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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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lunedì, 12 maggio 2008, ore 12:33
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.

La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".

Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout court ai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.

Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70,  ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.

Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu  non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento  nelle radici della sinistra novecentesca italiana.

Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.

Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma,  rimuove.

Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.

Ma non solo.

Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.

Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.

Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.
nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene.

E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.

Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci  il problema.

GOVERNO/PALAZZO

Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.

Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".

Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.

Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso,  ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.

Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.



PRIDE LAICO 17 maggio
Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
giovedì, 31 gennaio 2008, ore 13:14


In questo post (LINK) analizzai una serie di elementi che connotano la strana democrazia parlamentare italiana.
Conclusi annunciando un seguito, eccolo qui.
Ovviamente l'intento è di natura analatico/politologica, nulla a che vedere con la militanza o la propaganda.
Lo preciso perchè non vorrei esser frainteso rispetto a ciò che sto per scrivere.
Quel che voglio fare è "osservare", aldilà della mia personale collocazione, lo strano fenomeno del parlamentarismo italiano, afflitto da "tare" , peculiarità e malfunzionamenti sin dal primo periodo post-unitario.
Peculiarità che hanno reso la dinamica partitica e parlamentare italiana unica in Europa, tanto nella "prima" quanto nella "seconda" repubblica, con la sua transizione così duratura che transizione più non è, evidentemente.
Quindi: mettendo da parte le mie posizioni su "stato", "democrazia" e "rappresentanza" (sarei quello che sono anche in Francia o Germania) è oggettivo che la "democrazia" italiana è strutturalmente "malata". Quindi..forse malata non è. Però funziona peggio delle altre democrazie europee ed ha tratti patologici e singolari evidenti (trattati nel post che ho linkato).

Credo che uno dei problemi alla base di tutti questi elementi critici sia stata la natura, il ruolo svolto e la dimensione  del PCI.
In tal senso, arrivo a dire che se il PCI avesse avuto, negli anni '50, una sua "Bad Godesberg" (e non  la superficiale Bolognina fuori tempo utile), forse vivremmo in un paese diverso, con un assetto istituzionale più equilibrato e meno patologico, più "evoluto", insomma...senza parte di quei problemi di cui ho parlato nel post che ho linkato.
Il PCI era un partito di massa senza eguali in europa, nel panorama "comunista" (tranne, a tratti, il PCF francese ma in tutt'altro quadro). Lo scontro che negli altri paesi si giocava tra le forze socialiste/socialdemocratiche/laburiste e quelle conservatrici/popolari, in italia si declinava con, da una parte, un partito di massa non appartenente alla famiglia "socialista" europea, nominalmente, iconograficamente, culturalmente "comunista" e strutturalmente legato all'Unione Sovietica e, dall'altra, un partito democristiano "interclassista", animato da correnti assai diverse tra loro (da quelle più sociali a quelle più conservatrici). Tutto ciò nell'alveo delle compatibilità geopolitiche stabilite a Yalta.
Il PCI, in quel contesto, e sempre di più col passare degli anni, non poteva evidentemente aspirare ad esser alternativa di sinistra al governo democristiano.
Ciò era invece l'orizzonte cui ambivano le parti più avanzate del panorama partitico italiano: le correnti di sinistra del partito socialista (Lombardi ed altri) e quelle che dal PSI uscirono per dar vita al PSIUP (Libertini, Foa, Basso, culture di ispirazione "austromarxista", eccetera), contrarie (la faccio breve) ai governi di "centrosinistra" di allora, di cui intravedevano la natura anomala e "conservatrice" e che lavoravano (in modo assai "avanzato", c'è da dire) alla costruzione di un profilo "bipolarista" prefigurando una alternativa di "sinistra".
Piccolo inciso un po' meno analitico e più partigiano, in termini di inclinazioni: tra le aree politiche e culturali italiane PARLAMENTARI di sinistra, credo che la quella zona a cavallo della sinistra socialista sia stata la più fertile, interessante ed avanzata del dopoguerra. Ingiustamente "stritolata" dall'agiografia berlinguerista e dal craxismo.
Come è andata lo sappiamo: questo profilo bipolare non venne raggiunto. Vinsero - convergenti in modo parallelo - le forze che preferirono "cristallizzare" la situazione, che vedeva la DC (a tratti assieme al PSI) in posizione centrale e "bloccata" al governo, e un PCI "bloccato" all'opposizione, pur non essendo certo una forza "rivoluzionaria", extraistituzionale o marginale. PCI le cui "evoluzioni" (dal compromesso storico al PDS, ai DS ed, infine, al PD) sono tutt'altro che tradimenti o cambi di rotta, ma perfettamente coerenti linee di sviluppo.
Fu la definitiva benedizione del consociativismo, fu sancito in quel periodo l'immutevole mutevolezza del quadro partitico ed istituzionale italiano. Era probabilmente l'ultima chance per uscire in parte da problemi che affliggevano l'Italia dal 1861.
Se il PCI si fosse liberato radicalmente da uno sterile dogmatismo, dall' ortodossia filosovietica, se il PCI si fosse emancipato dalla contraddizione che lo vedeva esser partito strutturalmente all'opposizione ma perfettamente inserito nell'assetto di potere statale, in una situazione congelata e immutabile...insomma: se il PCI avesse avuto negli anni '50 o anche '60 una sorta di sua Bad Godesberg, vivremmo in un paese probabilmente migliore.
Perchè l'ipertofria burocratica italiana, la corruzione a livelli più elevati di quelli endemici, i palesi paradossi politici cui assistiamo da decenni, sono anche frutto di una situazione bloccata in quel modo per 50 anni, in virtù delle diverse rendite di posizione, quadro che ha sancito, bloccato e definito l'anomalia italiana.
Se quelle aree culturali di cui ho parlato avesser avuto l'egemonia sulle altre, si sarebbero create maggiori condizioni perchè si verificasse il quadro fantapolitico che ho tratteggiato.
Che è fantapolitico, quindi non si è dato perchè..non poteva darsi. Vorrei indagare perchè non poteva darsi. QUali elementi antropologici, culturali, sociali..strutturali, stanno alla base di ciò.
Come è finita, poi lo sappiamo: il PCI (che pure da una certa antropologia stalinista non si è liberato, nemmeno nei suoi eredi odierni) è finito travolto e costretto dagli eventi, fuori tempo massimo, aderendo "innaturalmente" ad una famiglia socialdemocratica della quale non poteva fare realmente parte, e per altro in una fase storica nella quale (come tutt'ora) i paradigmi socialdemocratici erano messi in crisi dal passaggio al postfordismo. Quello della creazione del pds non fu una reale trasformazione culturale, ma una operazione di cambio di iconografie di riferimento per legittimarsi come forza di governo, uno scontro giocato tutto solo su elementi identitari, sterili, stetici,  un passaggio frettoloso costretto dalla fine dell'URSS.

