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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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lunedì, 12 maggio 2008, ore 12:33
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.

La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".

Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout court ai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.

Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70,  ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.

Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu  non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento  nelle radici della sinistra novecentesca italiana.

Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.

Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma,  rimuove.

Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.

Ma non solo.

Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.

Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.

Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.
nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene.

E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.

Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci  il problema.

GOVERNO/PALAZZO

Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.

Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".

Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.

Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso,  ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.

Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.



PRIDE LAICO 17 maggio
Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
martedì, 22 aprile 2008, ore 18:58

(prologo: eran così infondate le critiche al PD per la candidatura di Calearo, e la presa d'atto di ciò come evidenza di una non strutturale differenza tra i due partiti concorrenti, che Calearo si è proposto come ministro a Berlusconi. Insomma, se hai votato PD, hai eletto anche uno, proprio quello la cui candidatura veniva difesa dagli attacchi "massimalisti", che guarda caso se lo chiamassero sarebbe ministro del governo contro cui hai votato).


Con ultimo questo post sul tema intendo "superare" le chiacchiere elettorali.

Per educazione non entro nel merito del dibattito interno a rifondazione.

Curioso notare come si è passati in poco tempo dall"unità delle
sinistre" (qualsiasi cosa volesse dire) ad un quadro che, se le cose andassero in un certo modo,  potrebbe portare non solo alla dissoluzione di quel pacco che han tentato di vendervi chiamato "la sinistra l'arcobaleno" (già repentinamente, e come previsto ex ante, avvenuta..su questo non insisto), ma, ove il dibattito prendesse una certa piega, alla dissoluzione e divisione di rifondazione comunista, che forse resterà tale solo mediante scesa in campo del deus ex machina che tutti conosciamo.

Rifondazione è un contenitore lacerato, che ha esaurito la sua spinta propulsiva e che non potrà esser ricomposto certo solo con il prevalere della tal mozione sulle altre in vista del congresso, ove anche una prevalesse.

Non esiste una maggioranza in tal senso, è proprio il contenitore stesso che è in crisi, la "forma" rifondazione.

Dall'unire tutti, son passati a veder se riescono a tenere assieme loro stessi, volevan rapppresentare gli altri, e non rappresentano nemmeno loro stessi.

Alla storia non manca il senso dell'ironia, come dice Morpheus.

Questo è solo uno degli aspetti che
evidenziano, aldilà delle beghe interne al prc, la crisi della forma stessa di "partito" come strumento di ricomposizione e rappresentanza nello spazio dello "stato".

Una delle cose più efficaci in questi giorni la ho letta sul blog di Mario: produrre contenuti facendo.
Pare banale, ma sta tutto in questo.

E' uscito in queste ore un appello, firmato global meeting network.

Invece che scrivere io un post, pubblico direttamente quello.


E' un intervento che condivido quasi in toto, aldilà di qualche accento od inflessione, ma che non dice cose troppo diverse da quelle che nei giorni scorsi ho detto qui, in assemblea al centro sociale e nella lettera su "il manifesto" notata da Andrea.
Insomma...leggendolo oggi ho scoperto che non sono fuori linea. Sollievo!

Scherzi a parte: il 4 a Marghera, all'incontro cui l'appello invita,  andrei tanto, tanto volentieri.
Lo stesso giorno però vedrei tanto tanto volentieri anche Sampdoria Roma. ;)
Altri interventi sullo tsunami elettorale...:
QUI
QUI


Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.

Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.

Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?

Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.

E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro!

I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione.

Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male!
Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione.

Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti
, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.

E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.

Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.

E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera.
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.

GlobalMeetingNetwork



mercoledì, 02 aprile 2008, ore 23:40
Se ne parlava stasera a "l'infedele".
CHI, la nota rivista gossippara, ha dato il suo contributo nel dirimere la complicata matassa elettorale.
Scelte sei candidate, è stato somministrata loro una check list di questa natura: tacchi 12 o 7cm? Dove si mette il profumo? Armi di seduzione? Perizoma o slip? Trucco? Jeans o gonna? Gioiello più costoso?
Da "CHI" non ci si poteva certo aspettare qualcosa di diverso.
Troppo facile però derubricare il tutto a sciocchezza da giornale berlusconiano.
La cosa più curiosa infatti (o grave, od offensiva, o divertente, o deprimente, fate voi) è che sei candidate che invece che rispondere "guardi, la campagna elettorale è una cosa seria, non ho tempo per queste stronzate, non voglio trattare le donne come cretine, parlerei d'altro" a farsi trattare da cretine, a avvalorare che in fondo un giornale femminile se sfiora la politica di queste stronzate deve parlare, ci sono state.
Non che io pensi che la campagna elettorale sia una cosa seria, ma un candidato dovrebbe fingere di pensarlo.
Alessia Mosca, Dorina Bianchi e Anna Finocchiaro (PD) Chiara Moroni, Stefania Prestigiacomo e Laura Ravetto (PDL) hanno ritenuto serio ed importante pensare di raccontare dove si mettono il profumo, o che mutande portano.
Stendo un collant pietoso sulle risposte.

