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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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lunedì, 12 maggio 2008, ore 12:33
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.

La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".

Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout court ai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.

Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70,  ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.

Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu  non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento  nelle radici della sinistra novecentesca italiana.

Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.

Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma,  rimuove.

Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.

Ma non solo.

Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.

Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.

Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.
nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene.

E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.

Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci  il problema.

GOVERNO/PALAZZO

Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.

Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".

Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.

Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso,  ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.

Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.



PRIDE LAICO 17 maggio
Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
giovedì, 01 maggio 2008, ore 00:04

PER UN PRIDE LAICO, DEI DIRITTI, LA LIBERTA' DEI CORPI E DEGLI AFFETTI.

Qualcuno di voi già lo sa, un po' vi ho alluso io...adesso vuoto il sacco.
Ci lavoriamo da un po', inizialmente non ci credevamo nemmeno tanto..ma ora che siamo in ballo, si balli.

Il 17 maggio, a Genova, organizzeremo un grande momento di piazza e visibilità, durante la due giorni di visita del papa.

Le adesioni sono già ampie e plurali. Oltre a quelle delle realtà che leggerete in calce all'appello, iniziano a giungere le firme di docenti genovesi (Pasero, Gibelli, Casarino, ed altri) e, tra quelle non genovesi,  di Gianni Vattimo.

L'appello...
IL PAPA A GENOVA: COSTRUIAMO UNA DUE GIORNI DI MOBILITAZIONE PER I DIRITTI, LE LIBERTA' E CONTRO L'INTEGRALISMO VATICANO


Il 18 maggio Genova sarà visitata dal massimo esponente del potere vaticano: Joseph Ratzinger.

Da alcuni anni a questa parte assistiamo ad un'offensiva clericale ed integralista contro i diritti della persona che vede in campo tutte le strutture politico-istituzionali della chiesa e le sue articolazioni associazionistiche.

In particolar modo, come era facile aspettarsi dopo l'esito del referendum sulla legge 40, l'autodeterminazione della donna e la legge 194 sono oggi violentemente sotto attacco....

Per leggerlo tutto, cliccate QUI.

Un "brandello" di conferenza stampa, invece, lo potete ascoltare cliccando QUI.

Per adesioni, pridelaico@dirittirete.org

Che fate...ci siete?

fainotizia

postato da moltitudini· archiviato in anticlericalismo, biopolitica, fainotizia·permalink · commenti (59)
domenica, 13 aprile 2008, ore 23:34
No, non parlo del risultato che tra qualche ora sarà noto.

Non so se vi sia mai capitato di fare gli scrutatori o i segretari durante le elezioni. Chi lo ha fatto sa che il lavoro può andare liscio come l'olio, in un simpatico clima di amicizia e concordia, così come sa che posson presentarsi tutta una serie di fattispecie critiche.

Per la soluzione di queste fattispecie, talvolta sono errori anche seri, esistono tutta una serie di soluzioni che posson esser o ineccepibili dal punto di vista della formalità e dei crismi ufficiali, o avere un connotato un po' più "informale" e pragmatico che permette di uscirne vivi in modo furbo, salvaguardando la regolarità del voto pur con qualche furbizia: necessario sotto questo aspetto esser anche flessibili, non rigidi ed avere nervi saldi concentrandosi sull'obiettivo...

Questa, la premessa.

Ora, sia ieri che oggi sono stati commessi dalle scrutatrici alcuni errori, alcuni anche discretamente palesi.

Come ho detto, a autto c'è comunque un rimedio. Va detto che se gli errori sono stati commessi per leggerezza o poca attenzione, la presidente in alcune occasioni è stata poco attenta nel dirigere i "lavori", dando indicazioni ferme da eseguire in modo pedissequo.

Il problema però è che innanzi all'errore conclamato la presidente non ha per nulla la lucidità e la tranquillità psicologica necessarie a risolvere nel modo più proficuo la situazione, e si irrigidisce nel recrimininare ed imputare gli errori, senza passare "oltre".

