanti fratelli e sorelle...'nsomma, tutta la famiglia. :)
Chi volesse tentar l'impresa di ascoltare gli interventi (alcuni interessanti davvero), o qualche intervento, li trova QUI .




Prosegue l'organizzazione della manifestazione e delle iniziative di sabato 17.

Aldilà dell'iniziativa in sé (fondamentale comunque essere in tanti) è ottimo che persone vere e diverse tra loro stiano lavorando in questi giorni fianco a fianco, costruendo qualcosa che un paio di mesi fa sembrava impensabile tanto da far apparire impossibile anche solo organizzare un banchetto informativo in centro.
Una rete che è nodo di una rete.

Da un lato, la manifestazione (alle 15.30 in Piazza Montano) dall'altro un fitto programma di iniziative in università, ma mattina a notte ( lo invio via pvt a chi lo desidera).
QUI l'appello.
Le adesioni vanno a pridelaico@dirittinrete.org
Ecco le adesioni giunte sin ora:


Rete laica genova (Le Ninfe-Arcilesbica Genova, Azione Trans, Città Partecipata, ass. Usciamo dal Silenzio, LILA Genova), Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, CSOA ZAPATA, CSOA Terra di Nessuno, Lab.Buridda,
 
Sinistra Critica - Genova, RdB Genova, Gruppo genovese contro la violenza alle donne, Confederazione COBAS Genova, Redazione Italialaica, Redazione Resistenza laica,

Docenti Universitari, professori: Gianni Vattimo (Torino), Nicolò Pasero, Giuliana Franchini, Antonio Gibelli, Gilda Della Ragione, Giacomo Casarino , Federico Pastore, Marco Aime, Piero Conti, Sergio Morra, Rita Caprini (Genova),  Yuri Brunello Universidade Federal da Bahia (Brasile), Márcio Pereira, Universidade Católica di Salvador da Bahia (Brasile), Marcos del Roio, Universidade Estadual de São Paulo (Brasile), Giulio Palermo (Brescia). Bruno Demartinis (Liceo Pertini)Esteve Morera
Department of Philosophy and Department of Political Science (York University, Canada),

Aurelio Macciò, Norma Bertullacelli, Franco Grillini (presidente onorario Arcigay) Luca Casarini (centri sociali del nord est) Vladimir Luxuria, Giovanna Caviglione, Piero Zucaro (v.presidente di OTTAVOMIGLIO Laboratorio), Mike Ballini (segretario federeazione giovani socialisti Firenze), Ottavio Herbstritt  (segretario federazione giovanile socialista Livorno) Marcos Del Roio, Arnaldo Demetrio (Milano), Rudy M. Leonelli, Edoardo Magnone, Federico Persico (educatore - cooperazione sociale),Eleonora Chiesa, Elena Picco, Graziella Gaggero, Mirella Sartori (italialaica), Dario Rossi, SDtefano Boero (FLC CGIL) Gaetano Apicella,Rita Guglielmetti (sindacalista CGIL), Donatella Rizzo (sindacalista CGIL)
giovedì, 01 maggio 2008, ore 00:04

PER UN PRIDE LAICO, DEI DIRITTI, LA LIBERTA' DEI CORPI E DEGLI AFFETTI.

Qualcuno di voi già lo sa, un po' vi ho alluso io...adesso vuoto il sacco.
Ci lavoriamo da un po', inizialmente non ci credevamo nemmeno tanto..ma ora che siamo in ballo, si balli.

Il 17 maggio, a Genova, organizzeremo un grande momento di piazza e visibilità, durante la due giorni di visita del papa.

Le adesioni sono già ampie e plurali. Oltre a quelle delle realtà che leggerete in calce all'appello, iniziano a giungere le firme di docenti genovesi (Pasero, Gibelli, Casarino, ed altri) e, tra quelle non genovesi,  di Gianni Vattimo.

L'appello...
IL PAPA A GENOVA: COSTRUIAMO UNA DUE GIORNI DI MOBILITAZIONE PER I DIRITTI, LE LIBERTA' E CONTRO L'INTEGRALISMO VATICANO


Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.

Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un'offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.

In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco....

Per leggerlo tutto, cliccate QUI.

Un "brandello" di conferenza stampa, invece, lo potete ascoltare cliccando QUI.

Per adesioni, pridelaico@dirittirete.org

Che fate...ci siete?

fainotizia

postato da moltitudini· archiviato in anticlericalismo, biopolitica, fainotizia·permalink · commenti (59)
domenica, 16 marzo 2008, ore 22:08

LUDDISTA FORZATO


Dopo i due mesi senza frigo, altro periodo di luddismo forzato. Sono senza cellulare da tre mesi (eehhmm....sorvoliamo sui motivi).
Dovrei rimediare entro un paio di giorni. E' banale osservare (ma anche no ) quanto abbia vissuto tutto sommato  benissimo.
Qualche disagio sul lavoro (ma non son mica tenuto ad aver un cellulare di servizio. Scemo io che davo quello privato), qualche problema nel farmi trovare dai compagni per quel brandello di attività politica che posso fare, mia madre che mi immaginava in stato avanzato di decomposizione in casa, con i gatti a vegliare sulla mia salma.
Ma si può stare senza cellulare. Scontato osservarlo, forse. Oggi ho utilizzato una SIM provvisoria e inviare un sms mi sembrava impresa titanica.
E parla uno che era tra i digitatori più veloci del west.

