"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.
(prologo: eran così infondate le critiche al PD per la candidatura di Calearo, e la presa d'atto di ciò come evidenza di una non strutturale differenza tra i due partiti concorrenti, che Calearo si è proposto come ministro a Berlusconi. Insomma, se hai votato PD, hai eletto anche uno, proprio quello la cui candidatura veniva difesa dagli attacchi "massimalisti", che guarda caso se lo chiamassero sarebbe ministro del governo contro cui hai votato).
Con ultimo questo post sul tema intendo "superare" le chiacchiere elettorali.
Per educazione non entro nel merito del dibattito interno a rifondazione.
Curioso notare come si è passati in poco tempo dall"unità delle sinistre" (qualsiasi cosa volesse dire) ad un quadro che, se le cose andassero in un certo modo, potrebbe portare non solo alla dissoluzione di quel pacco che han tentato di vendervi chiamato "la sinistra l'arcobaleno" (già repentinamente, e come previsto ex ante, avvenuta..su questo non insisto), ma, ove il dibattito prendesse una certa piega, alla dissoluzione e divisione di rifondazione comunista, che forse resterà tale solo mediante scesa in campo del deus ex machina che tutti conosciamo.
Rifondazione è un contenitore lacerato, che ha esaurito la sua spinta propulsiva e che non potrà esser ricomposto certo solo con il prevalere della tal mozione sulle altre in vista del congresso, ove anche una prevalesse.
Non esiste una maggioranza in tal senso, è proprio il contenitore stesso che è in crisi, la "forma" rifondazione.
Dall'unire tutti, son passati a veder se riescono a tenere assieme loro stessi, volevan rapppresentare gli altri, e non rappresentano nemmeno loro stessi.
Alla storia non manca il senso dell'ironia, come dice Morpheus.
Questo è solo uno degli aspetti che evidenziano, aldilà delle beghe interne al prc, la crisi della forma stessa di "partito" come strumento di ricomposizione e rappresentanza nello spazio dello "stato".
Una delle cose più efficaci in questi giorni la ho letta sul blog di Mario: produrre contenuti facendo.
Pare banale, ma sta tutto in questo.
E' uscito in queste ore un appello, firmato global meeting network.
Invece che scrivere io un post, pubblico direttamente quello.
E' un intervento che condivido quasi in toto, aldilà di qualche accento od inflessione, ma che non dice cose troppo diverse da quelle che nei giorni scorsi ho detto qui, in assemblea al centro sociale e nella lettera su "il manifesto" notata da Andrea.
Insomma...leggendolo oggi ho scoperto che non sono fuori linea. Sollievo!
Scherzi a parte: il 4 a Marghera, all'incontro cui l'appello invita, andrei tanto, tanto volentieri.
Lo stesso giorno però vedrei tanto tanto volentieri anche Sampdoria Roma. ;)
Altri interventi sullo tsunami elettorale...: QUI QUI
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.
Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?
Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.
E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro!
I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione.
Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male! Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione.
Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.
E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.
Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.
E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera. Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
Il titolo di questo post, è il medesimo di uno che scrissi a Maggio.
Volevo esser "provocatorio" allora, invece era un titolo scarnamente "verista", assai più di quanto pensassi.
Difficile dire qualcosa di non scontato o utile dopo una elezione politica, più utili e degne di nota son le cose meno scontate dette in altre situazioni, prima dei giochi, non innanzi all'evidenza dei fatti. Ci provo, comunque.
Sulle mie previsioni. Bè: ho azzaccato tutte le tendenze. Azzeccato in pieno il dato dell'astensionismo (non c'è stato il fuggi fuggi dal voto che si si attendeva), quasi alla virgola quello di praticamente tutti i partiti.
Presa la tendenza, affatto la "quantità", di Lega (parlavo di crescita) e "sarc" (da mesi parlavo di disastro. Anche quando, lo ricordo, qualcuno parlava mesi fa di forza che puntava al 12-15%).
Ma certo, sopratutto il dato della sarc mai lo avrei pensato.
Il 3% però è qualcosa di surreale. Ad azzeccarlo ci voleva un genio, stato che sfioro appena.
Le previsioni più realistiche e drammatiche, nel "giro", erano del 5. Dato che sarebbe stato comunque accolto con sopresa e sconforto. Ora parrebbe manna, grasso che cola.
Tanto è vero che di sbarramento alla camera mai si è parlato e che rifondazione voleva proprio la legge "tedesca" per piegare a sé pdci e verdi, dando per scontato il 5%.
Vanno comunque a ramengo i risibili tentativi di ottenere il voto non sulla base della forza della propria idea ma sulla base di alchimie da arrampicamento sugli specchi, si sprecavano infatti tecnicissimi schemi per spiegare: se mi voti in emilia battiamo berlusconi, così come chi ha votato per PCL o SC non ha sicuramente dato un voto...meno utile di quello dato alla sarc.
Ammetto..una cosa: quando ho avuto contezza del reale dato della "sarc" per un attimo ho provato quello che provai quando il Genoa andò in C. Quel sentire livoroso e velenoso, quella fanciullesca euforia che ti fa dire... "Merde, e ora a casa". Infantile, irrazionale, stronzo..quello che vi pare..lo so, me ne vergogno anche un poco.
Per il resto. Mi aspettavo e sono lungi da me gli atteggiamenti tipo "psicodramma", la perdita di totale lucidità che da luogo a (comprensibli) sfoghi emotivi.
Curioso notare in un blog un' "analisi" che si avvia piangendo e lamentando ciò "e ora niente pacs, niente diritti civili!!!": aldilà dell'ordine di priorità individuato, non è che gli avversari di Berlusconi facessero di ciò un vessillo, o che il governo Prodi sotto questo aspetto si sia distinto. Insomma: chiaro esempio in cui la perdita di lucidità fa delirare.
Sulla "sarc". Prendo atto oggi di affermazioni tanto ovvie quanto respinte nei momenti opportuni: c'è chi imputa il risultato al fatto che la coalizione era un freddo cartello elettorale privo di progetto politico. C'è chi dice (PDCI) che la "sarc" è nata morta. Le sentivo dire, queste cose, proprio con queste parole..nei mesi scorsi: le scrivevamo qui. Ma mi sbagliavo:più che nata morta..la "sarc" è stato un aborto spontaneo, direi.
Tra le ragioni di questo disastro, si sprecano comunque le spiegazioni risibili: il PDCI si defila, come se non c'entrasse nulla con questa "tragedia" che ha radici lontane e fosse solo colpa degli "altri" (si alluse qui al fatto che Diliberto forse non si candidava per potersi sfilare meglio). Sempre da quel pezzo di arcobaleno (ma non solo) viene l'altra sterile polemica: "lo dicevamo che ci voleva la falce e martello!". Eh si, è senz'altro questo il problema.