In mezzo, io, segretario (ruolo che non prevede alcuna autorità decisionale ufficiale, che solitamente svolgo con l'indole del "fantasista/consulente") che per quel poco di esperienza in più che posso avere vengo - da un lato - interpellato per individuare l'errore nella "filiera" o per consigliare la possibile soluzione - dall'altro sono cercato come figura "intermedia" di mediazione nella relazione tra le 5 mie compagne di avventure, gruppo nel quale oramai il clima è irrimediabilmente compromesso.

Gli errori sono marchiani (inanellati in una serie che ha del comico) ma tuttavia risolvibili, però in questo clima la vedo dura, molto dura, perchè mancan la serenità necessaria e perchè l'obiettivo delle varie parti in causa è perlopiù dimostrare la responsabilità altrui e non cercare rapida soluzione nell'interesse di tutti.

Sono seriamente preoccupato, dico davvero, e prevedo lungaggini che mi distoglieranno dal cianciare televisivo post elettorale.
martedì, 08 aprile 2008, ore 20:53
E intanto, ieri era il 7 aprile. Per molta gente, questa data, gente che c'era e gente che come me non c'era, ha un significato, ed ogni anno quando ci si sveglia ci si dice "toh, oggi è il 7 aprile".

Credo sarà il mio ultimo post pre elettorale.
Tento una serie di previsioni sui risultati (non di auspici) ben sapendo che previsioni del genere (metto le mani avanti) le si fanno per sbagliare.

a) In generale: questi due anni sono stati quelli della vulgata cosidetta "antipolitica".

Grillismi, generiche invettive "prepolitiche" contro "la casta" (non a caso, secondo me, alimentate in un certo modo da penne vicine ad alcuni poteri forti), a-ideologica sfiducia verso il sistema, eccetera.

Bene, la prima previsione che faccio è che non vedremo significative tracce di questa "antipolitica" nelle urne, un po' perchè a certe lamentatio eravamo abituati anche ai tempi della DC, che poi regolarmente faceva il pieno, un po' perchè per certi versi, nel turbolento maquillage elettorale (a soli due anni di distanza l'80% dei simboli sulla scheda sarà ancora una volta completamente diverso), i contendenti principali  sono  riusciti ad assorbirne in larga parte le pulsioni.

I segnali di una ricaduta elettorale di questo fenomeno a rigore dovrebbero essere due: un elevato astenionismo ed un risultato significativo delle liste e dei partiti in qualche modo (a torto od a ragione è altro discorso, parlo dell'immagine) riconducibili alla "protesta" o all'antisistema. Non credo ci sarà un astensionismo particolarmente sostenuto (due anni fa votò l'83,6%. A mio avviso ci si fermerà attorno al 79-81%), e non credo che nessuna delle liste cui alludevo realizzerà performance degne di nota (salvo in qualche misura "la Destra", che in ogni caso non penso supererà il 4%).

E' chiaro però che questa variabile (l'astensione) rischia di incidere parecchio.

Vincerà il PDL, ma c'è ovviamente l'incognita senato, rispetto all'attribuzione dei seggi (non tanto rispetto a chi prenderà più voti). Una camera eletta da una plateta per "statuto" non rapresentativa dell'intero corpo elettorale deciderà le sorti del prossimo governo. A me della rappresentanza parlamentare importa un fico secco, ma in termini di "scuola", di...filosofia costituzionale, ciò è inaccettabile: praticamente per virtù anagrafica c'è una parte di elettori che determina più dell'altra. In ogni caso la PDL una decina almeno  di senatori in più del PD li avrà. Poi, si sa: sono circa un centinaio ogni volta i parlamentari che cambiano schieramento (ma sono voltagabbana solo se vanno di là, se vengon di qui son galantuomini)
Una riflessione aggiuntiva: è curioso notare come pur nel mondo sempre più "globale", lo  spazio "europeo" e quello mondiale/internazionale siano state totalmente elusi, come se non ci riguardassero.