Mi attendo a questo punto un servizio di "men's health" o del "guerin sportivo" che a Casini, Calderoli, Ferrara, Bertinotti e Fassino chieda: pedalini o calze? Con la prostata tutto ok ? Come se la cavava con le gare di rutti da bambino? Piscia più lontano lei o Bossi? Guarda la cacca dopo che ha espletato? Quante ne ha castigate? Se lo scrolla? In doccia sopo la partitia di calcetto, guarda imbarazzato il pirllo dei compagni per fare confronti?
Sullo stesso giornale, la Madia, con uno sforzo a dire il vero un poco più impegnativo, asseriva di volere "una politica mamma" .
Stereotipi e archetipi bipartizan.

Tra le chicche rilasciate in questi giorni dai candidati, brilla la proposta di mandare in missione soldati volontari  sedicenni.
Proposta fatta nell'ambito di una serie di dichiarazioni che se uno le leggesse senza sapere che....vabè, ma non vi dico chi ha detto ciò, nè dove si è candidato: non vorrei influenzare il voto.

Insomma..non ho nulla di particolare contro la DC di Pizza: ma spero che non insista col proposito di far rinviare le elezioni, sennò l'intervista ai maschietti paventata qui potrebbe anche aver luogo, per riempire i tempi morti, e saremmo costretti a registrare altre interviste come quella cui alludo qui sopra. (anche se la batttuta di Vauro di qualche settimana fa "non cè più il governo Prodi...non c'è ancora quello Berlusconi..godiamocela" era efficace).

Anche quest'anno sarò impegnato ai seggi: segretario. Venerdì, riunione tecnico informativa.
Intanto ho notato che su molti blog (qui, qui) gira ancora convintamente la stronzata delle bianche "alla maggioranza". Chiaramente quelli a cui ho chiesto "ma scusa, se per prender il premio di maggioranza basta avere un voto in più dell'altro, mi spieghi che senso avrebbe aggiunger ai voti presi tot bianchi, dato che quello che ha un voto in più degli altri sempre pòrimo arriva, e gli stessi seggi piglia?" non hanno fornito delucidazioni di rilievo.

fainotizia
domenica, 30 marzo 2008, ore 21:41
Ieri, sabato, giornata splendida e abbastanza sfaccendata.
Ne ho approfittato per fare un po' il turista. Ho raggiunto in bici il centro, preso un po' di sole, letto, passeggiato, fatto un salto in libreria (lo giuro, ho pagato) , chiacchierato di politica ai tavoli di un bar in una piazzetta  con una vecchia compagna ed un folle che più lo tratto male più mi si appiccica, fatto un bel po' di chilometri e risparmiato 2,40 euro di biglietti AMT.
Ho legato la bici ad una ringhiera all'Expo. Mi domando come mai, pur prestandosi assai l'area e aumentando sempre più i ciclisti urbani, nessuno abbia ancora pensato ad installare in quell'area qualcosa di dedicato al parcheggio della bici.

Le colorate catene utilizzate per mettere in sicurezza il mezzo, hanno attirato un bimbo, di due anni e mezzo al massimo, che a lungo vi si è intrattenuto, incuriosito.
Non ho mai fatto incidenti e cadute in bici.
Ad un certo punto, la portavo a mano, passeggiando nei caruggi.  Dei tizi portavano, con gran ritmo, un mobile a mano: non ho fatto in tempo a scansarmi e mi hanno rovinato addosso. La bici che vedete ritratta, è ora ricoverata dal ciclista: la ruota dietro è andata.







UNA CITTA' DI PALAZZI
Così la ha chiamata G., con una affermazione che può apparire banale, ed invece è azzeccatissima.
Con tutte le sue magagne, e scevro da qualsiasi provincialismo, credo che Genova sia tutto sommato per molti aspetti uno dei migliori posti dove stare. Parlo di città, ovviamente. In giornate col clima come quello di ieri, è godibile come poche altre. Parlo di qualità della vita "spicciola", di cose da poter fare, opportunità ambientali di cui godere, di ritmi, di spazi, di visioni, lungi da qualsiasi lettura di natura sociale, politica od economica.

