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"da bambino giocavo con le pentole" convivente con 6 mici: Marx, Takeshi, Paride, Omero, Khalì e Micilla! diffondere conflitto-fare movimento-autonomia-ciclista urbano-militante gattofilo e fondamentalista anticlericale.

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martedì, 19 febbraio 2008, ore 10:28

Terzo e ultimo post dedicato alle anomalie della stramba dinamica partitica italiana e sulla "unicità" parlamentare, istituzionale e partitica di questo paese rispetto al panorama delle democrazie europee.
Per chi volesse ritessere le fila del mio ragionamento, qui le precedenti puntate:
I eziologia del sistema
II una Bad Godesberg?


Durante i lavori della Costituente, aspro e serrato fu il dibattito sull'articolo 7, quello che avrebbe dovuto recepire i "patti lateranensi", ossia gli accordi stipulati dal regime fascista con il Vaticano per sanare definitivamente la "breccia" di Porta Pia.

Il Partito Comunista Italiano, sorprendendo alcuni, votò SI al recepimento degli stessi.

Votò assieme a parte dei liberali, democristiani, ai rappresentanti dell' Uomo Qualunque. Su questo il "Fronte Popolare" nacque diviso: i socialisti, "scavalcarono" a sinistra il PCI votando No, assieme ad azionisti e repubblicani (bel discorso di Nenni che credo sia reperibile anche in rete).

Le spiegazioni per tale scelta posson esser tante, e credo siano tutte ragionevoli e verosimili. Certo è che è eccepibile, eminentemente dal punto di vista giuridico e di "filosofia del diritto", che una carta costituzionale recepisca - per altro nella sua prima parte - i trattati che regolano le relazioni tra il paese ed un altro stato sovrano (ed una realtà religiosa). Così come destò un po' di scalpore che la costituzione "repubblicana, democratica ed antifascista" recasse tra i primi articoli il recepimento di un trattato firmato dal dittatore fascista.

Credo che questa scelta - apparentemente strana ed incomprensibile - e le ragioni reali sulle quali si fondò, siano strettamente connesse alla natura atipica del PCI nell'atipico panorama democratico italiano, ruolo dal quale secondo me discende in parte il "blocco" evolutivo che questo paese ha oggettivamente vissuto e di cui ho parlato nel post "una Bad Godesberg?".
Aldilà delle macchiette simpatiche ambientate in quel di Brescello, il PCI è sempre stato assai timido nelle vertenze legate a tutte quelle battaglie che hanno portato ad uno scontro tra laici e cattolici in Italia. Le iniziative dei radicali e di Adelaide Aglietta non eran certo ben viste dalla dirigenza berlingueriana, negli anni '70.
Questi ragionamenti -saltando considerazioni già fatte nei due post linkati -ci portano inevitabilmente alla storia di oggi.
Il "partito democratico" è oggettivamente - prima di tutto dal punto di vista "iconografico" ed "estetico", ma anche nei contenuti, il partito di "centrosinistra" europeo più moderato e centrista.
Ciò può apparire strano, se consideriamo che il PD è frutto dell'evoluzione del più grande partito comunista d'europa, e che questo "grande" partito comunista occupava in italia lo spazio occupato dalle socialdemocrazie negli altri paesi.
Un partito "nominalmente" più estremo dei cugini socialisti d'europa si è "lentamente" evoluto nel partito più moderato e centrista, fondendosi con parte degli eredi degli "acerrimi" nemici di un tempo: come possono essere in relazione le due cose?

Ciò è in realtà sempre meno incomprensibile se teniamo conto che con quegli acerrimi "nemici" il dialogo, ed il rispettivo assestarsi su posizioni e ruoli immutabili, è iniziato già nella costituente, come mostra la "strana" scelta del PCI di allora.
L'inizio di un consociativismo senza parallelo alcuno nella storia parlamentare degli altri paesi, nei quali socialisti e popolari/democristiani (salvo grosse coalizioni frutto delle contingenze) giocavano un rolo realmente alternativo, concorrendo al governo nell'ambito di una reale alternanza.