b) I partiti maggiori

Rispetto alla variabile di cui sopra, sarà interessante, aldilà delle percentuali, dare una occhiata ai voti assoluti. Il Partito Democratico parte dagli 11.928.362 (31,3%) raccolti dalla lista unitaria "Uniti nell'Ulivo", embrione dell'attuale PD. Il Popolo della Libertà dai 13.752.038 raccolti da F.I ed A.N. due anni fa (36%, più spiccioli di altre forze piccole ora confluite).
Nessun smottamento epocale: inusuale in Italia.
Entrambi hanno in parte dei prezzi da pagare in termini di immagine: i primi rispetto alla (in termini di percezione) non enorme popolarità del governo Prodi (alle scorse amministrative ciò fu pagato duramente), i  secondi perchè oggettivamente l'immagine di Berlusconi è più logora di un tempo, meno nuova, necessariamente meno mitopoietica degli anni scorsi (non a caso, per la prima volta il faccino del cavaliere non è stato utilizzato nei manifesti elettorali).
Questo per ciò che riguarda gli aspetti critici, c'è però un elemento che in dialettica con questi favorirà entrambi: quella sorta di costituzione "materiale" che trasforma un voto legislativo e per eleggere una rappresentanza parlamentare nell'elezione pseudopresidenziale di un presidente del consiglio. Ciò inevitabilmente inciderà e farà recuperare ad entrambi un po' di consensi. Franceschini ha praticamente invitato la sinistra arcobaleno a non presentarsi.

Ritengo tuttavia che - pur perdendo le elezioni- rispetto al voto "potenziale" sarà Veltroni a recuperare, ad ottimizzare di più, in termini relativi (è riuscito a rompere in termini di immaginario col governo precedente, non ne pagherà l'eredità), rispetto al cavaliere. Prevedo qualcosa attorno al 33-34% per il pd e qualcosa tra il 40 e poco meno per la PDL (parlo dele liste, non delle coalizioni. La Lega -e gli autonomisti di Lombardo-  crescerà rispetto al 4,6% di due anni fa preso assieme all'MPA).

Al loft i ben informati dicono si sia fissata come soglia il 35% (che sarebbe secondo me tantissimo), dato sotto il quale si aprirebbero le rese dei conti, eventuali dipartite, e volare di stracci.

c) i reietti
La Destra andrà benino. Sotto il 4%, ma benino. AN nei territori sta perdendo molti colonnelli e militanti. E' stato straordinario Fini: pochi mesi fa, lanciata l'idea del partito unico berlusconiano, liquidava la cosa parlando di "comiche finali", denunciando come giammai AN potesse confluire in chissà cosa dall'oggi al domani. Detto fatto. Qualche danno agli ex camerati,  al senato, "la destra" lo farà. Danno che comunque col tempo sarà relativo e che servirà al limite a stabilire nuovi equilibri nel centrodestra, del quale il partito di Storace continuerà comunque a fare parte. E' secondo me un po' più netta, aldilà delle contingenze,  la frattura tra sinistra arcobaleno e PD piuttosto che quella tra "la destra" e PdL.

Sulla "sarc" evito considerazioni personali per non innervosire gli eventuali compagni rifondati genovesi lettori in incognito, magari ancora col fiatone dopo la biciclettata elettorale (percorso: piazza Montano - Piazza Settembrini) di sabato scorso. Certo, difficile per i militanti di un partito convincere gli altri a votarlo quando il suo segretario regionale fa lo sciopero della fame contro i vertici nazionali.
Ora, il disastro previsto da certi sondaggi (addirittura 6%) non mi pare credibile. Certo, l'8% è seriamente a rischio. Immagino qualcosa tra il 7 e l'8. Elettoralmente comunque un brutto colpo, rispetto al 10,2% dei tre partiti due anni fa. Una milionata di voti persi, o giù di lì.

