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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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lunedì, 12 maggio 2008, ore 12:33
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.

La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".

Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout court ai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.

Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70,  ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.

Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu  non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento  nelle radici della sinistra novecentesca italiana.

Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.

Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma,  rimuove.

Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.

Ma non solo.

Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.

Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.

Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.
nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene.

E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.

Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci  il problema.

GOVERNO/PALAZZO

Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.

Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".

Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.

Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso,  ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.

Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.



PRIDE LAICO 17 maggio
Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
giovedì, 01 maggio 2008, ore 00:04

PER UN PRIDE LAICO, DEI DIRITTI, LA LIBERTA' DEI CORPI E DEGLI AFFETTI.

Qualcuno di voi già lo sa, un po' vi ho alluso io...adesso vuoto il sacco.
Ci lavoriamo da un po', inizialmente non ci credevamo nemmeno tanto..ma ora che siamo in ballo, si balli.

Il 17 maggio, a Genova, organizzeremo un grande momento di piazza e visibilità, durante la due giorni di visita del papa.

Le adesioni sono già ampie e plurali. Oltre a quelle delle realtà che leggerete in calce all'appello, iniziano a giungere le firme di docenti genovesi (Pasero, Gibelli, Casarino, ed altri) e, tra quelle non genovesi,  di Gianni Vattimo.

L'appello...
IL PAPA A GENOVA: COSTRUIAMO UNA DUE GIORNI DI MOBILITAZIONE PER I DIRITTI, LE LIBERTA' E CONTRO L'INTEGRALISMO VATICANO


Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.

Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un'offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.

In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco....

Per leggerlo tutto, cliccate QUI.

Un "brandello" di conferenza stampa, invece, lo potete ascoltare cliccando QUI.

Per adesioni, pridelaico@dirittirete.org

Che fate...ci siete?

fainotizia

postato da moltitudini· archiviato in anticlericalismo, biopolitica, fainotizia·permalink · commenti (59)
martedì, 22 aprile 2008, ore 18:58

(prologo: eran così infondate le critiche al PD per la candidatura di Calearo, e la presa d'atto di ciò come evidenza di una non strutturale differenza tra i due partiti concorrenti, che Calearo si è proposto come ministro a Berlusconi. Insomma, se hai votato PD, hai eletto anche uno, proprio quello la cui candidatura veniva difesa dagli attacchi "massimalisti", che guarda caso se lo chiamassero sarebbe ministro del governo contro cui hai votato).


Con ultimo questo post sul tema intendo "superare" le chiacchiere elettorali.

Per educazione non entro nel merito del dibattito interno a rifondazione.

Curioso notare come si è passati in poco tempo dall"unità delle
sinistre" (qualsiasi cosa volesse dire) ad un quadro che, se le cose andassero in un certo modo,  potrebbe portare non solo alla dissoluzione di quel pacco che han tentato di vendervi chiamato "la sinistra l'arcobaleno" (già repentinamente, e come previsto ex ante, avvenuta..su questo non insisto), ma, ove il dibattito prendesse una certa piega, alla dissoluzione e divisione di rifondazione comunista, che forse resterà tale solo mediante scesa in campo del deus ex machina che tutti conosciamo.

Rifondazione è un contenitore lacerato, che ha esaurito la sua spinta propulsiva e che non potrà esser ricomposto certo solo con il prevalere della tal mozione sulle altre in vista del congresso, ove anche una prevalesse.

Non esiste una maggioranza in tal senso, è proprio il contenitore stesso che è in crisi, la "forma" rifondazione.

Dall'unire tutti, son passati a veder se riescono a tenere assieme loro stessi, volevan rapppresentare gli altri, e non rappresentano nemmeno loro stessi.

Alla storia non manca il senso dell'ironia, come dice Morpheus.

Questo è solo uno degli aspetti che
evidenziano, aldilà delle beghe interne al prc, la crisi della forma stessa di "partito" come strumento di ricomposizione e rappresentanza nello spazio dello "stato".

Una delle cose più efficaci in questi giorni la ho letta sul blog di Mario: produrre contenuti facendo.
Pare banale, ma sta tutto in questo.

E' uscito in queste ore un appello, firmato global meeting network.

Invece che scrivere io un post, pubblico direttamente quello.


E' un intervento che condivido quasi in toto, aldilà di qualche accento od inflessione, ma che non dice cose troppo diverse da quelle che nei giorni scorsi ho detto qui, in assemblea al centro sociale e nella lettera su "il manifesto" notata da Andrea.
Insomma...leggendolo oggi ho scoperto che non sono fuori linea. Sollievo!

Scherzi a parte: il 4 a Marghera, all'incontro cui l'appello invita,  andrei tanto, tanto volentieri.
Lo stesso giorno però vedrei tanto tanto volentieri anche Sampdoria Roma. ;)
Altri interventi sullo tsunami elettorale...:
QUI
QUI


Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.

Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.

Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?

Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.

E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro!

I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione.

Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male!
Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione.

Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti
, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.

E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.

Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.

E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera.
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.

GlobalMeetingNetwork



venerdì, 28 marzo 2008, ore 00:36

AGGIORNAMENTO.
UN LUCIDO, DISINCANTATO, E PER QUANTO MI RIGUARDA CONDIVISIBILE PUNTO DI VISTA SULLO SCENARIO POLiTICO FIRMATO DA SANDRO MEZZADRA: LEGGILO QUI.