Altri ancora imputano il risultato (il 3% è roba da Udeur nei tempi migliori) alla scelta del "leader". Altra sciocchezza la dice Diliberto che in sostanza tra le prime colpe che attribuisce se la sarc ha preso il 3%, c'è quella attribuita a Veltroni. Mah.
Ora, Bertinotti è sicuramente uno dei principali responsabili della batosta.
Se vogliamo tracciare una data "simbolica"...il momento in cui ha contrattato la presidenza di Montecitorio è stato l'inizio della fine. Simbolicamente, politicamente.
Ma non è certo la specifica contingenza della guida "Bertinotti" dell'impresa elettorale la ragione della sconfitta.
E, di nuovo, a ciò si risponde iniziando dal "tetto": quale leader? (Vendola) è una delle prime domande che ci si fanno.
Scontato dire che la "sarc" paghi (per ragioni anche opposte) la scelta di governo e la polarizzazione del voto, banale registrare che quel due per cento di votanti in meno sono in buona parte elettori di rifondazione che han preferito andare in gita, e che la restante parte del calo è dovuto ai voti andati a PD, Di Pietro ed anche alla Lega (più quell'1,3% andato a s.c, pcl e p.b.c. Poca roba..ma stiam parlando del 3%...ora forse parleremmo del 4,2...15 deputati.)
La "sarc" non esisterà.Ed è un bene. E non sarebbe comunque esistita anche con un risultato migliore, si sarebbe sflacciata ai primi appuntamenti importanti e in fase di discussione tra i 4 sulla natura del soggetto.
Non sarebbe comunque esistita, anche con 30 deputati, proprio perchè nata morta, perchè cartello tra nomenklature. Qui la realtà dei fatti mi contraddice solo sui tempi: non si dovrà aspettare qualche mese, basterà qualche settimana.
E se mi si dice che è ovvio che col 3% non potranno che dividersi, dico che non è vero: se ci fosse , pur da riregistrare, un progetto dietro, un"anima" (concetto poco politico ma così ci capiamo) si tirerebbe innanzi lo stesso. Rifondazione pagò certe scelte duramente nel '98, dal punto di vista elettorale. Lo fece con una strategia che poi avrebbe dato dei risultati, in termini di fertile rapporto con la società.
Poi, per corettezza, va detto: la dimensione della sconfitta da conto di una realtà così inaspettata, che le ragioni dela sconfitta vanno (e se lo dico io...) anche aldilà delle responsabilità di queste nomenklature, non sono solo dovute ai limiti di un progetto burocratico inutile, senza gambe e radici nel conflitto e nei territori, privo di una analisi all'altezza del quadro.
Vanno anche aldilà di tutto ciò, nel senso che pur con tutta la miopia e scelleratezza di questi gruppi dirigenti c'è una realtà frastagliata e complessa che è drammaticamente difficile da affrontare per chi si pone nel solco della critica e dell'alternativa di sistema.
E rispetto alla crisi di strumenti di noi tutti (salvo fiammate anche eccellenti poi non capitalizzate) di fronte a ciò, non stiamo parlando di qualcosa di contingente , ma di una "sindrome" la cui convalescenza dura da 25 anni, i cui tratti eziologici si legano profondamente con le sconfitte dei movimenti sul finire degli anni '70 e con i mutamenti profondi nel ventre di questo paese avviati negli anni '80.
Sui dati, due cose.
Dal punto di vista "nominale", del "vestito" e dei "simboli", della confezione, sparisce la "sinistra" dal parlamento, nel senso "europeo" del termine. Parlo di aspetti diversi dai contenuti o da quel che si pensa della "bontà" delle singole forze politiche.
Non c'è un partito che nel nome e nell'iconologia si richiama alla "sinistra" per come la si è conosciuta nel '900, come inverce altrove avviene. Una profonda americanizzazione sotto questo aspetto. Chissà se tra qualche anno ciò avverrà anche negli altri paesi europei.
In quanto ai voti assoluti, ne perde il PDL ( poca roba, 123.173 voti) ne guadagna il PD (sempre poca roba:164636). Sostanzialmente, si prendon i voti degli stessi che grossomodo li han votati due anni fa: rispetto quindi alle "teste", alle "persone" fisiche, nessuno dei due ha in realtà convinto più gente dell'altra volta .
Per finire.
non mi dispero, non mi vergogno, non emigro ( o emigrerei a prescindere se avessi una opportunità per farlo: non è un paese iverso da quello di due anni fa), non accuso, non mi straccio le vesta (anche se vi piacerebbe), è lo stesso paese di un mese fa o di due anni fa, non mi "dispiace" che abbia vinto Berlusconi nel senso che, transitivamente, non sarei stato felice se avesse vinto Veltroni, poichè rispetto a quell'agire politico ed ai luoghi della governamentalitàritengo le due alternative strutturalmente (in senso proprio) non diverse.
Non seguo le elezioni con partecipazione emotiva, aspettando di esultare o deprimermi, pensando al parlamento ed al governo come luogo dove esser rappresentato. Le seguo come un "grande" rilievo demoscopico del paese, come una istantanea della tendenza, come una fotografia.
Certo, la fotografia che vedo non mi piace affatto. anche se..più passan le ore..più vedo spazi ed opportunità potenzialmente fertili....
Lo ho già detto altrove: uno dei tanti dati che rendono l'idea di come il dibattito politico italiano sia inquinato è dimostrato dal fatto che Zapatero è, dalle nostre parti, "idolo" degli elettori della sinistra arcobaleno, sebben al "perimetro" politico del leader spagnolo corrisponda in teoria quello del centrosinistra "riformista", poichè la sinistra iridata altri cugini avrebbe nella penisola iberica (la sgangherata I.U).
C'è che su alcuni temi se uno dicesse le cose che dice Zapatero in Italia ( invero decisamente più a sinistra di Mussi) verrebbe preso per irragionevole estremista.
I maestri del bipolarismo all'amatriciana italiana, che dal punto di vista elettorale anche alla Spagna guardano, ignorano o fingono di ignorare qualche dato banale.
Nel partito Democratico vi sono personaggi che se abitassero a Madrid voterebbero per il centrodestra.
Non parliamo della Binetti, sarebbe troppo facile. Ma di, ad esempio, Marini. O dell'ex capo delle ACLI, o di Fioroni.
Qui il family day è stato organizzato da un arco di forze che va dal PD ad AN. Dopo il "family day" spagnolo, Zapatero ha detto ai vescovi qualcosa di un poco più urbano di "fatevi gli affari vostri, grazie". Giusto o sbagliato, si è assunto una responsabilità chiara.
E il PP non è esattamente una forza di stampo..anglosassone. Al suo interno vivono forti pulsioni franchiste e populiste ( non esiste infatti una destra estrema significativa). Molti "amici" del Pd, in Spagna , voterebbero per quelli. Il PD è così innamorato del bipolarismo che vuole rappresentarlo tutto da solo.