Interessanti, anche se non le condivido del tutto, alcune riflessioni di Ida Dominijanni sul "manifesto" di oggi, su astensione, rappresentanza, PD, Sin.arc. Procuratevele, se potete.
*ah, sempre su "il manifesto", domenica, Parlato scriveva:"
bisogna votare per i candidati della Sinistra l'Arcobaleno, scegliendo tra questi quelli che più stimate". Qualcuno lo avvisa che le preferenze non ci sono da qualche anno?

Mi è difficile fare previsioni sull'UDC: meno in ogni caso del 6,8% di due anni fa. 6%, se va bene.
L'incazzato Boselli, col suo Partito Socialista, presumo potrà rallegrarsi se riuscirà a superare l'1% buono per il rimborso elettorale.


d) ci abbiamo provato

Nulla di sconvolgente accadrà per le varie liste "outsider": per il bene comune, sinistra critica, unione democratica, PLI, aborto no grazie (più quelle che si presentano solo in alcune circoscrizioni).
Tutte sotto l'1% senza ombra di dubbio.

Vale per sinistra critica, malgrado i prestigiosi "endorsement" degli ultimi giorni (Chomsky, Onfray, Loach ed altri).

Vale per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando (che pure viene da risultati relativamente soddisfacenti alle scorse amministrative). Anzi, pur se nella distanza i primi mi sono un poco più simpatici, credo che il PCL prenderà qualche voto in più dei cugini di Krivine. Incomprensibile (ma mai quanto quella tra pcl e pdac) alla gente "normale" questa divisione, incomprensibile, però,   quanto inevitabile.
Per quello che posso aver nasato in giro e per come conosco i miei "polli", sensibilmente diverso l'(esiguo) elettorato delle due forze.

A ruota (robe tipo 0,3..0,4 però non mi stupirei se superasse sinistra critica) la simpatica lista di Rossi-Montanari, Per il Bene Comune, sostenuta anche da Elio Veltri e soggettività grilliane più "di sinistra". Ho appreso di aver svolto una funzione informativa che non mi attendevo: alcuni han conosciuto l'esistenza di questa lista sul mio blog.

Lista "a-ideologica" che pure recupera molte tematiche di "movimento": dal disarmo, all'ambiente e territorio, dai cpt al precariato, ai diritti civili.

Previsioni fatte, pronto a "smarronare". Ma chi non fa..non sbaglia, eh, non fate i fighi a rimproverarmi tra una settimana gli eventuali errori.

Infine, io.

Io, che intando rimando ancora al bel documento di Sandro Mezzadra QUI
Volevo pubblicarne uno stralcio..ma evito, così magari lo leggete.

Per quanto riguarda me - pur non rinnegando la scelta individuale di voto per "sinistra critica" - ritengo questo passaggio del tutto irrilevante rispetto alle mie, alle "nostre" prospettive, alle prospettive di chi si sente parte di quel "materiale resistente" di cui parlava Mario in un commento  qui, e, di conseguenza, ritengo il non voto scelta "sana" da fare senza alcun senso di colpa, magari vittime  degli sterili ed astratti richiami al "diritto di voto", alle cose tipo "ma così decidono gli altri", perchè su quel terreno, decidono comunque gli altri, quegli altri, come questi due anni hanno dimostrato, quale che sia il vincitore.
Altrove ci muoviamo, aspettando l'onda.

Insomma, che dite delle mie previsioni, a parte che ho partorito un pippone assurdo?
Sbilanciatevi, tanto non vincete niente.
domenica, 06 aprile 2008, ore 22:02
Molti blog hanno ironicamente sottolineato la stucchevolezza dell'inno "meno male che Silvio c'è".
Mi pare giusto, in ossequio alla par condicio, fare dare spazio anche al "I'M PD" sulle note di YMCA.
Questa grottesca gara (un insulto al buon gusto prima ancora che questione politica) è davvero simbolica, secondo me. Perchè non dovremo trovare "i'm pd" meno ridicolo dei buffi inni berlusconiani?
Evoca un immaginario, questa gara. Entrambi gli inni potrebbero essere, invece che canzoni a supporto, pezzi di irriverente satira scritti per coprirli di ridicolo. C'era poco da ridere quando, nel 2001, Guzzanti-Rutelli , al piano, tentava di buttare giù un inno dell'Ulivo..ricordate? Questi due video sembrano una presa per il culo. Drammaticamente, non lo sono. O forse si, dipende dai punti di vista.