In sintesi, certe scelte secondo me si spiegano anche così: è come se i "comunisti" italiani fossero afflitti da una sorta di "senso di colpa", dalla necessità di "fare" i comunisti da un lato, ma anche di emanciparsi da sè stessi, dalla loro storia, dalla loro anomalia.
Credo che in questa rincorsa frenetica all'emancipazione da sè stessi stia la ragione dell'approdo della "sinistra comunista" del dopoguerra alla creazione di un partito di centro,  assai più moderato degli altri partiti socialisti europei, sino a non poter entrare nemmeno nel PSE, partiti rispetto ai quali la storia che sta alle spalle di tre quarti del PD è "NOMINALMENTE" più a sinistra.

Tornando invece ai temi trattati in "eziologia del sistema", a due anni dalle ultime elezioni politiche si è chiamati ancora alle urne, e avremo (avrete) davanti agli occhi una scheda elettorale quasi totalmente diversa dall'ultima per quanto riguarda i simboli che si presenteranno: i partiti che rappresentano il 75% degli elettori del 2006, saranno presenti con loghi diversi.
Badate che questo è davvero sintomatico della malattia dei partiti in questo paese.
E' ancor prima che politica la mia curiosità rispetto a ciò, perchè questo conti9nuo cambio di look dei partiti italiani credo rappresenti molto.

Una parossistica ricerca del nuovo (però magari si ricandida De Mita nel PD), di rilegittimazione, di maquillage senza eguali in nessun altro paese, dove i partiti cambiano uno alla volta ogni 40 anni.
Qui si assiste ad una schizofrenica transizione immobile, che gira e si muove e resta uguale a sè stessa, cambiano continuamente loghi e nomi, senza sosta.

Un dato, che è esemplificativo di questo: se uno confrontasse la prossima scheda elettorale con quella delle elezioni dell'altro ieri, ossia del 2001, troverebbe oggi solo un partito , la Lega Nord.
Un partito che nasce relativamente recentemente, tra i frutti della protesta contro il sistema dei partiti.

Il Pd sceglie un omnicomprensivo ed "apolitico" tricolore: se guardato di sfuggita, ad una prima impressione sulla retina, parrebbe il simbolo di Forza Italia (partito "nuovo" che già sparisce dalla scheda). Se uno volesse fare filastrocche ed allliterazioni...bè, il PD ha tra i suoi slogan "Italia, viva". Italia, viva..viva l'italia..Italia, forza..Forza Italia...pure "meno tasse per tutti", ha di recente detto Veltroni.

Sono epifenomeni che mi incuriosiscono innanzi tutto dal punto di vista estetico e simbolico, prima ancora che da quello della critica politica.

Perchè la stoffa dell'abito del monaco, un po' del monaco ci dice qualcosa.




venerdì, 04 gennaio 2008, ore 21:27

Ringrazio NEGATIVE per il confronto in calce al post precedente. Avrei auspicato qualche altra voce dissonante con la quale confrontarmi
In ogni caso chi volesse è sempre in tempo a dire la sua.

Parliamo d'altro.
Mentre  - all'inizio la proposta è spuntata, poi è rientrata (LEGGI QUI) a causa di qualche polemica, poi è rispuntata (LEGGI QUI) quasi nel silenzio nel cosiddetto " mille proporghe" approvato dai ministri il 28 dicembre - Prodi rilancia la rottamazione (ma quanto costa?), riesumo un post che scrissi in un forum qualche mese fa.

Erano i giorni di EICMA 2007, e sulla base di dati, riflessioni e proposte emerse in quella sede, scrissi il post seguente.
La brillante decisione del governo, me lo ha fatto tornare in mente.

