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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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martedì, 15 aprile 2008, ore 16:05
Il titolo di questo post, è il medesimo di uno che scrissi a Maggio.

Volevo esser "provocatorio" allora, invece era un titolo scarnamente "verista", assai più di quanto pensassi.

Difficile dire qualcosa di non scontato o utile dopo una elezione politica, più utili e degne di nota son le cose meno scontate dette in altre situazioni, prima dei giochi, non innanzi all'evidenza dei fatti. Ci provo, comunque.

Sulle mie previsioni.
Bè: ho azzaccato tutte le tendenze. Azzeccato in pieno il dato dell'astensionismo (non c'è stato il fuggi fuggi dal voto che si si attendeva), quasi alla virgola quello di praticamente tutti i partiti.

Presa la tendenza, affatto la "quantità", di Lega (parlavo di crescita) e "sarc" (da mesi parlavo di disastro. Anche quando, lo ricordo, qualcuno parlava mesi fa di forza che puntava al 12-15%).
Ma certo, sopratutto il dato della sarc mai lo avrei pensato.

Il 3% però è qualcosa di surreale. Ad azzeccarlo ci voleva un genio, stato che sfioro appena.

Le previsioni più realistiche e drammatiche, nel "giro", erano del 5. Dato che sarebbe stato comunque accolto con sopresa e sconforto. Ora parrebbe manna, grasso che cola.

Tanto è vero che di sbarramento alla camera mai si è parlato e che rifondazione voleva proprio la legge "tedesca" per piegare a sé pdci e verdi, dando per scontato il 5%.

Vanno comunque a ramengo i risibili tentativi di ottenere il voto non sulla base della forza della propria idea ma sulla base di alchimie da arrampicamento sugli specchi, si sprecavano infatti tecnicissimi schemi per spiegare: se mi voti in emilia battiamo berlusconi, così come chi ha votato per PCL o SC non ha sicuramente dato un voto...meno utile di quello dato alla sarc.

Ammetto..una cosa: quando ho avuto contezza del reale dato della "sarc" per un attimo ho provato quello che provai quando il Genoa andò in C. Quel sentire livoroso e velenoso, quella fanciullesca euforia che ti fa dire... "Merde, e ora a casa".

Infantile, irrazionale, stronzo..quello che vi pare..lo so, me ne vergogno anche un poco.

Per il resto. Mi aspettavo e sono lungi da me gli atteggiamenti tipo "psicodramma", la perdita di totale  lucidità  che da luogo a (comprensibli) sfoghi emotivi.

Curioso notare in un blog un' "analisi" che si avvia piangendo e lamentando ciò "e ora niente pacs, niente diritti civili!!!": aldilà dell'ordine di priorità individuato, non è che gli avversari di Berlusconi facessero di ciò un  vessillo, o che il governo Prodi sotto questo aspetto si sia distinto. Insomma: chiaro esempio in cui la perdita di lucidità fa delirare.

Sulla "sarc". Prendo atto oggi di affermazioni tanto ovvie quanto respinte nei momenti opportuni: c'è chi imputa il risultato al fatto che la coalizione era un freddo cartello elettorale privo di progetto politico. C'è chi dice (PDCI) che la "sarc" è nata morta. Le sentivo dire, queste cose, proprio con queste parole..nei mesi scorsi: le scrivevamo qui. Ma mi sbagliavo:più che nata morta..la "sarc" è stato un aborto spontaneo, direi.

Tra le ragioni di questo disastro, si sprecano comunque le spiegazioni risibili: il PDCI si defila, come se non c'entrasse nulla con questa "tragedia" che ha radici lontane e fosse solo colpa degli "altri" (si alluse qui al fatto che Diliberto forse non si candidava per potersi sfilare meglio). Sempre da quel pezzo di arcobaleno (ma non solo) viene l'altra sterile polemica: "lo dicevamo che ci voleva la falce e martello!". Eh si, è senz'altro questo il problema.
Altri ancora imputano il risultato (il 3% è roba da Udeur nei tempi migliori) alla scelta del "leader".
Altra sciocchezza la dice Diliberto che in sostanza tra le prime colpe che attribuisce se la sarc ha preso il 3%, c'è quella attribuita a Veltroni. Mah.

Ora, Bertinotti è sicuramente uno dei principali responsabili della batosta.

Se vogliamo tracciare una data "simbolica"...il momento in cui ha contrattato la presidenza di Montecitorio è stato l'inizio della fine. Simbolicamente, politicamente.