Sottoripa (foto a sinistra e in basso a destra) è un SUQ con pochi paragoni, se non nel sud Italia, un portico medievale affollato di spezie, colori, panini ( il mitico "gran ristoro"), fritti, gente, forni e kebab. Tantissimi kebab, nelle varianti turche, marocchine, tunisine, palestinesi. Genova ne é piena, in ogni quartiere. Chissà come mai, nessuna città ne ha così tanti.


Nel palazzo a sinistra, nella foto dello scorcio qui sotto, all'ultimo piano, c'era la sede di Rifondazione, una volta (e di D.P. , ancor prima). Da quelle parti andavamo o a litigare o...nei momenti di tregua, a scroccare il ciclostile quando si rompeva il nostro (che ho celebrato QUI).

Ove abbiate perdonato il disimpegno di questo post, perdonerete una caduta vanesia. Apprezzo che nei bar, nei negozi, anche se formali, mi venga quasi sempre dato del tu. Parlo ovviamente dei posti che frequento la prima volta, non di quelli coi quali ho confidenza. Del tu, come ad un pivello. Le signore un po' più anziane, si lasciano sfuggire un "gioia", o il più genovese "nan", con cui vengon solitamente chiamati i bimbi ed i ragazzi.  Il fatto che ciò mi gratifichi, probabilmente è anche il sintomo del fatto che sto invecchiando.

postato da moltitudini· archiviato in cazzate, me e dintorni, bici, costume e societĂ ·permalink · commenti (64)
venerdì, 21 marzo 2008, ore 12:38
Breve passaggio, giusto per lasciare un cenno. Lavoro, e, per fortuna, ho anche una vita privata.

DEMOCRATICI, MA ANCHE FASCISTI
non so se sia più grave che un partito di centrodestra candidi un anziano signore con scivolamenti nostaglici, o che un partito..democratico, alternativo al primo, candidi un fascista.
E' il caso di tal Arcivieri Paolo. Dirigente nel Lazio del partito di Alessandra Mussolini. Leader degli irriducibili ,  transistato in galera per questioni legate ad estorsioni e ricatti. Candidato alle amministrative, a Roma, per il PD. Forse si ritirerà..ma mi risulta che le liste siano chiuse e depositate.
Non se ne parla granchè di questa..."svista" (possibile sia una svista?). D'altra parte, quando il vecchio con scivolamenti nostalgici di cui sopra pareva vicino ad entrare nel PD, frequentava i meeting democratici e lodava il progetto, nessuno si scandalizzò.

LA BUFALA DELLE BIANCHE "ALLA MAGGIORANZA".

Ne ho già parlato, ma sollecitato da alcuni amici, replico: schede bianche e nulle non vengono conteggiate in alcun altro modo se non come bianche e nulle.
Non c'è alcuna modalità di espressone del non voto che - come invece suggeriscono alcuni ambienti grillian/travaglieschi - determina in qualche modo una diversa attribuzione di seggi o, addirittura, la non elezione di parlamentari.
Si contan i voti validamente espressi, quanti e quali essi siano. Che poi si possan fare brogli, è altro discorso, ma si posson fare a prescindere da quale tecnica di non voto si utilizzi.
Stare a casa, annullare, recarsi al seggio e rifiutarsi di votare o lasciare in bianco sono azioni con i medesimi effetti, scegliere un comportamento piuttosto che un altro è al limite una scelta simbolico politica, senza alcun rilievo o effetto materiale.

TIBET
una riflessione di Danilo del Bello. Audio e testo QUI
Stralcio.
È su questo che si nota l’ipocrisia dell’America e dell’Occidente, la logica del denaro, quella capitalistica, nella sua massima espressione della globalizzazione, va oltre alla questione dei diritti dell’uomo e la loro gestione e difesa da parte del comando imperiale è pura e semplice ipocrisia per mascherare la logica degli affari. La Cina è diventata una potenza mondiale dal punto di vista della produzione di merci, perciò non le si possono imporre alcun tipo di sanzioni che invece vengono sistematicamente applicate in altre parti del mondo....

CASARINI SCRITTORE
Non è una recensione, la mia, ma una risposta ad un commento al post precedente: no, non trovo contraddittorio che Casarini "narratore" pubblichi un romanzo con mondadori, (la parte della fortuna, strade blu - Mondadori). Perchè se la pensassi così non dovrei nemmeno farmi ospitare da splinder o usare la mail di alice per diffondere il mio pensiero, comprare i libri di Chuck Palahniuk, fare tante altre cose. Trovare ciò irricevibile forse è ciò che farebbe un "duro e puro". Bè, non lo sono, al contrario di quel che pensa ZiaLaura. :P
IRONIE DELLA MORTE
Stuntman che lavorava alle riprese della fiction "vite sospese" muore cadendo da una impalcatura durante le riprese, alle acciaierie Falk di Sesto San Giovanni. Muore cadendo da una impalcatura mentre recita la parte di un operaio che muore cadendo da una impalcatura.
domenica, 16 marzo 2008, ore 22:08

