"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.
Giorgio Napolitano ha, in occasione della "giornata della memoria per le vittime del terrorismo", rilasciato un paio di esternazioni che meritano attenzione.
La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".
Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout courtai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.
Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70, ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti.
Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento nelle radici della sinistra novecentesca italiana.
Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.
Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma, rimuove.
Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.
Ma non solo.
Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.
Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.
Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò. nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene. E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.
Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci il problema.
GOVERNO/PALAZZO
Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.
Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".
Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.
Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso, ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.
Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.
PRIDE LAICO 17 maggio Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
Per altre info (programma università, per esempio) cliccate QUI o contattateci (a me privatamente o via mail "pridelaico")
Per vedere manifesto ed adesioni....
Alle bandiere vien data troppa importanza. Tanto da chi le brucia, quanto da chi si scandalizza perchè vengon bruciate. Per qualcuno, è addirittura più grave che non ammazzare qualcuno a calci e pugni.
Il giorno in cui ci considereremo tutti bastardi, meticci, cosmopoliti, la rivoluzione sarà più vicina. Anzi, sarà già avvenuta.
Poco tempo per cazzeggiare sul mio e sui blog altrui, tra lavoro e il resto, il tempo è dedicato all'organizzazione, allo scrivere, al telefonare e rispondere al telefono, al contattare ed al "pensiero" in vista del 17 maggio.
Domenica scorsa a Marghera. Eravamo tanti (ho fatto qualche foto). Ora, aldilà dei limiti della discussione, sette...ottocento persone, arrivate lì da tutta italia, convocate in un paio di settimane per un meeting in un centro sociale, è un bel segnale.
Prendo atto che Liberazione ha fatto un discreto resoconto (qui in pdf) (sopra quello di ChecchinoAntonini un articolo sulla "sinistra arcobaleno" (???) e sulle future...alleanze. Eh, vabè.). Sul manifesto, sino a ieri, nessuna traccia. Tanta gente, a dimostrazione che esiste una rete reale di soggetti che nè aspettano qualcuno che li rappresenti, nè vogliono rappresentare altri: ma che esprimono, che sono.
Come si vede nella foto....c'era...."papà" (leggi QUI) e c'eran tanti fratelli e sorelle...'nsomma, tutta la famiglia. :)
Chi volesse tentar l'impresa di ascoltare gli interventi (alcuni interessanti davvero), o qualche intervento, li trova QUI .
Prosegue l'organizzazione della manifestazione e delle iniziative di sabato 17.
Aldilà dell'iniziativa in sé (fondamentale comunque essere in tanti) è ottimo che persone vere e diverse tra loro stiano lavorando in questi giorni fianco a fianco, costruendo qualcosa che un paio di mesi fa sembrava impensabile tanto da far apparire impossibile anche solo organizzare un banchetto informativo in centro.
Una rete che è nodo di una rete.
Da un lato, la manifestazione (alle 15.30 in Piazza Montano) dall'altro un fitto programma di iniziative in università, ma mattina a notte ( lo invio via pvt a chi lo desidera). QUI l'appello.
Le adesioni vanno a pridelaico@dirittinrete.org
Ecco le adesioni giunte sin ora:
Rete laica genova (Le Ninfe-Arcilesbica Genova, Azione Trans, Città Partecipata, ass. Usciamo dal Silenzio, LILA Genova), Humpty Dumpty, Assemblea Antifascista, CSOA ZAPATA, CSOA Terra di Nessuno, Lab.Buridda,
Sinistra Critica - Genova, RdB Genova, Gruppo genovese contro la violenza alle donne, Confederazione COBAS Genova, Redazione Italialaica, Redazione Resistenza laica,
Docenti Universitari, professori: Gianni Vattimo (Torino), Nicolò Pasero, Giuliana Franchini, Antonio Gibelli, Gilda Della Ragione, Giacomo Casarino , Federico Pastore, Marco Aime, Piero Conti, Sergio Morra, Rita Caprini (Genova), Yuri Brunello Universidade Federal da Bahia (Brasile), Márcio Pereira, Universidade Católica di Salvador da Bahia (Brasile), Marcos del Roio, Universidade Estadual de São Paulo (Brasile), Giulio Palermo (Brescia). Bruno Demartinis (Liceo Pertini)Esteve Morera
Department of Philosophy and Department of Political Science (York University, Canada),
Aurelio Macciò, Norma Bertullacelli, Franco Grillini (presidente onorario Arcigay) Luca Casarini (centri sociali del nord est) Vladimir Luxuria, Giovanna Caviglione, Piero Zucaro (v.presidente di OTTAVOMIGLIO Laboratorio), Mike Ballini (segretario federeazione giovani socialisti Firenze), Ottavio Herbstritt (segretario federazione giovanile socialista Livorno) Marcos Del Roio, Arnaldo Demetrio (Milano), Rudy M. Leonelli, Edoardo Magnone, Federico Persico (educatore - cooperazione sociale),Eleonora Chiesa, Elena Picco, Graziella Gaggero, Mirella Sartori (italialaica), Dario Rossi, SDtefano Boero (FLC CGIL) Gaetano Apicella,Rita Guglielmetti (sindacalista CGIL), Donatella Rizzo (sindacalista CGIL)
" La scoperta dell'uguaglianza, di cui Fanon parlava nel 1961 in una mirabile pagina dei Dannati della terra come motore dell'insurrezione anticoloniale, è una splendida metafora per indicare il lato soggettivo di un insieme di procesi che hanno immaginato e costruito (...) l'unità del mondo prima che "globalizzazione neoliberista" distendesse su di essa la propria egemonia..."
"..l'uguaglianza continua ad essere la parola più provocatoria e scandalosa nel lessico tardo-capitalistico. Una volta ammesso che nuovi confini e dispositivi di dominio sono all'opera per implementare differenze dobbiamo riconoscere che sono quotidianamente sfidati dalle pratiche di donne e uomini che lottano contro di essi o che si sottraggono al campo della loro azione..."
Leggevo queste righe alcune settimane fa ne "la condizione postcoloniale", di Sandro Mezzadra, testo che ho recensito QUI e QUI.
Mi sono tornate violentemente alla mente ieri sera, e le ho recuperate stamane, apprendendo che in Spagna il Sindicato Obrero Inmigrante organizza, per le giornate del 1, 2 e 3 maggio, lo sciopero generale dei migranti e dei precari, la "ribellione dei precari e degli esclusi" (PARO GENERAL EUROPEO DE MIGRANTES Y AUTÓCTONOS PRECARIOS).