Ma non è certo la specifica contingenza della guida "Bertinotti" dell'impresa elettorale la ragione della sconfitta.

E, di nuovo, a ciò si risponde iniziando dal "tetto": quale leader? (Vendola) è una delle prime domande che ci si fanno.

Scontato dire che la "sarc" paghi (per ragioni anche opposte) la scelta di governo e la polarizzazione del voto, banale registrare che quel due per cento di votanti in meno sono in buona parte elettori di rifondazione che han preferito andare in gita, e che la restante parte del calo è dovuto ai voti andati a PD, Di Pietro ed anche alla Lega (più quell'1,3% andato a s.c, pcl e p.b.c. Poca roba..ma stiam parlando del 3%...ora forse parleremmo del 4,2...15 deputati.)

La "sarc" non esisterà.
Ed è un bene. E non sarebbe comunque esistita anche con un risultato migliore, si sarebbe sflacciata ai primi appuntamenti importanti e in fase di discussione tra i 4 sulla natura del soggetto.

Non sarebbe comunque esistita
, anche con 30 deputati, proprio perchè nata morta, perchè cartello tra nomenklature. Qui la realtà dei fatti mi contraddice solo sui tempi: non si dovrà aspettare qualche mese, basterà qualche settimana.

E se mi si dice che è ovvio che col 3% non potranno che dividersi, dico che non è vero: se ci fosse , pur da riregistrare, un progetto dietro, un"anima" (concetto poco politico ma così ci capiamo) si tirerebbe innanzi lo stesso. Rifondazione pagò certe scelte duramente nel '98, dal punto di vista elettorale. Lo fece con una strategia che poi avrebbe dato dei risultati, in termini di fertile rapporto con la società.

Poi, per corettezza, va detto: la dimensione della sconfitta da conto di una realtà così inaspettata, che le ragioni dela sconfitta vanno (e se lo dico io...) anche aldilà delle responsabilità di queste nomenklature, non sono solo dovute ai limiti di un progetto burocratico inutile, senza gambe e radici nel conflitto e nei territori, privo di una analisi all'altezza del quadro.

Vanno anche aldilà di tutto ciò, nel senso che pur con tutta la miopia e scelleratezza di questi gruppi dirigenti c'è una realtà frastagliata e complessa che è drammaticamente difficile da affrontare per chi si pone nel solco della critica e dell'alternativa di sistema.

E rispetto alla crisi di strumenti di noi tutti (salvo fiammate anche eccellenti poi non capitalizzate) di fronte a ciò, non stiamo parlando di qualcosa di contingente , ma di una "sindrome" la cui convalescenza dura da 25 anni, i cui tratti eziologici si legano profondamente con le sconfitte dei movimenti sul finire degli anni '70 e con i mutamenti profondi nel ventre di questo paese avviati negli anni '80.

Sui dati, due cose.

Dal punto di vista "nominale", del "vestito" e dei "simboli", della confezione, sparisce la "sinistra" dal parlamento, nel senso "europeo" del termine. Parlo di aspetti diversi dai contenuti o da quel che si pensa della "bontà" delle singole forze politiche.
Non c'è un partito che nel nome e nell'iconologia si richiama alla "sinistra" per come la si è conosciuta nel '900, come inverce altrove avviene. Una profonda americanizzazione sotto questo aspetto. Chissà se tra qualche anno ciò avverrà anche negli altri paesi europei.

In quanto ai voti assoluti, ne perde il PDL ( poca roba, 123.173 voti) ne guadagna il PD (sempre poca roba:164636). Sostanzialmente, si prendon i voti degli stessi che grossomodo li han votati due anni fa: rispetto quindi alle "teste", alle "persone" fisiche, nessuno dei due ha in realtà convinto più gente dell'altra volta .

Per finire.
non mi dispero, non mi vergogno, non emigro  ( o emigrerei a prescindere se avessi una opportunità per farlo: non è un paese iverso da quello di due anni fa), non accuso, non mi straccio le vesta (anche se vi piacerebbe), è lo stesso paese di un mese fa o di due anni fa, non mi "dispiace" che abbia vinto Berlusconi nel senso che, transitivamente, non sarei stato felice se avesse vinto Veltroni, poichè rispetto a quell'agire politico ed ai luoghi della governamentalità ritengo le due alternative strutturalmente (in senso proprio) non diverse.