E ci credo che la CEI in Italia non da indicazioni di voto: ha, oggettivamente, l'imbarazzo della scelta (persino Pecoraro Scanio - giuro - ha di recente fatto un endorsement rivelando la sua devozione a Padre Pio).
A titolo informativo, l'organizzazione internazionale di cui Zapatero fa parte (così come D'Alema) non da indicazione di voto per il PD, ma per i socialisti di Boselli.
CHI PIANGE, CHI RIDE?
Qualcuno (io), due anni fa, a chi paventava il ritorno di Berlusconi come il peggiore dei mali possibili per i lavoratori e le lavoratrici, replicava: a naso, dal governo Prodi i lavoratori usciranno messi peggio di prima. Profitti, impresa, e rendita, meglio.
Della distribuzione del reddito nel nostro paese, e dell'indice di Gini, parlammo qualche tempo fa.
Di queste ore interessanti dati OCSE confermano per il 2007 ciò che su questi schermi dicamo da un po'. I salari, stanno peggio di prima. La settima potenza mondiale (mi risulta che l'unico campo nel quale l'italia conferma la posizione di prestigio, PIL a parte, è quella delle spese militari) è la 23esima per ciò che riguarda i salari.
Il dato in sè potrebbe dimostrare poco, non fosse che prima dell'avvio del governo dell'Unione si era al 20esimo posto.
In Europa stanno peggio solo Polonia e Portogallo.
E ciò che ha contribuito a questa straordinaria performance, alla faccia di quelli che ora danno vita alla sinistra arcobaleno e due anni fa trionfavano, con spregio del ridicolo, con il fanciullesco e di cattivo gusto "anche i ricchi piangono" (che ora fa ridere/incazzare tutti, ma allora se lo rivendicavano e non era facile fare notare che era una stronzata), non è stata tanto la dinamica contrattuale, quanto il fatto che il salario di un operaio esce dai due anni del governo Prodi con un maggior carico fiscale.
E' aumentato il cuneo fiscale, insomma. Prodi promise di ridurlo. Lo ha fatto, in parte.
Per puro caso, ha iniziato dalla parte a favore delle imprese.
Sarebbe onesto che i compagni di rifondazione facessero un manifesto di rettifica e ci dicessero che i poveri piangon più di prima, anche grazie a loro.
EX POST: BERTINOTTI "SONO STATO INGENUO".
Qualcuno (io) due anni fa agli amici di rifondazione diceva che la strada scelta era ingenua ed avrebbe condotto alla sconfitta. Cosa mi rispondeva chi avrebbe votato rifondazione è noto, perchè dicamocelo: ora la gran parte conviene, ma quel che adesso pare ovvio e scontato agli stessi non pareva tale due anni fa, anzi. Bertinotti, in una esilarante intervista al manifesto, due giorni fa affermava:Per rispondere al problema dell'efficacia, nel 2006 avevamo scelto la partecipazione a un governo di centrosinistra. L'abbiamo presa puntando tutto su un programma molto dettagliato. Perché così dettagliato? Perché era il tentativo, un po' ingenuo, riconosco ex post, di ottenere quelle garanzie che non ci sembrava possibile ottenere per via politica. Ma non ha funzionato e dico subito che è stato un errore di cui mi prendo la mia parte di responsabilità Il leader maximo riconosce, ex post ovviamente, ciò che alcuni - certo non brillanti leader politici di professione - intravedevano ex ante.
Sarebbe l'ora che certi errori li si evitassero, invece di ammetterli "ex post".
La cosa fantastica è che ammette di esser stato ingenuo e di aver avuto le sue responsabilità: per tutta risposta, è a capo della sinistra arcobaleno.
Ex ante dico: vedrete, tra qualche mese, la fine che farà la sinistra arcobaleno. Chi conosce le beghine del retrobottega di partito, e gli stracci fermi pronti a volare dopo il 14 aprile, sa cosa intendo. Ma state tranquilli: ex post, qualche leader riconoscerà i suoi errori. VOTATE IL SONDAGGIO (CoLONNA A SX E POST PRECEDENTE ) CHE STO PER TOGLIERLO..... fainotizia
(e intanto Prodi continua a fare danni: per i futuri inceneritori campani, di soppiatto viene reintrodotto il truffaldino utilizzo degli incentivi cip6. Unici in europa consideriamo la spazzatura una fonte di energia rinnovabile).
Come da mesi vo prevedendo, la organizzazione fantasma "sinistra democratica" - soggetto "irreale" formato solo da ceto politico - si va scindendo. La parte legata a Nerozzi e Crucianelli, lascia l'organizzazione ectoplasmatica - già lasciata a suo tempo da Angius -per tornare nel PD. Questo sfaldarsi dopo pochi mesi di qualcosa che era poco più che una organizzazione "personale", bene fa capire quanto fosse politicamente fondato il progetto.
E' uno dei tanti elementi surreali: parliamo di singoli che non rappresentano nulla se non sè stessi, eppure le paturnie di singoli esponenti di nomenklature rischiano di incidere, sulle sorti del futuro assetto elettorale.
Alla faccia di processi realmente costituenti, dal basso, della kermesse dell'8 dicembre ad uso di telecamere, eccetera.
La "cosa" , dopo la eccitante discussione sul simbolo, passa ora a discutere altro elemento che se stessimo parlando di un processo politico "reale" sarebbe - come il simbolo - tra gli ultimi punti in agenda: il leader.
E la carta da giocare, pare sia quella di Fausto Bertinotti.
Scelta tanto contraddittoria quanto scontata ed inevitabile, probabilmente, nel caso di un processo politico nato male e di mero stampo elettoralistico. Il quasi settantenne presidente della Camera si prepara a guidare la "cosa", o quel che sarà, alle prossime elezioni politiche. Della "cosa" è il padre intellettuale e politico. Se si inizia a ragionare dalla "fine", ossia dal leader, è scelta inevitabile: non c'è altro.
Ma se stessimo parlando di qualcosa di diverso che una partita giocata tra dirigenti, di un freddo tecnicismo elettorale, se parlassimo di un processo politico con radici nella società, espressione di un portato di analisi, di conflitto, di trasformazione, alimentato dalle fondamenta e non dal vertice della piramide, nemmeno staremmo parlando di questo.
A 70 anni...dopo aver lasciato la segreteria ed annunciato che lincarico di Montecitorio sarebbe stato l'approdo finale della sua carriera politica, torna ad esser l'unico leader possibile. E sono convinto che la sua idea originale fosse realmente quella: ma ci si arrende davanti all'ineluttabile frutto della povertà politica che solo eterno ritorno dell'eguale può produrre. Si dice, è un gioco di ruolo, che Veltroni benedica tale idea nell'ottica della rappresentazione dele due sinistre.