Dal comunicato del SOI:
El Sindicato Obrero Inmigrante (SOI) llamó este viernes a la "rebelión de los pobres" convocando una huelga general de trabajadores inmigrantes en toda Europa para los días 1, 2 y 3 de mayo a fin de conseguir que la sociedad deje "de provocar graves vulneraciones" de los derechos fundamentales del colectivo.
Per chi legge lo spagnolo (ad esempio G.) e vuole saperne di più, altro materiale QUI, QUI e QUI.
ALTRE SEGNALAZIONI.
A questo LINK trovate il commento del centro sociale occupato Zapatasull'esito elettorale.
A proposito, amiche, amici , lettrici e lettori genovesi: state "collegati", che nei prossimi giorni verrà lanciata una iniziativa interessante. Non posso dire di più ma..passate di qui. OK? ;)
A quest'altro LINK "le passioni ed il politico", un editoriale di Marcello Tarì sulle passioni come elementi costitutivi dello scenario politico: la passione insurrezionale contro l'odio padronale, patriarcale, razzista ed omofobico.
A proposito del V-day/2.
Non entro nel merito, lo ha fatto per altro bene Andrea nei giorni scorsi, non è nemmeno un argomento che mi scalda eccessivamente.
Segnalo solo, ma alcuni di voi già lo sapranno, che le firme raccolte in calce ai questiti referendari attraverso i quali Grillo intende modificare ciò che non gli piace, saranno cestinate. Per una complessa, ma nemmeno tantissimo, vicenda di tempistica della raccolta firme e del loro deposito, le firme raccolte il 25 aprile valgono niente, saranno cestinate. Mi dispiace per chi il 25 si è recato ai banchetti grillini per apporre una firma che verrà cestinata.
Mi chiedo solo se Grillo e i suoi consulenti lo sapessero, non lo sapessero, han fatto finta di nulla, o che cos'altro (nel fine settimana ho letto per altro una formulazione che ben sintetizza ciò che su Grillo dico da mesi: Grillo scuote l'albero, e la Lega raccoglie i frutti. Mi pare l'abbia detta il sociologo Bonomi. Un po' semplicistico, ma questo aspetto c'è).
(prologo: eran così infondate le critiche al PD per la candidatura di Calearo, e la presa d'atto di ciò come evidenza di una non strutturale differenza tra i due partiti concorrenti, che Calearo si è proposto come ministro a Berlusconi. Insomma, se hai votato PD, hai eletto anche uno, proprio quello la cui candidatura veniva difesa dagli attacchi "massimalisti", che guarda caso se lo chiamassero sarebbe ministro del governo contro cui hai votato).
Con ultimo questo post sul tema intendo "superare" le chiacchiere elettorali.
Per educazione non entro nel merito del dibattito interno a rifondazione.
Curioso notare come si è passati in poco tempo dall"unità delle sinistre" (qualsiasi cosa volesse dire) ad un quadro che, se le cose andassero in un certo modo, potrebbe portare non solo alla dissoluzione di quel pacco che han tentato di vendervi chiamato "la sinistra l'arcobaleno" (già repentinamente, e come previsto ex ante, avvenuta..su questo non insisto), ma, ove il dibattito prendesse una certa piega, alla dissoluzione e divisione di rifondazione comunista, che forse resterà tale solo mediante scesa in campo del deus ex machina che tutti conosciamo.
Rifondazione è un contenitore lacerato, che ha esaurito la sua spinta propulsiva e che non potrà esser ricomposto certo solo con il prevalere della tal mozione sulle altre in vista del congresso, ove anche una prevalesse.
Non esiste una maggioranza in tal senso, è proprio il contenitore stesso che è in crisi, la "forma" rifondazione.
Dall'unire tutti, son passati a veder se riescono a tenere assieme loro stessi, volevan rapppresentare gli altri, e non rappresentano nemmeno loro stessi.
Alla storia non manca il senso dell'ironia, come dice Morpheus.
Questo è solo uno degli aspetti che evidenziano, aldilà delle beghe interne al prc, la crisi della forma stessa di "partito" come strumento di ricomposizione e rappresentanza nello spazio dello "stato".
Una delle cose più efficaci in questi giorni la ho letta sul blog di Mario: produrre contenuti facendo.
Pare banale, ma sta tutto in questo.
E' uscito in queste ore un appello, firmato global meeting network.
Invece che scrivere io un post, pubblico direttamente quello.
E' un intervento che condivido quasi in toto, aldilà di qualche accento od inflessione, ma che non dice cose troppo diverse da quelle che nei giorni scorsi ho detto qui, in assemblea al centro sociale e nella lettera su "il manifesto" notata da Andrea.
Insomma...leggendolo oggi ho scoperto che non sono fuori linea. Sollievo!
Scherzi a parte: il 4 a Marghera, all'incontro cui l'appello invita, andrei tanto, tanto volentieri.
Lo stesso giorno però vedrei tanto tanto volentieri anche Sampdoria Roma. ;)
Altri interventi sullo tsunami elettorale...: QUI QUI
Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
Sarebbe assurdo leggere il risultato delle elezioni a partire dalla rovinosa sparizione della cosidetta sinistra.
Sarebbe come dare più centralità del dovuto al fallimento di un progetto politico, incarnato nel precedente governo Prodi e nel Bertinotti pensiero, che in realtà, per chi voleva vedere, aveva già in partenza tutte le carte in regola per finire com’è finito. Questo della "sinistra" naufragata è uno degli aspetti, di altre e ben più importanti modificazioni.
Il sistema della rappresentanza in crisi, si è autoriformato. Il bipartitismo, e tra breve il presidenzialismo, saranno le caratteristiche fondamentali della repubblica post novecentesca. I nodi della crisi, ovvero il rapporto tra governati e governanti, tra parlamento e società, tra protagonismo e delega, oggi sono cristallizzati, resi strutturalmente evidenti attraverso un cambio del sistema. Cadono tutte le mistificazioni con cui destra e sinistra hanno sempre cercato di far coincidere il sistema dei partiti, il parlamentarismo, con la democrazia.
Quale miglior conferma dell’enorme necessità di movimenti in autonomia, se non questa evidente dimostrazione di limitatezza da parte del potere costituito?
