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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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martedì, 22 aprile 2008, ore 18:58

(prologo: eran così infondate le critiche al PD per la candidatura di Calearo, e la presa d'atto di ciò come evidenza di una non strutturale differenza tra i due partiti concorrenti, che Calearo si è proposto come ministro a Berlusconi. Insomma, se hai votato PD, hai eletto anche uno, proprio quello la cui candidatura veniva difesa dagli attacchi "massimalisti", che guarda caso se lo chiamassero sarebbe ministro del governo contro cui hai votato).


Con ultimo questo post sul tema intendo "superare" le chiacchiere elettorali.

Per educazione non entro nel merito del dibattito interno a rifondazione.

Curioso notare come si è passati in poco tempo dall"unità delle
sinistre" (qualsiasi cosa volesse dire) ad un quadro che, se le cose andassero in un certo modo,  potrebbe portare non solo alla dissoluzione di quel pacco che han tentato di vendervi chiamato "la sinistra l'arcobaleno" (già repentinamente, e come previsto ex ante, avvenuta..su questo non insisto), ma, ove il dibattito prendesse una certa piega, alla dissoluzione e divisione di rifondazione comunista, che forse resterà tale solo mediante scesa in campo del deus ex machina che tutti conosciamo.

Rifondazione è un contenitore lacerato, che ha esaurito la sua spinta propulsiva e che non potrà esser ricomposto certo solo con il prevalere della tal mozione sulle altre in vista del congresso, ove anche una prevalesse.

Non esiste una maggioranza in tal senso, è proprio il contenitore stesso che è in crisi, la "forma" rifondazione.

Dall'unire tutti, son passati a veder se riescono a tenere assieme loro stessi, volevan rapppresentare gli altri, e non rappresentano nemmeno loro stessi.

Alla storia non manca il senso dell'ironia, come dice Morpheus.

Questo è solo uno degli aspetti che
evidenziano, aldilà delle beghe interne al prc, la crisi della forma stessa di "partito" come strumento di ricomposizione e rappresentanza nello spazio dello "stato".

Una delle cose più efficaci in questi giorni la ho letta sul blog di Mario: produrre contenuti facendo.
Pare banale, ma sta tutto in questo.

E' uscito in queste ore un appello, firmato global meeting network.

Invece che scrivere io un post, pubblico direttamente quello.


E' un intervento che condivido quasi in toto, aldilà di qualche accento od inflessione, ma che non dice cose troppo diverse da quelle che nei giorni scorsi ho detto qui, in assemblea al centro sociale e nella lettera su "il manifesto" notata da Andrea.
Insomma...leggendolo oggi ho scoperto che non sono fuori linea. Sollievo!

Scherzi a parte: il 4 a Marghera, all'incontro cui l'appello invita,  andrei tanto, tanto volentieri.
Lo stesso giorno però vedrei tanto tanto volentieri anche Sampdoria Roma. ;)
Altri interventi sullo tsunami elettorale...:
QUI
QUI


Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.

Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.

Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?

Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.

E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro!

I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione.

Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male!
Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione.

Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti
, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.

E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.

Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.

E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera.
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.

GlobalMeetingNetwork



martedì, 08 aprile 2008, ore 20:53
E intanto, ieri era il 7 aprile. Per molta gente, questa data, gente che c'era e gente che come me non c'era, ha un significato, ed ogni anno quando ci si sveglia ci si dice "toh, oggi è il 7 aprile".

Credo sarà il mio ultimo post pre elettorale.
Tento una serie di previsioni sui risultati (non di auspici) ben sapendo che previsioni del genere (metto le mani avanti) le si fanno per sbagliare.

a) In generale: questi due anni sono stati quelli della vulgata cosidetta "antipolitica".

Grillismi, generiche invettive "prepolitiche" contro "la casta" (non a caso, secondo me, alimentate in un certo modo da penne vicine ad alcuni poteri forti), a-ideologica sfiducia verso il sistema, eccetera.

Bene, la prima previsione che faccio è che non vedremo significative tracce di questa "antipolitica" nelle urne, un po' perchè a certe lamentatio eravamo abituati anche ai tempi della DC, che poi regolarmente faceva il pieno, un po' perchè per certi versi, nel turbolento maquillage elettorale (a soli due anni di distanza l'80% dei simboli sulla scheda sarà ancora una volta completamente diverso), i contendenti principali  sono  riusciti ad assorbirne in larga parte le pulsioni.