Se, per concludere, fosse accaduto tutto ciò...io sarei probabilmente l'estremista d'accatto che sono.
Probabilmente però lo sarei in un paese migliore.

p.s. il video non c'entra nulla. Però mi piace tanto la canzone. Interpol, slow hands.







postato da moltitudini· archiviato in politicamente scrivendo, lemmi, eziologie·permalink · commenti (29)
martedì, 29 gennaio 2008, ore 23:03

Ho davvero intenzione di parlare sempre meno di politica "politicienne",  difficilmente ci riuscirò, ma farò il possibile.

Sebben si critichino tanto il teatrino e la "casta" alla fine il palazzo e i suoi riti "tirano", si continua a ragionare entro quegli schemi e per altro si arrivano a legittimare liturgie e riti da primissima repubblica...si ragiona come loro...ci si pongono le stesse domande che si pongon loro...come dei cloni, ciascuno prova a esser Napolitano per un giorno.
Di elezioni parlerò pochissimo, nelle prossime settimane. Sono ancora estenuato dalle discussioni di due anni fa. Se il tasso di lucidità medio quando si parla di politica è prossimo allo zero, in campagna elettorale le cose vanno ancor peggio...quindi, getto la spugna, anzi, il mouse.
Il ragionamento che voglio fare qui, è relativo alla tattica fallimentare scelta in autunno da Veltroni.
Con una premessa: trovo straordinaria l'enfasi con la quale alcuni (tutti) invitano gli altri a non ragionare secondo le proprie covenienze, a metterle responsabilmente da parte per il "bene del paese". Guarda caso poi, quello che ciascuno propone per il bene del paese è casualmente quel che viene meglio a lui nella contingenza, comicamente quello che seriosamente chiede all'altro di fare xoincide curiosamente con gli interessi nel breve periodo di chi fa il resposabile invito. Nessuno scandalo: è ovvio che ciascuno pensi che il proprio progetto ed il proprio interesse sia quello che vada meglio per il paese.
Sarebbe però igienico evitare (si può chieder che certi riti cessino?) di chieder in modo tronfio, enfatico ed ipocrita  all'altro di pensare al bene collettiv e non solo al proprio.
p.s. all'insegna del "viva il nuovo", pare che i candidati destinarsi a contendersi la poltrona di sindaco di Roma saranno Fini e Rutelli.
E' surreale. Non so più in che anno siamo.

Veltroni, dicevamo: io avrei fatto così.


Veltroni, per me, ha preso una sola colossale.

Anche questo, lo vado dicendo da Novembre.
Questa "sola" ha avuto un peso determinante nela caduta del governo, così come la ha oggettivamente avuta l''accelerazione del progetto "partito democratico", che ha  destabilizzato la traballante Unione.

Il punto di partenza è che il referendum incombeva. Mastella da mesi diceva che a referendum ammesso, avrebbe fatto cadere il governo. Punto fermo, da tenere in vista, che rendeva assai probabile la caduta a Gennaio, e che poteva indurre qualcuno a render la disfatta il meno dannosa possibile, se questa si fosse rivelata ineluttabile.
Altro dato: autunno, non passa la spallata, Berlusconi e CDL, a detta di quasi tutti, finiti. Ricordo blog brindanti.
Berlusconi, dato per finito, lancia l'idea, lì per lì ritenuta risibile dai più, del "partito del popolo". Idea più che vincente, nella prospettiva facilmente intravedibile in quel contesto, sia nei confronti degli alleati (in caso di referendum elettorale il sistema che ne sarebe derivato li avrebe costretti ad esser sussunti) sia nei confronti del'Unione.

Bè, io avrei fatto così, al posto di Veltroni.
Faccio ragionamenti di natura davvero "politicienne", riflettendo dal punto di vista di chi avrebbe dovuto aver a cuore la tenuta del governo, in subordine la tenuta dell'alleanza, e, in terz'ordine, evitar di dare spago a Berlusconi per arrivare ad eventuali elezioni anticipate con un centrodestra perlomeno più indebolito dalle divisioni, con un Berlusconi non determinante.
In quelle settimane l'unione stava ragionando al suo interno su una riforma elettorale.
La sede di questo confronto era la "maggioranza", cerimoniere..il ministro Chiti.

La Bozza Chiti era  un punto di sintesi all'interno dell'Unione tutta: su quel progetto, in quella fase, tutta l'Unione si diceva pronta a discutere.

Nella precarietà strutturale della coalizione, era qualcosa da preservare, con la quale andare POI a trattare col "nemico". Trattativa dalla quale Veltroni poteva, essendoci già una sede naturale di tale confronto, stare lontano.

Avrei, al posto di Veltroni, lasciato proseguire quel discorso - in mano a governo e parlamento - andando a trattare con quella proposta con il centrodestra, e lasciando trattare Chiti ed il governo, su quella base.

Centrodestra che, ricordiamo cosa si scriveva su giornali e blog in quei qiorni, usciva distrutto dal primo voto positivo per la finanziaria al senato. Centrodestra che sulla bozza Chiti poteva, almeno in alcune sue parti, ragionare.

Berlusconi era dato da tutti per finito. La CDL in pezzi, Casini e Fini pronti a smarcarsi.