Ma la vera novità dell’epoca non è la semplificazione del sistema elettorale in senso governamentale. L’abbiamo tracciata collettivamente, la caratteristica del nuovo secolo, da Seattle a Genova: la crisi della globalizzazione, che vede ancora l’impossibilità per le dinamiche capitalistiche di produrre un ordine, un governo, sul mercato planetario. Dal fallimento della guerra preventiva di Bush al crollo della New Economy, dallo strapotere commerciale della Cina e dell’India all’intervento pubblico sulle banche, si disegna una situazione globale tutt’altro che pacificamente risolta per il comando.
E’ in questo contesto, dove nessuna ricetta di governance “dolce” è possibile, dove la sovranità dei governi nazionali è talmente limitata da trasformarli in appendici di grandi club globali ad assetto variabile, che si può comprendere ad esempio come anche nel sistema del bipartitismo italiano, come in quello statunitense, i programmi dei due schieramenti non possano essere tanto diversi l’uno dall’altro!
I gruppi di potere ed influenza cambiano, si alternano, ma le politiche seguono un navigare a vista che è deciso altrove e da altri fattori. I liberisti più accaniti oggi parlano di nazionalizzazione, gli statalisti storici fanno i conti con l’esigenza di decentralizzazione.
Solo chi aveva fondato la sua ragione sociale su un modello di società finità con il 900, non riesce a capire perché tutto gli è andato male! Questa crisi globale i movimenti l’hanno, come sempre, anticipata con uno straordinario ciclo di lotte. Chi ha difeso in questi ultimi anni di transizione, l’autonomia dei movimenti, non lo ha fatto per ideologia o perché schiavo dell’identità: al contrario. Nel momento in cui essi sono stati sovrapposti ad un tratto identitario e ideologico, la "sinistra", come a Firenze (osannando l’ascesa al potere di Cofferati), essi sono morti. E qui veniamo all’ultima, in ordine di importanza, questione.
Bertinotti si è scontrato con l’autonomia dei movimenti, ha tentato di ridurne l’ampiezza culturale prima che sociale (vi ricordate violenza-non violenza?), ha tentato di inventarsi uno stratagemma come il rapporto “virtuoso” tra costituente e costituito, e ha perso. La sua sinistra oggi discute solo di sé stessa, dei suoi simboli e delle sue identità ammuffite, mentre c’è da leggere una nuova composizione sociale che nelle fabbriche e nei quartieri, si esprime fregandosene del politically correct. Lo fa a partire da grandi contraddizioni, da bisogni, da tensioni che i professionisti della sinistra non sanno neanche cosa sono.
E’ per questo motivo che chi crede nei “movimenti che trasformano lo stato di cose” non può volere la “rinascita della sinistra”. Non significa niente, se non che la distanza “materiale” tra l’azione politica e la società, è abissale.
Queste elezioni ci consegnano dati interessanti, e primo fra tutti il conflitto che esiste tra territorio e stato. E come non leggere in questo senso anche ciò che succede da Vicenza a Napoli, dalla Val di Susa alle miriadi di esperienze che si battono per la difesa dei beni comuni? Come non vedere che la vera eredità del precedente grandissimo ciclo di lotte è questa proliferazione di dinamiche di conflitto locale, territoriale, metropolitano? La pratica dei movimenti è immediatamente inchiesta, perché si costruisce con la gente vera, non solo come dato soggettivo di impegno politico.
E’ a partire da questi primi spunti di riflessione che invitiamo tutti a partecipare ad una grande assemblea di movimento, Domenica 4 Maggio dalle ore 10.00 al Centro sociale Rivolta di Marghera. Non vogliamo ricostruire la sinistra. Siamo troppo impegnati a vivere il presente e a sognare il futuro.
E intanto, ieri era il 7 aprile. Per molta gente, questa data, gente che c'era e gente che come me non c'era, ha un significato, ed ogni anno quando ci si sveglia ci si dice "toh, oggi è il 7 aprile".
Credo sarà il mio ultimo post pre elettorale.
Tento una serie di previsioni sui risultati (non di auspici) ben sapendo che previsioni del genere (metto le mani avanti) le si fanno per sbagliare.
a) In generale: questi due anni sono stati quelli della vulgata cosidetta "antipolitica".
Grillismi, generiche invettive "prepolitiche" contro "la casta" (non a caso, secondo me, alimentate in un certo modo da penne vicine ad alcuni poteri forti), a-ideologica sfiducia verso il sistema, eccetera.
Bene, la prima previsione che faccio è che non vedremo significative tracce di questa "antipolitica" nelle urne, un po' perchè a certe lamentatio eravamo abituati anche ai tempi della DC, che poi regolarmente faceva il pieno, un po' perchè per certi versi, nel turbolento maquillage elettorale (a soli due anni di distanza l'80% dei simboli sulla scheda sarà ancora una volta completamente diverso), i contendenti principali sono riusciti ad assorbirne in larga parte le pulsioni.
I segnali di una ricaduta elettorale di questo fenomeno a rigore dovrebbero essere due: un elevato astenionismo ed un risultato significativo delle liste e dei partiti in qualche modo (a torto od a ragione è altro discorso, parlo dell'immagine) riconducibili alla "protesta" o all'antisistema. Non credo ci sarà un astensionismo particolarmente sostenuto (due anni fa votò l'83,6%. A mio avviso ci si fermerà attorno al 79-81%), e non credo che nessuna delle liste cui alludevo realizzerà performance degne di nota (salvo in qualche misura "la Destra", che in ogni caso non penso supererà il 4%).
E' chiaro però che questa variabile (l'astensione) rischia di incidere parecchio.
Vincerà il PDL, ma c'è ovviamente l'incognita senato, rispetto all'attribuzione dei seggi (non tanto rispetto a chi prenderà più voti). Una camera eletta da una plateta per "statuto" non rapresentativa dell'intero corpo elettorale deciderà le sorti del prossimo governo. A me della rappresentanza parlamentare importa un fico secco, ma in termini di "scuola", di...filosofia costituzionale, ciò è inaccettabile: praticamente per virtù anagrafica c'è una parte di elettori che determina più dell'altra. In ogni caso la PDL una decina almeno di senatori in più del PD li avrà. Poi, si sa: sono circa un centinaio ogni volta i parlamentari che cambiano schieramento (ma sono voltagabbana solo se vanno di là, se vengon di qui son galantuomini) Una riflessione aggiuntiva: è curioso notare come pur nel mondo sempre più "globale", lo spazio "europeo" e quello mondiale/internazionale siano state totalmente elusi, come se non ci riguardassero.
b) I partiti maggiori
Rispetto alla variabile di cui sopra, sarà interessante, aldilà delle percentuali, dare una occhiata ai voti assoluti. Il Partito Democratico parte dagli 11.928.362 (31,3%) raccolti dalla lista unitaria "Uniti nell'Ulivo", embrione dell'attuale PD. Il Popolo della Libertà dai 13.752.038 raccolti da F.I ed A.N. due anni fa (36%, più spiccioli di altre forze piccole ora confluite).