Marianna Madia
è la giovane capolista (non perchè il cognome inizi per "a") del PD nella importante regione del Lazio.

Il futuro del principale partito "riformista", "progressista"..insomma, del partito che dovrebbe esser la principale alternativa al fronte conservatore, è in mano anche a valide giovani come lei.
Io ho ascoltato la cosa stamane a radio radicale, tra un colpo di tosse di Bordin e l'altro (ci sarebbe anche una splendida dichiarazione di Fanceschini, ascoltatata pochi minuti dopo). Della vicenda  ha parlato anche ELFO BRUNO

Intervistata da un quotidiano, la piddina risponde in modo assai deciso sulle questioni etiche. La domanda è sulla moratoria promossa da Ferrara. Non la sottoscriverebbe. Ma attenzione: non si pensi che non sia d'accordo:"...non la sottoscrivo non  perché non condivida (ah....sospiro di sollievo, grazie, ndr) le analisi di Giuliano Ferrara, anzi (anzi..e ci mancherebbe....non sia mai che si pensasse che non le condivida , ndr): mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi.

Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia (che poi tu non sia credente poco importa, anche perchè son scelte che per Marianna non posson esser prese "dal diretto interessato", come afferma nell'intervista, ndr).

"Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita".
La vita, afferma poi Marianna, va tutelata dal concepimento. Altra posizione assai nota nel dibattito italiano.
Posizioni legittime, per carità. Non commento oltre. Chi nel Lazio vota PD ha questa ragazza come capolista. Registro solo che in qualunque paese normale, nessuno dei modernissimi, rifomistissimi, democraticissimi e per nulla estremisti partiti di centrosinistra (dal Portogallo alla Scandinavia) candiderebbe una che dice cose simili. Sono riformisti, riformeranno la 194. La legge 40 no, credo vada bene così com'è.

RISULTATI SONDAGGIO ELETTORALE
Ed ora gli scientificissimi risultati del mio sondaggio, fotografia elettorale dei cialtroni che mi hanno letto - o anche solo guardato le figure - in questi giorni.
Il 23, 14 % si asterrà , annullerà, lascerà in bianco.
Il 29,10% voterà "sinistra critica", il 4,48% il Partito Comunista dei Lavoratori, il 3,73% per i socialisti, l'1,49% la lista di Rossi, "Per il bene Comune", lo 0,75% altro partito.
E ora veniamo ai partiti collaborazionisti (sinistra arcobaleno, 21, 64%)  ed a quelli di centrodestra: Partito democratico 5,22%, Popolo delle Libertà 2,99%, La Destra 6,72%, Italia dei valori 0,75%.

Parlando di sondaggi (forse) più seri: tutti oramai danno la "sarc" abbondantemente sotto l'8%, soglia considerata quella sufficiente a parlare di buon risultato, ma che in realtà sarebbe comunque una batosta, tenendo conto che i soci fondatori presero il 10,2 due anni fa..e la sola rifondazione l'8,6% nel 1996. Mi domando come mai.
Ameno fine settimana a tutt*.

fainotizia
giovedì, 21 febbraio 2008, ore 14:21


Lo confesso: inserire nel mio blog il simbolo di una lista elettorale mi costa. Lo faccio con un certo imbarazzo, mi faccio una piccola violenza, davvero.
Ma rispetto alla Mia presa di posizione ufficiale in vista delle elezioni, così attesa dalle agenzie e dagli organi di stampa, sciolgo la riserva.
Voterò "sinistra critica" (LINK)
Come è noto, della "falce e martello" poco mi importa. Anzi, quella scelta da "sin. crit" graficamente rimanda troppo al PCI, per i miei gusti, e trovo invece graficamente assai carina la "stellina/omino" simbolo usuale del gruppo di Cannavò e Turgliatto.
Comprendo la scelta anche un po' politicista di inserirla nel logo, ma per me è secondaria: voterei "sinistra critica" anche senza falce e martello, argomento sul quale si è consumato un dibattito abbastanza sterile e fuorviante, e sul quale non torno.

Non è certo l'arcobaleno il problema della sinistra arcobaleno. Anzi, l'immaginario che evoca l'arcobaleno a me piace pure (aldilà che graficamente il simbolo della sinistra arcobaleno è bruttino). Piccolo inciso, da un punto di vista eminentemente grafico, i simboli più belli della storia partitica italiana sono, a mio avviso, la vecchia "rosa nel pugno" prestata da Mitterand ai radicali, ed il logo che fu di "democrazia proletaria".

Voterò "sinistra critica" e pregherei i miei net-amici di evitare, visto che io di sinistra critica non sono - di dar luogo qui a polemiche di bottega nell'ambito della querelle tra PCL e i nipotini di Livio Maitan. E' un aspetto che non mi interessa ed anzi, faccio alle compagne ed ai compagni del PCL i migliori e sinceri auguri.