TUTTO E' RELATIVO.

L'Abbè Hervè Gresland accusa l'Opus Dei di suscitare "nella società  una mentalità laica , contraria alla realtà sociale di Nostro Signore Gesù Cristo". Afferma ciò nel numero 77 di Nouvelles de chrétientè, rivista della Fraternità sacerdotale San Pio X.


IO AMO IO ODIO

Presente quel giochino che molti pubblicano sul loro blog, nei profili? Odio "la falsità, l'ipocrisia, la cattiveria"..ed altre sconvolgenti originalità?
Lo faccio pure io, senza ambire ad esser particolarmente originale: mi manda in besta la piaggeria. Se mi si passa la forma aulica..mi manda la merda al cervello. Sebben il confine possa apparire sottile, dimostrare stima, apprezzamento, rispetto ed affetto, è ben altro.
I cavalieri li disprezzo un poco meno. Se poi uno è dotato di entrambe le qualità...

GIOVENTU' ALLO SBANDO.


il 90% dice che ritiene accettabile il sesso prima del matrimonio o andare con gente sposata. Per il 39% è legittimo abortire, per il 47% farsi le canne, per l'89% ubriacarsi. Va bene anche la pirateria informatica.
Sesso, droga, corna e rock'n'roll.
A onor del vero, non è una ricerca fatta su giovani generici, ma su  una nicchia ben precisa, una fetta di disagio giovanile, ecco perchè dati così preoccupanti, per fortuna non tutti i giovani sono così: la ricerca è stata condotta tra gli scout tra i 16 ed i 21 anni. Si, gli ultras del "santo subito" e "benedetto facci un gol".
Non c'è più religione.

ONORA IL PADRE E LA MADRE

Un capolavoro. Nella mia classifica 2007/08, scalza "non è un paese per vecchi " dal primo posto.

SONDAGGIO
giuro...è l'ultimo invito: votate al sondaggio QUI.

postato da moltitudini· archiviato in me e dintorni, anticlericalismo, costume e societĂ ·permalink · commenti (54)
martedì, 19 febbraio 2008, ore 10:28

Terzo e ultimo post dedicato alle anomalie della stramba dinamica partitica italiana e sulla "unicità" parlamentare, istituzionale e partitica di questo paese rispetto al panorama delle democrazie europee.
Per chi volesse ritessere le fila del mio ragionamento, qui le precedenti puntate:
I eziologia del sistema
II una Bad Godesberg?


Durante i lavori della Costituente, aspro e serrato fu il dibattito sull'articolo 7, quello che avrebbe dovuto recepire i "patti lateranensi", ossia gli accordi stipulati dal regime fascista con il Vaticano per sanare definitivamente la "breccia" di Porta Pia.

Il Partito Comunista Italiano, sorprendendo alcuni, votò SI al recepimento degli stessi.

Votò assieme a parte dei liberali, democristiani, ai rappresentanti dell' Uomo Qualunque. Su questo il "Fronte Popolare" nacque diviso: i socialisti, "scavalcarono" a sinistra il PCI votando No, assieme ad azionisti e repubblicani (bel discorso di Nenni che credo sia reperibile anche in rete).

Le spiegazioni per tale scelta posson esser tante, e credo siano tutte ragionevoli e verosimili. Certo è che è eccepibile, eminentemente dal punto di vista giuridico e di "filosofia del diritto", che una carta costituzionale recepisca - per altro nella sua prima parte - i trattati che regolano le relazioni tra il paese ed un altro stato sovrano (ed una realtà religiosa). Così come destò un po' di scalpore che la costituzione "repubblicana, democratica ed antifascista" recasse tra i primi articoli il recepimento di un trattato firmato dal dittatore fascista.

Credo che questa scelta - apparentemente strana ed incomprensibile - e le ragioni reali sulle quali si fondò, siano strettamente connesse alla natura atipica del PCI nell'atipico panorama democratico italiano, ruolo dal quale secondo me discende in parte il "blocco" evolutivo che questo paese ha oggettivamente vissuto e di cui ho parlato nel post "una Bad Godesberg?".
Aldilà delle macchiette simpatiche ambientate in quel di Brescello, il PCI è sempre stato assai timido nelle vertenze legate a tutte quelle battaglie che hanno portato ad uno scontro tra laici e cattolici in Italia. Le iniziative dei radicali e di Adelaide Aglietta non eran certo ben viste dalla dirigenza berlingueriana, negli anni '70.
Questi ragionamenti -saltando considerazioni già fatte nei due post linkati -ci portano inevitabilmente alla storia di oggi.
Il "partito democratico" è oggettivamente - prima di tutto dal punto di vista "iconografico" ed "estetico", ma anche nei contenuti, il partito di "centrosinistra" europeo più moderato e centrista.
Ciò può apparire strano, se consideriamo che il PD è frutto dell'evoluzione del più grande partito comunista d'europa, e che questo "grande" partito comunista occupava in italia lo spazio occupato dalle socialdemocrazie negli altri paesi.
Un partito "nominalmente" più estremo dei cugini socialisti d'europa si è "lentamente" evoluto nel partito più moderato e centrista, fondendosi con parte degli eredi degli "acerrimi" nemici di un tempo: come possono essere in relazione le due cose?