I segnali di una ricaduta elettorale di questo fenomeno a rigore dovrebbero essere due: un elevato astenionismo ed un risultato significativo delle liste e dei partiti in qualche modo (a torto od a ragione è altro discorso, parlo dell'immagine) riconducibili alla "protesta" o all'antisistema. Non credo ci sarà un astensionismo particolarmente sostenuto (due anni fa votò l'83,6%. A mio avviso ci si fermerà attorno al 79-81%), e non credo che nessuna delle liste cui alludevo realizzerà performance degne di nota (salvo in qualche misura "la Destra", che in ogni caso non penso supererà il 4%).

E' chiaro però che questa variabile (l'astensione) rischia di incidere parecchio.

Vincerà il PDL, ma c'è ovviamente l'incognita senato, rispetto all'attribuzione dei seggi (non tanto rispetto a chi prenderà più voti). Una camera eletta da una plateta per "statuto" non rapresentativa dell'intero corpo elettorale deciderà le sorti del prossimo governo. A me della rappresentanza parlamentare importa un fico secco, ma in termini di "scuola", di...filosofia costituzionale, ciò è inaccettabile: praticamente per virtù anagrafica c'è una parte di elettori che determina più dell'altra. In ogni caso la PDL una decina almeno  di senatori in più del PD li avrà. Poi, si sa: sono circa un centinaio ogni volta i parlamentari che cambiano schieramento (ma sono voltagabbana solo se vanno di là, se vengon di qui son galantuomini)
Una riflessione aggiuntiva: è curioso notare come pur nel mondo sempre più "globale", lo  spazio "europeo" e quello mondiale/internazionale siano state totalmente elusi, come se non ci riguardassero.

b) I partiti maggiori

Rispetto alla variabile di cui sopra, sarà interessante, aldilà delle percentuali, dare una occhiata ai voti assoluti. Il Partito Democratico parte dagli 11.928.362 (31,3%) raccolti dalla lista unitaria "Uniti nell'Ulivo", embrione dell'attuale PD. Il Popolo della Libertà dai 13.752.038 raccolti da F.I ed A.N. due anni fa (36%, più spiccioli di altre forze piccole ora confluite).
Nessun smottamento epocale: inusuale in Italia.
Entrambi hanno in parte dei prezzi da pagare in termini di immagine: i primi rispetto alla (in termini di percezione) non enorme popolarità del governo Prodi (alle scorse amministrative ciò fu pagato duramente), i  secondi perchè oggettivamente l'immagine di Berlusconi è più logora di un tempo, meno nuova, necessariamente meno mitopoietica degli anni scorsi (non a caso, per la prima volta il faccino del cavaliere non è stato utilizzato nei manifesti elettorali).
Questo per ciò che riguarda gli aspetti critici, c'è però un elemento che in dialettica con questi favorirà entrambi: quella sorta di costituzione "materiale" che trasforma un voto legislativo e per eleggere una rappresentanza parlamentare nell'elezione pseudopresidenziale di un presidente del consiglio. Ciò inevitabilmente inciderà e farà recuperare ad entrambi un po' di consensi. Franceschini ha praticamente invitato la sinistra arcobaleno a non presentarsi.

Ritengo tuttavia che - pur perdendo le elezioni- rispetto al voto "potenziale" sarà Veltroni a recuperare, ad ottimizzare di più, in termini relativi (è riuscito a rompere in termini di immaginario col governo precedente, non ne pagherà l'eredità), rispetto al cavaliere. Prevedo qualcosa attorno al 33-34% per il pd e qualcosa tra il 40 e poco meno per la PDL (parlo dele liste, non delle coalizioni. La Lega -e gli autonomisti di Lombardo-  crescerà rispetto al 4,6% di due anni fa preso assieme all'MPA).