Forse sbaglio, forse assegno troppa importanza a questioni secondarie, e dovrei evitare di notare una degradante osmosi estetica tra i due immaginari che si vorrebbero "alternativi".
Forse do troppa importanza a Del Vecchio. Direi che il generale candidato del PD vince con pieno merito il premio per chi ha detto le stronzate più grosse. Anche perchè ha avuto lo stile non da poco di spararle tutte assieme, nella stessa intervista: i 16 enni al fronte, bordelli perchè il maschio soldato italico ha le sue italiche esigenze (d'annunziano, direi), occhio ai froci nelle caserme..e non poi così male il nonnismo, che ha un qualcosa di educativo. Una goleada di becera cultura machofascisoide da caserma.
Storace forse non avrebbe il coraggio di arrivare a tanto, non in pubblico, perlomeno.
Questo ed altre dichiarazioni vengon derubricate ad incidenti, esternazioni fuori linea, cosucce. Lascia perdere.
Sarò matto io a trovare abnorme che chi vorrebbe esser alternativo alle destre candidi gente così, sarò fuori dal mondo io a considerare questi segnali tracce di una deriva impietosa.
Concludo con la parte finale della risposta (più ampia) che ho dato, in un commento sottostante, a chi ti dice che se non voti Veltroni sei tutto sommato un fighetto intellettuale che festeggerà la vittoria di Berlusconi il 14 aprile, a chi ti dice..ma te che parli tanto, cosa fai , cosa proponi, se non "sti cazzi"? (che stile).
....
Non faccio nè il figo nè il filosofo: stai tranquilla che con 1000 euro al mese da socio lavoratore di una cooperativa rossissima, aderente alla Lega delle cooperative, organizzazione veltronianissima che non rinnova il contratto da 27 mesi, sarebbe un lusso che non posso permettermi.
...
E' che io il 14 sera non festeggerò comunque, giocano due squadre per le quali non posso tifare, se mi si passa la metafora.
Io perdo in ogni caso.

...
Io proseguirò - sta tranquilla che il mio lo faccio, che poi tu non lo condivida come io non condivido ciò che fai tu è legittimissimo - a fare le modeste cose che faccio, ben consapevole che il tempo è gramo e che il convento passa poco, quel poco sufficiente a tener in piedi un semino di pensiero critico che magari germinerà domani, contro l'unico mondo possibile del pensiero unico.

Cosa farò...tenendo conto che per guadagnare quei 1000 euro democratici e di sinistra devo lavorare circa 200 ore al mese...e che da socio lavoratore una volta ogni 5 settimane mi capita di fare turni nel week end di 21 o 22 ore di fila senza poter fiatare (si, hai letto bene: 19 del sabato sino alle 16 di domenica, questo hanno partorito le democratiche e progressiste cooperative della lega) tempo ed energie non sono sempre sufficienti...
...farò le cose che ho fatto nel terreno tanto politico quanto sociale e culturale nel mio territorio per sostenere le battaglie per i diritti dei migranti, o per i diritti civili legati al corpo ed agli affetti.

Ai tempi del referendum sulla legge 40 mi son fatto un culo così tra stesura di volantini, attacchinaggi, volantinaggi: parte di quelli contro cui me lo son fatto, stanno nel tuo partito.

Sosterrò e parteciperò alle vertenze per la difesa del territorio, che non sono solo battaglie dei "no", ma vertenze PER un altro modello di sviluppo, di società (vedi anche decrescita).

Tenterò di salvaguardare, per quanto sia dura, qualche brandello di diritto sindacale nel posto di lavoro che occupo.