Ciò è in realtà sempre meno incomprensibile se teniamo conto che con quegli acerrimi "nemici" il dialogo, ed il rispettivo assestarsi su posizioni e ruoli immutabili, è iniziato già nella costituente, come mostra la "strana" scelta del PCI di allora.
L'inizio di un consociativismo senza parallelo alcuno nella storia parlamentare degli altri paesi, nei quali socialisti e popolari/democristiani (salvo grosse coalizioni frutto delle contingenze) giocavano un rolo realmente alternativo, concorrendo al governo nell'ambito di una reale alternanza.

In sintesi, certe scelte secondo me si spiegano anche così: è come se i "comunisti" italiani fossero afflitti da una sorta di "senso di colpa", dalla necessità di "fare" i comunisti da un lato, ma anche di emanciparsi da sè stessi, dalla loro storia, dalla loro anomalia.
Credo che in questa rincorsa frenetica all'emancipazione da sè stessi stia la ragione dell'approdo della "sinistra comunista" del dopoguerra alla creazione di un partito di centro,  assai più moderato degli altri partiti socialisti europei, sino a non poter entrare nemmeno nel PSE, partiti rispetto ai quali la storia che sta alle spalle di tre quarti del PD è "NOMINALMENTE" più a sinistra.

Tornando invece ai temi trattati in "eziologia del sistema", a due anni dalle ultime elezioni politiche si è chiamati ancora alle urne, e avremo (avrete) davanti agli occhi una scheda elettorale quasi totalmente diversa dall'ultima per quanto riguarda i simboli che si presenteranno: i partiti che rappresentano il 75% degli elettori del 2006, saranno presenti con loghi diversi.
Badate che questo è davvero sintomatico della malattia dei partiti in questo paese.
E' ancor prima che politica la mia curiosità rispetto a ciò, perchè questo conti9nuo cambio di look dei partiti italiani credo rappresenti molto.

Una parossistica ricerca del nuovo (però magari si ricandida De Mita nel PD), di rilegittimazione, di maquillage senza eguali in nessun altro paese, dove i partiti cambiano uno alla volta ogni 40 anni.
Qui si assiste ad una schizofrenica transizione immobile, che gira e si muove e resta uguale a sè stessa, cambiano continuamente loghi e nomi, senza sosta.

Un dato, che è esemplificativo di questo: se uno confrontasse la prossima scheda elettorale con quella delle elezioni dell'altro ieri, ossia del 2001, troverebbe oggi solo un partito , la Lega Nord.
Un partito che nasce relativamente recentemente, tra i frutti della protesta contro il sistema dei partiti.

Il Pd sceglie un omnicomprensivo ed "apolitico" tricolore: se guardato di sfuggita, ad una prima impressione sulla retina, parrebbe il simbolo di Forza Italia (partito "nuovo" che già sparisce dalla scheda). Se uno volesse fare filastrocche ed allliterazioni...bè, il PD ha tra i suoi slogan "Italia, viva". Italia, viva..viva l'italia..Italia, forza..Forza Italia...pure "meno tasse per tutti", ha di recente detto Veltroni.

Sono epifenomeni che mi incuriosiscono innanzi tutto dal punto di vista estetico e simbolico, prima ancora che da quello della critica politica.

Perchè la stoffa dell'abito del monaco, un po' del monaco ci dice qualcosa.




sabato, 19 gennaio 2008, ore 12:09



Mi sono letto più volte il testo inviato da Ratzinger alla Sapienza.

Senza, davvero, voler esser ritritamente anticlericale - si può riconoscer lo spessore teoretico di un intervento senza con ciò condividerlo o farlo proprio - un testo banale e per nulla nuovo. Una sintesi di buona parte del cuore della "spe salvi", solo un po' più "moderata" negli accenti e contenuta nell'argomentare ed approfondire per ovvi motivi.
Il papa, per altro, ribadisce nel testo di esser stato invitato in qualità di Vescovo di Roma. Esattamente il punto in questione e, per parte mia, da contestare.
Quando mi riferisco a riflessioni non particolarmente suggestive intellettualmente, mi riferisco alla riproposizione di affermazioni come: la verità ci rende buoni, e la bontà è vera.