E allora, in barba a "stati generali" ed alle mille iniziative sul territorio che si iludono di metter becco nella "cosa" arcobaleno, ecco che diventa fondamentale cosa ne pensi Mussi, che non si sa bene cosa rappresenti, ma il cui "SI" è determinante nel costituire la fredda unione multicolore di cui si sta parlando.
E qui emerge altro dato che da conto di come questa "sinistra" elettorale sia un tatticismo freddo: l'orizzonte verso il quale guarda Mussi è strategicamente e culturalmente qualcosa di ben diverso da ciò cui guarda molta parte della sensibilità rifondarola: la cosa non può esser reale processo politico "vivo" perchè unisce soggetti che posson stare assieme solo tatticamente (con questa legge elettorale, forse nemmeno), non strategicamente. Qualcosa che forse è più freddo persino del PD.
Naturale e freddo esito di un percorso tutto giocato tra "nomenklature", nello stantio rituale della "rappresentazione" di forme organizzative incapaci di stare nella società e di rappresentarne le contraddizioni.
Percorso così politicamente "morto" che potrebbe anche esser messo in discusione dall'attuale legge elettorale.
Fosse un processo politico "reale", ne prescinderebbe.
Intanto, come anticipavo io stesso qualche giorno fa, Rutelli sarà al 99% il candidato sindao di Roma della coalizione "post" unione. Rfondazione tratta da sola, e già intravede opportunità nel cedere al disegno di Veltroni.
Sindaco per quasi due lustri, candidato premier sconfitto nel 2001...poi vicepremier..riparte dal Campidoglio. 14 anni dopo, come se nulla fosse. Potrebbe non darsi lo stucchevole déjà vu perchè Fini nei prossimi mesi potrebbe aver altro da fare. Magari Rutelli sarà sindaco, e magari dopo 5 anni si ricandiderà premier...ed io ho una idea brillante da suggerire al centrosinistra: quel giorno, potreste candidare a sindaco Veltroni. Che ne dite?
Per finire, qui rischio la cantonata, o forse no, proviamo a prevedere il nome del futuro premier: Luca Cordero di Montezemolo.
Mi pare esito che ci sta tutto, a cui sicuramente pensano in tanti. Soluzione "tecnocratica" e padronale che mai come ora, con la cosiddetta "antipolitica" gonfiata ad arte, può esser la ciliegina sulla torta in questa situazione che pare riprodurre la crisi del '92.
FI e PD insieme, che magari riscriveranno assieme la Costituzione, tanto astrattamente difesa quando fa comodo e altrettanto sconfessata da tutti. Sarà un salvifico momento di chiarezza, almeno cessaranno di finger di esser alternativi, con rifondazione a giocare - benedetta da Veltroni - il suo ruolo di funzionale opposizione, che convogliare dentro il teatrino le pulsioni di opposizione ha comunque la sua utilità.
Ho davvero intenzione di parlare sempre meno di politica "politicienne", difficilmente ci riuscirò, ma farò il possibile.
Sebben si critichino tanto il teatrino e la "casta" alla fine il palazzo e i suoi riti "tirano", si continua a ragionare entro quegli schemi e per altro si arrivano a legittimare liturgie e riti da primissima repubblica...si ragiona come loro...ci si pongono le stesse domande che si pongon loro...come dei cloni, ciascuno prova a esser Napolitano per un giorno.
Di elezioni parlerò pochissimo, nelle prossime settimane. Sono ancora estenuato dalle discussioni di due anni fa. Se il tasso di lucidità medio quando si parla di politica è prossimo allo zero, in campagna elettorale le cose vanno ancor peggio...quindi, getto la spugna, anzi, il mouse. Il ragionamento che voglio fare qui, è relativo alla tattica fallimentare scelta in autunno da Veltroni.
Con una premessa: trovo straordinaria l'enfasi con la quale alcuni (tutti) invitano gli altri a non ragionare secondo le proprie covenienze, a metterle responsabilmente da parte per il "bene del paese". Guarda caso poi, quello che ciascuno propone per il bene del paese è casualmente quel che viene meglio a lui nella contingenza, comicamente quello che seriosamente chiede all'altro di fare xoincide curiosamente con gli interessi nel breve periodo di chi fa il resposabile invito. Nessuno scandalo: è ovvio che ciascuno pensi che il proprio progetto ed il proprio interesse sia quello che vada meglio per il paese.
Sarebbe però igienico evitare (si può chieder che certi riti cessino?) di chieder in modo tronfio, enfatico ed ipocrita all'altro di pensare al bene collettiv e non solo al proprio.
p.s. all'insegna del "viva il nuovo", pare che i candidati destinarsi a contendersi la poltrona di sindaco di Roma saranno Fini e Rutelli. E' surreale. Non so più in che anno siamo.
Veltroni, dicevamo: io avrei fatto così.
Veltroni, per me, ha preso una sola colossale.
Anche questo, lo vado dicendo da Novembre.
Questa "sola" ha avuto un peso determinante nela caduta del governo, così come la ha oggettivamente avuta l''accelerazione del progetto "partito democratico", che ha destabilizzato la traballante Unione.
Il punto di partenza è che il referendum incombeva. Mastella da mesi diceva che a referendum ammesso, avrebbe fatto cadere il governo. Punto fermo, da tenere in vista, che rendeva assai probabile la caduta a Gennaio, e che poteva indurre qualcuno a render la disfatta il meno dannosa possibile, se questa si fosse rivelata ineluttabile.
Altro dato: autunno, non passa la spallata, Berlusconi e CDL, a detta di quasi tutti, finiti. Ricordo blog brindanti.
Berlusconi, dato per finito, lancia l'idea, lì per lì ritenuta risibile dai più, del "partito del popolo". Idea più che vincente, nella prospettiva facilmente intravedibile in quel contesto, sia nei confronti degli alleati (in caso di referendum elettorale il sistema che ne sarebe derivato li avrebe costretti ad esser sussunti) sia nei confronti del'Unione.
Bè, io avrei fatto così, al posto di Veltroni.
Faccio ragionamenti di natura davvero "politicienne", riflettendo dal punto di vista di chi avrebbe dovuto aver a cuore la tenuta del governo, in subordine la tenuta dell'alleanza, e, in terz'ordine, evitar di dare spago a Berlusconi per arrivare ad eventuali elezioni anticipate con un centrodestra perlomeno più indebolito dalle divisioni, con un Berlusconi non determinante. In quelle settimane l'unione stava ragionando al suo interno su una riforma elettorale.
La sede di questo confronto era la "maggioranza", cerimoniere..il ministro Chiti.
La Bozza Chiti era un punto di sintesi all'interno dell'Unione tutta: su quel progetto, in quella fase, tutta l'Unione si diceva pronta a discutere.
Nella precarietà strutturale della coalizione, era qualcosa da preservare, con la quale andare POI a trattare col "nemico". Trattativa dalla quale Veltroni poteva, essendoci già una sede naturale di tale confronto, stare lontano.