Leggo in giro le indignate proteste di chi si sente vicino alla sinistra arcobaleno contro il "voto utile" che PD e PDL reclamano per sè stessi (invitando anche a votare l'avversario). Proteste fondate, salvo che poi a livello concettuale la stessa arroganza viene rivolta dalla sinistra arcobaleno verso esperienze come sinistra critica o il partito di Ferrando. Se è arrogante l'invito al "voto utile" , lo è a prescindere dalle dimensioni di chi lo invoca. Mussi e i suoi se si presentassero prenderebbero forse meno dei due gruppetti di estrema sinistra. Avranno 7 od 8 deputati solo perchè tutelati dall'abbracio con Bertinotti, non certo perchè rappresentativi di qualcosa in maggior misura di sinistra critica.
Leggo appelli che parlano delle due piccole esperienze a sinistra del PRC come di "guardiani del cimitero", avocando a se lo spirito di "Genova", per esempio. Loro, che stavan nel governo che ha promosso tutti, da De Gennaro in giù.
Questa si, è una forma di arroganza. La mia polemica non è tanto rivolta a chi voterà per la sinistra iridata, ma verso i suoi dirigenti, grandi, piccoli, o in carriera in attesa del loro posticino al caldo. Con lo spirito di Genova, voi, non c'entrate più nulla.
I necrofori della politica intesa come prassi di cambiamento che irrora la società, i quartieri, i luoghi del lavoro, del pensiero ed il territorio siete voi, che avete monetizzato sogni e desideri di centinaia di migliaia di persone per anestetizzarli nelle logiche di palazzo, ossequiosi della governamentalità. Salvo vedersi far saltare il giochino da un Mastella uno.
Siete voi, che proseguite nell'unica strada che vi si apre davanti: un cartello che vive su una scheda elettorale con una legittimazione che viene dall'alto delle sue nomenklature che riproducono loro stesse.

Un cartello che con le stesse pratiche verticistiche continua ad allearsi col PD nei comuni, decidendolo dall'alto ed imponendolo alla tanto blandita "base", a "prescindere",  magari animando in modo improbabile comitati di quartiere contro le scelte fatte dalle giunte dentro le quali si sta comodamente. Decisioni che coi singili territori, con le specificità locali c'entrano nulla, perchè le stabiliscono veltroni e bertinotti nazionalmente nell'ambito del loro gioco delle parti.
La fine che farà "sinistra arcobaleno" a me è chiara, è scritta nel suo DNA. Non la ribadisco qui, ma mi pare di aver dimostrato che di rado mi sbaglio quando prefiguro scenari.
Leggo un Bertinotti , stamane, che orgogliosamente rivendica che la lista che guida non è un cartello elettorale, ma soggetto politico.
Peccato che stamane si votava sul rifinanziamento delle missioni, ed il soggetto è così tanto solo elettorale (anzi, elettoralistico) e così poco soggettività politica, che i 4 gruppi si son comportati in "anarchico" ordine sparso: chi ha detto NO, chi si è astenuto, chi ha lasciato libertà di voto (quindi su un tema simile uno di sinistra democratica poteva tranquillamente votare SI, No o astenersi), chissà cos'altro. Tanto per dare l'dea (contestualmente l'Italia riconosce il Kossovo sconfessando un pronunciamento ufficiale del parlamento di soli pochi mesi fa: come si diceva una volta?Questo palazzo non serve ad un...)
Questo è il cimitero, questa è la morte della politica, pensare a quella cosa  che si intende per "sinistra" come un marchio che vive in una scheda e si autorappresenta nel palazzo al solo fine di autorappresentarsi, che tanto le contingenze renderanno possibili scelte di un tipo quanto il loro contrario, in spregio di quanto affermato magari pochi giorni prima. Rifondazione a Roma è stata persino capace di votare con la destra la rimozione di Simeone dal ruolo di vicepresidente del consiglio provinciale (ruolo istituzionale, non politico). La sua colpa? Per le destre, aver concesso la sala ad una iniziativa No-Bush. Per Smeriglio e i suoi, non esser un allineato (qui la storia)
Voterò sinistra critica perchè è l'unico voto che in coscienza posso dare, perchè ho elementi materiali sufficienti per pensare che la sinistra arcobaleno è un fugace cartello tecnico privo di una idea di società, di un progetto, incapace di esser strumento di rappresentanza nello spazio della compatibilità cui si piega, i cui eletti potranno - trovando adeguate ed indiscutibili motivazioni contingenti - rivotare l'invotabile domani, magari.
Tanto, comunque vada, il terreno della resistenza e del cambiamento, è in altri luoghi. E se non è chiaro dopo questi due anni, credo che non lo sarà mai.

venerdì, 25 gennaio 2008, ore 01:38

Inizio dalla fine.
A tutta una serie di domande che affliggono molti elettori ed elettrici dell'Unione, caduti in crisi (di nervi) assieme a Prodi, non ho risposte. Come ho detto: bisogna cercare le domande giuste.

Praticare esodo, esser nomadi. Che in quella cornice, le risposte son tutte necessariamente sbagliate.