Non seguo le elezioni con partecipazione emotiva, aspettando di esultare o deprimermi, pensando al parlamento ed al governo come luogo dove esser rappresentato.
Le seguo come un "grande" rilievo demoscopico del paese, come una istantanea della tendenza, come una fotografia.

Certo, la fotografia che vedo non mi piace affatto.
anche se..più passan le ore..più vedo spazi ed opportunità potenzialmente fertili....
postato da moltitudini· archiviato in politicamente scrivendo, ioloavevodetto, politiche2008·permalink · commenti (175)
domenica, 13 aprile 2008, ore 23:34
No, non parlo del risultato che tra qualche ora sarà noto.

Non so se vi sia mai capitato di fare gli scrutatori o i segretari durante le elezioni. Chi lo ha fatto sa che il lavoro può andare liscio come l'olio, in un simpatico clima di amicizia e concordia, così come sa che posson presentarsi tutta una serie di fattispecie critiche.

Per la soluzione di queste fattispecie, talvolta sono errori anche seri, esistono tutta una serie di soluzioni che posson esser o ineccepibili dal punto di vista della formalità e dei crismi ufficiali, o avere un connotato un po' più "informale" e pragmatico che permette di uscirne vivi in modo furbo, salvaguardando la regolarità del voto pur con qualche furbizia: necessario sotto questo aspetto esser anche flessibili, non rigidi ed avere nervi saldi concentrandosi sull'obiettivo...

Questa, la premessa.

Ora, sia ieri che oggi sono stati commessi dalle scrutatrici alcuni errori, alcuni anche discretamente palesi.

Come ho detto, a autto c'è comunque un rimedio. Va detto che se gli errori sono stati commessi per leggerezza o poca attenzione, la presidente in alcune occasioni è stata poco attenta nel dirigere i "lavori", dando indicazioni ferme da eseguire in modo pedissequo.

Il problema però è che innanzi all'errore conclamato la presidente non ha per nulla la lucidità e la tranquillità psicologica necessarie a risolvere nel modo più proficuo la situazione, e si irrigidisce nel recrimininare ed imputare gli errori, senza passare "oltre".

In mezzo, io, segretario (ruolo che non prevede alcuna autorità decisionale ufficiale, che solitamente svolgo con l'indole del "fantasista/consulente") che per quel poco di esperienza in più che posso avere vengo - da un lato - interpellato per individuare l'errore nella "filiera" o per consigliare la possibile soluzione - dall'altro sono cercato come figura "intermedia" di mediazione nella relazione tra le 5 mie compagne di avventure, gruppo nel quale oramai il clima è irrimediabilmente compromesso.

Gli errori sono marchiani (inanellati in una serie che ha del comico) ma tuttavia risolvibili, però in questo clima la vedo dura, molto dura, perchè mancan la serenità necessaria e perchè l'obiettivo delle varie parti in causa è perlopiù dimostrare la responsabilità altrui e non cercare rapida soluzione nell'interesse di tutti.

Sono seriamente preoccupato, dico davvero, e prevedo lungaggini che mi distoglieranno dal cianciare televisivo post elettorale.
martedì, 08 aprile 2008, ore 20:53
E intanto, ieri era il 7 aprile. Per molta gente, questa data, gente che c'era e gente che come me non c'era, ha un significato, ed ogni anno quando ci si sveglia ci si dice "toh, oggi è il 7 aprile".

Credo sarà il mio ultimo post pre elettorale.
Tento una serie di previsioni sui risultati (non di auspici) ben sapendo che previsioni del genere (metto le mani avanti) le si fanno per sbagliare.

a) In generale: questi due anni sono stati quelli della vulgata cosidetta "antipolitica".

Grillismi, generiche invettive "prepolitiche" contro "la casta" (non a caso, secondo me, alimentate in un certo modo da penne vicine ad alcuni poteri forti), a-ideologica sfiducia verso il sistema, eccetera.

Bene, la prima previsione che faccio è che non vedremo significative tracce di questa "antipolitica" nelle urne, un po' perchè a certe lamentatio eravamo abituati anche ai tempi della DC, che poi regolarmente faceva il pieno, un po' perchè per certi versi, nel turbolento maquillage elettorale (a soli due anni di distanza l'80% dei simboli sulla scheda sarà ancora una volta completamente diverso), i contendenti principali  sono  riusciti ad assorbirne in larga parte le pulsioni.