Un po' poco, per un "grande" intellettuale.
Il testo è comunque interessante per quanto afferma e ribadisce, va necessariamente conosciuto.
Se da un lato il papa ricorda che la fede non può essere imposta (grazie) ecco come  da un lato (sintetizzo) si afferma l'autonomia dell'università come luogo di ricerca della verità, verità che è l'unica autorità cui risponde "l'università". Verità unica autorità, autonomia -dice Ratzinger - dal potere ecclesiale e politico, che fonda l'Università nel suo libero conoscere.
Bene. Non si potrebbe chieder di più, invero, ad un papa, lo ammetto.
Ma attenzione: dice il papa...(qui uso un po' di sarcasmo): tu, università, cerca pure liberamente la verità. Io però...la conosco già, e la verità è la mia fede, non altro. Tiè.
I corsivi sono citazioni testuali del testo.
In modo più forbito, il papa dice quanto ho banalizzato sopra in questa forma:
La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.
Quindi, la verità è Cristo, incarnazione di Dio, che è il Bene. E, si badi, il Cristo cattolico, perchè quello protestante, valdese o altro, è già meno vero. Una falsificazione.
Se è la verità l'unica autorità che deve guidare la ricerca universitaria...e Cristo incarnazione di Dio è bene e Verità...ne deduco che...l'indagine, la speculazione accademica in ultima istanza risponde all'autorità di Cristo.
Ratzinger poi fa sua la posizione di San Tommaso: teologia e filosofia non confuse, ma non separate.
Anche questa enunciazione potrebbe esser interessante ed accettabile, nel libero confronto filosofico.
Pare un riconoscimento di autonomia, ma è la fede cristiana che purifica la ragione. Solo la fede cristiana rende la ragione sè stessa. Teologia e folosofia non confuse, quindi, ma con un  chiaro rapporto gerarchico in termini teoretici.
La ragione non può esser sorda al richiamo indicato dalla fede cristiana.
Viene ribadita ancora tale gerarchia...se la ragione, per esser laica, si distacca dalle radici (la fede cristiana) che le danno linfa
allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
Mi pare chiaro che non si tratta di un accettabile invito alla dialettica tra ragione e fede, ad, eventualmente, una "sfida" speculativa di cooperazione tra teologia e filosofia: quest'ultima ha nella fede le sue radici.
Il papa non impone la fede, ma chiede all'università di mettersi alla ricerca del vero, ossia "del bene, e di Dio".
La ragione, insoma, autonoma sinchè si vuole, ha  una missione: scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.
La ragione deve cercare Cristo Cattolico Romano.
Nel testo di Ratzinger c'è una rivendicazione chiara: la detenzione assoluta della conoscenza della verità, da cui discende la falsità oggettiva ed assoluta di altre verità.
In questo testo , ancora, c'è tutta l'arroganza del capo di una parte della cristianità, che ambisce a esser unica e vera voce della cristianità tutta.
Chi cerca la verità, anche l'Università, è a San Pietro che deve guardare. Qualsiasi altro approdo, sarà falso, non vero, quindi non buono ed irragionevole. L'autonomia della ricerca della "verità" riconosciuta al mondo universitario, quindi, è ridimensionata, limitata. E' questo che Ratzinger è andato a dire al mondo universitario.
La verità sono io. Non ve la impongo, per carità.
Ma se cercate altrove, non ne trovate. Se vi va, ve la mostro.

A proposito di libertà di parola: la questura vieta iniziativa radicale. Info QUI e QUI.
postato da moltitudini· archiviato in anticlericalismo, lemmi·permalink · commenti (40)
giovedì, 17 gennaio 2008, ore 00:54


La vicenda Ratzinger in Sapienza- sulla quale intervengo in ritardo -  ha dei contorni che sono surreali e paradossali: l'aspetto meno sopportabile della vicenda, è il ribaltamento della categoria di "laicità" a favore della partecipazione di Benedetto all'inaugurazione dell'anno accademico.

Francamente, ritengo più dignitosa la posizione di chi, cattolico, affermasse: il Papa in quanto tale è una autorità morale e scientifica, ed è giusto che una università romana ed italiana gli riconosca tale ruolo invitandolo in tale occasione.

Molto più serio dire ciò, che fare bizantinismi cerchiobottisti, che dire- come ha fatto l'Unità due giorni fa in prima pagina, "un errore invitarlo, ma parli", o brandire la laicità in difesa della scelta di invitare Ratzinger in questa occasione. Genuflessa deferenza che ha caraterizzato tutti, da sinistra a destra, salvo qualche radicale e socialista, a onor del vero.

Ricapitolando: il rettore ha invitato il papa ad inaugurare l'anno accademico, docenti e studenti, da mesi, hanno scritto al rettore criticando la congruità di questo invito in tale sede, il Rettore ha autorizzato gli studenti ad organizzare iniziative di protesta, il papa ha deciso di non farsi contestare e soprassedere.
Dove sta la lesione del diritto di parola del pontefice, per altro voce non certo oppressa ed isolata in questo paese?
E' un capo di stato, è un "leader", a qualcuno le cose che lui ed il suo gregge affermano non piacciono, e come accade con il Prodi, il Bush o il Berlusconi di turno, quel qualcuno ha deciso di contestare quella presenza. Torto o ragione nel merito della contestazione, la cosa che mi pare più grave è che si attacchi la legittimità di criticare e contestare il papa.