Al loft i ben informati dicono si sia fissata come soglia il 35% (che sarebbe secondo me tantissimo), dato sotto il quale si aprirebbero le rese dei conti, eventuali dipartite, e volare di stracci.

c) i reietti
La Destra andrà benino. Sotto il 4%, ma benino. AN nei territori sta perdendo molti colonnelli e militanti. E' stato straordinario Fini: pochi mesi fa, lanciata l'idea del partito unico berlusconiano, liquidava la cosa parlando di "comiche finali", denunciando come giammai AN potesse confluire in chissà cosa dall'oggi al domani. Detto fatto. Qualche danno agli ex camerati,  al senato, "la destra" lo farà. Danno che comunque col tempo sarà relativo e che servirà al limite a stabilire nuovi equilibri nel centrodestra, del quale il partito di Storace continuerà comunque a fare parte. E' secondo me un po' più netta, aldilà delle contingenze,  la frattura tra sinistra arcobaleno e PD piuttosto che quella tra "la destra" e PdL.

Sulla "sarc" evito considerazioni personali per non innervosire gli eventuali compagni rifondati genovesi lettori in incognito, magari ancora col fiatone dopo la biciclettata elettorale (percorso: piazza Montano - Piazza Settembrini) di sabato scorso. Certo, difficile per i militanti di un partito convincere gli altri a votarlo quando il suo segretario regionale fa lo sciopero della fame contro i vertici nazionali.
Ora, il disastro previsto da certi sondaggi (addirittura 6%) non mi pare credibile. Certo, l'8% è seriamente a rischio. Immagino qualcosa tra il 7 e l'8. Elettoralmente comunque un brutto colpo, rispetto al 10,2% dei tre partiti due anni fa. Una milionata di voti persi, o giù di lì.

Interessanti, anche se non le condivido del tutto, alcune riflessioni di Ida Dominijanni sul "manifesto" di oggi, su astensione, rappresentanza, PD, Sin.arc. Procuratevele, se potete.
*ah, sempre su "il manifesto", domenica, Parlato scriveva:"
bisogna votare per i candidati della Sinistra l'Arcobaleno, scegliendo tra questi quelli che più stimate". Qualcuno lo avvisa che le preferenze non ci sono da qualche anno?

Mi è difficile fare previsioni sull'UDC: meno in ogni caso del 6,8% di due anni fa. 6%, se va bene.
L'incazzato Boselli, col suo Partito Socialista, presumo potrà rallegrarsi se riuscirà a superare l'1% buono per il rimborso elettorale.


d) ci abbiamo provato

Nulla di sconvolgente accadrà per le varie liste "outsider": per il bene comune, sinistra critica, unione democratica, PLI, aborto no grazie (più quelle che si presentano solo in alcune circoscrizioni).
Tutte sotto l'1% senza ombra di dubbio.

Vale per sinistra critica, malgrado i prestigiosi "endorsement" degli ultimi giorni (Chomsky, Onfray, Loach ed altri).

Vale per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando (che pure viene da risultati relativamente soddisfacenti alle scorse amministrative). Anzi, pur se nella distanza i primi mi sono un poco più simpatici, credo che il PCL prenderà qualche voto in più dei cugini di Krivine. Incomprensibile (ma mai quanto quella tra pcl e pdac) alla gente "normale" questa divisione, incomprensibile, però,   quanto inevitabile.
Per quello che posso aver nasato in giro e per come conosco i miei "polli", sensibilmente diverso l'(esiguo) elettorato delle due forze.

A ruota (robe tipo 0,3..0,4 però non mi stupirei se superasse sinistra critica) la simpatica lista di Rossi-Montanari, Per il Bene Comune, sostenuta anche da Elio Veltri e soggettività grilliane più "di sinistra". Ho appreso di aver svolto una funzione informativa che non mi attendevo: alcuni han conosciuto l'esistenza di questa lista sul mio blog.

Lista "a-ideologica" che pure recupera molte tematiche di "movimento": dal disarmo, all'ambiente e territorio, dai cpt al precariato, ai diritti civili.

Previsioni fatte, pronto a "smarronare". Ma chi non fa..non sbaglia, eh, non fate i fighi a rimproverarmi tra una settimana gli eventuali errori.

Infine, io.

Io, che intando rimando ancora al bel documento di Sandro Mezzadra QUI
Volevo pubblicarne uno stralcio..ma evito, così magari lo leggete.