Il coccodrillo, il pezzo che nei giornali solitamente è pronto da tempo in attesa che muoia questo o quel VIP, lo ho pronto da due anni.
Posso fare un po' lo scemino ed imbrodarmi?
A parte che nel maggio 2006 parlai di una durata di due anni, ancora a settembre ( il 30, per l'esattezza), nei commenti ad un post qui, parlavo di una scadenza certa entro tre, massimo quattro mesi.
Ho sbagliato di 4 giorni.
Certo, affermare ora queste cose, può sembrar ribadire qualcosa di prevedibile e scontato. Eppure, che la memoria non la ho corta, va anche detto che queste  cose che a me  parevano scontate e banali, trovavano invece (a volte anche solo affermando " mi sento che andrà così") argomentata confutazione.
Non solo sulla durata, ma anche sul merito dell'operato di questo governo.
Perchè anche qui, sopratutto ora, sottolineare i tanti aspetti negativi o criticabili di questo governo pare scontato, ovvio.
Anche su questi elementi, 24 mesi fa, c'era chi mi dava del "prevenuto", chi mi diceva di "aspetttare".
Evito il pedante linkaggio..
Ma veniamo all'oggi.
Non esulto per questa caduta, non vado ovviamente nemmeno in crisi emotiva.
Vedo dei convertiti al "grillismo", che pochi mesi fa davan del "ladro " a destra ed a manca, o che magari riportavano nel blog il banner con la conta alla pensione dei parlamentari (come dire..state aspettando di maturar la pensione, bastardi) che, ora che il governo cade, si disperano. Ora invece voglion che ci arrivino, alla pensione. Curiosi, schizofrenici. Non sono d'accordo con loro stessi. Alcuni han riscoperto nel proprio blog la politica nazionale dopo due anni di quasi silenzio.
Non festeggio perchè non posso non dire che preferirei che un governo cadesse sulla spinta di un movimento, su una contraddizione sociale, in seguito al conflitto.
Qui cade per le manovre di palazzo. E se si fosse salvato al novantesimo, si sarebbe salvato per manovre di palazzo speculari. Sempre in ossequio a ciò, forse parte di rifondazione tollererebbe anche un Draghi, a fare da camerlengo, un facente funzioni,  se ciò valesse il mitico proporzionale teutonico.
In questo sfacelo, si profila il ritorno plausibile, bisogna vedere con quali tempi, di Berlusconi, del caimano.
Quanta gente un paio di mesi fa, lo dava per morto. E' finito, dicevano, la CDL è morta. Ed era quasi vero.
Il giorno dopo il voto sulla finanziaria, quando tanti lo davan per escluso dalla scena politica, io da qualche parte dissi: guardate che avete capito male. Ha il pallino in mano. Sarà il vero trionfatore, sopravviverà a Prodi, e l'assist glielo darà Veltroni.
E  per la seconda volta - dopo il '96/'01- si è messo da parte quello che in ogni campagna elettorale pareva la più grossa delle priorità, il "conflitto di interessi" è sparito dall'agenda anche di questo governo (anche qua, ricordo perfettamente che quando dicevo ciò prima delle elezioni, mi si diceva: e figurati, guarda che han capito..stavolta lo risolvono il problema, dai, stavolta mica ci cascano come durante la bicamerale). Non che a me interessi questo tema, ma era ciò che interessava a tanti che han votato Unione.
Avranno il coraggio di riproporlo quando si tornerà a votare?
Veltroni, che di D'alema è più scemo, ha tentato di fare in trentaduesimo quel che tentò, perdendo, di fare D'Alema dieci anni fa. Mica l'han capita. Poi se gli dici "coglioni", si offendono.

Fermiamoci qui.
Mi dicono "ora sarà peggio". Risposta a domande sbagliate fatte internamente alla logica del palazzo che tanto si critica. La logica delle finte alternative.
Si continua a stare nella logica del teatrino.
Intanto, dopo due anni, non una delle leggi tanto vituperate è stata cancellata, alcuni principi della legislatura scorsa son stati ribaditi da questa maggioranza (la nuova versione del decreto "sicurezza" recupera il temporaneo testo Pisanu anti terrorismo, altra chicca), l'età pensionabile è stata aumentata, i lavoratori stan peggio di due anni fa, le perfomance lodate dai banchieri son state raggiunte colpendo i soliti noti, profitti e rendite stan più in salute di due anni fa, i salari stanno peggio.
Ma il vero problema..pare esser: ma si vota? E con che legge elettorale?
E ci si continueranno a porre le medesime domande di due anni fa.
Che non ci siano rivoluzioni dietro l'angolo, lo so.
Quel che è possibile fare, è resistenza, sabotaggio, ribellione, conquista di spazi di autogoverno, autorganizzazione dei soggetti sociali della metropoli globale per difendere i diritti di cittadinanza, al reddito,i diritti dei corpi, e del lavoro.
Contro il saccheggio e la devastazione quotidiana della vita e del desiderio.

Una delle domande che mi faccio in questo senso è come dar forza a tutto ciò.
giovedì, 17 gennaio 2008, ore 00:54


La vicenda Ratzinger in Sapienza- sulla quale intervengo in ritardo -  ha dei contorni che sono surreali e paradossali: l'aspetto meno sopportabile della vicenda, è il ribaltamento della categoria di "laicità" a favore della partecipazione di Benedetto all'inaugurazione dell'anno accademico.