E, va ricordato, non si parla di un appuntamento qualunque, o di una prassi consolidata: la critica era specificatamente rivolta al Rettore al quale veniva chiesta ragione di questo invito in quel contesto, ossia, l'inaugurazione dell'anno accademico, non un appuntamento come un altro.

Su questo, non è stata data risposta, su quale base di autorità è stato invitato Ratzinger in questo contesto preciso, in rappresentanza di cosa, non è stata data risposta.

Perchè il Papa avrebbe dovuto salutare l'avvio dell'anno accademico? Non si dica "perchè no", è chi lo ha invitato che doveva motivare questa scelta.

Alcuni dicono: ah, non volete il confronto. Mistificatori: non si trattava di un libero simposio, di un confronto scientifico filosofico. Nessun confronto in ballo, ma un monologo pontificio.

Il Papa ha poi autonomamente scelto di non andare, per evitare le legittime contestazioni (se illegittime, vale allora in ogni caso: dovrebbero ricordarselo quelli di centrodestra quando plaudono ai fischi diretti a Prodi, e quelli di sinistra quando plaudono alle contestazioni all'ex demonio Berlusconi. Chi stabilisce che questi siano meno intoccabili del papa? Quante volte platee cattoliche hanno fischiato questo o quello? Vale anche per loro l'accusa di esser degli intolleranti che voglion tappare la bocca agli altri?).

Qualcuno cerca di legger questa vicenda in termini di vittoria o sconfitta, alcuni -"laici"-segnano, magari amaramente, un "punto" a favore della cricca clericale.
Io non credo che questa singola fattispecie possa esser letta in questa chiave. Non sposta nulla nè in un senso nè nell'altro: non è un colpo inferto verso la lobby clericale, non è nemeno un arretramento per le ragioni degli atei, laici, eccetera. Non poteva andare in modi molti diversi da questo: se fosse andato, ci sarebbe stata la contestazione, e le accuse di intolleranza avrebbero avuto luogo lo stesso (lo dico a chi suggerisce che forse è stato tatticamente sbagliato "accanirsi").
L'alternativa poteva esser solo..tacere.
Poi è chiaro che sono tentato di leggervi una piccola ed effimera, vittoria, in termini di.."egemonia/agibilità" territoriale: aver creato le condizioni per far in modo che in quel contesto il papa non avesse agibilità è, nel suo piccolo, una soddisfazione.
Non è lì che si gioca la partita vera: l'agibilità che il clero ha al governo, nel parlamento o nel consiglio comunale romano è ben più seria e difficile da contrastare.


Due parole su Mastella. Non conosco le carte, oggi lavoravo ed ho seguito poco. Mi pare politicamente ovvio che un ministro della giustizia non possa stare al suo posto, in una situazione simile, per l'evidente "conflitto". Da ministro certe accuse ai magistrati è forse incongruo farle, ma, in assoluto, ed aldilà di quel che si pensa su Mastella, non è che non sia mai accaduto che indistruttibili tesi di pubblici ministeri fossero, alla fine, teoremi e complotti politici.
Solito grillo (anzi, facciamo altro insetto, vah) parlante su questi temi, e certamente non sospettabile di esser nè amico del governo nè di Mastella, dico che invidio un po' la saccenza di quelli che, conoscendo la vicenda quanto me, prendono le ipotesi di un PM come condanne certe e definitive, e che mischiano la disapprovazione del Mastella politico con il ritenere lui e la consorte certamente colpevoli di reati.
Con ministri della giustizia così, non mi sentierie più garantito che da Mastella.

SEGNALAZIONE
GENOVA -GIOVEDI 17 GENNAIO-TEATRO MODENA-ORE 15.30
GAD LERNER INTERVISTA SASKIA SASSEN (uno dei cervelli più interessanti in circolazione)

In occasione della due giorni di dibattito "giovani e migranti nelle città globali"





 

domenica, 13 gennaio 2008, ore 20:58

Ciascuno ha le sue debolezze, le sue bizzarre passioni.
Io confesso che - pur vergognandomene un poco -  resto ammirato da certi personaggi.
Mi affascinano, mi seducono. E' una forma di perversione.

E' il caso di tal Filomeno Viscido.

Un personaggio straordinario. Uno che, tra un post sul congresso del "partito comunista dei lavoratori" di Ferrando e uno sul subcomandante Marcos, conduce , accanto a Ferrara, Ratzinger e Bagnasco,  una crociata per la tutela dell'embrione, in un blog che recita tale disclaimer " Siamo di sinistra, restiamo di sinistra, siamo fieri di essere di sinistra,pretendiamo ci sia la sinistra quissu'.Nel caso vogliate la destra, la rete è grande, non la troverete qui.
Qui troverete il popolo di sinistra in movimento, con i suoi pro e i suoi contro".