Nessun smottamento epocale: inusuale in Italia.
Entrambi hanno in parte dei prezzi da pagare in termini di immagine: i primi rispetto alla (in termini di percezione) non enorme popolarità del governo Prodi (alle scorse amministrative ciò fu pagato duramente), i secondi perchè oggettivamente l'immagine di Berlusconi è più logora di un tempo, meno nuova, necessariamente meno mitopoietica degli anni scorsi (non a caso, per la prima volta il faccino del cavaliere non è stato utilizzato nei manifesti elettorali).
Questo per ciò che riguarda gli aspetti critici, c'è però un elemento che in dialettica con questi favorirà entrambi: quella sorta di costituzione "materiale" che trasforma un voto legislativo e per eleggere una rappresentanza parlamentare nell'elezione pseudopresidenziale di un presidente del consiglio. Ciò inevitabilmente inciderà e farà recuperare ad entrambi un po' di consensi. Franceschini ha praticamente invitato la sinistra arcobaleno a non presentarsi.
Ritengo tuttavia che - pur perdendo le elezioni- rispetto al voto "potenziale" sarà Veltroni a recuperare, ad ottimizzare di più, in termini relativi (è riuscito a rompere in termini di immaginario col governo precedente, non ne pagherà l'eredità), rispetto al cavaliere. Prevedo qualcosa attorno al 33-34% per il pd e qualcosa tra il 40 e poco meno per la PDL (parlo dele liste, non delle coalizioni. La Lega -e gli autonomisti di Lombardo- crescerà rispetto al 4,6% di due anni fa preso assieme all'MPA).
Al loft i ben informati dicono si sia fissata come soglia il 35% (che sarebbe secondo me tantissimo), dato sotto il quale si aprirebbero le rese dei conti, eventuali dipartite, e volare di stracci.
c) i reietti La Destra andrà benino. Sotto il 4%, ma benino. AN nei territori sta perdendo molti colonnelli e militanti. E' stato straordinario Fini: pochi mesi fa, lanciata l'idea del partito unico berlusconiano, liquidava la cosa parlando di "comiche finali", denunciando come giammai AN potesse confluire in chissà cosa dall'oggi al domani. Detto fatto. Qualche danno agli ex camerati, al senato, "la destra" lo farà. Danno che comunque col tempo sarà relativo e che servirà al limite a stabilire nuovi equilibri nel centrodestra, del quale il partito di Storace continuerà comunque a fare parte. E' secondo me un po' più netta, aldilà delle contingenze, la frattura tra sinistra arcobaleno e PD piuttosto che quella tra "la destra" e PdL.
Sulla "sarc" evito considerazioni personali per non innervosire gli eventuali compagni rifondati genovesi lettori in incognito, magari ancora col fiatone dopo la biciclettata elettorale (percorso: piazza Montano - Piazza Settembrini) di sabato scorso. Certo, difficile per i militanti di un partito convincere gli altri a votarlo quando il suo segretario regionale fa lo sciopero della fame contro i vertici nazionali.
Ora, il disastro previsto da certi sondaggi (addirittura 6%) non mi pare credibile. Certo, l'8% è seriamente a rischio. Immagino qualcosa tra il 7 e l'8. Elettoralmente comunque un brutto colpo, rispetto al 10,2% dei tre partiti due anni fa. Una milionata di voti persi, o giù di lì.
Interessanti, anche se non le condivido del tutto, alcune riflessioni di Ida Dominijanni sul "manifesto" di oggi, su astensione, rappresentanza, PD, Sin.arc. Procuratevele, se potete.
*ah, sempre su "il manifesto", domenica, Parlato scriveva:"bisogna votare per i candidati della Sinistra l'Arcobaleno, scegliendo tra questi quelli che più stimate". Qualcuno lo avvisa che le preferenze non ci sono da qualche anno?
Mi è difficile fare previsioni sull'UDC: meno in ogni caso del 6,8% di due anni fa. 6%, se va bene.
L'incazzato Boselli, col suo Partito Socialista, presumo potrà rallegrarsi se riuscirà a superare l'1% buono per il rimborso elettorale.
d) ci abbiamo provato
Nulla di sconvolgente accadrà per le varie liste "outsider": per il bene comune, sinistra critica, unione democratica, PLI, aborto no grazie (più quelle che si presentano solo in alcune circoscrizioni).
Tutte sotto l'1% senza ombra di dubbio.
Vale per sinistra critica, malgrado i prestigiosi "endorsement" degli ultimi giorni (Chomsky, Onfray, Loach ed altri).
Vale per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando (che pure viene da risultatirelativamente soddisfacenti alle scorse amministrative). Anzi, pur se nella distanza i primi mi sono un poco più simpatici, credo che il PCL prenderà qualche voto in più dei cugini di Krivine. Incomprensibile (ma mai quanto quella tra pcl e pdac) alla gente "normale" questa divisione, incomprensibile, però, quanto inevitabile.
Per quello che posso aver nasato in giro e per come conosco i miei "polli", sensibilmente diverso l'(esiguo) elettorato delle due forze.
A ruota (robe tipo 0,3..0,4 però non mi stupirei se superasse sinistra critica) la simpatica lista di Rossi-Montanari, Per il Bene Comune, sostenuta anche da Elio Veltri e soggettività grilliane più "di sinistra". Ho appreso di aver svolto una funzione informativa che non mi attendevo: alcuni han conosciuto l'esistenza di questa lista sul mio blog.
Lista "a-ideologica" che pure recupera molte tematiche di "movimento": dal disarmo, all'ambiente e territorio, dai cpt al precariato, ai diritti civili.
Previsioni fatte, pronto a "smarronare". Ma chi non fa..non sbaglia, eh, non fate i fighi a rimproverarmi tra una settimana gli eventuali errori.
Infine, io.
Io, che intando rimando ancora al bel documento di Sandro MezzadraQUI Volevo pubblicarne uno stralcio..ma evito, così magari lo leggete.