Avrei, al posto di Veltroni, lasciato proseguire quel discorso - in mano a governo e parlamento - andando a trattare con quella proposta con il centrodestra, e lasciando trattare Chiti ed il governo, su quella base.
Centrodestra che, ricordiamo cosa si scriveva su giornali e blog in quei qiorni, usciva distrutto dal primo voto positivo per la finanziaria al senato. Centrodestra che sulla bozza Chiti poteva, almeno in alcune sue parti, ragionare.
Berlusconi era dato da tutti per finito. La CDL in pezzi, Casini e Fini pronti a smarcarsi.
Fossi stato in Veltroni, viste comunque le grandi difficoltà, visto che tanto le possibilità di andare al referendum (e quindi di caduta del governo) erano grandi, visto che Berlusconi era in difficoltà enorme, visto che già nel '96 il csx tentò di dialogare con Berlusconi e sappiamo come egli finse di trattare per far saltare la bicamerale all'ultimo..bè: io avrei (probabilmente si sarebbe perso comunque, ma "meglio") lasciato andar avanti il discorso Chiti, ed avrei evitato - in questa situazione che è comunque di delirio - evitato di rilegittimare Berlusconi come interlocutore lasciando che la CDL proseguisse nel suo lavoro di...auto macerazione.
Il governo sarebbe caduto probabilmente lo stesso. Ma sarebbe caduto "meglio". Invece che è accaduto?
Nel frattempo, il solerte Bertinotti faceva sparire dall'agenda della Camera il dibattito sul pdl in materia. Veltroni è entrato a gamba tesa: ha tolto di mezzo la bozza "Chiti", elaborato con Vassallo una sua proposta, ed ha chiaramente scelto Berlusconi come interlocutore.
Come ho già detto, Veltroni, che di D'Alema è indubbiamente più scemo, ha tentato di fare 10 anni dopo ciò che non riuscì a baffino. Ad un Berlusconi agonizzante e con gli alleati pronti a sfilarsi, è stata rimessa la corona in testa. Gli è anche stata data fiducia.
Nel frattempo - chissà Prodi quanto ha gradito - Veltroni se ne esce dicendo "mai più alleati". Che è come dire: ragazzi, la maggioranza che sorregge questo governo, non esiste più.
Ha sfiduciato Prodi prima lui..di Mastella. Era del tutto ovvio che questo avrebbe dato luogo a più risultati, concatenati tra loro:
1) avrebbe innervosito alcuni alleati, indebolendo il governo (e anche deligittimandolo, eliminando la Bozza Chiti dal tavolo) .
2) Rimettere in sella Berlusconi come leader il quale, evidentemente, alla prima occasione utile, del "dialogo" se ne sarebbe fregato ed avrebbe invocato le elezioni con QUESTA legge elettorale se fosse caduto il governo, con quella uscita dal referendum se si fosse eventualmente celebrato, costrinendo Fini e UDC ad allearsi con lui in ogni caso. (ed ancora una volta..bye bye legge sul conflitto di interessi..:chissà se perlomeno durante la prossia campagna elettorale avranno il PUDORE di evitare di citare questo problema come bau bau?)
Ancora una volta, è il principale partito del centrosinistra, ESATTAMENTE COME ACCADDE NEL '96, ad aver alimentato Berlusconi, mettendo in freezer il conflitto di interessi, cercando in lui una sponda per il dialogo sulle "riforme", dialogo dal quale (giustamente , dal suo punto di vista) Berlusconi si sfila quando gli conviene.
Pur ancora nella legislatura uscita dalle elezioni che ha (più o meno) perso, Berlusconi già "comanda": da solo è in grado di determinare se e quando si voterà. Non è straordinario? Conta più lui, di tutti gli altri. Pronto ed in salute per l'ennesimo confronto elettorale.
Pronto con gli alleati in fila a vincer le elezioni.
E grazie tante al centrosinistra ( i veri alleati di Berlusconi) per la generosità profusa.
Io due anni fa mettevo in guardia ricordando il periodo "bicamerale" (scambiata con il conflitto di interessi). Mi chiedevo: non hanno risolto il problema l'altra volta, perchè dovrei creder che lo farebbero questa volta?
Mi dicevan quasi tutti "ma infatti, questa volta mica faranno lo stesso errore, han capito la lezione". Ah ecco.
L'AUMENTO DELLE SPESE MILITARI E DELL'ESPORTAZIONE DI ARMI CON LA SINISTRA AL GOVERNO. DATI.
Il governo dimissionario ha nel frattempo licenziato il provvedimento che rifinanzia le missioni all'estero.
La "sinistra"..ha cambiato idea: ora si può votare NO. Manuela Palermi e Russo Spena, già annunciano battaglia (ora posson permettersela): la prima arriva a dire che forse in questi due anni "ci siam sbagliati". Il secondo aggiunge che "abbiam votato SI perchè eran stati presi degli impegni poi non rispettati". Ahaha, ma che bravi. Non ve lo diceva nessuno che stavate sbagliando? Non lo diceva nessuno che le promesse strappate per i SI alla guerra eran aria fritta? Ma, pensarci prima? La verità è una sola: se il governo non fosse caduto, o se la partitia "missioni" si fosse chiusa una settimana fa, avrebero tranquillamente votato SI.
E già qui, si può fare un ragionamento: quanto è evidente che merito e contenuti - anche su vicende così importanti - non contino NULLA. Hai voglia poi a ragionare sul distacco tra "società" e "palazzo". Tanto valeva votare Si anche questa volta. Eh no , si dice, non c'è più il vincolo di coalizione. Perchè è la cornice ed il contenitore che conta, mica quello che si fa entro la cornice. Politica politicienne fino alla vittoria. Ora - cacciati all'imminente opposizione - torneranno ad esser integerrimi pacifisti. Faranno autocritica. Pronti, quando e se ne presenterà l'occasione, a rifare gli stessi errori. Per poi ridire, ancora, "ci eravam sbagliati", magari tra X anni. Credibilità zero. Tutti film già visti.
I DATI
Mentre leggerete questo mini dossier, ogni tanto fermatevi e ripetetevi " e mentre accadeva tutto ciò, il governo ha tagliato i fondi a scuola e università" oppure "e mi vengon a parlare di rigore e sacrifici" oppure, ancora "ma se tutto ciò lo avesse fatto Berlusconi?".
Eh si, però i dati ve li cercate voi, perchè in due anni Prodi e compagni, preso il posto di Berlusconi, hanno (salvo l'istruzione cattolica) programmato ed effettuato tagli alla scuola pubblica per migliaia di milioni di euro mentre accadevo ciò che state per leggere.
Mentre accadeva ciò, l'Italia aumentava sia il proprio ruolo nell'investimento bellico, sia quello di motore per il riarmo mondiale. Doppia, anzi tripla, beffa.