Una bicicletta ci salverà
Alcuni dati e riflessioni sulla qualità della nostra vita, su come le scelte di chi amministra possano essere più o meno lungimiranti, e di come le nostre scelte quotidiane possano imporre l'agenda agli amministratori di cui sopra.

L'italia è il terz'ultimo paese in europa in quanto a diffusione della biciletta: 3,4 ogni 100 abitanti (più del doppio in olanda).
Fanno peggio solo Portogallo e Spagna (i paesi col clima più adatto...sono quelli con meno biciclette. Curioso).
Dato singolare, non solo per il clima, ma se pensiamo che il bel paese è uno dei principali produttori mondiali di bicicletta (le ditte più gloriose sono italiane) e se pensiamo a quanti appassionati abbia il ciclismo.

Ciò è ancora più singolare se lo confrontiamo con un altro dato: girano meno biciclette che negli altri paesi...eppure si muore in bici più in Italia che altrove (300 morti e più di 10.000 feriti l'anno).
La metà , grossomodo, degli incidenti avviene in città.
Che vorrà dire? Vorrà presumibilmente dire che siamo un popolo che tendenzialmente guida male ed in modo pericoloso (anche chi va in bici, eh) , e che le nostre strade sono pensate in modo tale da essere assassine, che chi pensa la mobilità urbana la pensa male.

Altre ragioni, non ne vedo.

Le tre grandi città italiane hanno piste ciclabili da far ridere.
Irridono la bici, invece di valorizzarla.
A Copenaghen...ci sono 300 km di piste ciclabili!!!
Olanda e Danimarca, che non sono soddisfatte, stanno attuando politiche per aumentare questi dati, e, grazie ad interventi mirati, diminuiscono persino gli incidenti (che qui aumentano).
Altri dati interessanti: in tutta Europa, la metà degli spostamenti fatti in auto è inferiore a 5 km.
Il 30 %...è inferiore a due km!!!!
E dire che entro queste distanze è provato che la bici è assolutamente il mezzo più veloce.
Chi ha girato un pochino, sa che altrove la bici la usano tutti:dal bimbo di tre anni al pensionato.
In paesi dove il clima è senz'altro più sfavorevole.
Quindi, dovremmo iniziare ad esser tutti meno pigri, perchè è certo più piacevole e pratico usare la bici in Italia, che non in Danimarca.

Ne guadagneremmo tutti, singolarmente, e socialmente.

In Olanda e Danimarca il 40% dei lavoratori va al lavoro in bici.
In quei paesi ci sono parcheggi per bici da 10 mila posti. E qui?
Benefici, dicevo..quali?
I ciclisti abituali hanno un organismo di 10 anni più giovane della media.
E' stato calcolato che in Inghilterra, , dove la bici è esplosa a causa delle scelta di penalizzare fortemente l'auto in città, sopratutto a londra (raddoppiate le bici in un anno o due)..., chi si è convertito alla bici risparmia 400 sterline l'anno.
Un aumento dell'uso della bici entro il 2012 farebbe risparmiare al servizio sanitario nazionale cifre incredibili, per non parlare della riduzione delle emissioni di CO2, della diminuzione del fabbisogno di petrolio (risorsa oramai allo stremo e sempre più cara).
Dovremmo riappropriarci dello spazio urbano.
La città non può esser pensata in funzione della macchina, cosa che invece avviene adesso, a danno di tutti, i più deboli innanzi tutto.
Un SUV occupa lo spazio di venti persone in piedi. Violentano le città, e noi ci arrabbiamo pure se un timido balzello ne scoraggia l'uso. Pensate allo spazio che occupano le 3 o 4 auto che abbiamo in famiglia.
La città è loro.
Passo spesso su di un ponte vicino casa mia che, in certe ore, è un serpentone di auto ferme. Se guardo dentro...c'è una persona per auto, perlopiù. E allora penso allo spazio che occupano quelle automobili in proprozione alle persone che ci stanno dentro, ed al CO2 che stanno sputando nell'aria. E' follia.