Fossi stato in Veltroni, viste comunque le grandi difficoltà, visto che tanto le possibilità di andare al referendum (e quindi di caduta del governo) erano grandi, visto che Berlusconi era in difficoltà enorme, visto che già nel '96 il csx tentò di dialogare con Berlusconi e sappiamo come egli finse di trattare per far saltare la bicamerale all'ultimo..bè: io avrei (probabilmente si sarebbe perso comunque, ma "meglio") lasciato andar avanti il discorso Chiti, ed avrei evitato - in questa situazione che è comunque di delirio - evitato di rilegittimare Berlusconi come interlocutore lasciando che la CDL proseguisse nel suo lavoro di...auto macerazione.
Il governo sarebbe caduto probabilmente lo stesso. Ma sarebbe caduto "meglio".
Invece che è accaduto?
Nel frattempo, il solerte Bertinotti faceva sparire dall'agenda della Camera il dibattito sul pdl in materia.
Veltroni è entrato a gamba tesa: ha tolto di mezzo la bozza "Chiti", elaborato con Vassallo una sua proposta, ed ha chiaramente scelto Berlusconi come interlocutore.
Come ho già detto, Veltroni, che di D'Alema è indubbiamente più scemo, ha tentato di fare 10 anni dopo ciò che non riuscì a baffino.
Ad un Berlusconi agonizzante e con gli alleati pronti a sfilarsi, è stata rimessa la corona in testa. Gli è anche stata data fiducia.
Nel frattempo - chissà Prodi quanto ha gradito - Veltroni se ne esce dicendo "mai più alleati". Che è come dire: ragazzi, la maggioranza che sorregge questo governo, non esiste più.
Ha sfiduciato Prodi prima lui..di Mastella.
Era del tutto ovvio che questo avrebbe dato luogo a più risultati, concatenati tra loro:
1) avrebbe innervosito alcuni alleati, indebolendo il governo (e anche deligittimandolo, eliminando la Bozza Chiti dal tavolo) .
2) Rimettere in sella Berlusconi come leader il quale, evidentemente, alla prima occasione utile, del "dialogo" se ne sarebbe fregato  ed avrebbe invocato le elezioni con QUESTA legge elettorale se fosse caduto il governo, con quella uscita dal referendum se si fosse eventualmente celebrato, costrinendo Fini e UDC ad allearsi con lui in ogni caso.
(ed ancora una volta..bye bye legge sul conflitto di interessi..:chissà se perlomeno durante la prossia campagna elettorale avranno il PUDORE di evitare di citare questo problema come bau bau?)

Ancora una volta, è il principale partito del centrosinistra, ESATTAMENTE COME ACCADDE NEL '96, ad aver alimentato Berlusconi, mettendo in freezer il conflitto di interessi, cercando in lui una sponda per il dialogo sulle "riforme", dialogo dal quale (giustamente , dal suo punto di vista) Berlusconi si sfila quando gli conviene.
Pur ancora nella legislatura uscita dalle elezioni che ha (più o meno) perso, Berlusconi già "comanda": da solo è in grado di determinare se e quando si voterà. Non è straordinario? Conta più lui, di tutti gli altri.
Pronto ed in salute per l'ennesimo confronto elettorale.
Pronto con gli alleati in fila a vincer le elezioni.

E grazie tante al centrosinistra ( i veri alleati di Berlusconi) per la generosità profusa.

Io due anni fa mettevo in guardia ricordando il periodo "bicamerale" (scambiata con il conflitto di interessi). Mi chiedevo: non hanno risolto il problema l'altra volta, perchè dovrei creder che lo farebbero questa volta?
Mi dicevan quasi tutti "ma infatti, questa volta mica faranno lo stesso errore, han capito la lezione".
Ah ecco.


sabato, 19 gennaio 2008, ore 12:10

Il signor Corrado Gini fu, agli inizi del secolo, giurista, sociologo, economista e statistico.
Tralascio formule e grafici matematici, vediamo di esser divulgativi.
Mise a punto un sistema per misurare le diseguaglianze: l'indice omonimo, l'indice di Gini o coefficiente di Gini, è uno strumento col quale possiamo misurare come in una data popolazione un attributo, nel nostro caso il reddito, è distribuito.
L'indice di Gini, insomma, ci da la misura di quanta eguaglianza vi sia un un paese, ci aiuta a misurare le sperequazioni. Non ci dice quanta ricchezza in assoluto è prodotta (il PIL), nemmeno quanta ricchezza pro-capite ( il famoso mezzo pollo a testa) ma quanto quella ricchezza e quei polli sono concentrati o redistribuiti in una popolazione.
Ora cominciate a capire come mai, sebben sia uno strumento così frequente da esser banale in economia, del'indice di Gini non ci parlino così spesso quanto di crescita, PIL, o pil pro capite....
sabato, 19 gennaio 2008, ore 12:09



Mi sono letto più volte il testo inviato da Ratzinger alla Sapienza.

Senza, davvero, voler esser ritritamente anticlericale - si può riconoscer lo spessore teoretico di un intervento senza con ciò condividerlo o farlo proprio - un testo banale e per nulla nuovo. Una sintesi di buona parte del cuore della "spe salvi", solo un po' più "moderata" negli accenti e contenuta nell'argomentare ed approfondire per ovvi motivi.
Il papa, per altro, ribadisce nel testo di esser stato invitato in qualità di Vescovo di Roma. Esattamente il punto in questione e, per parte mia, da contestare.
Quando mi riferisco a riflessioni non particolarmente suggestive intellettualmente, mi riferisco alla riproposizione di affermazioni come: la verità ci rende buoni, e la bontà è vera.