Ed infine, continuerò a fare il mio bel lavoro da 1000 euro al mese, tentando di dare ai ragazzini sfigati di cui mi occupo -nel limite del possibile- qualche strumento di emancicpazione per salvarsi dalla vita di merda che gli è toccata in dono.

E' impegno politico pure questo, stai tranquilla.


venerdì, 28 marzo 2008, ore 00:36

AGGIORNAMENTO.
UN LUCIDO, DISINCANTATO, E PER QUANTO MI RIGUARDA CONDIVISIBILE PUNTO DI VISTA SULLO SCENARIO POLiTICO FIRMATO DA SANDRO MEZZADRA: LEGGILO QUI.


Marianna Madia
è la giovane capolista (non perchè il cognome inizi per "a") del PD nella importante regione del Lazio.

Il futuro del principale partito "riformista", "progressista"..insomma, del partito che dovrebbe esser la principale alternativa al fronte conservatore, è in mano anche a valide giovani come lei.
Io ho ascoltato la cosa stamane a radio radicale, tra un colpo di tosse di Bordin e l'altro (ci sarebbe anche una splendida dichiarazione di Fanceschini, ascoltatata pochi minuti dopo). Della vicenda  ha parlato anche ELFO BRUNO

Intervistata da un quotidiano, la piddina risponde in modo assai deciso sulle questioni etiche. La domanda è sulla moratoria promossa da Ferrara. Non la sottoscriverebbe. Ma attenzione: non si pensi che non sia d'accordo:"...non la sottoscrivo non  perché non condivida (ah....sospiro di sollievo, grazie, ndr) le analisi di Giuliano Ferrara, anzi (anzi..e ci mancherebbe....non sia mai che si pensasse che non le condivida , ndr): mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella riumanizzazione della vita disumanizzata che ritengo necessaria oggi.

Sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Quindi dico no all’eutanasia (che poi tu non sia credente poco importa, anche perchè son scelte che per Marianna non posson esser prese "dal diretto interessato", come afferma nell'intervista, ndr).

"Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita".
La vita, afferma poi Marianna, va tutelata dal concepimento. Altra posizione assai nota nel dibattito italiano.
Posizioni legittime, per carità. Non commento oltre. Chi nel Lazio vota PD ha questa ragazza come capolista. Registro solo che in qualunque paese normale, nessuno dei modernissimi, rifomistissimi, democraticissimi e per nulla estremisti partiti di centrosinistra (dal Portogallo alla Scandinavia) candiderebbe una che dice cose simili. Sono riformisti, riformeranno la 194. La legge 40 no, credo vada bene così com'è.

RISULTATI SONDAGGIO ELETTORALE
Ed ora gli scientificissimi risultati del mio sondaggio, fotografia elettorale dei cialtroni che mi hanno letto - o anche solo guardato le figure - in questi giorni.
Il 23, 14 % si asterrà , annullerà, lascerà in bianco.
Il 29,10% voterà "sinistra critica", il 4,48% il Partito Comunista dei Lavoratori, il 3,73% per i socialisti, l'1,49% la lista di Rossi, "Per il bene Comune", lo 0,75% altro partito.
E ora veniamo ai partiti collaborazionisti (sinistra arcobaleno, 21, 64%)  ed a quelli di centrodestra: Partito democratico 5,22%, Popolo delle Libertà 2,99%, La Destra 6,72%, Italia dei valori 0,75%.

Parlando di sondaggi (forse) più seri: tutti oramai danno la "sarc" abbondantemente sotto l'8%, soglia considerata quella sufficiente a parlare di buon risultato, ma che in realtà sarebbe comunque una batosta, tenendo conto che i soci fondatori presero il 10,2 due anni fa..e la sola rifondazione l'8,6% nel 1996. Mi domando come mai.
Ameno fine settimana a tutt*.

fainotizia
giovedì, 13 marzo 2008, ore 10:52
Compro quotidianamente il manifesto dal 1990, ero uno sbarbato liceale 16 enne.