Anche in questo campo, siamo incredibilmente più involuti, maldeucati, ineducati ed arretrati di qualsiasi altro paese nostro vicino.
E siamo noi gli stupidi, mica chi gestisce e sceglie come gestire le città.

Perchè è inutile il generico epiteto rivolto a chi ci amministra, il cui cretinismo ben rispetta le scelte che facciamo noi ogni giorno.


Technorati Profile
lunedì, 17 dicembre 2007, ore 17:31


Qui sopra il link a "la paura genera censura", una conversazione con Luttazzi e Toscani andata in onda la settimana scorsa su "radioradicale".
Se vi va, dura una mezz'oretta.
In queste ore una iniziativa ha catturato la mia attenzione.
Si tratta di una sorta di catena tra blogger, una catena "contro la droga" intitolata" la vita è l'unica droga di cui non posso fare a meno". Curioso notare l'assonanza con svariati manifesti di Alleanza Nazionale corredati da slogan simili (ne ho trovati tanti, in rete).
Il "taglio" dell'iniziativa è già chiaro dal titolo, tanto è vero che alcuni blog riprendono nel post dedicato a questa iniziativa il celebre slogan francese di qualche lustro fa "la drogue c'est de la merde".
Insomma, una iniziativa "tagliata" male. Un assaggino? Lo trovate QUI(link al post di tisbe)
Non dubito della buona fede di alcuni dei protagonisti di questa "campagna", ma in una iniziativa il cui riassunto può essere "la droga è cacca, ama la vita" vedo solo tanto pressapochismo, paternalismo e moralismo: probabilmente il tutto è armato da "buone" intenzioni, ma questo ci vedo.
Mi sfugge il senso, l'obiettivo, il soggetto cui si rivolge e se la finalità è dare un piccolo ed onesto contributo contro la "tossicodipendenza" l'atteggiamento culturale che anima una iniziativa simile è inappropriato, tanto politicamente, quanto con l'ottica dell'"operatore".
Invidio, anzi no, chi ha la "modestia" - perchè io che non ho mai preso niente, sono superiore a te che non conosci la vita - di affermare che sin dalla culla ha scopero il mistero "della vita e della morte" (e beata lei: millenni che l'umanità affronta questi nodi, e c'è chi li scopre in fasce. Che culo).
Non ho certo la presunzione di saper fornire una ricetta che con uno schiocco di dita faccia scomparire questa o quell'altra piaga sociale, ivi compresa la tossicodipendenza.
Quello che so è la storia delle sostanze psicotrope compare grossomodo assieme alla storia della civiltà.
Con varie modalità, in contesti ambientali e sociali diversi, l'uomo si è sempre "drogato", e lo ha fatto trasversalmente alla condizione sociale d'appartenenza. L'Oppio lo usavano gli assiro babilonesi, i romani e gli arabi, la coca 5000 anni fa era in uso tra gli andini, e così via. Chiaro che le varie sostanze hanno assunto funzioni diverse, in epoche diverse, insomma...ci sarebbe materiale per una enciclopedia.