LUDDISTA FORZATO


Dopo i due mesi senza frigo, altro periodo di luddismo forzato. Sono senza cellulare da tre mesi (eehhmm....sorvoliamo sui motivi).
Dovrei rimediare entro un paio di giorni. E' banale osservare (ma anche no ) quanto abbia vissuto tutto sommato  benissimo.
Qualche disagio sul lavoro (ma non son mica tenuto ad aver un cellulare di servizio. Scemo io che davo quello privato), qualche problema nel farmi trovare dai compagni per quel brandello di attività politica che posso fare, mia madre che mi immaginava in stato avanzato di decomposizione in casa, con i gatti a vegliare sulla mia salma.
Ma si può stare senza cellulare. Scontato osservarlo, forse. Oggi ho utilizzato una SIM provvisoria e inviare un sms mi sembrava impresa titanica.
E parla uno che era tra i digitatori più veloci del west.

TUTTO E' RELATIVO.

L'Abbè Hervè Gresland accusa l'Opus Dei di suscitare "nella società  una mentalità laica , contraria alla realtà sociale di Nostro Signore Gesù Cristo". Afferma ciò nel numero 77 di Nouvelles de chrétientè, rivista della Fraternità sacerdotale San Pio X.


IO AMO IO ODIO

Presente quel giochino che molti pubblicano sul loro blog, nei profili? Odio "la falsità, l'ipocrisia, la cattiveria"..ed altre sconvolgenti originalità?
Lo faccio pure io, senza ambire ad esser particolarmente originale: mi manda in besta la piaggeria. Se mi si passa la forma aulica..mi manda la merda al cervello. Sebben il confine possa apparire sottile, dimostrare stima, apprezzamento, rispetto ed affetto, è ben altro.
I cavalieri li disprezzo un poco meno. Se poi uno è dotato di entrambe le qualità...

GIOVENTU' ALLO SBANDO.


il 90% dice che ritiene accettabile il sesso prima del matrimonio o andare con gente sposata. Per il 39% è legittimo abortire, per il 47% farsi le canne, per l'89% ubriacarsi. Va bene anche la pirateria informatica.
Sesso, droga, corna e rock'n'roll.
A onor del vero, non è una ricerca fatta su giovani generici, ma su  una nicchia ben precisa, una fetta di disagio giovanile, ecco perchè dati così preoccupanti, per fortuna non tutti i giovani sono così: la ricerca è stata condotta tra gli scout tra i 16 ed i 21 anni. Si, gli ultras del "santo subito" e "benedetto facci un gol".
Non c'è più religione.

ONORA IL PADRE E LA MADRE

Un capolavoro. Nella mia classifica 2007/08, scalza "non è un paese per vecchi " dal primo posto.

SONDAGGIO
giuro...è l'ultimo invito: votate al sondaggio QUI.

postato da moltitudini· archiviato in me e dintorni, anticlericalismo, costume e societĂ ·permalink · commenti (54)
sabato, 08 marzo 2008, ore 13:42
Campagne elettorali ne ho seguite tante. E sempre con laico distacco, da non votante nel 90% dei casi.
Questa forse è quella più inutile da commentare. Anche a volersene occupare, dire cose significative è davvero arduo.
L'unico elemento di dibattito è quello sul gioco oligarchico di attribuzione dei posti in lista.  Tutta una serie di percorsi "di base" che animavano il processo unitario delle sinistre si sono dovuti scontrare con le ragion di nomenklatura (lo dicevo loro due mesi fa, mi rispondevano "vedrai!") e ora denunciano le pratiche dirigiste delle 4 segreterie affermando, come tutte le altre volte, che questa è l'ultima volta:  li aspettiamo al varco! dicono.
Il resto è una dialettica statica che non c'è, tutto giocata su elementi effimeri che stavo per definire mitopoietici, ma poi mi son accorto che farei un complimento.
Veltroni, coerentemente, ci avvisa che il pd non è di sinistra. Ma mi dicono irritati che lo abbiam frainteso. Berlusconi riproduce ritritamente il sè stesso di 15 anni fa, evidentemente più stanco e sbiadito. Triste infine la gara ad aver l'operaio sopravissuto da metter sul bavero del cappotto elettorale.
I radicali poi che si candidano obbedendo dentro le liste di un partito che accusano di essere (parole sentite con le mie orecchie) mafioso, dittatoriale, violento, e contro il quale fanno lo sciopero della sete.
Non v'è traccia, nemmeno per finta, di grandi dibattiti culturali, di alternative sulle grandi questioni, su idee diverse della persona e delle contraddizioni sociali e globali. Una questione che appariva così "calda" come quella della laicità, è sparita dal dibattito. Non è curioso? No. L'alternativa si declina su chi farà meglio e per davvero l'unica politica possibile, con una sinistrina arcobaleno freddamente impegnata a salvare sè stessa.
L'unica cosa che mi resta da fare, è segnalarvi stancamente il sondaggio nella colonna a sinistra (sopra il banner di Liberadonna e sempre che il vostro browser lo visualizzi): voterete? e per chi?
Provo ad inserire il sondaggio anche nel post:se non lo vedete, è perchè utilizzate explorer.