TRA I PRIMI AL MONDO..ALMENO IN QUESTO
Benchè interventista e allineato sulle posizioni USA, il governo Berlusconi iniziò nel 2005 e nel 2006 a tagliare le spese militari. Ciò portò l'italia dal settimo all'ottavo posto al mondo per la spesa militare assoluta . In ogni caso, almeno in questo siamo tra i più bravi. Solo per ciò che riguarda i salari, ogni ano perdiamo una posizione (siamo ora al 23° posto, ventesimi nel 2004).
Arriva Prodi, e, con la finanziaria 2007, primo aumento: ben 11,3% in più ("e intanto tagliano i fondi alla scuola...").
Finanziaria 2008: un altro 11,1% in più.Rendetevi conto dell'enormità dell'incremento, in termini percentuali. Nulla aumenta così tanto in due anni. Nemmeno gli zucchini. Una scelta strategica ben precisa, non certo inevitabile ( e mi vengon a parlare di sacrifici...). In due anni...12 mila miliardi di lirein più. Ma non finisce qui.
La finanziaria 2008 prevede ulteriori finanziamenti aggiuntivi. Partecipiamo alla costruzione di 620 eurofighter nell'ambito di uno dei più colossali programmi di investimento bellico della storia. 121, son tutti nostri. Ne sentivate la mancanza, eh? Una macchina da guerra avanzatissima della quale vi risparmio i dettagli tecnici. In sostanza molti "pacifisti" han votato una coalizione che solo per il programma Typhoon-eurofighter (EFA) ha stanziato, di qui al 2012..la sciocchezzuola di 4.884 miliardi di euro. Manco so fare il calcolo in lire.
Altri 1.050 miliardi di euro, sono stanziati per l'acquisto di una manciata di aerei da guerra e di elicotteri.
La guerra , come è evidente e banale, serve. Fa girare soldi. E Prodi e compagni hanno contribuito ad alimentare lo sciacallaggio dei signori dela morte come mai nessun governo prima.
Finalmente, sono stati sbloccati i fondi per la costruzione di altre due navi da guerra Fremm. Altri 1050 miliardi di euro.
Come poi è noto, il 41% delle spese di mantenimento delle migliaia di edifici militari USA spetta al nostro bel paese. E dico USA, non NATO, perchè intendo esattamente dire USA (no perchè... spesso si fa confusione).
Il SIPRI (che cazzo è, mi direte? Bè, cliccateci sopra) ci fa notare che spendiamo circa 25 miliardi di euro l'anno per il complessivo impianto bellico nostrano (conteggiando anche le cifre che nella finanziaria non sono alla voce "bilancio del ministero della difesa").
DISARMO? NO, GRAZIE.
Il contributo alla pace mondiale è poi aumentato col governo Prodi anche per ciò che riguarda l'export di armamenti. Solo nel 2006, il valore delle autorizzazioni all'export di armi rilasciate è quasi raddoppiato ( 2,19 miliardi di euro). Nessuno, come il governo dell'Unione, è mai stato così tanto amico di chi sulla guerra ci mangia.
Anche perchè il governo, oltre a rilasciare le autorizzazioni - è anche parte attiva, ha il suo bel posto al banchetto.
La Agusta, infatti, è del gruppo Finmeccanica. Il gruppo Finmeccanica ha come azionista principale il ministero dell'economia (30%). Le performance del gruppo Finmeccanica, dal valore delle azioni agli utili, sono state negli ultimi anni straordinarie davvero.
Così come ingenti sono i fondi che Finmeccanica impiega in investimenti, ricerca e sviluppo. il 56% degli ordini cui risponde Finmeccanica per il 2006 è relativo al mercato militare. Tendenza per il 2007: in crescita.
Insomma:c'è da sperare per il bene del paese che le guerre non cessino, che diamine.
Agusta, gruppo Finmeccanica, è il leader del settore italico: il 38% di export militare è roba sua (900 mln di euro..).
L'elenco dei commensali è lungo: oto melara, fiat, alcatel, alenia, eccetera.
A CHI VENDIAMO LE ARMI?
(chi si mette le magliette rosse per i monaci birmani..legga)
La parte del leone la fanno gli USA: nel 2006 (fonte: presidenza del consiglio dei ministri) gli USA hanno acquistato ogni ben di dio per 349,6 mln di euro. Nel 2006 sono state autorizzate solo verso i paesi NATO-UE una quota di transazioni che , da sola, vale l'intero export bellico del 2005. Se si tratta di vendere armi, non guardiamo in faccia a nessuno. L'Oman, paesino minuscolo, ha comprato armi italiane per 78 milioni di euro. Altro paese democratico, gli Emirati Arabi Uniti, hanno fatto spese poco inferiori agli USA: 338,2 mln di euro.
Anche la Nigeria, è presente nella lista. Così come la Corea del Sud (investimento saggio che confida nel futuro di quell'area).
Per evidente par condicio, armiamo più o meno allo stesso modo India e Pakistan (27 e 22 mln di euro), qualcosina vendiamo anche a Singapore. C'è da dire che l'India è poi uno dei principali fornitori d'armi dei cattivi dittatori birmani. Un esempio: gli elicotteri da guerra che l'india vendeva alla Birmania, hanno parte della componentistica prodotta nell'operoso varesotto.
Per quanto riguarda le banche, la principlae "banca armata" è il SanPaolo, tra i primi sponsor di Prodi nel 2006: 446 mln di transazoni internazionali per armi son passati dall'istituto di Torino.
Ecco come sono stati usati i voti dati dal popolo della "pace".
L'italia protagonista della guerra tanto per ciò che riguarda l'impiego di risorse proprie, sottratte alla spesa sociale, tanto per ciò che concerne il contributo alla politica di riarmo mondiale. Italia protagonista del saccheggio e della devastazione imperiale. Con Prodi e la "sinistra", l'italia ha speso - ed impegnato per il futuro - più soldi pubblici in armi, mentre dall'altro lato si predicava rigore, sacrificio, e si davan meno soldi a scuola e università di quanti ne stanziasse la "destra".
Ora i 4 della cosa (rotta più che mai, neanche sulla crisi hanno una voce sola) iniziano l'autocritica paracula. "Abbiam sbagliato", "mai più".
Tanto, per un po', di tornare al governo non se ne parla. Già prevedo una campagna elettorale dove i 4 - uniti o divisi vedremo - potran permettersi slogan e parole d'ordine "radicali" che fregheranno i più. Forse nemmeno ci sarà più questo blog quando, fra qualche anno, se ne avranno l'occasione, quelli rifaranno gli stessi errori, poi ancora li ammetteranno fuori tempo massimo, con due o tre anni di ritardo, confermeranno i timori che quelli come me avevan espresso per tempo, e che però si saran sentiti dire "eh, ma aspetta, vedrai che stavolta". Vorrei rivederli al governo solo per questo.