Un po' poco, per un "grande" intellettuale.
Il testo è comunque interessante per quanto afferma e ribadisce, va necessariamente conosciuto.
Se da un lato il papa ricorda che la fede non può essere imposta (grazie) ecco come  da un lato (sintetizzo) si afferma l'autonomia dell'università come luogo di ricerca della verità, verità che è l'unica autorità cui risponde "l'università". Verità unica autorità, autonomia -dice Ratzinger - dal potere ecclesiale e politico, che fonda l'Università nel suo libero conoscere.
Bene. Non si potrebbe chieder di più, invero, ad un papa, lo ammetto.
Ma attenzione: dice il papa...(qui uso un po' di sarcasmo): tu, università, cerca pure liberamente la verità. Io però...la conosco già, e la verità è la mia fede, non altro. Tiè.
I corsivi sono citazioni testuali del testo.
In modo più forbito, il papa dice quanto ho banalizzato sopra in questa forma:
La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.
Quindi, la verità è Cristo, incarnazione di Dio, che è il Bene. E, si badi, il Cristo cattolico, perchè quello protestante, valdese o altro, è già meno vero. Una falsificazione.
Se è la verità l'unica autorità che deve guidare la ricerca universitaria...e Cristo incarnazione di Dio è bene e Verità...ne deduco che...l'indagine, la speculazione accademica in ultima istanza risponde all'autorità di Cristo.
Ratzinger poi fa sua la posizione di San Tommaso: teologia e filosofia non confuse, ma non separate.
Anche questa enunciazione potrebbe esser interessante ed accettabile, nel libero confronto filosofico.
Pare un riconoscimento di autonomia, ma è la fede cristiana che purifica la ragione. Solo la fede cristiana rende la ragione sè stessa. Teologia e folosofia non confuse, quindi, ma con un  chiaro rapporto gerarchico in termini teoretici.
La ragione non può esser sorda al richiamo indicato dalla fede cristiana.
Viene ribadita ancora tale gerarchia...se la ragione, per esser laica, si distacca dalle radici (la fede cristiana) che le danno linfa
allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
Mi pare chiaro che non si tratta di un accettabile invito alla dialettica tra ragione e fede, ad, eventualmente, una "sfida" speculativa di cooperazione tra teologia e filosofia: quest'ultima ha nella fede le sue radici.
Il papa non impone la fede, ma chiede all'università di mettersi alla ricerca del vero, ossia "del bene, e di Dio".
La ragione, insoma, autonoma sinchè si vuole, ha  una missione: scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.
La ragione deve cercare Cristo Cattolico Romano.
Nel testo di Ratzinger c'è una rivendicazione chiara: la detenzione assoluta della conoscenza della verità, da cui discende la falsità oggettiva ed assoluta di altre verità.
In questo testo , ancora, c'è tutta l'arroganza del capo di una parte della cristianità, che ambisce a esser unica e vera voce della cristianità tutta.
Chi cerca la verità, anche l'Università, è a San Pietro che deve guardare. Qualsiasi altro approdo, sarà falso, non vero, quindi non buono ed irragionevole. L'autonomia della ricerca della "verità" riconosciuta al mondo universitario, quindi, è ridimensionata, limitata. E' questo che Ratzinger è andato a dire al mondo universitario.
La verità sono io. Non ve la impongo, per carità.
Ma se cercate altrove, non ne trovate. Se vi va, ve la mostro.

A proposito di libertà di parola: la questura vieta iniziativa radicale. Info QUI e QUI.
postato da moltitudini· archiviato in anticlericalismo, lemmi·permalink · commenti (40)
mercoledì, 02 gennaio 2008, ore 14:38


Considero il "travaglismo" uno dei grossi mali di quest'era politico mediatica.
Travaglio è uno che starebbe dignitosamente a destra,  se le buffe contingenze italiche non ci avessero condotto ad una dialettica per cui, a causa delle pelosità della destra, la cultura "garantista" pare prerogativa della destra politica mentre a sinistra - anche "estrema" - si tifa a prescindere per i giudici (nei DS il clima è mutato solo di recente, non a caso) con abbondanti dosi di becero forcaiolismo.
Le legittime opinioni del Travaglio, o le iperboli caricaturali, vengono prese per cronaca e dati di fatto (ad esempio la buffa novella per la quale un uxoricida condannato a 30 anni per omicidio volontario in Italia non metterebbe piede in galera un giorno:alcuni boccaloni credono che ciò sia una fattispecie giuridica verosmile).
D'altra parte, dalla destra proviene: nasce giornalista de "il giornale", e sul periodico di destra "il borghese" condusse - in linea con AN - una battaglia contro la grazia a Sofri. La vicenda Sofri come è noto è giuridicamente assai controversa, ma c'è una sentenza, ed a Travaglio basta.
Prendiamo il caso "Contrada"...

Io, francamente, sul caso in sé ho nulla da dire o per cui tifare.
Se la vedano loro: per me Contrada, se anche fosse provato legalmente indiscutibilmente "onesto", resterebbe ontologicamente un nemico in quanto agente del sisde, organismo dal mio punto di vista illegale in quanto tale. Per il resto:
....se poi devo ragionare con le categorie del diritto "democratico", in quanto persona, credo abbia i diritti spettanti ad ogni detenuto.
..sulla grazia non mi esprimo: tutti questi tromboni che straparlano di "stato di diritto" mi insegnano che è prerogativa specifica del Capo dello Stato, decida lui. Per gli stessi "tromboni", che magari difendono a parole la "costituzione" come valore in sé, probabilmente la "grazia" andrebbe eliminata come istituto dalla Costituzione stessa, visto che non nasce certo come strumento per sanare eventuali errori giudiziari e non si capirebbe quando e come applicarla. Sarebbe una legittima battaglia di chiarezza, niente da dire. Però -e per me non lo è - non è che la"costituzione" può esser un giorno valore assoluto, astratto e l'altro no.
Poi, al contrario di quelli che si schierano contro od a favore, senza conoscer nulla,  in virtù di cosa dice l'opinionista preferito, non mi esprimo perchè non so nulla del processo, per cui taccio.
Potrebbe bastarmi che c'è una sentenza definitiva, è vero: ma sono tante le sentenze anche definitive proclamate grazie a affidabilissimi pentiti  poi dimostratesi sbagliate, magari a condannato già morto di carcere.
So che la categoria del "concorso esterno" in reato associativo ( basterebbe il favoreggiamento) è una categoria tutta italiana del procedimento penale e so che l'ordinanza del 12 dicembre che respinge l'istanza di differimento della pena, aldilà di quel che riportano parzialmente ed erroneamente testate come repubblica.it, afferma una cosa ed il suo contrario.
Insomma, della grazia a Contrada non mi importa un fico secco e non ho neanche tutti gli elementi per esprimere un parere. Mi importa certo dei tanti disperati che stanno in carceri con il supplemento di pena di una situazione disumana, ma non è che queste coordinate culturali possano lasciar ben sperare, in quanto a sensibilità diffusa.

Mi preoccupa  la sottocultura che personaggi come Travaglio diffondono sopratutto in ambienti di "sinistra", anche "radicale", come, ad esempio, in un forum cui partecipo.