Il punto non è quindi dire come si fa ai bimbi "droga cacca", ma analizzare un fenomeno complesso ed inserito in un contesto storico e sociale, con tutte le specifiche del caso in quanto a tipo di sostanze, modalità di consumo, legislazione, e via dicendo.
L'insipienza colpevole con la quale chi - più o meno esplicitamente - nel polemizzare con me su questa posizione qualcuno pare accusarmi di "sminuire", ad esempio, il dramma della diffusione dell'eroina o altre e nuove sostanze, con i danni che ne conseguono, nemmeno merita risposta. Quasi come se nel sostenere ciò che affermo dicessi che va tutto bene così.
Dubito che ciò venga capito, perchè una risposta geniale e comica a rilievi simili è stata "non riuscirai a convincermi che drogarmi è bello!!!". E che diamine c'entra? Ma che diavolo di risposta è ? Ho detto forse questo? Mah. E' chiaro che se nel dire queste cose ti viene risposto così, tanto vale lasciare stare.
Non è coi giochini retorici all'insegna del "non drogarti, fai come me che mi drogo di vita" che si affronta con maturità il problema. In modo altrettanto retorico e vano, potrei dire che chi sprofonda nel dramma dell'eroina magari lo fa proprio perchè ama troppo la vita, e che se l'alternativa è la merda di vita che gli è stata donata, ha più di un motivo per continuare a farsi.
Ma, appunto, la retorica ed i giochini di parole ad effetto non servono.
E cosa serve? Cosa è che fai tu? Che alternativa hai? Ecco le domande che alcuni probabilmente mi farebbero.
Serve la politica, intesa come azione collettiva per fare, agire e trasformare.
Servono, ad esempio, campagne come quelle riportate QUI (link a global).
Altro link utile: http://www.fuoriluogo.it
p.s. è del tutto evidente che difendo anche la mia dignità di consumatore occasionale.
E giuro che se non mi date ragione non avrò una crisi isterica da astinenza di applausi ed abbracci .




giovedì, 13 dicembre 2007, ore 10:18
Il 28 novembre mi chiedevo, in questo POST, che senso avesse la richiesta di verifica da parte del PRc, dopo la sconfitta sul protocollo. Il 2 dicembre, in QUESTO, affermavo che aldilà delle ciance tale richiesta puntava ad un unico risultato: subordinare ogni altra vertenza e questione (cazzate tipo la guerra, la base di Vicenza, il pacchetto sicurezza, i diritti degli individui, reddito , questione sociale ed ambientale) all'unica cosa che interessa davvero al PRC, la legge elettorale.
Poteva sembrare una accusa ingrata, eccessiva. Suvvia, affermare che a rifondazione preme più la legge elettorale che ostacolare le guerre o difendere le pensioni è davvero troppo.
Sabato 8 dicembre, Bertinotti....
domenica, 07 ottobre 2007, ore 13:42
LI TAGLIA
A GLI
TAGLIANI!!!



Nei miei precedenti post su Grillo (QUI e QUI) accennai a tracce di cultura reazionaria, regressiva,  barbara e fascistoide.
Lo ammetto:esagerai volutamente, calcai un po' la mano al fine di provocare i tanti che, "di sinistra", plaudevano acriticamente al vaffanculo generalizzato senza riuscire ad andare aldilà di esso, senza cogliere quelli che definivo i "rischi culturali" della sintesi grilliana, pur facilmente intravedibili .
Ma, francamente, volli esagerare, utilizzando termini un po' eccessivi.
Beh, che dire...poche settimane dopo, Grillo (qui), in un post degno di un militante di forza nuova o di un calderoli qualunque, se ne esce dichiarando che "i confini della PATRIA sono SACRI...i confini sono stati SCONSACRATI".

Gott mitt uns, insomma.
E' un vocabolario che non commento. Dico solo...che non avevo esagerato.
Grillo comico? Grillo politico? Grillo comico che fa politica?
Limitiamoci a dire che è un buffone. Pericoloso, però.
Mi chiedo: le liste civiche, per avere logo e gadget , ed esser quindi rese sacre da benedizione grilliana, dovranno anche candidare, oltre che incensurati, persone di provata razza italica ed ariana?
Qualcuno dice "eh,è impazzito...si è montato la testa...". Macchè: dichiariazioni come queste sono perfettamente in linea con tutto quanto sin qui espresso, non sono un delirio momentaneo. E infatti,qualcuno, ve lo aveva detto .