Inizio dalla fine.
A tutta una serie di domande che affliggono molti elettori ed elettrici dell'Unione, caduti in crisi (di nervi) assieme a Prodi, non ho risposte. Come ho detto: bisogna cercare le domande giuste.
Praticare esodo, esser nomadi. Che in quella cornice, le risposte son tutte necessariamente sbagliate.
Il coccodrillo, il pezzo che nei giornali solitamente è pronto da tempo in attesa che muoia questo o quel VIP, lo ho pronto da due anni.
Posso fare un po' lo scemino ed imbrodarmi?
A parte che nel maggio 2006 parlai di una durata di due anni, ancora a settembre ( il 30, per l'esattezza), nei commenti ad un post qui, parlavo di una scadenza certa entro tre, massimo quattro mesi. Ho sbagliato di 4 giorni.
Certo, affermare ora queste cose, può sembrar ribadire qualcosa di prevedibile e scontato. Eppure, che la memoria non la ho corta, va anche detto che queste cose che a me parevano scontate e banali, trovavano invece (a volte anche solo affermando " mi sento che andrà così") argomentata confutazione.
Non solo sulla durata, ma anche sul merito dell'operato di questo governo.
Perchè anche qui, sopratutto ora, sottolineare i tanti aspetti negativi o criticabili di questo governo pare scontato, ovvio.
Anche su questi elementi, 24 mesi fa, c'era chi mi dava del "prevenuto", chi mi diceva di "aspetttare".
Evito il pedante linkaggio.. Ma veniamo all'oggi.
Non esulto per questa caduta, non vado ovviamente nemmeno in crisi emotiva.
Vedo dei convertiti al "grillismo", che pochi mesi fa davan del "ladro " a destra ed a manca, o che magari riportavano nel blog il banner con la conta alla pensione dei parlamentari (come dire..state aspettando di maturar la pensione, bastardi) che, ora che il governo cade, si disperano. Ora invece voglion che ci arrivino, alla pensione. Curiosi, schizofrenici. Non sono d'accordo con loro stessi. Alcuni han riscoperto nel proprio blog la politica nazionale dopo due anni di quasi silenzio.
Non festeggio perchè non posso non dire che preferirei che un governo cadesse sulla spinta di un movimento, su una contraddizione sociale, in seguito al conflitto.
Qui cade per le manovre di palazzo. E se si fosse salvato al novantesimo, si sarebbe salvato per manovre di palazzo speculari. Sempre in ossequio a ciò, forse parte di rifondazione tollererebbe anche un Draghi, a fare da camerlengo, un facente funzioni, se ciò valesse il mitico proporzionale teutonico.
In questo sfacelo, si profila il ritorno plausibile, bisogna vedere con quali tempi, di Berlusconi, del caimano. Quanta gente un paio di mesi fa, lo dava per morto. E' finito, dicevano, la CDL è morta. Ed era quasi vero. Il giorno dopo il voto sulla finanziaria, quando tanti lo davan per escluso dalla scena politica, io da qualche parte dissi: guardate che avete capito male. Ha il pallino in mano. Sarà il vero trionfatore, sopravviverà a Prodi, e l'assist glielo darà Veltroni.
E per la seconda volta - dopo il '96/'01- si è messo da parte quello che in ogni campagna elettorale pareva la più grossa delle priorità, il "conflitto di interessi" è sparito dall'agenda anche di questo governo (anche qua, ricordo perfettamente che quando dicevo ciò prima delle elezioni, mi si diceva: e figurati, guarda che han capito..stavolta lo risolvono il problema, dai, stavolta mica ci cascano come durante la bicamerale). Non che a me interessi questo tema, ma era ciò che interessava a tanti che han votato Unione.
Avranno il coraggio di riproporlo quando si tornerà a votare? Veltroni, che di D'alema è più scemo, ha tentato di fare in trentaduesimo quel che tentò, perdendo, di fare D'Alema dieci anni fa. Mica l'han capita. Poi se gli dici "coglioni", si offendono.
Fermiamoci qui.
Mi dicono "ora sarà peggio". Risposta a domande sbagliate fatte internamente alla logica del palazzo che tanto si critica. La logica delle finte alternative. Si continua a stare nella logica del teatrino.
Intanto, dopo due anni, non una delle leggi tanto vituperate è stata cancellata, alcuni principi della legislatura scorsa son stati ribaditi da questa maggioranza (la nuova versione del decreto "sicurezza" recupera il temporaneo testo Pisanu anti terrorismo, altra chicca), l'età pensionabile è stata aumentata, i lavoratori stan peggio di due anni fa, le perfomance lodate dai banchieri son state raggiunte colpendo i soliti noti, profitti e rendite stan più in salute di due anni fa, i salari stanno peggio.
Ma il vero problema..pare esser: ma si vota? E con che legge elettorale?
E ci si continueranno a porre le medesime domande di due anni fa. Che non ci siano rivoluzioni dietro l'angolo, lo so.
Quel che è possibile fare, è resistenza, sabotaggio, ribellione, conquista di spazi di autogoverno, autorganizzazione dei soggetti sociali della metropoli globale per difendere i diritti di cittadinanza, al reddito,i diritti dei corpi, e del lavoro. Contro il saccheggio e la devastazione quotidiana della vita e del desiderio.
Una delle domande che mi faccio in questo senso è come dar forza a tutto ciò.
Oggi non son stato on line, e latito dalla blogosfera da qualche giorno...eppure ho avuto un numero di visite discreto.
Lo so che passate di qui per vedere che ho da dire sul governo Prodi ( o forse è solo che il mio amico alieno ha tanto tempo libero)!
Non ho avuto tempo oggi, ma ho il "coccodrillo" in canna da un po'.
Se però avete da spendere qualche minuto qui, magari un'occhiata a cosa scrivevo tra il febbraio ed il luglio 2006, datela.
A presto.
RingrazioNEGATIVE per il confronto in calce al post precedente. Avrei auspicato qualche altra voce dissonante con la quale confrontarmi
In ogni caso chi volesse è sempre in tempo a dire la sua.
Parliamo d'altro.
Mentre - all'inizio la proposta è spuntata, poi è rientrata (LEGGI QUI) a causa di qualche polemica, poi è rispuntata (LEGGI QUI) quasi nel silenzio nel cosiddetto " mille proporghe" approvato dai ministri il 28 dicembre - Prodi rilancia la rottamazione (ma quanto costa?), riesumo un post che scrissi in un forum qualche mese fa.
Erano i giorni di EICMA 2007, e sulla base di dati, riflessioni e proposte emerse in quella sede, scrissi il post seguente. La brillante decisione del governo, me lo ha fatto tornare in mente.
Una bicicletta ci salverà Alcuni dati e riflessioni sulla qualità della nostra vita, su come le scelte di chi amministra possano essere più o meno lungimiranti, e di come le nostre scelte quotidiane possano imporre l'agenda agli amministratori di cui sopra.