Per quanto riguarda me - pur non rinnegando la scelta individuale di voto per "sinistra critica" - ritengo questo passaggio del tutto irrilevante rispetto alle mie, alle "nostre" prospettive, alle prospettive di chi si sente parte di quel "materiale resistente" di cui parlava Mario in un commento qui, e, di conseguenza, ritengo il non voto scelta "sana" da fare senza alcun senso di colpa, magari vittime degli sterili ed astratti richiami al "diritto di voto", alle cose tipo "ma così decidono gli altri", perchè su quel terreno, decidono comunque gli altri, quegli altri, come questi due anni hanno dimostrato, quale che sia il vincitore. Altrove ci muoviamo, aspettando l'onda.
Insomma, che dite delle mie previsioni, a parte che ho partorito un pippone assurdo?
Sbilanciatevi, tanto non vincete niente.
Lo confesso: inserire nel mio blog il simbolo di una lista elettorale mi costa. Lo faccio con un certo imbarazzo, mi faccio una piccola violenza, davvero.
Ma rispetto alla Mia presa di posizione ufficiale in vista delle elezioni, così attesa dalle agenzie e dagli organi di stampa, sciolgo la riserva. Voterò "sinistra critica" (LINK)
Come è noto, della "falce e martello" poco mi importa. Anzi, quella scelta da "sin. crit" graficamente rimanda troppo al PCI, per i miei gusti, e trovo invece graficamente assai carina la "stellina/omino" simbolo usuale del gruppo di Cannavò e Turgliatto.
Comprendo la scelta anche un po' politicista di inserirla nel logo, ma per me è secondaria: voterei "sinistra critica" anche senza falce e martello, argomento sul quale si è consumato un dibattito abbastanza sterile e fuorviante, e sul quale non torno.
Non è certo l'arcobaleno il problema della sinistra arcobaleno. Anzi, l'immaginario che evoca l'arcobaleno a me piace pure (aldilà che graficamente il simbolo della sinistra arcobaleno è bruttino). Piccolo inciso, da un punto di vista eminentemente grafico, i simboli più belli della storia partitica italiana sono, a mio avviso, la vecchia "rosa nel pugno" prestata da Mitterand ai radicali, ed il logo che fu di "democrazia proletaria".
Voterò "sinistra critica" e pregherei i miei net-amici di evitare, visto che io di sinistra critica non sono - di dar luogo qui a polemiche di bottega nell'ambito della querelle tra PCL e i nipotini di Livio Maitan. E' un aspetto che non mi interessa ed anzi, faccio alle compagne ed ai compagni del PCL i migliori e sinceri auguri.
Leggo in giro le indignate proteste di chi si sente vicino alla sinistra arcobaleno contro il "voto utile" che PD e PDL reclamano per sè stessi (invitando anche a votare l'avversario). Proteste fondate, salvo che poi a livello concettuale la stessa arroganza viene rivolta dalla sinistra arcobaleno verso esperienze come sinistra critica o il partito di Ferrando. Se è arrogante l'invito al "voto utile" , lo è a prescindere dalle dimensioni di chi lo invoca. Mussi e i suoi se si presentassero prenderebbero forse meno dei due gruppetti di estrema sinistra. Avranno 7 od 8 deputati solo perchè tutelati dall'abbracio con Bertinotti, non certo perchè rappresentativi di qualcosa in maggior misura di sinistra critica.
Leggo appelli che parlano delle due piccole esperienze a sinistra del PRC come di "guardiani del cimitero", avocando a se lo spirito di "Genova", per esempio. Loro, che stavan nel governo che ha promosso tutti, da De Gennaro in giù.
Questa si, è una forma di arroganza. La mia polemica non è tanto rivolta a chi voterà per la sinistra iridata, ma verso i suoi dirigenti, grandi, piccoli, o in carriera in attesa del loro posticino al caldo. Con lo spirito di Genova, voi, non c'entrate più nulla.
I necrofori della politica intesa come prassi di cambiamento che irrora la società, i quartieri, i luoghi del lavoro, del pensiero ed il territorio siete voi, che avete monetizzato sogni e desideri di centinaia di migliaia di persone per anestetizzarli nelle logiche di palazzo, ossequiosi della governamentalità. Salvo vedersi far saltare il giochino da un Mastella uno.
Siete voi, che proseguite nell'unica strada che vi si apre davanti: un cartello che vive su una scheda elettorale con una legittimazione che viene dall'alto delle sue nomenklature che riproducono loro stesse.
Un cartello che con le stesse pratiche verticistiche continua ad allearsi col PD nei comuni, decidendolo dall'alto ed imponendolo alla tanto blandita "base", a "prescindere", magari animando in modo improbabile comitati di quartiere contro le scelte fatte dalle giunte dentro le quali si sta comodamente. Decisioni che coi singili territori, con le specificità locali c'entrano nulla, perchè le stabiliscono veltroni e bertinotti nazionalmente nell'ambito del loro gioco delle parti.
La fine che farà "sinistra arcobaleno" a me è chiara, è scritta nel suo DNA. Non la ribadisco qui, ma mi pare di aver dimostrato che di rado mi sbaglio quando prefiguro scenari.
Leggo un Bertinotti , stamane, che orgogliosamente rivendica che la lista che guida non è un cartello elettorale, ma soggetto politico.
Peccato che stamane si votava sul rifinanziamento delle missioni, ed il soggetto è così tanto solo elettorale (anzi, elettoralistico) e così poco soggettività politica, che i 4 gruppi si son comportati in "anarchico" ordine sparso: chi ha detto NO, chi si è astenuto, chi ha lasciato libertà di voto (quindi su un tema simile uno di sinistra democratica poteva tranquillamente votare SI, No o astenersi), chissà cos'altro. Tanto per dare l'dea (contestualmente l'Italia riconosce il Kossovo sconfessando un pronunciamento ufficiale del parlamento di soli pochi mesi fa: come si diceva una volta?Questo palazzo non serve ad un...) Questo è il cimitero, questa è la morte della politica, pensare a quella cosa che si intende per "sinistra" come un marchio che vive in una scheda e si autorappresenta nel palazzo al solo fine di autorappresentarsi, che tanto le contingenze renderanno possibili scelte di un tipo quanto il loro contrario, in spregio di quanto affermato magari pochi giorni prima. Rifondazione a Roma è stata persino capace di votare con la destra la rimozione di Simeone dal ruolo di vicepresidente del consiglio provinciale (ruolo istituzionale, non politico). La sua colpa? Per le destre, aver concesso la sala ad una iniziativa No-Bush. Per Smeriglio e i suoi, non esser un allineato (qui la storia)
Voterò sinistra critica perchè è l'unico voto che in coscienza posso dare, perchè ho elementi materiali sufficienti per pensare che la sinistra arcobaleno è un fugace cartello tecnico privo di una idea di società, di un progetto, incapace di esser strumento di rappresentanza nello spazio della compatibilità cui si piega, i cui eletti potranno - trovando adeguate ed indiscutibili motivazioni contingenti - rivotare l'invotabile domani, magari. Tanto, comunque vada, il terreno della resistenza e del cambiamento, è in altri luoghi. E se non è chiaro dopo questi due anni, credo che non lo sarà mai.