Un concetto, letto in questi giorni, mi ha colpito in particolar modo.
Per Travaglio, la "grazia" non è una terapia antidiabete (certamente: però vorrei sapere cosa è secondo Travaglio la "grazia", come istituto previsto dal nostro ordinamento), ed aggiunge:
...lo Stato di diritto è chiamato a garantire la certezza della pena, non l’immortalità dei condannati. Se questi, un brutto giorno, speriamo il più tardi possibile, muoiono, è un evento naturale: dispiace, ma non ci si può fare nulla.
Sventuratamente, muoiono anche gli incensurati. E non è colpa dello Stato, ma della natura.
...

Ora: qui si parla , in generale, dei condannati. Si va oltre la fattispecie del caso Contrada. Qui passa con superficialità un ragionamento becero, forcaiolo.
Questa -falsa e mistificante - contrapposizione tra il diritto alla salute dei "condannati" e degli "incensurati" (basta esser stati oggetto di azione penale, a prescindere, per esser degni di riprovazione e aver diritto a qualche diritto fondamentale in meno).
Ma sopratutto, perchè ripeto...Travaglio parla in generale, il concetto del primo rigo è allucinante: se uno sta in carcere ed è malato...è la natura, allo Stato cosa deve interessare, salvo l'esecuzione della pena?
Proprio i tromboni dello "Stato di Diritto" con tutte le maiuscole del caso, quindi presumibilmente un po' più avanti del codice di Hammurabi, dovrebbero insegnarmi che uno Stato di Diritto si cura della salute della persona a prescindere dal suo certificato penale e che nulla c'entra con la cultura dello "stato di diritto" un discorso dove il malato "incensurato" venga contrapposto al malato "condannato".
Anzi, potrebbero insegnarmi che magari il livello di uno "Stato di Diritto" si misura proprio dalle condizioni di reclusione. Perchè in modo affatto naturale in Italia-checchè ne dica Travaglio - in carcere si muore di carcere.
Ed ai "sinistri" che se scrive due stronzate Travaglio saltano in piedi col cappio in mano, consiglio magari di seguire - tanto per aver una visione diversa - il meritorio lavoro di associazioni come "ANTIGONE".
Non hanno le posizioni di Travaglio o Diliberto: ma ve lo giuro, non sono berlusconiani.
giovedì, 20 dicembre 2007, ore 14:16




Ancora due parole sulla vicenda racchiusa nel post sottostante e sulla dura polemica che ne è scaturita. Pacatamente, serenamente. L'universo sostanze stupefacenti è  un qualcosa che, discutendone, rimesta nei nostri più profondi sistemi valoriali. Si parla in parte di ciò che è bene o male, di cosa sia legittimo o meno, di libertà e di sino a che punto si può disporre di sé.
Poi, c'è tutto il discorso sempre valoriale ma anche politico, sociale e concreto, sul ruolo delle sostanze nelle nostre società, sulla loro funzione sociale (anni fa in piazza urlavamo "eroina, fascisti e polizia, uno per uno vi spazzeremo via", da lì vengo e addebitarmi certi pensieri è operazione deficiente), su quale messaggio sia più utile per fermare la tossicodipendenza,  sui modeli e sugli approcci terapeutici.
Questo è ciò che mi interessa, e questo -con la provocazione sottostante- volevo toccare, ben conscio che un paio di post qui  non solo non posson risolvere un problema, ma nemmeno basterebbero a parlarne in modo esaustivo.
Dice bene, secondo me, o comunque si pone correttamente, newkid in questo POST.
Si è ovviamente liberi di parlare o no, di rispondere o no, di rispondere in un modo piuttosto che in un altro. Colei che tutto sa e comprende, aldilà del divenire,  del bene o del male, colei che è al contempo così giovane ma anche secolare perchè tutto comprende nella sua saggezza,  (amen), ciò che ha scelto di dire è affermare che le avrei detto di "essere fascista, che è di sinistra drogarsi, che da è stupidi non aver mai provato".
Qualsiasi persona assennata si rende conto che non v'è traccia di ragionamenti analoghi da parte mia qui ed altrove, e che sopratutto sarebbero pensieri così sciocchi, insensati e risibili che addebitarli a qualcuno è cosa  perlomeno audace. Ho chiesto evidenze di queste mie affermazioni. Nulla mi è stato detto, né da lei né dal suo esegeta, se non "anche altri hanno interpretato così". Ottimo argomento. E allora...altri invece han capito come me. Pappappero. Tiè.
Eppure, se davvero ho detto quelle cose, basta poco per dirmi "le hai dette qui e qui".
Per altro, è davero senza snso dire a qualcuno che è stupido a non provare: per vaneggiare non necessariamente ciò serve.

IN DECRETVM...
QUI(LINK) parlai del decreto 181, il decreto "antirumeni"  voluto da Veltroni (eh? Il sindaco? Ma no..il sindaco di Roma è Ruini, ignoranti) e Amato. Un decreto che in buona parte estende la bossi-fini ai comunitari. E meno male che la bossi-fini l'unione voleva superarla.
Come è andata, lo sappiamo: il decreto stava per esser convertito in legge. La "sinistra" lo ha votato pur non apprezzandolo, per lealtà alla coalizione. Le viene concesso un contentino: un riferimento alla punibilità del'omofobia, riferimento scritto da qualche analfabeta giuridico, poichè sbagliato è il riferimento normativo europeo citato. Al contempo, la Binetti strepita: si punisce l'omofobia? Non voto la fiducia.
Risultato: il decreto verrà lasciato decadere e non sarà convertito in legge.
Qualche giorno fa, quando ancora sembrava plausibile una modifica del testo e la conversione in legge, la "sinistra" minacciò: se salta il riferimento all'omofobia, noi non votiamo.
Bè, vedremo: il governo varerà un nuovo decreto, simile a questo che sta per decadere.
Intanto, che stiano attenti: hano già dimostrato di non saperci fare con gli aspetti tecnico giuridici, io auguro loro di ricordarsi che la consulta nel '96 con una sentenza molto chiara sancì che è illegittimo che un governo reiteri un d.l. o ne presenti un altro che scopiazza il precedente non convertito.
Lo afferma in modo netto e chiaro:
non è data facoltà al governo di riprodurre, con un nuovo decreto, il contenuto normativo dell'intero testo o di singole disposizioni del decreto non convertito, ove il nuovo decreto non risulti fondato su autonomi (e pur sempre straordinari) motivi di necessità ed urgenza, motivi che in ogni caso non potranno essere ricondotti al solo fatto del ritardo derivante dalla mancata conversione del precedente decreto.
Il nuovo testo, tuttavia, non conterrà il riferimento all'omofobia.
Stando alle parole, la sinistra non dovrebbe votarlo: che faccio, scommetto?