Francamente, ritengo più dignitosa la posizione di chi, cattolico, affermasse: il Papa in quanto tale è una autorità morale e scientifica, ed è giusto che una università romana ed italiana gli riconosca tale ruolo invitandolo in tale occasione.

Molto più serio dire ciò, che fare bizantinismi cerchiobottisti, che dire- come ha fatto l'Unità due giorni fa in prima pagina, "un errore invitarlo, ma parli", o brandire la laicità in difesa della scelta di invitare Ratzinger in questa occasione. Genuflessa deferenza che ha caraterizzato tutti, da sinistra a destra, salvo qualche radicale e socialista, a onor del vero.

Ricapitolando: il rettore ha invitato il papa ad inaugurare l'anno accademico, docenti e studenti, da mesi, hanno scritto al rettore criticando la congruità di questo invito in tale sede, il Rettore ha autorizzato gli studenti ad organizzare iniziative di protesta, il papa ha deciso di non farsi contestare e soprassedere.
Dove sta la lesione del diritto di parola del pontefice, per altro voce non certo oppressa ed isolata in questo paese?
E' un capo di stato, è un "leader", a qualcuno le cose che lui ed il suo gregge affermano non piacciono, e come accade con il Prodi, il Bush o il Berlusconi di turno, quel qualcuno ha deciso di contestare quella presenza. Torto o ragione nel merito della contestazione, la cosa che mi pare più grave è che si attacchi la legittimità di criticare e contestare il papa.

E, va ricordato, non si parla di un appuntamento qualunque, o di una prassi consolidata: la critica era specificatamente rivolta al Rettore al quale veniva chiesta ragione di questo invito in quel contesto, ossia, l'inaugurazione dell'anno accademico, non un appuntamento come un altro.

Su questo, non è stata data risposta, su quale base di autorità è stato invitato Ratzinger in questo contesto preciso, in rappresentanza di cosa, non è stata data risposta.

Perchè il Papa avrebbe dovuto salutare l'avvio dell'anno accademico? Non si dica "perchè no", è chi lo ha invitato che doveva motivare questa scelta.

Alcuni dicono: ah, non volete il confronto. Mistificatori: non si trattava di un libero simposio, di un confronto scientifico filosofico. Nessun confronto in ballo, ma un monologo pontificio.

Il Papa ha poi autonomamente scelto di non andare, per evitare le legittime contestazioni (se illegittime, vale allora in ogni caso: dovrebbero ricordarselo quelli di centrodestra quando plaudono ai fischi diretti a Prodi, e quelli di sinistra quando plaudono alle contestazioni all'ex demonio Berlusconi. Chi stabilisce che questi siano meno intoccabili del papa? Quante volte platee cattoliche hanno fischiato questo o quello? Vale anche per loro l'accusa di esser degli intolleranti che voglion tappare la bocca agli altri?).

Qualcuno cerca di legger questa vicenda in termini di vittoria o sconfitta, alcuni -"laici"-segnano, magari amaramente, un "punto" a favore della cricca clericale.
Io non credo che questa singola fattispecie possa esser letta in questa chiave. Non sposta nulla nè in un senso nè nell'altro: non è un colpo inferto verso la lobby clericale, non è nemeno un arretramento per le ragioni degli atei, laici, eccetera. Non poteva andare in modi molti diversi da questo: se fosse andato, ci sarebbe stata la contestazione, e le accuse di intolleranza avrebbero avuto luogo lo stesso (lo dico a chi suggerisce che forse è stato tatticamente sbagliato "accanirsi").
L'alternativa poteva esser solo..tacere.
Poi è chiaro che sono tentato di leggervi una piccola ed effimera, vittoria, in termini di.."egemonia/agibilità" territoriale: aver creato le condizioni per far in modo che in quel contesto il papa non avesse agibilità è, nel suo piccolo, una soddisfazione.
Non è lì che si gioca la partita vera: l'agibilità che il clero ha al governo, nel parlamento o nel consiglio comunale romano è ben più seria e difficile da contrastare.


Due parole su Mastella. Non conosco le carte, oggi lavoravo ed ho seguito poco. Mi pare politicamente ovvio che un ministro della giustizia non possa stare al suo posto, in una situazione simile, per l'evidente "conflitto". Da ministro certe accuse ai magistrati è forse incongruo farle, ma, in assoluto, ed aldilà di quel che si pensa su Mastella, non è che non sia mai accaduto che indistruttibili tesi di pubblici ministeri fossero, alla fine, teoremi e complotti politici.
Solito grillo (anzi, facciamo altro insetto, vah) parlante su questi temi, e certamente non sospettabile di esser nè amico del governo nè di Mastella, dico che invidio un po' la saccenza di quelli che, conoscendo la vicenda quanto me, prendono le ipotesi di un PM come condanne certe e definitive, e che mischiano la disapprovazione del Mastella politico con il ritenere lui e la consorte certamente colpevoli di reati.
Con ministri della giustizia così, non mi sentierie più garantito che da Mastella.

SEGNALAZIONE
GENOVA -GIOVEDI 17 GENNAIO-TEATRO MODENA-ORE 15.30
GAD LERNER INTERVISTA SASKIA SASSEN (uno dei cervelli più interessanti in circolazione)

In occasione della due giorni di dibattito "giovani e migranti nelle città globali"





 

domenica, 13 gennaio 2008, ore 20:58

Ciascuno ha le sue debolezze, le sue bizzarre passioni.
Io confesso che - pur vergognandomene un poco -  resto ammirato da certi personaggi.
Mi affascinano, mi seducono. E' una forma di perversione.

