La sintesi di un celebre quotidano è:"Napolitano: voce alle vittime, non tribune tv per i terroristi. Ancora segni dell'ideologismo nazista e comunista".
Ad una prima lettura, l'equiparazione col nazismo parrebbe riferita tout court ai comunisti tutti. Difficile che intendesse ciò, lui, cresciuto a Pravda e stalinismo, e noto sostenitore dei carri armati sovietici.
Leggendo l'intervista, infatti, si capisce che si riferiva a chi, negli anni '70, ha coltivato il "disegno rivoluzionario": sta in questo, "nell'intolleranza e nell'uso della violenza politica", il parallelo coi nazisti. Su questo, mi interessa ragionare. Su questa banale rimozione della categoria della "violenza politica". Su questa mistificazione: la violenza politica non viene criticata tatticamente, strategicamente o eticamente, ma di per sè considerato elemento che rende "nazisti".
Come se l'elemento della violenza "politica", quali che siano le scelte fatte nei decenni, non fosse un elemento insito nel DNA del movimento operaio, marxista e comunista , storia dalla quale anche Napolitano proviene. Quanto sia culturalmente poco onesta, da parte di Napolitano, tale rimozione dall'album di famiglia "comunista" della categoria della "violenza" lo dimostra il dibattito congressuale di Rifondazione del 2003. Dibattito ben più appassionato di quello triste e burocratico che quel partito vive in questi giorni. Ora, aldilà degli aspetti strumentali per i quali quel dibattito fu promosso, fu non banale né scontato, a riprova della centralità di questo elemento nelle radici della sinistra novecentesca italiana.
Questo "parallelo", ha assai indispettito lo storico comunista Luciano Canfora (candidato nel
pdci nel '99). Ma la reazione di Canfora (nella foto) è del tutto speculare delle esternazioni presidenziali.Innanzi tutto Canfora avoca al PCI, al solo PCI, a quello uscito dal congresso del '26 a quello scioltosi alla bolognina, la legittimità esclusiva alla titolarità del "comunismo" in questo paese. Anche Canfora, insomma, rimuove.
Canfora interpreta le parole di Napolitano in modo estensivo: per lo storico, l'ex compagno parlava del comunismo tutto, dei comunismi tutti.
Ma non solo.
Per lo storico, Napolitano ha persino esagerato, ha attribuito troppa legittimità all'esperienza lottarmatista:"ma quale ideologismo comunista, ma quale disegno rivoluzionario, eran quattro imbecilli incolti forse prezzolati".
Col comunismo, con il PCI (dal quale la grandissima parte dei BR "storici" proviene) le Brigate Rosse non c'entravano nulla. Non un pezzo del movimento comunista italiano, pur minoritario, non un "disegno" magari condannabile ma nato comunque nel ventre della cultura e dell'immaginario "comunista" italiano.
Imbecilli, incolti. Rimossi.
E dire che pratica e cultura delle BR eran assai più simili a quelle del PCI di quanto non lo fossero quelle del "movimento". Ma questo Canfora lo "espelle". Lui è rimasto alle "sedicenti" Brigate Rosse, come scriveva l'Unità ai tempi.
Quanto al "diritto di parola". Sul piano "politico", che un capo di stato intenda negarlo a chi lo stato voleva abbatterlo, mi pare ovvio, banale, persino legittimo. Lo stato fa il suo mestiere, anche quando reprime.
Eppure, vintala "guerra", lo stato "repubblicano", DC e PCI, dal '48 al '53, furono generosi nel perdonare i reati politici (leggi: fascisti) dei decenni precedenti con una serie di amnistie che liberarono vertici militari del regime, collaborazionisti, torturatori, gerarchi.
D'altra parte, Violante (anticipando Berlusconi) già 10 anni fa rifletteva sul quanto fosse necessario comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò. nel paradigma novecentesco, perlomeno in termini di opzione. Come se riguardasse altri, solo "i nazisti", e non la storia dalla quale anche Napolitano proviene.

E' però sul piano culturale e intellettuale che questa affermazione viene da me criticata. L'indagine storica, la comprensione politica di quanto è accaduto negli anni '70 non posson esser condotte senza dare la parola a tutti i protagonisti di quegli anni, anni che ancora adesso, chissà come mai, si fa più fatica ad elaborare di quanto non fu facile elaborare (ed amnistiare) dopo 3 anni della vittoria dell'antifascismo.
Certo, sarà sempre una parola "manchevole": perchè le bombe nele piazze e nelle stazioni, i missili contro gli aerei civili, bè, tutto questo..non ha autore, non ha volto, non ha voce, e non intende averne. Nemmeno dobbiam porci il problema.
GOVERNO/PALAZZO
Tra i primi provvedimenti annunciati, uno grave: il taglio di una buona legge, la legge Gozzini.
Atto probabilmente popolare, ma sbagliato e ingiustificato. L'opposizione, per bocca di Chiamparino..protesta. Nel senso che si chiede se lo faranno veramente, mica ha da dire sul merito: "non sarebbe la prima volta che si fanno grandi annunci".
Unico barlume di protesta seria, quella di Gonnella di Antigone "e' lo spirito illiberale figlio dei tempi in cui viviamo, in cui si cerca esasperatamente la protezione individuale perche' e' scomparsa la sicurezza sociale. Ne tenga conto Veltroni che ha lanciato per primo questa campagna a Roma".
Chi mi conosce sa che non amo né Travaglio né quel furbone di Grillo, che invita nelle piazze per apporre firme inutili sapendo che sono inutili.
Ho ascoltato ciò che ha detto Travaglio da Fazio. Non mi è nemmeno piaciuto. Ma ne risponde lui, ne risponderà se è il caso, ed ha il diritto di dirlo. La levata di scudi, le ruffiane scuse di Fazio, danno la nausea. Allo stesso modo la gogna bipartisan contro Santoro (altro che non adoro) colpevole di aver trasmesso brandelli di V-day. Quale è il problema? Quella è cronaca, è racconto. E le reazioni bipartisan, da Petruccioli al PDL, si chiamano censura.Esprimo infine rammarico per moralisti, parrucconi e simili che non hanno avuto dala manifestazione di Torino ciò che tanto avrebbero voluto. Comprendo siano rimasti insoddisfatti.
PRIDE LAICO 17 maggio
Ecco manifesto ed adesioni. Per aderire, pridelaico@dirittinrete.org
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Per vedere manifesto ed adesioni....