Barracuda 2007, come pensavo, non mi ha deluso. Ecco cosa è un comico, nel senso più elevato del termine, ecco cosa è fare satira. I testi, i tempi comici, la mimica, le movenze del corpo..un Luttazzi in grande forma e pronto a tornare, a novembre, in tv (su LA7). Prima parte della serata surreale, teatro puro. La seconda un po' meno frizzante, meno divertente, più politica, più riflessiva. In ogni caso, ossigeno.

AMA LA SAMP,
ODIA IL RAZZISMO




I "rude boys 1987", storico gruppo della gradinata sud, compiono vent'anni.
E li celebreranno in grandissimo stile, organizzando un torneo di calcio, ed una festa al c.s.o.a. Zapata, nell'ambito della settimana di iniziative antirazziste organizzate dalla
Football Against Racism in Europe.
All'insegna dell'antirazzismo, dell'amore per i colori blucerchiati e contro..la scaralità di ogni confine.
Ma non dico di più....per INFORMAZIONI su Festa e Torneo (e vedere meglio i due bellissimi manifesti)....

....clikkate QUI


lunedì, 18 giugno 2007, ore 18:21
ESODO


"La Comune fu la diretta antitesi all’Impero. Il grido di " Republique sociale ", col quale il proletariato di Parigi aveva iniziato la rivoluzione di Febbraio non esprimeva che una vaga aspirazione ad una Repubblica che non avrebbe dovuto eliminare solamente la forma monarchica del dispotismo di classe, ma lo stesso potere di classe. La Comune fu la forma positiva di questa Repubblica.
...
L’esistenza stessa della Comune implicava, come naturale conseguenza, la libertà municipale locale, ma non più intesa d’ora in avanti come un ostacolo al potere dello Stato, che era stato tolto di mezzo."

Karl Marx.
(metto questo video di Battiato, "il vuoto"...mi piace l'incedere, che lo rende quasi un inno...)

Quando ho fatto riferimento, alcuni post addietro, alla necessità di pensare e praticare "l'esodo", qualcuno ha frainteso ed ha pensato mi riferissi ad una qualche forma di esilio o emigrazione in altro paese.
Non era evidentemente ciò a cui mi riferivo.
Per usare le parole di Negri e di Virno, l'esodo non è altro che "uscire dalle terre del faraone anzichè pender il potere nelle terre del faraone".
Per molti di voi, larga parte di questi agonamenti non saranno nuovi.

Ovviamente ciò non fa riferimento ad una fuga fisica verso altri lidi, ma alla necessità -se si ambisce alla trasformazione -di praticare una uscita mentale, psicologica e politica dalle perlopiù inservibili e non fertili categorie e vocaboli con le quali abbiamo letto la realtà sin'ora, sperimentando pratiche costituenti e sossversive "fuori" dallo spazio dato.

Per banalizzare e semplificare un po', significa abituarsi mentalmente a far propria l'affermazione che spesso ho fatto in questo blog, ossia, che le forme e gli strumenti sociali, istituzionali e politici non sono solo quelli "dati", non rappresentanto uno "stato di natura" come unico ed ineludibile spazio entro il quale pensare le relazioni sociali e le forme della democrazia (democrazia in senso proprio).

Esodo è anche buttare via le parole inutili (sia ben chiaro: non si tratta di fare del nuovismo sterile, che a rilegger indietro, cose tutt'ora utili ce ne sono tante).
Quando ospitammo Scalzone, un vecchio compagno chiese "ma noi, di sinistra 'vera'..che dovremmo fare?", la nostra risposta fu quella di, innanzi tutto, finirla di parlare di "sinistra", vocabolo che fa riferimento ad un quadro di mediazioni e rappresentanza morto e sepolto, parola senza più significato da consegnarsi al gioco di geometrie che si svolge negli emicicli.