Per quanto riguarda me - pur non rinnegando la scelta individuale di voto per "sinistra critica" - ritengo questo passaggio del tutto irrilevante rispetto alle mie, alle "nostre" prospettive, alle prospettive di chi si sente parte di quel "materiale resistente" di cui parlava Mario in un commento  qui, e, di conseguenza, ritengo il non voto scelta "sana" da fare senza alcun senso di colpa, magari vittime  degli sterili ed astratti richiami al "diritto di voto", alle cose tipo "ma così decidono gli altri", perchè su quel terreno, decidono comunque gli altri, quegli altri, come questi due anni hanno dimostrato, quale che sia il vincitore.
Altrove ci muoviamo, aspettando l'onda.

Insomma, che dite delle mie previsioni, a parte che ho partorito un pippone assurdo?
Sbilanciatevi, tanto non vincete niente.
martedì, 11 marzo 2008, ore 21:41

Lo ho già detto altrove: uno dei tanti dati che rendono l'idea di come il dibattito politico italiano sia inquinato è dimostrato dal fatto che Zapatero è, dalle nostre parti, "idolo" degli elettori della sinistra arcobaleno, sebben al "perimetro" politico del leader spagnolo corrisponda in teoria quello del centrosinistra "riformista", poichè la sinistra iridata altri cugini avrebbe nella penisola iberica (la sgangherata I.U).


C'è che su alcuni temi se uno dicesse le cose che dice Zapatero in Italia ( invero decisamente più a sinistra di Mussi) verrebbe preso per irragionevole estremista.
I maestri del bipolarismo all'amatriciana italiana, che dal punto di vista elettorale anche alla Spagna guardano, ignorano o fingono di ignorare qualche dato banale.

Nel partito Democratico vi sono personaggi che se abitassero a Madrid voterebbero per il centrodestra.
Non parliamo della Binetti, sarebbe troppo facile. Ma di, ad esempio, Marini. O dell'ex capo delle ACLI, o di Fioroni.

Qui il family day è stato organizzato da un arco di forze che va dal PD ad AN. Dopo il "family day" spagnolo, Zapatero ha detto ai vescovi qualcosa di un poco più urbano di "fatevi gli affari vostri, grazie". Giusto o sbagliato, si è assunto una responsabilità chiara.

E il PP non è esattamente una forza di stampo..anglosassone. Al suo interno vivono forti pulsioni franchiste e populiste ( non esiste infatti una destra estrema significativa).

Molti "amici" del Pd, in Spagna , voterebbero per quelli.
Il PD è così innamorato del bipolarismo che vuole rappresentarlo tutto da solo.
E ci credo che la CEI in Italia non da indicazioni di voto: ha, oggettivamente, l'imbarazzo della scelta (persino Pecoraro Scanio - giuro - ha di recente fatto un endorsement rivelando la sua devozione a Padre Pio).
A titolo informativo, l'organizzazione internazionale di cui Zapatero fa parte (così come D'Alema) non da indicazione di voto per il PD, ma per i socialisti di Boselli.

CHI PIANGE, CHI RIDE?
Qualcuno (io), due anni fa, a chi paventava il ritorno di Berlusconi come il peggiore dei mali possibili per i lavoratori e le lavoratrici, replicava: a naso, dal governo Prodi i lavoratori usciranno messi peggio di prima. Profitti, impresa, e rendita, meglio.
Della distribuzione del reddito nel nostro paese, e dell'indice di Gini, parlammo qualche tempo fa.
Di queste ore interessanti dati OCSE confermano per il 2007 ciò che su questi schermi dicamo da un po'. I salari, stanno peggio di prima. La settima potenza mondiale (mi risulta che l'unico campo nel quale l'italia conferma la posizione di prestigio, PIL a parte, è quella delle spese militari) è la 23esima per ciò che riguarda i salari. 
Il dato in sè potrebbe dimostrare poco, non fosse che prima dell'avvio del governo dell'Unione si era al 20esimo posto.
In Europa stanno peggio solo Polonia e Portogallo.