IL MONOLOGO CENSURATO
Volete legger parte del testo dei monologhi della puntata di "decameron" che mai vedrete?
Leggerli è ben diverso dal vederli recitati, tuttavia (da il manifesto) se continuate a leggere, ecco uno stralcio
lunedì, 17 dicembre 2007, ore 17:31


Qui sopra il link a "la paura genera censura", una conversazione con Luttazzi e Toscani andata in onda la settimana scorsa su "radioradicale".
Se vi va, dura una mezz'oretta.
In queste ore una iniziativa ha catturato la mia attenzione.
Si tratta di una sorta di catena tra blogger, una catena "contro la droga" intitolata" la vita è l'unica droga di cui non posso fare a meno". Curioso notare l'assonanza con svariati manifesti di Alleanza Nazionale corredati da slogan simili (ne ho trovati tanti, in rete).
Il "taglio" dell'iniziativa è già chiaro dal titolo, tanto è vero che alcuni blog riprendono nel post dedicato a questa iniziativa il celebre slogan francese di qualche lustro fa "la drogue c'est de la merde".
Insomma, una iniziativa "tagliata" male. Un assaggino? Lo trovate QUI(link al post di tisbe)
Non dubito della buona fede di alcuni dei protagonisti di questa "campagna", ma in una iniziativa il cui riassunto può essere "la droga è cacca, ama la vita" vedo solo tanto pressapochismo, paternalismo e moralismo: probabilmente il tutto è armato da "buone" intenzioni, ma questo ci vedo.
Mi sfugge il senso, l'obiettivo, il soggetto cui si rivolge e se la finalità è dare un piccolo ed onesto contributo contro la "tossicodipendenza" l'atteggiamento culturale che anima una iniziativa simile è inappropriato, tanto politicamente, quanto con l'ottica dell'"operatore".
Invidio, anzi no, chi ha la "modestia" - perchè io che non ho mai preso niente, sono superiore a te che non conosci la vita - di affermare che sin dalla culla ha scopero il mistero "della vita e della morte" (e beata lei: millenni che l'umanità affronta questi nodi, e c'è chi li scopre in fasce. Che culo).
Non ho certo la presunzione di saper fornire una ricetta che con uno schiocco di dita faccia scomparire questa o quell'altra piaga sociale, ivi compresa la tossicodipendenza.
Quello che so è la storia delle sostanze psicotrope compare grossomodo assieme alla storia della civiltà.
Con varie modalità, in contesti ambientali e sociali diversi, l'uomo si è sempre "drogato", e lo ha fatto trasversalmente alla condizione sociale d'appartenenza. L'Oppio lo usavano gli assiro babilonesi, i romani e gli arabi, la coca 5000 anni fa era in uso tra gli andini, e così via. Chiaro che le varie sostanze hanno assunto funzioni diverse, in epoche diverse, insomma...ci sarebbe materiale per una enciclopedia.

Il punto non è quindi dire come si fa ai bimbi "droga cacca", ma analizzare un fenomeno complesso ed inserito in un contesto storico e sociale, con tutte le specifiche del caso in quanto a tipo di sostanze, modalità di consumo, legislazione, e via dicendo.
L'insipienza colpevole con la quale chi - più o meno esplicitamente - nel polemizzare con me su questa posizione qualcuno pare accusarmi di "sminuire", ad esempio, il dramma della diffusione dell'eroina o altre e nuove sostanze, con i danni che ne conseguono, nemmeno merita risposta. Quasi come se nel sostenere ciò che affermo dicessi che va tutto bene così.
Dubito che ciò venga capito, perchè una risposta geniale e comica a rilievi simili è stata "non riuscirai a convincermi che drogarmi è bello!!!". E che diamine c'entra? Ma che diavolo di risposta è ? Ho detto forse questo? Mah. E' chiaro che se nel dire queste cose ti viene risposto così, tanto vale lasciare stare.
Non è coi giochini retorici all'insegna del "non drogarti, fai come me che mi drogo di vita" che si affronta con maturità il problema. In modo altrettanto retorico e vano, potrei dire che chi sprofonda nel dramma dell'eroina magari lo fa proprio perchè ama troppo la vita, e che se l'alternativa è la merda di vita che gli è stata donata, ha più di un motivo per continuare a farsi.
Ma, appunto, la retorica ed i giochini di parole ad effetto non servono.
E cosa serve? Cosa è che fai tu? Che alternativa hai? Ecco le domande che alcuni probabilmente mi farebbero.
Serve la politica, intesa come azione collettiva per fare, agire e trasformare.
Servono, ad esempio, campagne come quelle riportate QUI (link a global).
Altro link utile: http://www.fuoriluogo.it
p.s. è del tutto evidente che difendo anche la mia dignità di consumatore occasionale.
E giuro che se non mi date ragione non avrò una crisi isterica da astinenza di applausi ed abbracci .




mercoledì, 07 novembre 2007, ore 17:57

IN DECRETVM SECVRITAS

Nella montante ondata di delirio securitario, una notizia mi ha colpito ieri.
Torino, 4 anni e due mesi per la cessione di un grammo di hashish.
E' un regalo della legge Fini-Giovanardi.
Una legge reazionaria e conservatrice.Ma...
giovedì, 04 ottobre 2007, ore 16:14

GALERA, INDULTO,

VOX POPULI

ed INSIPIENZA CRIMINOGENA
(un post puntiglioso)

"Mastella ha fatto l'indulto. L'indulto ha aumentato il numero di crimini. La legge Gozzini è fallita e favorisce la criminalità".

Credo si possa affermare che la maggioranza dei "cittadini" sia totalmente persuasa di queste tre verità.

Lo saranno, credo, anche molti di voi.
Non una di queste affermazioni è vera.

E lo dimostrerò con numeri incontrovertibili.
Vediamo di demistificare un po', aldilà delle verità "alimentate" da sondaggisti ,
da leaderini populisti di destra o antipolitici, e giornalisti giustizialisti.
Anche questa volta, indosserò panni "illuministico-riformisti", accantonando per un attimo la mia colllocazione estrema ..sovversiva..
L'anno scorso spiegai a molta gente che l'indulto non lo ha fatto Mastella, nè il Governo. Ancora oggi, mi imbatto in molti blog che alimentano questa affermazione mistificante .
Alcuni, l'indulto, lo chiamano "la legge Mastella".