Mai perso un numero, eccezion fatta per qualche giorno di ferie, o di lavoro fuori sede.
Ora mi fermo, per un po', sino al giorno delle elezioni.
Il manifesto, quello di queste ultime settimane, non mi serve davvero.
Si badi: nessuna critica alle legittime scelte politiche del collettivo, non polemizzo su questo. Ma a me i bollettini di "partito" non sono utili, non mi sono mai piaciuti.
Non vi leggo cose che già non so o che non posso conoscere altrimenti. Le interviste a Giordano e Bertinotti non servono a convicermi a votare per la Sinistra l'arcobaleno, non mi servono, e non mi danno nulla in termini di ragionamento: potrei scriver io le risposte alle domande rivolte loro, come chiunque altro mediamente addentro alle cose.
E perdo 8,20 euro alla settimana.

In questo momento "il manifesto" non è il quotidiano di quelli che, comunisti, marxisti  di sinistra o quant'altro, appartengono alla "famiglia" che vuole trasformare questa società, non è spazio comune di ricerca e riflessione, ma, legittimamente, foglio di chi si riconosce nella sinistra arcobaleno, magari in modo  più o meno critico, ossia un progetto politico ben preciso. Che non è un progetto che mi interessa.
Quindi, non può esser anche il mio foglio, nemmeno in parte.
Siccome per me comprare il manifesto è  una scelta politica, oltre che rispondere ad un bisogno di informazione,  in questo momento non ho motivi di compierla (forse ne intravedevo qualche motivo  senza averne in realtà già da un po'. Ma è che uno si affeziona).
Mi basta il sito, il giorno dopo. Per la cronaca politica "spicciola", ho radio radicale accesa h24, c'è internet, per le notizie "altre" le mailing list, eccetera.
Auguri di buon lavoro, ci leggiamo il 14 Aprile.
;)
....ultime ore di sondaggio...votate....e buon week end.
segnalo il commento numero 47,  di Andrea, post sottostante, militante del prc ed elettore della "sarc".
fainotizia

postato da moltitudini· archiviato in politicamente scrivendo, fainotizia·permalink · commenti (55)
martedì, 11 marzo 2008, ore 21:41

Lo ho già detto altrove: uno dei tanti dati che rendono l'idea di come il dibattito politico italiano sia inquinato è dimostrato dal fatto che Zapatero è, dalle nostre parti, "idolo" degli elettori della sinistra arcobaleno, sebben al "perimetro" politico del leader spagnolo corrisponda in teoria quello del centrosinistra "riformista", poichè la sinistra iridata altri cugini avrebbe nella penisola iberica (la sgangherata I.U).


C'è che su alcuni temi se uno dicesse le cose che dice Zapatero in Italia ( invero decisamente più a sinistra di Mussi) verrebbe preso per irragionevole estremista.
I maestri del bipolarismo all'amatriciana italiana, che dal punto di vista elettorale anche alla Spagna guardano, ignorano o fingono di ignorare qualche dato banale.

Nel partito Democratico vi sono personaggi che se abitassero a Madrid voterebbero per il centrodestra.
Non parliamo della Binetti, sarebbe troppo facile. Ma di, ad esempio, Marini. O dell'ex capo delle ACLI, o di Fioroni.

Qui il family day è stato organizzato da un arco di forze che va dal PD ad AN. Dopo il "family day" spagnolo, Zapatero ha detto ai vescovi qualcosa di un poco più urbano di "fatevi gli affari vostri, grazie". Giusto o sbagliato, si è assunto una responsabilità chiara.

E il PP non è esattamente una forza di stampo..anglosassone. Al suo interno vivono forti pulsioni franchiste e populiste ( non esiste infatti una destra estrema significativa).

Molti "amici" del Pd, in Spagna , voterebbero per quelli.
Il PD è così innamorato del bipolarismo che vuole rappresentarlo tutto da solo.
E ci credo che la CEI in Italia non da indicazioni di voto: ha, oggettivamente, l'imbarazzo della scelta (persino Pecoraro Scanio - giuro - ha di recente fatto un endorsement rivelando la sua devozione a Padre Pio).
A titolo informativo, l'organizzazione internazionale di cui Zapatero fa parte (così come D'Alema) non da indicazione di voto per il PD, ma per i socialisti di Boselli.