RIRECENSISCO.

Sandro Mezzadra
La condizione postcoloniale

Storia e politica nel presente globale". (edizioni Ombre Corte)

Ora che lo sto leggendo, posso ribadire. Libro a tratti ostico, lo confesso, che però sto apprezzando anche perchè mi ha aperto una breccia sugli "studi postcoloniali", ambito che non avevo mai troppo approfondito. Vi rimando, oltre che alla recensione nel post precedente,  alla recensione di copertina  QUI.


OCCHIO ALLE BUFALE
Non mi pare di averne mai parlato qui.
Gira - è la versione postmoderna di una fandonia che sentivo anche da bambino - in rete una leggenda metropolitana. I non votanti vengono invitati a non votare scheda bianca o nulla perchè le schede bianche e nulle verrebbero computate (ma de chè?) nel calcolo che attribuisce il premio di maggioranza.
Questo uno stralcio della simpatica notizia che gira nei forum, nelle mailing list, nei blog "
Le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti  le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza....(per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di Forza Italia".
Di conseguenza, al fine di scongiurare ciò, si invita ad andare al seggio e far verbalizzare che non si intende votare (agli effetti pratici, ammesso e non concesso che la stronata di cui sopra sia vera, non si capisce la differenza pratica dallo starsene a casa). Se vorrete nei commenti pubblicherò il resto, ma mi sa che molti di voi questa stronzata la conoscano già.
Ora, dal punto di vista del segnale politico e culturale, sul voto,  sul non voto, o su come esprimere il non voto, si può dibattere sinchè si vuole,  questo non mi interessa.

Quello che mi premeva dire è che le bianche e nulla non vengon computate in alcun modo se non come schede bianche e nulle. Vengon computati i voti validamente espressi, quanti essi siano. Ne basta uno in più dell'altro per ottenere il premio di maggioranza.
Chi vuole fare la sana ed igienica scelta di non votare può evidentemente scegliere la modalità che ritiene più consona o simbolicamente rappresentativa, ma tutte quante (aldilà di eventuali illegalità fatte in sede di scrutinio), aldilà di modificare i dati meramente statistici di affluenza, bianche e nulle, non hanno alcun rilievo attivo nel determinare un risultato o l'altro.
Può sembrare banale rammentarlo, ma la sciocchezza di cui sopra sta follemente convincendo tanti che le bianche e nulle vadano "alla maggioranza".
Potere della rete.
lunedì, 25 febbraio 2008, ore 19:25

Post un po' lungo. Ma se volete commentare, aldilà dele prevedibili battute su Vespa, leggetelo tutto.

Qualche giorno fa, nel programma principe dello splatter pulp, ha avuto luogo un ameno siparietto.

Cornice, l'ennesima puntata dedicata a questo o quel fatto di cronaca nera, sezionato con buona dose di soddisfatta pruriginosità per saziare le pulsioni del pubblico guardone che oramai non distingue più la fiction dalla realtà: ben aldilà della mera voglia di informazione, si seguon queste vicende col pop corn in mano, si prende parte, ci si improvvisa detective scommettendo sull'assassino, ci si appassiona ai vizi ed alle virtù più private (morti e indagati non hanno privacy) dei protagonisti dati in pasto al teleutente con lo stesso animo con il quale si segue uno sceneggiato, o si legge un giallo.

Poi..è vero e non fantasia, o forse no, ma non importa.
Ospiti: l'ineffabile psichiatra Meluzzi, Simonetta Matone (professione opinionista fissa di Porta a Porta, magistrato del tribunale per i minori per hobby) ed Alessandra Graziottin, sessuologa e ginecologa.

Ad un certo punto della serata si parla del fatto che vittime e protagonisti del "giallo di Perugia" hanno/avevano un blog.
Bruno Vespa, attonito, si stupisce (per finta o per davvero?)e più o meno dice: io sarò preistorico...ma cos'è questa storia dei blog? Ma è vero che tutti i ragazzi li hanno? Ma perchè? Ma quale bisogno hanno di mettersi in mostra? Che tragedia!