Esodo è declinare l'antagonismo come sottrazione al potere, uscire dal paradigma della presa del palazzo d'inverno, giocare la partitia fuori dalle regole date.
Per iniziare solo a pensare tutto ciò è necessario aver ben chiaro come l'azione regolativa, di mediazione e di rappresentanza dello Stato-Nazione è finita (salvo ovviamente la facoltà dell'Impero di ricorrere alla forma degli stati-nazione ove serva l'azione normativa di polizia della guerra globale).


La sovrastruttura statuale moderna, come la abbiamo conosciuta (caratterizzata dalla facoltà di posedere il controllo ed il monopolio della forza e del "diritto" su di un territorio, capacità di battere moneta e dar luogo a politiche minetarie) è un retaggio del passato. Banalmente, un esempio o due: che fare del bilancio dello stato, come e quanto allocare o drenare risorse, ce lo dice la BCE, organismo non certo "elettivo" o "democratico", della quale i governi eseguono le direttive.

Le linee economiche, i parametri di spesa e di deficit sono stabiliti "altrove", da organismi sovrastatuali (perchè rapporto deficit PIL al 3%? e non...al 2..od al 4? Od a 0?
Dove sta scritto..che 3% è il numero magico, tollerabile?), i margini di autonomia dei governi sono al lumicino.
Che è stata autorizzato l'ampliamento della base di Vicenza, ce lo dice l'ambasciatore americano, nemmeno il nostro governo.
Insomma, l'istituzione stessa di una moneta, e della relativa gestione, a livello sovrastatuale, basta da sola a chiarire il concetto.
Il vecchio paradigma di sovranità, insomma, è totalmente messo in crisi.

Parallelamente, lo sono tutte quelle forme del compromesso socialdemocratico che pure hanno assolto per alcune decadi ad un ruolo di rappresentanza delle istanze del sociale verso il politico e che rendevano possibile la mediazione del conflitto di classe attraverso l'istituzione del welfare state.
Non credo ci sia bisogno qui di insistere più di tanto su questo aspetto, ossia sullo scollamento tra "società" e "politica"di cui tanto si parla.
Vista la pesantezza..per oggi mi fermo qua.

COMPAGNO RICUCCI, FACCI SOGNARE!!!
Non voglio dedicare un post alle note vicende di cui si sta parlando in questi giorni ed al pentolone che si sta scoperchiando. Un po' di analogie con l'ondata del '92 le vedo, ho anche le mie ipotesi su che cosa si voglia andare a traguardare (esattamente come nel '92, quando tangentopoli non fu affatto una "pulizia" ma una forma che potremmo definire...di malattia autoimmune).
I due/trespunti che mi sovvengono sono:
Leggevo stamattina che la Turco, letteralmente  indemoniata, afferma che non si può dar credito a tutto ciò che dice un indagato. Vero: un imputato ha d'altra parte il diritto di mentire, se ciò può tutelare i suoi interessi, per cui...
Però i "compagni" diessini (e del PCI addietro) non sostenevano ciò quando pentito o  imputati  servivano a far fuori gli avversari...
Aldilà degli aspetti penali -che poco mi interessano - è succoso l'aspetto politico di questa vicenda. E dire che c'è pure qualcuno che pensa tutt'ora che questo sia un governo composto da gente "moralmente" superiore e rigorosa, magari pure in grado di combatere la rendita a favore dei ceti più indifesi.
Sono carini berlusconi e d'alema che si stringono affettuosamente rispondendo sdegnati alla "spazzatura" che gli buttan contro giudici  giornalisti.
Ma cazzate a parte, ciò che mi preme sottolineare è: come mai, oggi come nel '92,il mondo del'aristocrazia borghese, industriale e finanziaria pare restare miracolosamente non sfiorato da intercettazioni, indagini, eccetera? E' mai possibile che scoprire migliaia di miliardi in tangenti o strampalate ed illecite operazioni finanziarie interessate a banche e gruppi editoriali centrali, porti a metter sulla graticola solo politici e mariuoli, raider e furbetti vari?


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