E' il caso di tal Filomeno Viscido.

Un personaggio straordinario. Uno che, tra un post sul congresso del "partito comunista dei lavoratori" di Ferrando e uno sul subcomandante Marcos, conduce , accanto a Ferrara, Ratzinger e Bagnasco,  una crociata per la tutela dell'embrione, in un blog che recita tale disclaimer " Siamo di sinistra, restiamo di sinistra, siamo fieri di essere di sinistra,pretendiamo ci sia la sinistra quissu'.Nel caso vogliate la destra, la rete è grande, non la troverete qui.
Qui troverete il popolo di sinistra in movimento, con i suoi pro e i suoi contro".


In un post sulla legge 40, ci regala un pezzo di puro lirismo, che cito " SONO per una regolamentazione del settore piuttosto che lasciarlo de-regolamentato (se la Sinistra non fa le leggi , non è colpa mia!!) e che quindi avrei appoggiato leggi di ogni impronta cultura(fascia, liberal o cattolica) ".

Qualsiasi legge, anche..."fascia".
In altro post (lo linkerei ma non trovo il link..comunque è del 17 dicembre 2007) accusa l'istat di sessismo perchè non parla della violenza delle donne sguli uomini, e accusa di sessismo anche le parlamentari di SD che propongono leggi sulla vilenza di genere.
Ora, io trovo fastidioso che gli uomini si gettino come falchi sul tema "aborto". Io qui, più che del tema in sè, voglio parlare del caso antropologico, del blogger in questione.
Questo post (LINK) in particolare, andrebbe conservato e rammentato.
Un post che, si badi, è rivolto alle donne ed ai maschi..ma solo se antiabortisti. Anzi, alle kompagne ed ai maski, per citare la fonte.
Il succo (leggere per credere) è questo: la donna occidentale abortisce perchè edonista e pensa alla carriera. Lo fa così, con lo stesso spirito col quale va dal'estetista a fare il peeling.
D'altra parte, che l'aborto venga utilizzato come metodo contraccettivo dalla donna moderna che pensa solo al lavoro, secondo Filomeno, è provato dal fatto che "in Italia comincia qualche avvisaglio se la percentuale di aborto è rimasta costante in 30 anni nonostante l'aumento dell'indipendenza economica"

Io mi sono limitato, senza entrare nel merito del dibattito sulla 194 o sulla liceità o meno  di interrompere una gravidanza, a fare educatamente notare che quella affermazione è oggettivamente sbagliata.

Le interruzioni di gravidanza sono in costante calo da 25 anni
(da 234.801 a 130.033). Quasi dimezzate, anche contando le donne immigrate, che abortiscono di più delle italiane per ovvi motivi socioculturali (per'altro sconfessando la suggestiva tesi di Filomeno). Tra l'altro, in Italia - al contrario di altri paesi europei - diminuisce anche il dato delle IVG tra le ragazze sotto i 20 anni.

Ciò, da un punto di vista intellettuale, può tranquillamente non esser un motivo per difendere la 194 o NON dirsi antiabortisti, ed è in linea di principio legittimo pensare che quel calo non sia dovuto alla 194, questo non mi interessa. Semplicemente, non è vero che in 30 anni l'aborto è rimasto costante.

Mi sono preso del "troll", oltre ad insulti vari.
Mi è stato anche detto che dire ciò -cioè parlare di numeri - è "ideologizzare". Ohibò. Se anche fosse, che non è, non lo sarebbe di meno di affermare tout court che l'embrione è persona. Affermazione che non ho discusso di là e che non voglio trattare neanche qui, ma che è una - legittimissima - posizione prettamente ideologica.
Il post poi si chiude con un richiamo paternalista all'uomo antiabortista. Trattengo -come ho fatto nel suo blog- ciò che vorrei dire, e che spesso ho già detto, sulla genitorialità come scelta consapevole ed affettiva, come atto di volontà.
Ora, che dire di un caso così?
Singolo caso di deragliamento umano? Oppure, se teniamo conto che  è un uomo che si dice di "sinistra", e nemmeno moderata, uno che cita Marcos o Ferrando, un piccolo e buffo segnale di una più vasta questione della dialettica tra i generi ancora irrisolta, e che dice non solo dai Ferrara la donna deve guardarsi?
Non saprei.
Mi piace citare una frase di cui non conosco la reale maternità- o paternità: se l'uomo potesse restare incinto, si abortirebbe anche dal barbiere.
Insomma, non più solo dall'estetista.


Già che ci siamo, un paio di segnalazioni in tema.
la "layca FROCESSIONE" , gioved' 17 gennaio, per salutare il papa che arriva in Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico.
Dettagli maggiori su http://www.facciamobreccia.org.