In un post sulla legge 40, ci regala un pezzo di puro lirismo, che cito " SONO per una regolamentazione del settore piuttosto che lasciarlo de-regolamentato (se la Sinistra non fa le leggi , non è colpa mia!!) e che quindi avrei appoggiato leggi di ogni impronta cultura(fascia, liberal o cattolica) ".

Qualsiasi legge, anche..."fascia".
In altro post (lo linkerei ma non trovo il link..comunque è del 17 dicembre 2007) accusa l'istat di sessismo perchè non parla della violenza delle donne sguli uomini, e accusa di sessismo anche le parlamentari di SD che propongono leggi sulla vilenza di genere.
Ora, io trovo fastidioso che gli uomini si gettino come falchi sul tema "aborto". Io qui, più che del tema in sè, voglio parlare del caso antropologico, del blogger in questione.
Questo post (LINK) in particolare, andrebbe conservato e rammentato.
Un post che, si badi, è rivolto alle donne ed ai maschi..ma solo se antiabortisti. Anzi, alle kompagne ed ai maski, per citare la fonte.
Il succo (leggere per credere) è questo: la donna occidentale abortisce perchè edonista e pensa alla carriera. Lo fa così, con lo stesso spirito col quale va dal'estetista a fare il peeling.
D'altra parte, che l'aborto venga utilizzato come metodo contraccettivo dalla donna moderna che pensa solo al lavoro, secondo Filomeno, è provato dal fatto che "in Italia comincia qualche avvisaglio se la percentuale di aborto è rimasta costante in 30 anni nonostante l'aumento dell'indipendenza economica"

Io mi sono limitato, senza entrare nel merito del dibattito sulla 194 o sulla liceità o meno  di interrompere una gravidanza, a fare educatamente notare che quella affermazione è oggettivamente sbagliata.

Le interruzioni di gravidanza sono in costante calo da 25 anni
(da 234.801 a 130.033). Quasi dimezzate, anche contando le donne immigrate, che abortiscono di più delle italiane per ovvi motivi socioculturali (per'altro sconfessando la suggestiva tesi di Filomeno). Tra l'altro, in Italia - al contrario di altri paesi europei - diminuisce anche il dato delle IVG tra le ragazze sotto i 20 anni.

Ciò, da un punto di vista intellettuale, può tranquillamente non esser un motivo per difendere la 194 o NON dirsi antiabortisti, ed è in linea di principio legittimo pensare che quel calo non sia dovuto alla 194, questo non mi interessa. Semplicemente, non è vero che in 30 anni l'aborto è rimasto costante.

Mi sono preso del "troll", oltre ad insulti vari.
Mi è stato anche detto che dire ciò -cioè parlare di numeri - è "ideologizzare". Ohibò. Se anche fosse, che non è, non lo sarebbe di meno di affermare tout court che l'embrione è persona. Affermazione che non ho discusso di là e che non voglio trattare neanche qui, ma che è una - legittimissima - posizione prettamente ideologica.
Il post poi si chiude con un richiamo paternalista all'uomo antiabortista. Trattengo -come ho fatto nel suo blog- ciò che vorrei dire, e che spesso ho già detto, sulla genitorialità come scelta consapevole ed affettiva, come atto di volontà.
Ora, che dire di un caso così?
Singolo caso di deragliamento umano? Oppure, se teniamo conto che  è un uomo che si dice di "sinistra", e nemmeno moderata, uno che cita Marcos o Ferrando, un piccolo e buffo segnale di una più vasta questione della dialettica tra i generi ancora irrisolta, e che dice non solo dai Ferrara la donna deve guardarsi?
Non saprei.
Mi piace citare una frase di cui non conosco la reale maternità- o paternità: se l'uomo potesse restare incinto, si abortirebbe anche dal barbiere.
Insomma, non più solo dall'estetista.


Già che ci siamo, un paio di segnalazioni in tema.
la "layca FROCESSIONE" , gioved' 17 gennaio, per salutare il papa che arriva in Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico.
Dettagli maggiori su http://www.facciamobreccia.org.

Ancora, poi magari son segnalazioni inutili perchè le internaute che passan di qua già probabilmente conoscono....comunque:
QUI (LINK) l'appello di "usciamo dal silenzio" dopo la riunione di Milano del 10 gennaio scorso.
QUI il sito  "ControViolenzaDonne". Ieri si è tenuta, a Roma, l'assemblea nazionale delle donne e delle lesbiche, che rilancia alcuni appuntamenti per i prossimi mesi.
Suppongo che sul sito verrà messo on line qualche materiale reativo all'assemblea di ieri, in ogni caso le date previste sono Roma 23 e 24 Gennaio - tavoli tematici -  ed 8 marzo in tutta italia per mobilitazioni di piazza. QUI (LINK) il comunicato che indiceva l'assemblea di ieri, e, se qualcuna di voi che passa di qua è interessata e volesse seguire il dibattito,  QUI il blog di controviolenzadonne.


sabato, 29 dicembre 2007, ore 14:58
Breve post di fine anno caratterizzato da alcune recensioni.
Le prime due, libresche.


a cura di Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti
GLI AUTONOMI, le storie, le lotte, le teorie. volume II.
DeriveApprodi

In modo assai gradito, tra i regali ricevuti c'è stato il secondo volume dell'opera a cura di Banchi e Caminiti,  "gli autonomi".