E ciò che ha contribuito a questa straordinaria performance, alla faccia di quelli che ora danno vita alla sinistra arcobaleno e due anni fa trionfavano, con spregio del ridicolo,  con il fanciullesco e di cattivo gusto "anche i ricchi piangono" (che ora fa ridere/incazzare tutti, ma allora se lo rivendicavano e non era facile fare notare che era una stronzata), non è stata tanto la dinamica contrattuale, quanto il fatto che il salario di un operaio esce dai due anni del governo Prodi con un maggior carico fiscale.
E' aumentato il cuneo fiscale, insomma. Prodi promise di ridurlo. Lo ha fatto, in parte.
Per puro caso, ha iniziato dalla parte a favore delle imprese.
Sarebbe onesto che i compagni di rifondazione facessero un manifesto di rettifica e ci dicessero che i poveri piangon più di prima, anche grazie a loro.

EX POST: BERTINOTTI "SONO STATO INGENUO".

Qualcuno (io) due anni fa agli amici di rifondazione diceva che la strada scelta era ingenua ed avrebbe condotto alla sconfitta. Cosa mi rispondeva chi avrebbe votato rifondazione è noto, perchè dicamocelo: ora la gran parte conviene, ma quel che adesso pare ovvio e scontato agli stessi non pareva tale due anni fa, anzi.
Bertinotti, in una esilarante intervista al manifesto, due giorni fa affermava:
Per rispondere al problema dell'efficacia, nel 2006 avevamo scelto la partecipazione a un governo di centrosinistra.  L'abbiamo presa puntando tutto su un programma molto dettagliato. Perché così dettagliato? Perché era il tentativo, un po' ingenuo, riconosco ex post, di ottenere quelle garanzie che non ci sembrava possibile ottenere per via politica.
Ma non ha funzionato e dico subito che è stato un errore di cui mi prendo la mia parte di responsabilità
Il leader maximo riconosce, ex post ovviamente, ciò che alcuni - certo non brillanti leader politici di professione - intravedevano ex ante.
Sarebbe l'ora che certi errori li si evitassero, invece di ammetterli "ex post".
La cosa fantastica è che ammette di esser stato ingenuo e di aver avuto le sue responsabilità: per tutta risposta, è a capo della sinistra arcobaleno.
Ex ante dico: vedrete, tra qualche mese, la fine che farà la sinistra arcobaleno. Chi conosce le beghine del retrobottega di partito, e gli stracci fermi pronti a volare dopo il 14 aprile, sa cosa intendo.
Ma state tranquilli: ex post, qualche leader riconoscerà i suoi errori.