I segnali di una ricaduta elettorale di questo fenomeno a rigore dovrebbero essere due: un elevato astenionismo ed un risultato significativo delle liste e dei partiti in qualche modo (a torto od a ragione è altro discorso, parlo dell'immagine) riconducibili alla "protesta" o all'antisistema. Non credo ci sarà un astensionismo particolarmente sostenuto (due anni fa votò l'83,6%. A mio avviso ci si fermerà attorno al 79-81%), e non credo che nessuna delle liste cui alludevo realizzerà performance degne di nota (salvo in qualche misura "la Destra", che in ogni caso non penso supererà il 4%).

E' chiaro però che questa variabile (l'astensione) rischia di incidere parecchio.

Vincerà il PDL, ma c'è ovviamente l'incognita senato, rispetto all'attribuzione dei seggi (non tanto rispetto a chi prenderà più voti). Una camera eletta da una plateta per "statuto" non rapresentativa dell'intero corpo elettorale deciderà le sorti del prossimo governo. A me della rappresentanza parlamentare importa un fico secco, ma in termini di "scuola", di...filosofia costituzionale, ciò è inaccettabile: praticamente per virtù anagrafica c'è una parte di elettori che determina più dell'altra. In ogni caso la PDL una decina almeno  di senatori in più del PD li avrà. Poi, si sa: sono circa un centinaio ogni volta i parlamentari che cambiano schieramento (ma sono voltagabbana solo se vanno di là, se vengon di qui son galantuomini)
Una riflessione aggiuntiva: è curioso notare come pur nel mondo sempre più "globale", lo  spazio "europeo" e quello mondiale/internazionale siano state totalmente elusi, come se non ci riguardassero.

b) I partiti maggiori

Rispetto alla variabile di cui sopra, sarà interessante, aldilà delle percentuali, dare una occhiata ai voti assoluti. Il Partito Democratico parte dagli 11.928.362 (31,3%) raccolti dalla lista unitaria "Uniti nell'Ulivo", embrione dell'attuale PD. Il Popolo della Libertà dai 13.752.038 raccolti da F.I ed A.N. due anni fa (36%, più spiccioli di altre forze piccole ora confluite).
Nessun smottamento epocale: inusuale in Italia.
Entrambi hanno in parte dei prezzi da pagare in termini di immagine: i primi rispetto alla (in termini di percezione) non enorme popolarità del governo Prodi (alle scorse amministrative ciò fu pagato duramente), i  secondi perchè oggettivamente l'immagine di Berlusconi è più logora di un tempo, meno nuova, necessariamente meno mitopoietica degli anni scorsi (non a caso, per la prima volta il faccino del cavaliere non è stato utilizzato nei manifesti elettorali).
Questo per ciò che riguarda gli aspetti critici, c'è però un elemento che in dialettica con questi favorirà entrambi: quella sorta di costituzione "materiale" che trasforma un voto legislativo e per eleggere una rappresentanza parlamentare nell'elezione pseudopresidenziale di un presidente del consiglio. Ciò inevitabilmente inciderà e farà recuperare ad entrambi un po' di consensi. Franceschini ha praticamente invitato la sinistra arcobaleno a non presentarsi.

Ritengo tuttavia che - pur perdendo le elezioni- rispetto al voto "potenziale" sarà Veltroni a recuperare, ad ottimizzare di più, in termini relativi (è riuscito a rompere in termini di immaginario col governo precedente, non ne pagherà l'eredità), rispetto al cavaliere. Prevedo qualcosa attorno al 33-34% per il pd e qualcosa tra il 40 e poco meno per la PDL (parlo dele liste, non delle coalizioni. La Lega -e gli autonomisti di Lombardo-  crescerà rispetto al 4,6% di due anni fa preso assieme all'MPA).

Al loft i ben informati dicono si sia fissata come soglia il 35% (che sarebbe secondo me tantissimo), dato sotto il quale si aprirebbero le rese dei conti, eventuali dipartite, e volare di stracci.

c) i reietti
La Destra andrà benino. Sotto il 4%, ma benino. AN nei territori sta perdendo molti colonnelli e militanti. E' stato straordinario Fini: pochi mesi fa, lanciata l'idea del partito unico berlusconiano, liquidava la cosa parlando di "comiche finali", denunciando come giammai AN potesse confluire in chissà cosa dall'oggi al domani. Detto fatto. Qualche danno agli ex camerati,  al senato, "la destra" lo farà. Danno che comunque col tempo sarà relativo e che servirà al limite a stabilire nuovi equilibri nel centrodestra, del quale il partito di Storace continuerà comunque a fare parte. E' secondo me un po' più netta, aldilà delle contingenze,  la frattura tra sinistra arcobaleno e PD piuttosto che quella tra "la destra" e PdL.