Ancora, poi magari son segnalazioni inutili perchè le internaute che passan di qua già probabilmente conoscono....comunque:
QUI (LINK) l'appello di "usciamo dal silenzio" dopo la riunione di Milano del 10 gennaio scorso.
QUI il sito  "ControViolenzaDonne". Ieri si è tenuta, a Roma, l'assemblea nazionale delle donne e delle lesbiche, che rilancia alcuni appuntamenti per i prossimi mesi.
Suppongo che sul sito verrà messo on line qualche materiale reativo all'assemblea di ieri, in ogni caso le date previste sono Roma 23 e 24 Gennaio - tavoli tematici -  ed 8 marzo in tutta italia per mobilitazioni di piazza. QUI (LINK) il comunicato che indiceva l'assemblea di ieri, e, se qualcuna di voi che passa di qua è interessata e volesse seguire il dibattito,  QUI il blog di controviolenzadonne.


martedì, 08 gennaio 2008, ore 12:34

Ogni settimana ha la sua emergenza. Vorrei vivere qualche mese all'estero per capire se anche altrove tutto, ogni settimana, venga discusso in termini di emergenza che poi viene digerita, smaltita, e sostituita da un'altra, salvo il ripresentarsi dopo qualche mese.

Siamo sommersi prima che dai rifiuti, da un bombardamento emergenziale isterico...c'è il tempo , al limite, per "schierarsi", pollice su o giù, e vai con la prossima emrgenza, nessuno spazio per elaborare, riflettere e capire.

Lo stupro di una donna (da domani mai più, via i rumeni), una morte sul lavoro (da domani mai più), l'emergenza di Pianura (da domani mai più). 

E' chiaro che nessuna "emergenza" è affrontabile nell'immediato, con soluzioni buone di lì a poche settimane, e non è ragionevole chieder a chicchessia - politico od opinionista - di risolver subito il tale problema. Se non con soluzioni tampone non strutturali.

Non fosse che poi il politico di turno si presta a ciò, promettendo che la tal cosa "mai più".
La bomba che sta esplodendo in Campania in questi giorni non è risolvibile tra oggi e sabato, ha aspetti complessi, anche tecnici, e si inserisce in un contesto sociale difficile.

Alcuni poi, che quando sono gli amici obiettivo della protesta devon deligittimare il dissenso, tentano di ricondurre trutto a destra e camorra.
Le responsabilità sono annose e di tutti gli schieramenti (e ciò fa in modo che nessuno possa assumersi responsabilità significative).
Bassolino, ad esempio: è uno che in quelle terre è al potere da lustri, è stato anche commissario straordinario all'emergenza rifiuti (con la nota censura della magistratuta contable per l'isituzione di un call center mangia soldi).
Tanti colgono la palla al balzo per strillare "termovalorizzatori, termovalorizzatori", intendendo - con la classica insipienza lessicale italiana - inceneritori: solo in italia, lo dico per inciso e tanto per dirne una, con il termine "termovalorizzazione" si parla dell'incenerimento dei rifiuti.
Se parlaste con un ingegnere di Bruxelles dicendo "termovalorizzatore" intendendo gli inceneritori non capirebbe di cosa state parlando, o forse si, ma eccepirebbe.
Quindi, anche in questo caso, si fa ampio uso di una confusione lessicale non da poco, sancita anche dall'unione europea.
Quindi: quasi tutti usiamo questo termine senza sapere che stiamo sbagliando.
Poi, si dice, che in europa tanti usano gli "inceneritori", ma non si dice che grandi paesi come Spagna e Gran Bretagna ne hanno, rispettivamente, 8 e 3.
L'argomento, anche in relazione alle emissioni, è altamente tecnico e complesso: non posso trattarlo qui e se si è davvero interessati invito tutti a condurre delle ricerche in proprio, prima di schierarsi dopo aver sentito lo slogan dell'opinionista o del lobbysta di turno.
Invito anche a segire cosa scrive alex321 (altro blogger che fa pensare) su altrenotizie
Ma sopratutto invito a riflettere su un elemento che  quasi nessuno - nella diatriba discariche-inceneritori - sfiora, lo ha fatto sinteticamente ed in modo intelligente FRANCO ieri.
Consumiamo sempre di più, produciamo sempre più rifiuti inutili, stupidi. Il problema sta quindi a monte, nella filiera del nostro sistema di produzione e consumo. Produciamo più spazzatura di dieci anni fa, un ragionamento banale: è inevitabile? Non è davvero pensabile porsi il problema non tanto e non solo di come smaltire i rifiuti, ma di quanti produrne?
E se la vera conquista di "progresso" e "sviluppo" fosse produrre meno spazzatura e, addirittura...follia delle folie..consumare meno?


mercoledì, 02 gennaio 2008, ore 14:38


Considero il "travaglismo" uno dei grossi mali di quest'era politico mediatica.
Travaglio è uno che starebbe dignitosamente a destra,  se le buffe contingenze italiche non ci avessero condotto ad una dialettica per cui, a causa delle pelosità della destra, la cultura "garantista" pare prerogativa della destra politica mentre a sinistra - anche "estrema" - si tifa a prescindere per i giudici (nei DS il clima è mutato solo di recente, non a caso) con abbondanti dosi di becero forcaiolismo.
Le legittime opinioni del Travaglio, o le iperboli caricaturali, vengono prese per cronaca e dati di fatto (ad esempio la buffa novella per la quale un uxoricida condannato a 30 anni per omicidio volontario in Italia non metterebbe piede in galera un giorno:alcuni boccaloni credono che ciò sia una fattispecie giuridica verosmile).
D'altra parte, dalla destra proviene: nasce giornalista de "il giornale", e sul periodico di destra "il borghese" condusse - in linea con AN - una battaglia contro la grazia a Sofri. La vicenda Sofri come è noto è giuridicamente assai controversa, ma c'è una sentenza, ed a Travaglio basta.
Prendiamo il caso "Contrada"...