Negli ultimi giorni me ne sono accadute di ogni, compresa una irruzione notturna dei pompieri in casa - io non c'ero (un grazie a Sandro, Paolino e Luci) - che ha allietato il vicinato ed aumentato la mia popolarità nel quartiere. Prima preoccupazione appena appresa la notizia (ero sul lavoro, impossibile allontanarmi), ovviamente, i gatti.
48 ore prima, invece, ero al pronto soccorso.
Devo alcune risposte a memento, alieno e forse altri in calce ai commenti del post precedente, rimedio tra poco.
Parte la campagna elettorale.
Sarà incredibilmente grottesca, avviluppata su sé stessa, trita e ritrita. Più noiosa del noioso. Gli uni che accuserano gli altri di fare l'ammucchiata e di prendersi Mastella, gli altri che ribatteranno che gli uni l'han fatto sino all'altro ieri, gli uni che quando lo si diceva loro ribattevano che la coalizione era plurale ma coesa, mica un'ammucchiata.
L'appiccicaticcia cosa arcobaleno che mendica una cervellotica ( perversa e nemmeno troppo fattibile, ma vi risparmio i dettagli tecnici) alleanza tecnica al senato, pronta a sostenere una Binetti qualunque non si capisce bene perchè, il Pd che - giustamente , dal suo punto di vista - con le larghe intese dietro l'angolo al tavolo del pastrocchio vuole andarci autonomo e con le mani libere. In questo modo per altro anche un 28% (che sarebbe un dato negativo) verrà spacciato per mezza vittoria.
A proposito: il "yes we can" sfiora davvero il ridicolo in quanto a provincialismo e cattivo gusto. O no?
Nel frattempo, Rifondazione - alla faccia dei percorsi plurali, partecipati, unitari e dal basso - esce dal loft pronta (tra i primi a dirvelo giorni fa) a sostenere Rutelli sindaco di Roma, perchè vicesindaco sarà la viceministra agli esteri Sentinelli, momentaneamente - ma per poco - disoccupata. Altro che casta, politicismi, eccetera. Uomini, e donne, per tutte le stagioni. Ci son posti di lavoro da tutelare.
Non v'è dubbio che la "cosa" darò luogo ad una campagna elettorale ferma, integerrima e forse - negli slogan - sottoscrivibile (in parte) anche da uno come me. D'altra parte, lo eran anche molte delle promesse di due anni fa.
Ora, davvero, senza esser nè ideologici nè religiosamente speranzosi od ottusamente prevenuti ma - razionalmente- valutando nel merito ciò che si è fatto sino all'altro ieri e ciò che si può presagire per il futuro. Chi mi conosce sa che non è certo in discussione che io possa votare la sinistra arcobaleno. Non posso votare chi ha approvato aumenti vertiginosi delle spese militari, tagli a scuola e ricerca, e regali al fronte confindustriale che nessun governo precedente aveva mai elargito. Questi, son fatti. La scorsa campagna elettorale, le promesse eran ben diverse. Si, certo, le compatibilità, la mediazione, la tenuta della maggioranza. Tute cose che si sapevan prima, ovviamente, abbastanza da evitare vuoti slogan-specchietto-per-allodole. Voti presi non solo per non riuscire (comprensibile) a fare ciò in virtù di cui i voti venivan chiesti, ma addirittura per avallar tendenze OPPOSTE. Una recita che è igienico sanzionare.
E visto che poi le contingenze rendono..inevitabili certe scelte, considerato ciò che sono stati capaci di fare, TREMO all'idea di quel che potrebbe fare (unita o in ordine sparso) la "cosa" in una legislatura che i più annunciano "costituente". Una ineluttabile ragione che costringe a fare porcate, la si potrà pur trovare, anche perchè cose peggiori di quelle che han già votato faccio fatica ad immaginare.
E figuriamoci se posso votare il rappresentante del nulla MUSSI, che di tornare con Veltroni non vede l'ora.
Però, non è detto che io non vada a votare.
Se avrò voglia e tempo di andare all'anagrafe a fare la tessera elettorale, potrei pensare di dare - se riusciranno a costituire liste - un voto di mera disobbedienza a "sinistra critica" (leggete QUESTO documento)
Così sceglierò anche io il meno peggio, e vi tolgo un argomento
L'AUMENTO DELLE SPESE MILITARI E DELL'ESPORTAZIONE DI ARMI CON LA SINISTRA AL GOVERNO. DATI.
Il governo dimissionario ha nel frattempo licenziato il provvedimento che rifinanzia le missioni all'estero.
La "sinistra"..ha cambiato idea: ora si può votare NO. Manuela Palermi e Russo Spena, già annunciano battaglia (ora posson permettersela): la prima arriva a dire che forse in questi due anni "ci siam sbagliati". Il secondo aggiunge che "abbiam votato SI perchè eran stati presi degli impegni poi non rispettati". Ahaha, ma che bravi. Non ve lo diceva nessuno che stavate sbagliando? Non lo diceva nessuno che le promesse strappate per i SI alla guerra eran aria fritta? Ma, pensarci prima? La verità è una sola: se il governo non fosse caduto, o se la partitia "missioni" si fosse chiusa una settimana fa, avrebero tranquillamente votato SI.
E già qui, si può fare un ragionamento: quanto è evidente che merito e contenuti - anche su vicende così importanti - non contino NULLA. Hai voglia poi a ragionare sul distacco tra "società" e "palazzo". Tanto valeva votare Si anche questa volta. Eh no , si dice, non c'è più il vincolo di coalizione. Perchè è la cornice ed il contenitore che conta, mica quello che si fa entro la cornice. Politica politicienne fino alla vittoria. Ora - cacciati all'imminente opposizione - torneranno ad esser integerrimi pacifisti. Faranno autocritica. Pronti, quando e se ne presenterà l'occasione, a rifare gli stessi errori. Per poi ridire, ancora, "ci eravam sbagliati", magari tra X anni. Credibilità zero. Tutti film già visti.