Il provvedimento di indulto lo ha promosso ed approvato il parlamento (potremmo chiamarla legge Buemi, parlamentare della Rosa nel Pugno).

Chi ignorasse questa sostanziale e non formale differenza, fornisce una prova di analfabetismo politico/civico tale che sarebbe bene si occupasse più modestamente d'altro, perchè non è obbligatorio parlare di certi argomenti se non si è in grado, o riprendesse il libro di educazione civica di prima media.


L'indulto sarebbe stato approvato anche ove Mastella fosse stato contrario (come un atto analogo sarebbe passato nella scorsa legislatura malgrado il parere contrario di Castelli, se i DS avessero votato a favore).
E' una legge nata nelle camere, non un d.d.l. redatto dal governo o dal ministero della giustizia.
E' curioso: se chiedessimo alla "gggente" quale provvedimento del governo è piaciuto meno...risponderebbe una cosa che il governo non ha fatto.

SONO AUMENTATI I CRIMINI?
No. Sono diminuiti!!!!
Ma questa ondata di delinquenti, marchiati di tale etichetta, secondo Grillo e Calderoli,  a vita e senza via di scampo alcuna, ha davvero fatto balzare in alto il numero dei reati??
Affatto.
Se paragoniamo il numero dei reati commessi nel trimestre post-indulto con lo stesso periodo del 2005, scopriamo che, al contrario..I REATI  IN ASSOLUTO SUL TERRITORIO NAZIONALE SONO DIMINUITI: 461.651 contro 474.480. Lo avreste mai detto? Credo di no.

I DATI

(tutti i dati della ricerca Eurispes sono disponbili sul sito
www.associazioneantigone.it)

A più di un anno di distanza, il provvedimento di indulto fa ancora discutere. Tutti, o quasi, sono convinti che la criminalità sia aumentata dopo "la legge Mastella", che di Mastella non è.
Tutti dentro, basta con queste "pippe" mentali della gravissima condizione delle carceri italiane, son mica alberghi. Questi, grossomodo, gli argomenti.

Che certe posizioni vengano assunte da Fini o Calderoli, è del tutto fisiologico.

Più preoccupante che uno di quelli che soffiano, alimentando oscurantismo, su questo elemento sia Grillo (e qui sta gran parte del mio "livore" contro le sue posizioni. Perchè il suo semplicismo forcaiolo sull'indulto, contro il quale aizza le masse radunate in piazza, prima che politicamente, mi ferisce umanamente).

E tanti sprezzanti saluti, dal popolo fanculizzatore, a quelle realtà che da anni si fanno un mazzo così' nelle carceri, sporcandosi le mani di merda tutti i giorni, in luoghi patogeni, criminogeni e le cui condizioni costituiscono un aggravio di pena, realtà che per prime, da ANNI, chiedevano alla politica un atto che lenisse questa barbarie.
Il parere di questi operatori, non conta nulla? Come si fa, davanti ad una piazza affollata, a liquidare semplicisticamente l'indulto in due parole, dandolo in pasto alla folla osannante, e non tener conto dell'esperienze e del parere di queste realtà, degli operatori sociali, degli educatori, dei medici che lavorano nelle carceri?
Probabilmente, queste realtà, associazioni, cooperative, che hanno accolto con soddisfazione l'indulto, o che speravano nell'amnistia, per i Di Pietro, i Diliberto, i Calderoli, i Grillo e  i Fini sono tutte associazioni di amici dei mafiosi o dei corrotti.

Ma veniamo ai numeri. Dati, in questo caso, Eurispes.

Ad un mese dall'approvazione dell'indulto, erano usciti 16.568 detenuti. Circa 11.000 di questi, sarebbero comunque usciti entro un anno. Quindi, non è che si siano aperte le gabbie facendo uscire pericolosissimi pluriergastolani.


Secondo  il "rapporto sulla criminalità in italia"(clikkate e leggete) , c'è negli ultimi anni un tendenziale aumento di furti, che inizia prima del 2006. Medesima cosa per le rapine. Il tasso di scippi, però (aldilà della propaganda sull'immigrazione) è in calo da decenni ed è oggi il "più basso da trent'anni", come afferma il rapporto.
E' , nel 2006, che si registra anche il più basso tasso di furti in appartamenti da vent'anni a questa parte.
Chiunque, o quasi, avrebbe detto il contrario, indotto dai vari media. Leggevo ieri, ma non trovo più il riscontro e , scusatemi, non posso citare quindi la fonte , di un sostanziale dato stabile (meno 1%) dei reati nel primo semestre 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006 (prima dell'indulto).

MILANO,ROMA,NAPOLI, PALERMO
Interessante anche il raffronto tra i reati commessi nello stesso trimestre dal 2000 al 20006, nelle   aree metropolitane di Milano, Roma,  Napoli, Palermo
. Tanto per fare alcuni esempi: 128.716 nel 2000, 116.000 nel 2001, cifre analoghe nel 2003 e nel 2004, e 100.000 nei tre mesi post indulto.
Se c'è un aumento dei reati commessi in queste 4 città nel periodo ago-ott 2006 rispetto allo stesso periodo del 2005,
il numero dei reati resta comunque in linea, spesso inferiore, a quello degli ultimi anni.
Nessun effetto indulto, quindi.