Sulla "sarc" evito considerazioni personali per non innervosire gli eventuali compagni rifondati genovesi lettori in incognito, magari ancora col fiatone dopo la biciclettata elettorale (percorso: piazza Montano - Piazza Settembrini) di sabato scorso. Certo, difficile per i militanti di un partito convincere gli altri a votarlo quando il suo segretario regionale fa lo sciopero della fame contro i vertici nazionali.
Ora, il disastro previsto da certi sondaggi (addirittura 6%) non mi pare credibile. Certo, l'8% è seriamente a rischio. Immagino qualcosa tra il 7 e l'8. Elettoralmente comunque un brutto colpo, rispetto al 10,2% dei tre partiti due anni fa. Una milionata di voti persi, o giù di lì.

Interessanti, anche se non le condivido del tutto, alcune riflessioni di Ida Dominijanni sul "manifesto" di oggi, su astensione, rappresentanza, PD, Sin.arc. Procuratevele, se potete.
*ah, sempre su "il manifesto", domenica, Parlato scriveva:"
bisogna votare per i candidati della Sinistra l'Arcobaleno, scegliendo tra questi quelli che più stimate". Qualcuno lo avvisa che le preferenze non ci sono da qualche anno?

Mi è difficile fare previsioni sull'UDC: meno in ogni caso del 6,8% di due anni fa. 6%, se va bene.
L'incazzato Boselli, col suo Partito Socialista, presumo potrà rallegrarsi se riuscirà a superare l'1% buono per il rimborso elettorale.


d) ci abbiamo provato

Nulla di sconvolgente accadrà per le varie liste "outsider": per il bene comune, sinistra critica, unione democratica, PLI, aborto no grazie (più quelle che si presentano solo in alcune circoscrizioni).
Tutte sotto l'1% senza ombra di dubbio.

Vale per sinistra critica, malgrado i prestigiosi "endorsement" degli ultimi giorni (Chomsky, Onfray, Loach ed altri).

Vale per il partito comunista dei lavoratori di Ferrando (che pure viene da risultati relativamente soddisfacenti alle scorse amministrative). Anzi, pur se nella distanza i primi mi sono un poco più simpatici, credo che il PCL prenderà qualche voto in più dei cugini di Krivine. Incomprensibile (ma mai quanto quella tra pcl e pdac) alla gente "normale" questa divisione, incomprensibile, però,   quanto inevitabile.
Per quello che posso aver nasato in giro e per come conosco i miei "polli", sensibilmente diverso l'(esiguo) elettorato delle due forze.

A ruota (robe tipo 0,3..0,4 però non mi stupirei se superasse sinistra critica) la simpatica lista di Rossi-Montanari, Per il Bene Comune, sostenuta anche da Elio Veltri e soggettività grilliane più "di sinistra". Ho appreso di aver svolto una funzione informativa che non mi attendevo: alcuni han conosciuto l'esistenza di questa lista sul mio blog.

Lista "a-ideologica" che pure recupera molte tematiche di "movimento": dal disarmo, all'ambiente e territorio, dai cpt al precariato, ai diritti civili.

Previsioni fatte, pronto a "smarronare". Ma chi non fa..non sbaglia, eh, non fate i fighi a rimproverarmi tra una settimana gli eventuali errori.

Infine, io.

Io, che intando rimando ancora al bel documento di Sandro Mezzadra QUI
Volevo pubblicarne uno stralcio..ma evito, così magari lo leggete.

Per quanto riguarda me - pur non rinnegando la scelta individuale di voto per "sinistra critica" - ritengo questo passaggio del tutto irrilevante rispetto alle mie, alle "nostre" prospettive, alle prospettive di chi si sente parte di quel "materiale resistente" di cui parlava Mario in un commento  qui, e, di conseguenza, ritengo il non voto scelta "sana" da fare senza alcun senso di colpa, magari vittime  degli sterili ed astratti richiami al "diritto di voto", alle cose tipo "ma così decidono gli altri", perchè su quel terreno, decidono comunque gli altri, quegli altri, come questi due anni hanno dimostrato, quale che sia il vincitore.
Altrove ci muoviamo, aspettando l'onda.

Insomma, che dite delle mie previsioni, a parte che ho partorito un pippone assurdo?
Sbilanciatevi, tanto non vincete niente.