I DATI
Mentre leggerete questo mini dossier, ogni tanto fermatevi e ripetetevi " e mentre accadeva tutto ciò, il governo ha tagliato i fondi a scuola e università" oppure "e mi vengon a parlare di rigore e sacrifici" oppure, ancora "ma se tutto ciò lo avesse fatto Berlusconi?".
Eh si, però i dati ve li cercate voi, perchè in due anni Prodi e compagni, preso il posto di Berlusconi, hanno (salvo l'istruzione cattolica) programmato ed effettuato tagli alla scuola pubblica per migliaia di milioni di euro mentre accadevo ciò che state per leggere.
Mentre accadeva ciò, l'Italia aumentava sia il proprio ruolo nell'investimento bellico, sia quello di motore per il riarmo mondiale. Doppia, anzi tripla, beffa.
TRA I PRIMI AL MONDO..ALMENO IN QUESTO
Benchè interventista e allineato sulle posizioni USA, il governo Berlusconi iniziò nel 2005 e nel 2006 a tagliare le spese militari. Ciò portò l'italia dal settimo all'ottavo posto al mondo per la spesa militare assoluta . In ogni caso, almeno in questo siamo tra i più bravi. Solo per ciò che riguarda i salari, ogni ano perdiamo una posizione (siamo ora al 23° posto, ventesimi nel 2004).
Arriva Prodi, e, con la finanziaria 2007, primo aumento: ben 11,3% in più ("e intanto tagliano i fondi alla scuola...").
Finanziaria 2008: un altro 11,1% in più.Rendetevi conto dell'enormità dell'incremento, in termini percentuali. Nulla aumenta così tanto in due anni. Nemmeno gli zucchini. Una scelta strategica ben precisa, non certo inevitabile ( e mi vengon a parlare di sacrifici...). In due anni...12 mila miliardi di lirein più. Ma non finisce qui.
La finanziaria 2008 prevede ulteriori finanziamenti aggiuntivi. Partecipiamo alla costruzione di 620 eurofighter nell'ambito di uno dei più colossali programmi di investimento bellico della storia. 121, son tutti nostri. Ne sentivate la mancanza, eh? Una macchina da guerra avanzatissima della quale vi risparmio i dettagli tecnici. In sostanza molti "pacifisti" han votato una coalizione che solo per il programma Typhoon-eurofighter (EFA) ha stanziato, di qui al 2012..la sciocchezzuola di 4.884 miliardi di euro. Manco so fare il calcolo in lire.
Altri 1.050 miliardi di euro, sono stanziati per l'acquisto di una manciata di aerei da guerra e di elicotteri.
La guerra , come è evidente e banale, serve. Fa girare soldi. E Prodi e compagni hanno contribuito ad alimentare lo sciacallaggio dei signori dela morte come mai nessun governo prima.
Finalmente, sono stati sbloccati i fondi per la costruzione di altre due navi da guerra Fremm. Altri 1050 miliardi di euro.
Come poi è noto, il 41% delle spese di mantenimento delle migliaia di edifici militari USA spetta al nostro bel paese. E dico USA, non NATO, perchè intendo esattamente dire USA (no perchè... spesso si fa confusione).
Il SIPRI (che cazzo è, mi direte? Bè, cliccateci sopra) ci fa notare che spendiamo circa 25 miliardi di euro l'anno per il complessivo impianto bellico nostrano (conteggiando anche le cifre che nella finanziaria non sono alla voce "bilancio del ministero della difesa").
DISARMO? NO, GRAZIE.
Il contributo alla pace mondiale è poi aumentato col governo Prodi anche per ciò che riguarda l'export di armamenti. Solo nel 2006, il valore delle autorizzazioni all'export di armi rilasciate è quasi raddoppiato ( 2,19 miliardi di euro). Nessuno, come il governo dell'Unione, è mai stato così tanto amico di chi sulla guerra ci mangia.
Anche perchè il governo, oltre a rilasciare le autorizzazioni - è anche parte attiva, ha il suo bel posto al banchetto.
La Agusta, infatti, è del gruppo Finmeccanica. Il gruppo Finmeccanica ha come azionista principale il ministero dell'economia (30%). Le performance del gruppo Finmeccanica, dal valore delle azioni agli utili, sono state negli ultimi anni straordinarie davvero.
Così come ingenti sono i fondi che Finmeccanica impiega in investimenti, ricerca e sviluppo. il 56% degli ordini cui risponde Finmeccanica per il 2006 è relativo al mercato militare. Tendenza per il 2007: in crescita.
Insomma:c'è da sperare per il bene del paese che le guerre non cessino, che diamine.
Agusta, gruppo Finmeccanica, è il leader del settore italico: il 38% di export militare è roba sua (900 mln di euro..).
L'elenco dei commensali è lungo: oto melara, fiat, alcatel, alenia, eccetera.
A CHI VENDIAMO LE ARMI?
(chi si mette le magliette rosse per i monaci birmani..legga)
La parte del leone la fanno gli USA: nel 2006 (fonte: presidenza del consiglio dei ministri) gli USA hanno acquistato ogni ben di dio per 349,6 mln di euro. Nel 2006 sono state autorizzate solo verso i paesi NATO-UE una quota di transazioni che , da sola, vale l'intero export bellico del 2005. Se si tratta di vendere armi, non guardiamo in faccia a nessuno. L'Oman, paesino minuscolo, ha comprato armi italiane per 78 milioni di euro. Altro paese democratico, gli Emirati Arabi Uniti, hanno fatto spese poco inferiori agli USA: 338,2 mln di euro.
Anche la Nigeria, è presente nella lista. Così come la Corea del Sud (investimento saggio che confida nel futuro di quell'area).
Per evidente par condicio, armiamo più o meno allo stesso modo India e Pakistan (27 e 22 mln di euro), qualcosina vendiamo anche a Singapore. C'è da dire che l'India è poi uno dei principali fornitori d'armi dei cattivi dittatori birmani. Un esempio: gli elicotteri da guerra che l'india vendeva alla Birmania, hanno parte della componentistica prodotta nell'operoso varesotto.
Per quanto riguarda le banche, la principlae "banca armata" è il SanPaolo, tra i primi sponsor di Prodi nel 2006: 446 mln di transazoni internazionali per armi son passati dall'istituto di Torino.
Ecco come sono stati usati i voti dati dal popolo della "pace".