Per una recensione del primo volume, rimando QUI.

Io mi occupo del secondo.

Tra tutte le principali realtà politiche extraparlamentari, quella che ruota attorno alle esperienze dell'"autonomia" (intesa come area articolata di esperienze politiche antagoniste che ha percorso la penisola negli anni '70) è quella che più di tutte resta misconosciuta, reca su di sé uno stigma, evoca scenari cupi se non rozzi. Lo stereotipo, insomma, dell'autonomo col casco ed il passamontagna.
Insomma, dire che si stava in "lotta continua" fa un po' figo, nell'autonomia...no. Anche le "BR" in alcuni evocano immaginari quasi "bohemien", o esercitano un certo fascino.

Forse ciò è un pregio, e forse  la causa di questa "ombra"  - che è difficilmente spiegabile dati, comunque la si veda,  le dimensioni del fenomeno, la ricchezza dell'analisi teorica e la quantità di giovani, donne e uomini che a questa esperienza hanno partecipato -  sta esattamente nei nodi che quella esperienza ha toccato, nel livello di lettura della società capitalista ( quantomai avanti) , nel protagonismo dato a nuovi bisogni, nella critica dello stato, dei partiti, dei limiti del marxismo ortodosso.
Insomma, causa di questo oblio è, probabilmente, la forza del concetto stesso di "autonomia", la lettura della società che implica, gli elementi di conflitto che introduce.
Il volume II di questa pregevole opera è diviso in tre sezioni. Una prima parte di testi in parte inediti  sull'"autonomia" (a cura di Miliucci, Pifano, Bifo ed altri).
La seconda sezione è una accuratissima cronologia che anno per anno raccoglie i principali fatti sociali e politici del paese, sino agli arresti del 7 aprile 1979, il teorema "calogero", una delle più odiose pagine giudiziarie con le quali Stato, PCI, DC e magistrati stroncarono definitivamente l'ondata antagonista di quegli anni.
In questa sezione è presente anche una ricca antologia di scritti teorici comparsi in quegli anni sui vari giornali dell'area.
La terza sezione, ossia quella "internazionale",  forse la più interessante  sezione, prende in esame la rilfessione internazionale sull'esperienza dell'"autonomia", e come, nel mondo, i suoi spunti teorici di lettura della trasformazione della società capitalista siano punto di riferimento obbligato nella lettura del capitalismo globale e della riflessione sulla liberazione dallo sfruttamento.
Nel libro sono presenti interventi anche interventi di Hardt, Negri, del mai dimenticato Primo Moroni, di Tronti, Paccino, Guattari e tanti altri.

Non so che seguito avrà questa recensione, ma mentre si chiude il trentennale del '77, mentre è sempre più evidente la residualità delle esperienze di partito e delle forme di lotta politica "consentite", il sempre più ampio spazio tra società e compatibilità di palazzo dove solo il capitale è possibile rappresentare, recensire questo libro, ed evocare quell'esperienza, era dovuto.



Roger Fisher, William Ury, Bruce Patton
L'ARTE DEL NEGOZIATO
per chi vuole ottenere il meglio in una trattativa ed evitare lo scontro
ed. Corbaccio


Saggio che sto leggendo per lavoro, e che aldilà delle criticità che gli muoverei, è un testo interessante ed anche utile.
E' un libro sul "negoziato", sulla trattativa, sul confronto, sulla comunicazione e sulla contrattazione.

Un testo assai pragmatico -e di facile lettura -che cerca di fornire strumenti per tutte quelle situazioni nella vita nelle quali trattiamo, negoziamo, comunichiamo con gli altri.
Come dire in modo più proficuo la medesima cosa, su quali elementi del "conflitto" concentrarsi, quali tecniche utilizzare, come - in ultima istanza - ottenere dall'altro quel che si vuole, preferibilmente con la massima soddisfazione delle parti.
E' un testo che se letto criticamente, alcuni presupposti del libro non li condivido ed alcune analisi sono secondo me un po' superficiali,  fornisce senza ombra di dubbio un valido aiuto in tutti quegli ambiti (dai rapporti interpersonali al lavoro, dai confronti dialettici alle trattative) nei quali dia-loghiamo con altri.