GLI OMICIDI
Se guardiamo il reato di omicidio, in quelle città, nei tre mesi post indulto e nei periodi analoghi dei 6 anni precedenti, scopriamo che il numero del 2006 è tra i più bassi dal 2000 (più basso anche del 2005): 78. Erano 82 nello stesso periodo del 2005.
Analogo il dato se si paragona l'intero 2006 con l'intero 2005. In quelle 4 città, 256 omicidi nel 2006, con ben 5 mesi di sciuagurato indulto. 336 nel 2005.
Il 2006 è l'anno con MENO omicidi dal 2000, in quelle quattro città (tra le quali Napoli e Palermo). E dire che qualcuno paventava, e paventa tutt'ora, non so con quali riscontri, un'ondata di assassini liberi di sguazzare.
Proprio Napoli vede, nel 2006, un tasso di omicidi nettamente più basso di altri anni.
Poi, certo: c'è il singolo, triste, drammatico ed efferato caso, che ovviamente colpisce chi ne è vittima.
Ma per trarre conclusioni generali la questione va vista e studiata complessivamente, senza alimentare false "verità" che diventano tali perchè percezioni ingrassate dalla propaganda di Feltri, Grillo o Bossi.
Altri interessanti dati, sono nel sito che vi ho indicato.
Poi, certo: c'è il discorso sull'indulto in sè.
Uno può ritenerlo, aldilà dei suoi reali effetti, legittimamente ingiusto in termini di "principio". Ragionare sull"espiazione" della pena porterebbe via lo spazio di un intero post, quindi ora mi astengo dal farlo. 
Dico solo, sopratutto a quelli che l'indulto lo criticano da "sinistra" ed in termini di principio "assoluti" ("se uno fa un reato deve stare dentro, punto e basta"), che quando difendono la "costituzione" da, ad esempio, le riforme di Berlusconi, difendendo la Costituzione non solo nel merito, ma come valore ideale in sè per i principi che la animarono ed ispirarono, difendono proprio la primaria fonte di diritto che prevede interventi come amnistia ed indulto, in condizioni particolari, come conquista di civiltà e di progresso.
Se si contesta la fondatezza "assoluta", valoriale di istituti simili, se ne promuova la cancellazione dalla Costituzione (la stessa che altre volte si considera tabù intoccabile). 
Poi, ma è un altro piano, si può discutere su come un provvedimento simile si potesse fare meglio o diverso.
Ma non è esattamente su questo piano che mi è capitato di confrontarmi sia con bloggher di "destra", che con tanti compagni solidali e amanti della Costituzione.

LEGGE GOZZINI: DA BUTTARE?
Innanzi tutto, cosa è?
E' la legge 663/86 sull'ordinamento penitenziario.
Una legge (taglio un po' con l'accetta) che mirerebbe al recupero del detenuto, prevede individualizzazioni di intervento, attenuazioni della pena, permessi, semilibertà, pene alternative, eccetera, eccetera.
Succede che un beneficiario degli strumenti di tale legge faccia una rapina, ed ecco che si apre un dibattito biblico sulla legge in quanto tale, assolutamente da rifare, da rivedere.
Anche questa legge, per molti, aiuta "il crimine".
Lo sapete quanti beneficiari della legge Gozzini compiono reati durante la misura, che quindi viene revocata?

Un numero così basso che nemmeno io avrei supposto: le percentuali, ogni anno, sono sotto l'1%!!!! Parliamo di cose come lo 0, 36% (nel 2000) o,
in questo 2007 famigeratamente post indulto...lo 0,14%!!! La percentuale più bassa dal 1997.
Ma più interessante è il seguente dato, che dovrebbe fare riflettere i detrattori di principio dell'indulto, quelli del fine pena mai e più a lungo possibile.
Passati i 5 anni dall'aver scontato la pena, i beneficiari della legge Gozzini, che quindi hanno goduto di regimi alternativi, di semilibertà, della possibilità di lavorare etc,
sono recidivi nel 19% dei casi.
Chi sconta sino all'ultimo minuto la sua pena, per intero, giorno dopo giorno ed anno dopo anno...dopo 5 anni,  è recidivo nel 68,45% dei casi.

Avrei voluto parlare anche della drammatica situazione sanitaria delle nostre galere, perchè anche quella aiuterebbe forse a comprender le ragioni di certe posizioni. In sintesi, le carceri sono un concentrato di patologie ed epidemie da un lato, e di suicidi ed azioni autolesionismo dall'altro, che non ha eguali in nessun altro "contesto" umano.

Non ne ho però il tempo e vi ho tediato abbastanza.
Per chi non lo avesse già letto, pubblico stralci di un interessante articolo del presidente di Antigone, Patrizio Gonnella.


LA SINISTRA RIEMPI PRIGIONI

(...)Resta infatti tra le pagine tragiche dell'amministrazione della giustizia quella dell'infermeria di Bolzaneto con medici, poliziotti e generali tutti insieme a organizzare su larga scala trattamenti che la magistratura non ha esitato a definire inumani o degradanti. Eppure la tortura non è stata ancora elevata a rango di reato. Inutilmente sono passati vent'anni da quando l'Italia si era impegnata a farlo in seno alle Nazioni Unite.
Il diritto alla salute in carcere si protegge con adeguati interventi diagnostici e terapeutici. Si protegge anche con misure e azioni preventive.

L'affollamento e l'assenza di riservatezza, l'ozio forzato e la noia, il distacco sociale e affettivo da parenti e amici, la sessualità negata sono l'origine del disagio psichico che colpisce percentuali elevatissime di detenuti, curati e neutralizzati a suon di psicofarmaci. Nel frattempo sui media si continua a chiedere sicurezza, più galera per i tossicodipendenti, per i rumeni, per i clienti delle prostitute, per i vagabondi, per i lavavetri.

(...)Il prossimo 12 ottobre va in Consiglio dei ministri il pacchetto sicurezza targato Giuliano Amato. Un pacchetto sicurezza che, se le indiscrezioni saranno confermate, ammazzerà definitivamente ogni potenzialità riformatrice che c'era dietro il provvedimento di indulto. La sinistra si sta rinchiudendo in un orribile cul de sac. La criminalizzazione della miseria porterà in galera nuove decine di migliaia di persone

(...)Tutto questo sta avvenendo senza che nessuno reagisca. La Chiesa è tutta impegnata sul fronte dell'antirelativismo etico, i mass media seminano paura, i partiti inseguono la Chiesa e i mass media.
...un milione di persone sono impegnate attivamente nel terzo settore. A quel milione di persone che - con contratti di solito precari - si occupano dei cosiddetti ultimi della società (quelli presi di mira dall'ordinanza Cioni e dal pacchetto Amato) oggi si deve chiedere di far sentire la loro voce, affinché si affranchino dal ricatto economico privato e pubblico e dicano con forza il loro no alla criminalizzazione delle povertà diffuse, loro che di povertà si occupano.

Link utili

www.associazioneantigone.it
www.odioilcarcere.org
WWW.radiocarcere.com