L'italia protagonista della guerra tanto per ciò che riguarda l'impiego di risorse proprie, sottratte alla spesa sociale, tanto per ciò che concerne il contributo alla politica di riarmo mondiale. Italia protagonista del saccheggio e della devastazione imperiale. Con Prodi e la "sinistra", l'italia ha speso - ed impegnato per il futuro - più soldi pubblici in armi, mentre dall'altro lato si predicava rigore, sacrificio, e si davan meno soldi a scuola e università di quanti ne stanziasse la "destra".
Ora i 4 della cosa (rotta più che mai, neanche sulla crisi hanno una voce sola) iniziano l'autocritica paracula. "Abbiam sbagliato", "mai più".
Tanto, per un po', di tornare al governo non se ne parla. Già prevedo una campagna elettorale dove i 4 - uniti o divisi vedremo - potran permettersi slogan e parole d'ordine "radicali" che fregheranno i più. Forse nemmeno ci sarà più questo blog quando, fra qualche anno, se ne avranno l'occasione, quelli rifaranno gli stessi errori, poi ancora li ammetteranno fuori tempo massimo, con due o tre anni di ritardo, confermeranno i timori che quelli come me avevan espresso per tempo, e che però si saran sentiti dire "eh, ma aspetta, vedrai che stavolta". Vorrei rivederli al governo solo per questo.
Ogni settimana ha la sua emergenza. Vorrei vivere qualche mese all'estero per capire se anche altrove tutto, ogni settimana, venga discusso in termini di emergenza che poi viene digerita, smaltita, e sostituita da un'altra, salvo il ripresentarsi dopo qualche mese.
Siamo sommersi prima che dai rifiuti, da un bombardamento emergenziale isterico...c'è il tempo , al limite, per "schierarsi", pollice su o giù, e vai con la prossima emrgenza, nessuno spazio per elaborare, riflettere e capire.
Lo stupro di una donna (da domani mai più, via i rumeni), una morte sul lavoro (da domani mai più), l'emergenza di Pianura (da domani mai più).
E' chiaro che nessuna "emergenza" è affrontabile nell'immediato, con soluzioni buone di lì a poche settimane, e non è ragionevole chieder a chicchessia - politico od opinionista - di risolver subito il tale problema. Se non con soluzioni tampone non strutturali.
Non fosse che poi il politico di turno si presta a ciò, promettendo che la tal cosa "mai più".
La bomba che sta esplodendo in Campania in questi giorni non è risolvibile tra oggi e sabato, ha aspetti complessi, anche tecnici, e si inserisce in un contesto sociale difficile.
Alcuni poi, che quando sono gli amici obiettivo della protesta devon deligittimare il dissenso, tentano di ricondurre trutto a destra e camorra.
Le responsabilità sono annose e di tutti gli schieramenti (e ciò fa in modo che nessuno possa assumersi responsabilità significative).
Bassolino, ad esempio: è uno che in quelle terre è al potere da lustri, è stato anche commissario straordinario all'emergenza rifiuti (con la nota censura della magistratuta contable per l'isituzione di un call center mangia soldi).
Tanti colgono la palla al balzo per strillare "termovalorizzatori, termovalorizzatori", intendendo - con la classica insipienza lessicale italiana - inceneritori: solo in italia, lo dico per inciso e tanto per dirne una, con il termine "termovalorizzazione" si parla dell'incenerimento dei rifiuti.
Se parlaste con un ingegnere di Bruxelles dicendo "termovalorizzatore" intendendo gli inceneritori non capirebbe di cosa state parlando, o forse si, ma eccepirebbe.
Quindi, anche in questo caso, si fa ampio uso di una confusione lessicale non da poco, sancita anche dall'unione europea.
Quindi: quasi tutti usiamo questo termine senza sapere che stiamo sbagliando.
Poi, si dice, che in europa tanti usano gli "inceneritori", ma non si dice che grandi paesi come Spagna e Gran Bretagna ne hanno, rispettivamente, 8 e 3.
L'argomento, anche in relazione alle emissioni, è altamente tecnico e complesso: non posso trattarlo qui e se si è davvero interessati invito tutti a condurre delle ricerche in proprio, prima di schierarsi dopo aver sentito lo slogan dell'opinionista o del lobbysta di turno.
Invito anche a segire cosa scrive alex321 (altro blogger che fa pensare) su altrenotizie
Ma sopratutto invito a riflettere su un elemento che quasi nessuno - nella diatriba discariche-inceneritori - sfiora, lo ha fatto sinteticamente ed in modo intelligente FRANCO ieri.
Consumiamo sempre di più, produciamo sempre più rifiuti inutili, stupidi. Il problema sta quindi a monte, nella filiera del nostro sistema di produzione e consumo. Produciamo più spazzatura di dieci anni fa, un ragionamento banale: è inevitabile? Non è davvero pensabile porsi il problema non tanto e non solo di come smaltire i rifiuti, ma di quanti produrne?
E se la vera conquista di "progresso" e "sviluppo" fosse produrre meno spazzatura e, addirittura...follia delle folie..consumare meno?
Considero il "travaglismo" uno dei grossi mali di quest'era politico mediatica. Travaglio è uno che starebbe dignitosamente a destra, se le buffe contingenze italiche non ci avessero condotto ad una dialettica per cui, a causa delle pelosità della destra, la cultura "garantista" pare prerogativa della destra politica mentre a sinistra - anche "estrema" - si tifa a prescindere per i giudici (nei DS il clima è mutato solo di recente, non a caso) con abbondanti dosi di becero forcaiolismo.
Le legittime opinioni del Travaglio, o le iperboli caricaturali, vengono prese per cronaca e dati di fatto (ad esempio la buffa novella per la quale un uxoricida condannato a 30 anni per omicidio volontario in Italia non metterebbe piede in galera un giorno:alcuni boccaloni credono che ciò sia una fattispecie giuridica verosmile).
D'altra parte, dalla destra proviene: nasce giornalista de "il giornale", e sul periodico di destra "il borghese" condusse - in linea con AN - una battaglia contro la grazia a Sofri. La vicenda Sofri come è noto è giuridicamente assai controversa, ma c'è una sentenza, ed a Travaglio basta.
Prendiamo il caso "Contrada"...
Io, francamente, sul caso in sé ho nulla da dire o per cui tifare. Se la vedano loro: per me Contrada, se anche fosse provato legalmente indiscutibilmente "onesto", resterebbe ontologicamente un nemico in quanto agente del sisde, organismo dal mio punto di vista illegale in quanto tale. Per il resto:
....se poi devo ragionare