Il resto del breve dibattito sul tema lo potete vedere nel video sopra (così non perdo tempo a riassumere).
Ho letto in giro per la blogosfera alcune reazioni: come mi aspettavo ci sono state, e, come mi aspettavo, dal mio punto di vista sono state reazioni "fuori bersaglio", reazioni permalose di bloggers che si son sentiti offesi in quanto tali.

Insomma, una reazione da sindacato di categoria. Una reazione nella quale non mi riconosco. Penso che Vespa ed i suoi siano stati "stronzi", ma per ragioni diverse da quelle che ho letto in giro....

postato da moltitudini· archiviato in cazzate, costume e societĂ , tv , stupi-diario·permalink · commenti (47)
giovedì, 21 febbraio 2008, ore 14:21


Lo confesso: inserire nel mio blog il simbolo di una lista elettorale mi costa. Lo faccio con un certo imbarazzo, mi faccio una piccola violenza, davvero.
Ma rispetto alla Mia presa di posizione ufficiale in vista delle elezioni, così attesa dalle agenzie e dagli organi di stampa, sciolgo la riserva.
Voterò "sinistra critica" (LINK)
Come è noto, della "falce e martello" poco mi importa. Anzi, quella scelta da "sin. crit" graficamente rimanda troppo al PCI, per i miei gusti, e trovo invece graficamente assai carina la "stellina/omino" simbolo usuale del gruppo di Cannavò e Turgliatto.
Comprendo la scelta anche un po' politicista di inserirla nel logo, ma per me è secondaria: voterei "sinistra critica" anche senza falce e martello, argomento sul quale si è consumato un dibattito abbastanza sterile e fuorviante, e sul quale non torno.

Non è certo l'arcobaleno il problema della sinistra arcobaleno. Anzi, l'immaginario che evoca l'arcobaleno a me piace pure (aldilà che graficamente il simbolo della sinistra arcobaleno è bruttino). Piccolo inciso, da un punto di vista eminentemente grafico, i simboli più belli della storia partitica italiana sono, a mio avviso, la vecchia "rosa nel pugno" prestata da Mitterand ai radicali, ed il logo che fu di "democrazia proletaria".

Voterò "sinistra critica" e pregherei i miei net-amici di evitare, visto che io di sinistra critica non sono - di dar luogo qui a polemiche di bottega nell'ambito della querelle tra PCL e i nipotini di Livio Maitan. E' un aspetto che non mi interessa ed anzi, faccio alle compagne ed ai compagni del PCL i migliori e sinceri auguri.

Leggo in giro le indignate proteste di chi si sente vicino alla sinistra arcobaleno contro il "voto utile" che PD e PDL reclamano per sè stessi (invitando anche a votare l'avversario). Proteste fondate, salvo che poi a livello concettuale la stessa arroganza viene rivolta dalla sinistra arcobaleno verso esperienze come sinistra critica o il partito di Ferrando. Se è arrogante l'invito al "voto utile" , lo è a prescindere dalle dimensioni di chi lo invoca. Mussi e i suoi se si presentassero prenderebbero forse meno dei due gruppetti di estrema sinistra. Avranno 7 od 8 deputati solo perchè tutelati dall'abbracio con Bertinotti, non certo perchè rappresentativi di qualcosa in maggior misura di sinistra critica.
Leggo appelli che parlano delle due piccole esperienze a sinistra del PRC come di "guardiani del cimitero", avocando a se lo spirito di "Genova", per esempio. Loro, che stavan nel governo che ha promosso tutti, da De Gennaro in giù.
Questa si, è una forma di arroganza. La mia polemica non è tanto rivolta a chi voterà per la sinistra iridata, ma verso i suoi dirigenti, grandi, piccoli, o in carriera in attesa del loro posticino al caldo. Con lo spirito di Genova, voi, non c'entrate più nulla.
I necrofori della politica intesa come prassi di cambiamento che irrora la società, i quartieri, i luoghi del lavoro, del pensiero ed il territorio siete voi, che avete monetizzato sogni e desideri di centinaia di migliaia di persone per anestetizzarli nelle logiche di palazzo, ossequiosi della governamentalità. Salvo vedersi far saltare il giochino da un Mastella uno.
Siete voi, che proseguite nell'unica strada che vi si apre davanti: un cartello che vive su una scheda elettorale con una legittimazione che viene dall'alto delle sue nomenklature che riproducono loro stesse.