CHI PIANGE, CHI RIDE?
Qualcuno (io), due anni fa, a chi paventava il ritorno di Berlusconi come il peggiore dei mali possibili per i lavoratori e le lavoratrici, replicava: a naso, dal governo Prodi i lavoratori usciranno messi peggio di prima. Profitti, impresa, e rendita, meglio.
Della distribuzione del reddito nel nostro paese, e dell'indice di Gini, parlammo qualche tempo fa.
Di queste ore interessanti dati OCSE confermano per il 2007 ciò che su questi schermi dicamo da un po'. I salari, stanno peggio di prima. La settima potenza mondiale (mi risulta che l'unico campo nel quale l'italia conferma la posizione di prestigio, PIL a parte, è quella delle spese militari) è la 23esima per ciò che riguarda i salari. 
Il dato in sè potrebbe dimostrare poco, non fosse che prima dell'avvio del governo dell'Unione si era al 20esimo posto.
In Europa stanno peggio solo Polonia e Portogallo.


E ciò che ha contribuito a questa straordinaria performance, alla faccia di quelli che ora danno vita alla sinistra arcobaleno e due anni fa trionfavano, con spregio del ridicolo,  con il fanciullesco e di cattivo gusto "anche i ricchi piangono" (che ora fa ridere/incazzare tutti, ma allora se lo rivendicavano e non era facile fare notare che era una stronzata), non è stata tanto la dinamica contrattuale, quanto il fatto che il salario di un operaio esce dai due anni del governo Prodi con un maggior carico fiscale.
E' aumentato il cuneo fiscale, insomma. Prodi promise di ridurlo. Lo ha fatto, in parte.
Per puro caso, ha iniziato dalla parte a favore delle imprese.
Sarebbe onesto che i compagni di rifondazione facessero un manifesto di rettifica e ci dicessero che i poveri piangon più di prima, anche grazie a loro.

EX POST: BERTINOTTI "SONO STATO INGENUO".

Qualcuno (io) due anni fa agli amici di rifondazione diceva che la strada scelta era ingenua ed avrebbe condotto alla sconfitta. Cosa mi rispondeva chi avrebbe votato rifondazione è noto, perchè dicamocelo: ora la gran parte conviene, ma quel che adesso pare ovvio e scontato agli stessi non pareva tale due anni fa, anzi.
Bertinotti, in una esilarante intervista al manifesto, due giorni fa affermava:
Per rispondere al problema dell'efficacia, nel 2006 avevamo scelto la partecipazione a un governo di centrosinistra.  L'abbiamo presa puntando tutto su un programma molto dettagliato. Perché così dettagliato? Perché era il tentativo, un po' ingenuo, riconosco ex post, di ottenere quelle garanzie che non ci sembrava possibile ottenere per via politica.
Ma non ha funzionato e dico subito che è stato un errore di cui mi prendo la mia parte di responsabilità
Il leader maximo riconosce, ex post ovviamente, ciò che alcuni - certo non brillanti leader politici di professione - intravedevano ex ante.
Sarebbe l'ora che certi errori li si evitassero, invece di ammetterli "ex post".
La cosa fantastica è che ammette di esser stato ingenuo e di aver avuto le sue responsabilità: per tutta risposta, è a capo della sinistra arcobaleno.
Ex ante dico: vedrete, tra qualche mese, la fine che farà la sinistra arcobaleno. Chi conosce le beghine del retrobottega di partito, e gli stracci fermi pronti a volare dopo il 14 aprile, sa cosa intendo.
Ma state tranquilli: ex post, qualche leader riconoscerà i suoi errori.

VOTATE IL SONDAGGIO (CoLONNA A SX E POST PRECEDENTE ) CHE STO PER TOGLIERLO.....
fainotizia