VOTATE IL SONDAGGIO (CoLONNA A SX E POST PRECEDENTE ) CHE STO PER TOGLIERLO.....
fainotizia

domenica, 03 febbraio 2008, ore 18:15
(e intanto Prodi continua a fare danni: per i futuri inceneritori campani, di soppiatto viene reintrodotto il truffaldino utilizzo degli incentivi cip6. Unici in europa consideriamo la spazzatura una fonte di energia rinnovabile).
Come da mesi vo prevedendo, la organizzazione fantasma "sinistra democratica" - soggetto "irreale" formato solo da ceto politico - si va scindendo. La parte legata a Nerozzi e Crucianelli, lascia l'organizzazione ectoplasmatica - già lasciata a suo tempo da Angius -per tornare nel PD. Questo sfaldarsi dopo pochi mesi di qualcosa che era poco più che una organizzazione "personale", bene fa capire quanto fosse politicamente fondato il progetto.
E' uno dei tanti elementi surreali: parliamo di singoli che non rappresentano nulla se non sè stessi, eppure le paturnie di singoli esponenti di nomenklature rischiano di incidere, sulle sorti del futuro assetto elettorale.
Alla faccia di processi realmente costituenti, dal basso, della kermesse dell'8 dicembre ad uso di telecamere, eccetera.
La "cosa" , dopo la eccitante discussione sul simbolo, passa ora a discutere altro elemento che se stessimo parlando di un processo politico "reale" sarebbe - come il simbolo - tra gli ultimi punti in agenda: il leader.
E la carta da giocare, pare sia quella di Fausto Bertinotti.
Scelta tanto contraddittoria quanto scontata ed inevitabile, probabilmente, nel caso di un processo politico nato male e di mero stampo elettoralistico.
Il quasi settantenne presidente della Camera si prepara a guidare la "cosa", o quel che sarà, alle prossime elezioni politiche. Della "cosa" è il padre intellettuale e politico. Se si inizia a ragionare dalla "fine", ossia dal leader, è scelta inevitabile: non c'è altro.
Ma se stessimo parlando di qualcosa di diverso che una partita giocata tra dirigenti, di un freddo tecnicismo elettorale, se parlassimo di un processo politico con radici nella società, espressione di un portato di analisi, di conflitto, di trasformazione, alimentato dalle fondamenta e non dal vertice della piramide, nemmeno staremmo parlando di questo.
A 70 anni...dopo aver lasciato la segreteria ed annunciato che lincarico di Montecitorio sarebbe stato l'approdo finale della sua carriera politica, torna ad esser l'unico leader possibile. E sono convinto che la sua idea originale fosse realmente quella: ma ci si arrende davanti all'ineluttabile frutto della povertà politica che solo eterno ritorno dell'eguale può produrre. Si dice, è un gioco di ruolo, che Veltroni benedica tale idea nell'ottica della rappresentazione dele due sinistre.
E allora, in barba a "stati generali" ed alle mille iniziative sul territorio che si iludono di metter becco nella "cosa" arcobaleno, ecco che diventa fondamentale cosa ne pensi Mussi, che non si sa bene cosa rappresenti, ma il cui "SI" è determinante nel costituire la fredda unione multicolore di cui si sta parlando.
E qui emerge altro dato che da conto di come questa "sinistra" elettorale sia un tatticismo freddo: l'orizzonte verso il quale guarda Mussi è strategicamente e culturalmente qualcosa di ben diverso da ciò cui guarda molta parte della sensibilità rifondarola: la cosa non può esser reale processo politico "vivo" perchè unisce soggetti che posson stare assieme solo tatticamente (con questa legge elettorale, forse nemmeno), non strategicamente. Qualcosa che forse è più freddo persino del PD.

Naturale e freddo esito di un percorso tutto giocato tra "nomenklature", nello stantio rituale della "rappresentazione" di forme organizzative incapaci di stare nella società e di rappresentarne le contraddizioni.
Percorso così politicamente "morto" che potrebbe anche esser messo in discusione dall'attuale legge elettorale.
Fosse un processo politico "reale", ne prescinderebbe.

Intanto, come anticipavo io stesso qualche giorno fa, Rutelli sarà al 99% il candidato sindao di Roma della coalizione "post" unione. Rfondazione tratta da sola, e già intravede opportunità nel cedere al disegno di Veltroni.
Sindaco per quasi due lustri, candidato premier sconfitto nel 2001...poi vicepremier..riparte dal Campidoglio. 14 anni dopo, come se nulla fosse. Potrebbe non darsi lo stucchevole déjà vu perchè Fini nei prossimi mesi potrebbe aver altro da fare. Magari Rutelli sarà sindaco, e magari dopo 5 anni si ricandiderà premier...ed io ho una idea brillante da suggerire al centrosinistra: quel giorno, potreste candidare a sindaco Veltroni. Che ne dite?
Per finire, qui rischio la cantonata,  o forse no, proviamo a prevedere il nome del futuro premier: Luca Cordero di Montezemolo.
Mi pare esito che ci sta tutto, a cui sicuramente pensano in tanti. Soluzione "tecnocratica" e padronale che mai come ora, con la cosiddetta "antipolitica" gonfiata ad arte, può esser la ciliegina sulla torta in questa situazione che pare riprodurre la crisi del '92.
FI e PD insieme, che magari riscriveranno assieme la Costituzione, tanto astrattamente difesa quando fa comodo e altrettanto sconfessata da tutti.
Sarà un salvifico momento di chiarezza, almeno cessaranno di finger di esser alternativi, con rifondazione a giocare - benedetta da Veltroni - il suo ruolo di funzionale opposizione, che convogliare dentro il teatrino le pulsioni di opposizione ha comunque la sua utilità.

postato da moltitudini· archiviato in politicamente scrivendo, ioloavevodetto, lodicoprima·permalink · commenti (49)