Un cartello che con le stesse pratiche verticistiche continua ad allearsi col PD nei comuni, decidendolo dall'alto ed imponendolo alla tanto blandita "base", a "prescindere",  magari animando in modo improbabile comitati di quartiere contro le scelte fatte dalle giunte dentro le quali si sta comodamente. Decisioni che coi singili territori, con le specificità locali c'entrano nulla, perchè le stabiliscono veltroni e bertinotti nazionalmente nell'ambito del loro gioco delle parti.
La fine che farà "sinistra arcobaleno" a me è chiara, è scritta nel suo DNA. Non la ribadisco qui, ma mi pare di aver dimostrato che di rado mi sbaglio quando prefiguro scenari.
Leggo un Bertinotti , stamane, che orgogliosamente rivendica che la lista che guida non è un cartello elettorale, ma soggetto politico.
Peccato che stamane si votava sul rifinanziamento delle missioni, ed il soggetto è così tanto solo elettorale (anzi, elettoralistico) e così poco soggettività politica, che i 4 gruppi si son comportati in "anarchico" ordine sparso: chi ha detto NO, chi si è astenuto, chi ha lasciato libertà di voto (quindi su un tema simile uno di sinistra democratica poteva tranquillamente votare SI, No o astenersi), chissà cos'altro. Tanto per dare l'dea (contestualmente l'Italia riconosce il Kossovo sconfessando un pronunciamento ufficiale del parlamento di soli pochi mesi fa: come si diceva una volta?Questo palazzo non serve ad un...)
Questo è il cimitero, questa è la morte della politica, pensare a quella cosa  che si intende per "sinistra" come un marchio che vive in una scheda e si autorappresenta nel palazzo al solo fine di autorappresentarsi, che tanto le contingenze renderanno possibili scelte di un tipo quanto il loro contrario, in spregio di quanto affermato magari pochi giorni prima. Rifondazione a Roma è stata persino capace di votare con la destra la rimozione di Simeone dal ruolo di vicepresidente del consiglio provinciale (ruolo istituzionale, non politico). La sua colpa? Per le destre, aver concesso la sala ad una iniziativa No-Bush. Per Smeriglio e i suoi, non esser un allineato (qui la storia)
Voterò sinistra critica perchè è l'unico voto che in coscienza posso dare, perchè ho elementi materiali sufficienti per pensare che la sinistra arcobaleno è un fugace cartello tecnico privo di una idea di società, di un progetto, incapace di esser strumento di rappresentanza nello spazio della compatibilità cui si piega, i cui eletti potranno - trovando adeguate ed indiscutibili motivazioni contingenti - rivotare l'invotabile domani, magari.
Tanto, comunque vada, il terreno della resistenza e del cambiamento, è in altri luoghi. E se non è chiaro dopo questi due anni, credo che non lo sarà mai.

martedì, 19 febbraio 2008, ore 10:28

Terzo e ultimo post dedicato alle anomalie della stramba dinamica partitica italiana e sulla "unicità" parlamentare, istituzionale e partitica di questo paese rispetto al panorama delle democrazie europee.
Per chi volesse ritessere le fila del mio ragionamento, qui le precedenti puntate:
I eziologia del sistema
II una Bad Godesberg?


Durante i lavori della Costituente, aspro e serrato fu il dibattito sull'articolo 7, quello che avrebbe dovuto recepire i "patti lateranensi", ossia gli accordi stipulati dal regime fascista con il Vaticano per sanare definitivamente la "breccia" di Porta Pia.

Il Partito Comunista Italiano, sorprendendo alcuni, votò SI al recepimento degli stessi.

Votò assieme a parte dei liberali, democristiani, ai rappresentanti dell' Uomo Qualunque. Su questo il "Fronte Popolare" nacque diviso: i socialisti, "scavalcarono" a sinistra il PCI votando No, assieme ad azionisti e repubblicani (bel discorso di Nenni che credo sia reperibile anche in rete).

Le spiegazioni per tale scelta posson esser tante, e credo siano tutte ragionevoli e verosimili. Certo è che è eccepibile, eminentemente dal punto di vista giuridico e di "filosofia del diritto", che una carta costituzionale recepisca - per altro nella sua prima parte - i trattati che regolano le relazioni tra il paese ed un altro stato sovrano (ed una realtà religiosa). Così come destò un po' di scalpore che la costituzione "repubblicana, democratica ed antifascista" recasse tra i primi articoli il recepimento di un trattato firmato dal dittatore fascista.