L'italia è il terz'ultimo paese in europa in quanto a diffusione della biciletta: 3,4 ogni 100 abitanti (più del doppio in olanda). Fanno peggio solo Portogallo e Spagna (i paesi col clima più adatto...sono quelli con meno biciclette. Curioso). Dato singolare, non solo per il clima, ma se pensiamo che il bel paese è uno dei principali produttori mondiali di bicicletta (le ditte più gloriose sono italiane) e se pensiamo a quanti appassionati abbia il ciclismo.
Ciò è ancora più singolare se lo confrontiamo con un altro dato: girano meno biciclette che negli altri paesi...eppure si muore in bici più in Italia che altrove (300 morti e più di 10.000 feriti l'anno). La metà , grossomodo, degli incidenti avviene in città. Che vorrà dire? Vorrà presumibilmente dire che siamo un popolo che tendenzialmente guida male ed in modo pericoloso (anche chi va in bici, eh) , e che le nostre strade sono pensate in modo tale da essere assassine, che chi pensa la mobilità urbana la pensa male.
Altre ragioni, non ne vedo.
Le tre grandi città italiane hanno piste ciclabili da far ridere. Irridono la bici, invece di valorizzarla. A Copenaghen...ci sono 300 km di piste ciclabili!!! Olanda e Danimarca, che non sono soddisfatte, stanno attuando politiche per aumentare questi dati, e, grazie ad interventi mirati, diminuiscono persino gli incidenti (che qui aumentano). Altri dati interessanti: in tutta Europa, la metà degli spostamenti fatti in auto è inferiore a 5 km. Il 30 %...è inferiore a due km!!!! E dire che entro queste distanze è provato che la bici è assolutamente il mezzo più veloce. Chi ha girato un pochino, sa che altrove la bici la usano tutti:dal bimbo di tre anni al pensionato. In paesi dove il clima è senz'altro più sfavorevole. Quindi, dovremmo iniziare ad esser tutti meno pigri, perchè è certo più piacevole e pratico usare la bici in Italia, che non in Danimarca.
Ne guadagneremmo tutti, singolarmente, e socialmente.
In Olanda e Danimarca il 40% dei lavoratori va al lavoro in bici. In quei paesi ci sono parcheggi per bici da 10 mila posti. E qui? Benefici, dicevo..quali? I ciclisti abituali hanno un organismo di 10 anni più giovane della media. E' stato calcolato che in Inghilterra, , dove la bici è esplosa a causa delle scelta di penalizzare fortemente l'auto in città, sopratutto a londra (raddoppiate le bici in un anno o due)..., chi si è convertito alla bici risparmia 400 sterline l'anno. Un aumento dell'uso della bici entro il 2012 farebbe risparmiare al servizio sanitario nazionale cifre incredibili, per non parlare della riduzione delle emissioni di CO2, della diminuzione del fabbisogno di petrolio (risorsa oramai allo stremo e sempre più cara). Dovremmo riappropriarci dello spazio urbano. La città non può esser pensata in funzione della macchina, cosa che invece avviene adesso, a danno di tutti, i più deboli innanzi tutto. Un SUV occupa lo spazio di venti persone in piedi. Violentano le città, e noi ci arrabbiamo pure se un timido balzello ne scoraggia l'uso. Pensate allo spazio che occupano le 3 o 4 auto che abbiamo in famiglia. La città è loro. Passo spesso su di un ponte vicino casa mia che, in certe ore, è un serpentone di auto ferme. Se guardo dentro...c'è una persona per auto, perlopiù. E allora penso allo spazio che occupano quelle automobili in proprozione alle persone che ci stanno dentro, ed al CO2 che stanno sputando nell'aria. E' follia.
Anche in questo campo, siamo incredibilmente più involuti, maldeucati, ineducati ed arretrati di qualsiasi altro paese nostro vicino. E siamo noi gli stupidi, mica chi gestisce e sceglie come gestire le città.
Perchè è inutile il generico epiteto rivolto a chi ci amministra, il cui cretinismo ben rispetta le scelte che facciamo noi ogni giorno.
Ancora due parole sulla vicenda racchiusa nel post sottostante e sulla dura polemica che ne è scaturita. Pacatamente, serenamente. L'universo sostanze stupefacenti è un qualcosa che, discutendone, rimesta nei nostri più profondi sistemi valoriali. Si parla in parte di ciò che è bene o male, di cosa sia legittimo o meno, di libertà e di sino a che punto si può disporre di sé.
Poi, c'è tutto il discorso sempre valoriale ma anche politico, sociale e concreto, sul ruolo delle sostanze nelle nostre società, sulla loro funzione sociale (anni fa in piazza urlavamo "eroina, fascisti e polizia, uno per uno vi spazzeremo via", da lì vengo e addebitarmi certi pensieri è operazione deficiente), su quale messaggio sia più utile per fermare la tossicodipendenza, sui modeli e sugli approcci terapeutici.
Questo è ciò che mi interessa, e questo -con la provocazione sottostante- volevo toccare, ben conscio che un paio di post qui non solo non posson risolvere un problema, ma nemmeno basterebbero a parlarne in modo esaustivo.
Dice bene, secondo me, o comunque si pone correttamente, newkid in questo POST.
Si è ovviamente liberi di parlare o no, di rispondere o no, di rispondere in un modo piuttosto che in un altro. Colei che tutto sa e comprende, aldilà del divenire, del bene o del male, colei che è al contempo così giovane ma anche secolare perchè tutto comprende nella sua saggezza, (amen), ciò che ha scelto di dire è affermare che le avrei detto di "essere fascista, che è di sinistra drogarsi, che da è stupidi non aver mai provato".
Qualsiasi persona assennata si rende conto che non v'è traccia di ragionamenti analoghi da parte mia qui ed altrove, e che sopratutto sarebbero pensieri così sciocchi, insensati e risibili che addebitarli a qualcuno è cosa perlomeno audace. Ho chiesto evidenze di queste mie affermazioni. Nulla mi è stato detto, né da lei né dal suo esegeta, se non "anche altri hanno interpretato così". Ottimo argomento. E allora...altri invece han capito come me. Pappappero. Tiè.
Eppure, se davvero ho detto quelle cose, basta poco per dirmi "le hai dette qui e qui".
Per altro, è davero senza snso dire a qualcuno che è stupido a non provare: per vaneggiare non necessariamente ciò serve.
IN DECRETVM... QUI(LINK) parlai del decreto 181, il decreto "antirumeni" voluto da Veltroni (eh? Il sindaco? Ma no..il sindaco di Roma è Ruini, ignoranti) e Amato. Un decreto che in buona parte estende la bossi-fini ai comunitari. E meno male che la bossi-fini l'unione voleva superarla.
Come è andata, lo sap