La promessa dell'assassino
regia di Daivd Cronemberg
Con  Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinéad Cusack, Jerzy Skolimowski.
A FrancoG lascio l'onere, se lo vedrà, di una recensione approfondita.
Io dico solo che ho trovato per l'ennesima volta un Cronemberg straordinario, un Mortensen bravo ed affascinante come non mai ,ed un ottimo Cassel (secondo me attore sottovalutato e sottoutilizzato).
Un film cupo ed inquieto, un dramma che prende forma nell'incontro tra la normale vita di una levatrice ed il mondo della malavita russa di Londra.
Codici etici,  rapporti di genere, gerarchie e rapporti tra "maschi", dilemmi esistenziali e morali, la famiglia.
Un lavoro da vero "maestro", in ogni particolare, ad ogni livello
.
giovedì, 20 dicembre 2007, ore 14:16




Ancora due parole sulla vicenda racchiusa nel post sottostante e sulla dura polemica che ne è scaturita. Pacatamente, serenamente. L'universo sostanze stupefacenti è  un qualcosa che, discutendone, rimesta nei nostri più profondi sistemi valoriali. Si parla in parte di ciò che è bene o male, di cosa sia legittimo o meno, di libertà e di sino a che punto si può disporre di sé.
Poi, c'è tutto il discorso sempre valoriale ma anche politico, sociale e concreto, sul ruolo delle sostanze nelle nostre società, sulla loro funzione sociale (anni fa in piazza urlavamo "eroina, fascisti e polizia, uno per uno vi spazzeremo via", da lì vengo e addebitarmi certi pensieri è operazione deficiente), su quale messaggio sia più utile per fermare la tossicodipendenza,  sui modeli e sugli approcci terapeutici.
Questo è ciò che mi interessa, e questo -con la provocazione sottostante- volevo toccare, ben conscio che un paio di post qui  non solo non posson risolvere un problema, ma nemmeno basterebbero a parlarne in modo esaustivo.
Dice bene, secondo me, o comunque si pone correttamente, newkid in questo POST.
Si è ovviamente liberi di parlare o no, di rispondere o no, di rispondere in un modo piuttosto che in un altro. Colei che tutto sa e comprende, aldilà del divenire,  del bene o del male, colei che è al contempo così giovane ma anche secolare perchè tutto comprende nella sua saggezza,  (amen), ciò che ha scelto di dire è affermare che le avrei detto di "essere fascista, che è di sinistra drogarsi, che da è stupidi non aver mai provato".
Qualsiasi persona assennata si rende conto che non v'è traccia di ragionamenti analoghi da parte mia qui ed altrove, e che sopratutto sarebbero pensieri così sciocchi, insensati e risibili che addebitarli a qualcuno è cosa  perlomeno audace. Ho chiesto evidenze di queste mie affermazioni. Nulla mi è stato detto, né da lei né dal suo esegeta, se non "anche altri hanno interpretato così". Ottimo argomento. E allora...altri invece han capito come me. Pappappero. Tiè.
Eppure, se davvero ho detto quelle cose, basta poco per dirmi "le hai dette qui e qui".
Per altro, è davero senza snso dire a qualcuno che è stupido a non provare: per vaneggiare non necessariamente ciò serve.

IN DECRETVM...
QUI(LINK) parlai del decreto 181, il decreto "antirumeni"  voluto da Veltroni (eh? Il sindaco? Ma no..il sindaco di Roma è Ruini, ignoranti) e Amato. Un decreto che in buona parte estende la bossi-fini ai comunitari. E meno male che la bossi-fini l'unione voleva superarla.
Come è andata, lo sappiamo: il decreto stava per esser convertito in legge. La "sinistra" lo ha votato pur non apprezzandolo, per lealtà alla coalizione. Le viene concesso un contentino: un riferimento alla punibilità del'omofobia, riferimento scritto da qualche analfabeta giuridico, poichè sbagliato è il riferimento normativo europeo citato. Al contempo, la Binetti strepita: si punisce l'omofobia? Non voto la fiducia.
Risultato: il decreto verrà lasciato decadere e non sarà convertito in legge.
Qualche giorno fa, quando ancora sembrava plausibile una modifica del testo e la conversione in legge, la "sinistra" minacciò: se salta il riferimento all'omofobia, noi non votiamo.
Bè, vedremo: il governo varerà un nuovo decreto, simile a questo che sta per decadere.
Intanto, che stiano attenti: hano già dimostrato di non saperci fare con gli aspetti tecnico giuridici, io auguro loro di ricordarsi che la consulta nel '96 con una sentenza molto chiara sancì che è illegittimo che un governo reiteri un d.l. o ne presenti un altro che scopiazza il precedente non convertito.
Lo afferma in modo netto e chiaro:
non è data facoltà al governo di riprodurre, con un nuovo decreto, il contenuto normativo dell'intero testo o di singole disposizioni del decreto non convertito, ove il nuovo decreto non risulti fondato su autonomi (e pur sempre straordinari) motivi di necessità ed urgenza, motivi che in ogni caso non potranno essere ricondotti al solo fatto del ritardo derivante dalla mancata conversione del precedente decreto.
Il nuovo testo, tuttavia, non conterrà il riferimento all'omofobia.
Stando alle parole, la sinistra non dovrebbe votarlo: che faccio, scommetto?

IL MONOLOGO CENSURATO
Volete legger parte del testo dei monologhi della puntata di "decameron" che mai vedrete?
Leggerli è ben diverso dal vederli recitati, tuttavia (da il manifesto) se continuate a leggere, ecco uno stralcio