Credo che questa scelta - apparentemente strana ed incomprensibile - e le ragioni reali sulle quali si fondò, siano strettamente connesse alla natura atipica del PCI nell'atipico panorama democratico italiano, ruolo dal quale secondo me discende in parte il "blocco" evolutivo che questo paese ha oggettivamente vissuto e di cui ho parlato nel post "una Bad Godesberg?".
Aldilà delle macchiette simpatiche ambientate in quel di Brescello, il PCI è sempre stato assai timido nelle vertenze legate a tutte quelle battaglie che hanno portato ad uno scontro tra laici e cattolici in Italia. Le iniziative dei radicali e di Adelaide Aglietta non eran certo ben viste dalla dirigenza berlingueriana, negli anni '70.
Questi ragionamenti -saltando considerazioni già fatte nei due post linkati -ci portano inevitabilmente alla storia di oggi.
Il "partito democratico" è oggettivamente - prima di tutto dal punto di vista "iconografico" ed "estetico", ma anche nei contenuti, il partito di "centrosinistra" europeo più moderato e centrista.
Ciò può apparire strano, se consideriamo che il PD è frutto dell'evoluzione del più grande partito comunista d'europa, e che questo "grande" partito comunista occupava in italia lo spazio occupato dalle socialdemocrazie negli altri paesi.
Un partito "nominalmente" più estremo dei cugini socialisti d'europa si è "lentamente" evoluto nel partito più moderato e centrista, fondendosi con parte degli eredi degli "acerrimi" nemici di un tempo: come possono essere in relazione le due cose?

Ciò è in realtà sempre meno incomprensibile se teniamo conto che con quegli acerrimi "nemici" il dialogo, ed il rispettivo assestarsi su posizioni e ruoli immutabili, è iniziato già nella costituente, come mostra la "strana" scelta del PCI di allora.
L'inizio di un consociativismo senza parallelo alcuno nella storia parlamentare degli altri paesi, nei quali socialisti e popolari/democristiani (salvo grosse coalizioni frutto delle contingenze) giocavano un rolo realmente alternativo, concorrendo al governo nell'ambito di una reale alternanza.

In sintesi, certe scelte secondo me si spiegano anche così: è come se i "comunisti" italiani fossero afflitti da una sorta di "senso di colpa", dalla necessità di "fare" i comunisti da un lato, ma anche di emanciparsi da sè stessi, dalla loro storia, dalla loro anomalia.
Credo che in questa rincorsa frenetica all'emancipazione da sè stessi stia la ragione dell'approdo della "sinistra comunista" del dopoguerra alla creazione di un partito di centro,  assai più moderato degli altri partiti socialisti europei, sino a non poter entrare nemmeno nel PSE, partiti rispetto ai quali la storia che sta alle spalle di tre quarti del PD è "NOMINALMENTE" più a sinistra.

Tornando invece ai temi trattati in "eziologia del sistema", a due anni dalle ultime elezioni politiche si è chiamati ancora alle urne, e avremo (avrete) davanti agli occhi una scheda elettorale quasi totalmente diversa dall'ultima per quanto riguarda i simboli che si presenteranno: i partiti che rappresentano il 75% degli elettori del 2006, saranno presenti con loghi diversi.
Badate che questo è davvero sintomatico della malattia dei partiti in questo paese.
E' ancor prima che politica la mia curiosità rispetto a ciò, perchè questo conti9nuo cambio di look dei partiti italiani credo rappresenti molto.

Una parossistica ricerca del nuovo (però magari si ricandida De Mita nel PD), di rilegittimazione, di maquillage senza eguali in nessun altro paese, dove i partiti cambiano uno alla volta ogni 40 anni.
Qui si assiste ad una schizofrenica transizione immobile, che gira e si muove e resta uguale a sè stessa, cambiano continuamente loghi e nomi, senza sosta.

Un dato, che è esemplificativo di questo: se uno confrontasse la prossima scheda elettorale con quella delle elezioni dell'altro ieri, ossia del 2001, troverebbe oggi solo un partito , la Lega Nord.
Un partito che nasce relativamente recentemente, tra i frutti della protesta contro il sistema dei partiti.

Il Pd sceglie un omnicomprensivo ed "apolitico" tricolore: se guardato di sfuggita, ad una prima impressione sulla retina, parrebbe il simbolo di Forza Italia (partito "nuovo" che già sparisce dalla scheda). Se uno volesse fare filastrocche ed allliterazioni...bè, il PD ha tra i suoi slogan "Italia, viva". Italia, viva..viva l'italia..Italia, forza..Forza Italia...pure "meno tasse per tutti", ha di recente detto Veltroni.

Sono epifenomeni che mi incuriosiscono innanzi tutto dal punto di vista estetico e simbolico, prima ancora che da quello della critica politica.

Perchè la stoffa dell'abito del monaco, un po' del monaco ci dice qualcosa.