Io, francamente, sul caso in sé ho nulla da dire o per cui tifare.
Se la vedano loro: per me Contrada, se anche fosse provato legalmente indiscutibilmente "onesto", resterebbe ontologicamente un nemico in quanto agente del sisde, organismo dal mio punto di vista illegale in quanto tale. Per il resto:
....se poi devo ragionare con le categorie del diritto "democratico", in quanto persona, credo abbia i diritti spettanti ad ogni detenuto.
..sulla grazia non mi esprimo: tutti questi tromboni che straparlano di "stato di diritto" mi insegnano che è prerogativa specifica del Capo dello Stato, decida lui. Per gli stessi "tromboni", che magari difendono a parole la "costituzione" come valore in sé, probabilmente la "grazia" andrebbe eliminata come istituto dalla Costituzione stessa, visto che non nasce certo come strumento per sanare eventuali errori giudiziari e non si capirebbe quando e come applicarla. Sarebbe una legittima battaglia di chiarezza, niente da dire. Però -e per me non lo è - non è che la"costituzione" può esser un giorno valore assoluto, astratto e l'altro no.
Poi, al contrario di quelli che si schierano contro od a favore, senza conoscer nulla,  in virtù di cosa dice l'opinionista preferito, non mi esprimo perchè non so nulla del processo, per cui taccio.
Potrebbe bastarmi che c'è una sentenza definitiva, è vero: ma sono tante le sentenze anche definitive proclamate grazie a affidabilissimi pentiti  poi dimostratesi sbagliate, magari a condannato già morto di carcere.
So che la categoria del "concorso esterno" in reato associativo ( basterebbe il favoreggiamento) è una categoria tutta italiana del procedimento penale e so che l'ordinanza del 12 dicembre che respinge l'istanza di differimento della pena, aldilà di quel che riportano parzialmente ed erroneamente testate come repubblica.it, afferma una cosa ed il suo contrario.
Insomma, della grazia a Contrada non mi importa un fico secco e non ho neanche tutti gli elementi per esprimere un parere. Mi importa certo dei tanti disperati che stanno in carceri con il supplemento di pena di una situazione disumana, ma non è che queste coordinate culturali possano lasciar ben sperare, in quanto a sensibilità diffusa.

Mi preoccupa  la sottocultura che personaggi come Travaglio diffondono sopratutto in ambienti di "sinistra", anche "radicale", come, ad esempio, in un forum cui partecipo.

Un concetto, letto in questi giorni, mi ha colpito in particolar modo.
Per Travaglio, la "grazia" non è una terapia antidiabete (certamente: però vorrei sapere cosa è secondo Travaglio la "grazia", come istituto previsto dal nostro ordinamento), ed aggiunge:
...lo Stato di diritto è chiamato a garantire la certezza della pena, non l’immortalità dei condannati. Se questi, un brutto giorno, speriamo il più tardi possibile, muoiono, è un evento naturale: dispiace, ma non ci si può fare nulla.
Sventuratamente, muoiono anche gli incensurati. E non è colpa dello Stato, ma della natura.
...

Ora: qui si parla , in generale, dei condannati. Si va oltre la fattispecie del caso Contrada. Qui passa con superficialità un ragionamento becero, forcaiolo.
Questa -falsa e mistificante - contrapposizione tra il diritto alla salute dei "condannati" e degli "incensurati" (basta esser stati oggetto di azione penale, a prescindere, per esser degni di riprovazione e aver diritto a qualche diritto fondamentale in meno).
Ma sopratutto, perchè ripeto...Travaglio parla in generale, il concetto del primo rigo è allucinante: se uno sta in carcere ed è malato...è la natura, allo Stato cosa deve interessare, salvo l'esecuzione della pena?
Proprio i tromboni dello "Stato di Diritto" con tutte le maiuscole del caso, quindi presumibilmente un po' più avanti del codice di Hammurabi, dovrebbero insegnarmi che uno Stato di Diritto si cura della salute della persona a prescindere dal suo certificato penale e che nulla c'entra con la cultura dello "stato di diritto" un discorso dove il malato "incensurato" venga contrapposto al malato "condannato".
Anzi, potrebbero insegnarmi che magari il livello di uno "Stato di Diritto" si misura proprio dalle condizioni di reclusione. Perchè in modo affatto naturale in Italia-checchè ne dica Travaglio - in carcere si muore di carcere.
Ed ai "sinistri" che se scrive due stronzate Travaglio saltano in piedi col cappio in mano, consiglio magari di seguire - tanto per aver una visione diversa - il meritorio lavoro di associazioni come "ANTIGONE".
Non hanno le posizioni di Travaglio o Diliberto: ma ve lo giuro, non sono berlusconiani.